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    ns1:nome "Via Ivo Lollini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nata a Torino nel 1909  è stata una importante scienziata, accademica e senatrice a vita italiana. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la medicina. A seguito delle leggi razziali del 1938 in quanto ebrea fu costretta a emigrare in Belgio.  Nel 1940, poco prima dell'invasione tedesca tornò a Torino dove riprese i suoi esperimenti scientifici. In seguito ai bombardamenti della città dovette trasferirisi con la famiglia a Firenze. I Levi-Montalcini sopravvissero all'Olocausto restando nascosti presso amici. Nel periodo dell'occupazione nazista, a Firenze, Rita entrò in contatto con militanti del Partito d'Azione. Nell'agosto 1944 Firenze fu liberata dagli Alleati. La Montalcini divenne allora medico presso il Quartier Generale anglo-americano.  Terminata la guerra nel 1945 tornò con la famiglia a Torino dove riprese gli studi. Con le sue scoperte nel campo neurologia divenne in seguito una delle personalità scientifiche riconosciute a livello internazionale fino al conseguimento del Premio Noberl nel 1986. Muore a Roma il 30 dicembre 2012 all'età di 103 anni."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Sergio Tavernari,  nato nel 1923 a Forlì.   Studente in giurisprudenza. Nel 1941 si arruolò volontario nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale coorte autonoma universitaria e frequentò il corso allievi ufficiali. Dopo l'armistizio prese contatti con gli ambienti antifascisti di Bologna. A Bari si arruolò nelle forze speciali del Comando militare alleato. Sbarcato sulle coste dell'Italia settentrionale, si trasferì a Milano dove allestì una stazione radio con Gastone Piccinini per trasmettere informazioni al Comando alleato. Il 20 maggio 1944 l'abitazione usata per le trasmissioni venne circondata dai fascisti. Non si arrese e con Piccinini ingaggiò un combattimento contro gli assalitori. Esaurite le munizioni, i due si gettarono nel vuoto dal quinto piano, dopo avere gridato \"Viva l'Italia\". Morì sul colpo, mentre Piccinini restò gravemente ferito. Gli è stata conferita la medaglia d'oro alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/tavernari-sergio-478498-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Gnocchi, nasce a San Colombano al Lambro, presso Lodi, nel 1902.  Viene ordinato sacerdote dall'Arcivescovo di Milano  nel 1925. Nel 1940 l'Italia entra in guerra e  Don Carlo si arruola come cappellano volontario nel battaglione \"Val Tagliamento\" degli alpini, destinazione il fronte greco albanese. .Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel ‘42 don Carlo riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina. Ritornato in Italia nel 1943, don Carlo inizia il suo pietoso pellegrinaggio, attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: lui stesso viene arrestato dalle SS con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime. È liberato grazie all'intervento del cardinale Schuster.  A partire dal 1945  viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Co) e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che lo porterà al titolo più meritorio di \"padre dei mutilatini\". Muore a Milano nel 1956 e al suo funerale partecipano oltre centomila persone.  Nel 2009 Papa Benedetto XVI ha firmato il decreto di beatificazione.                                                              da: http://www.dongnocchi.it/don-carlo-gnocchi/biografia         Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Don Carlo Gnocchi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide e targa situate all'interno della Scuola elementare Cesana in Via Alessandro Guardassoni 1                                                              Franco Cesana, nome di battaglia \"Balilla\", nato il 20 settembre 1931 a Mantova.  Studente. La sua famiglia per sottrarsi alle persecuzioni razziali, essendo ebrea, si rifugiò in un borgo dell'Appennino modenese. Per quanto giovanissimo si arruolò nella brigata Scarabelli della 2a divisione Modena Montagna. Partecipò a numerosi scontri con i tedeschi e in uno di questi restò ucciso a Gombola (Polinago-Modena) il 14 settembre 1944. Riconosciuto partigiano dall' 1 luglio 1944 al 14 settembre 1944. Medaglia di bronzo alla memoria. Il suo nome è stato dato a una scuola elementare di Bologna.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  Fonte: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/cesana-franco-478124-persona#sthash.bnweBq9h.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giardino dedicato a Primo Zecchi all'altezza di Via Zanardi, 397  in ricordo della medaglia d’oro al valor civile Primo Zecchi, vittima dei banditi della “Uno Bianca”"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "nato a Bologna nel 1915, Sottotenente medico 6° Rgt. bersaglieri, caduto in combattimento a Jagodnij, Russia, il 23 agosto 1942.. Medaglia d'oro al valor militare."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Lino Gucci"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide a cura del Partito Comunista Italiano posta nel 1948 in memoria degli otto partigiani: - Azzaroni Gino, (Biagio), nato nel 1928 a Ferrara.  Militò nella 36a brigata Bianconcini Garibaldi. Arrestato dalle brigate nere l'1 gennaio 1945 a Imola, il 3 marzo 1945 fu tradotto a Bologna. Torturato, venne fucilato nei pressi di Porta Maggiore a Bologna il 19 aprile 1945.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://www.storiaememoriadibologna.it/azzaroni-gino-biagio-478037persona  - Baccolini Otello, nato nel 1914 a Bologna. Milito` nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi. Rimase gravemente ferito in uno scontro con i tedeschi in localita` Crocetta (Bologna) l'1/7/1944, morendo nello stesso giorno.  - Giovannini Alceste, «Gino», nato nel 1908 a Borgo Panigale (BO). Arrestato nel 1938 fu condannato a 4 anni di carcere per costituzione del PCI. All'indomani della caduta del regime fu tra gli organizzatori delle manifestazioni di esultanza per la pace che si svolsero nella citta` di Bologna da parte delle maestranze delle fabbriche. Dopo l'8 settembre 1943 si impegno` nell'organizzazione dei gruppi partigiani che formarono poi la 7a brigata GAP Gianni Garibaldi, nelle cui fila opero` e della quale divenne anche commissario politico. Venne assassinato il 24/9/1944 dalle brigate nere in via della Battaglia presso il fiume Savena. Gli e` stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria. Al suo nome e` stata intitolata una strada di Bologna.  - Giovannini Germano, «II biondo», nato nel 1926 a Borgo Panigale (BO). Diciassettenne, dopo l'8 settembre 1943, entro` nelle fila del movimento partigiano. Cadde in combattimento a Rasiglio (Monte S. Pietro) l'8/10/1944.  - Lodi Werther, nato nel 1926 a Bologna. Milito` nel brigata Stella rossa Lupo con funzione di ispettore organizzativo e opero` a Lizzano in Belvedere. Cadde in combattimento a Farneto (Castiglione de Pepoli) il 18/7/1944.  - Ognibene Aldo, «Battista», nato nel 1912 a Bologna. Iscritto al PCI. Subito dopo l'inizio della lotta di liberazione fu uno dei primi organizzatori di squadre armate a Bologna. Nell'estate del 1944 fu inviato del CUMER a Monte Sole per assumere la funzione di commissario politico. Il 15 ottobre 1944, dopo l'eccidio di Marzabotto, rientro` a Bologna con numerosi partigiani della brigata Stella Rossa Lupo. Il 7 novembre 1944 prese parte alla battaglia di Porta Lame. All'iniizio del 1945 venne catturato dai fascisti e ucciso. Al suo nome e` stata intitolata una strada di Bologna.  - Scardovi Guido, «Moro», nato nel 1925 a Bologna. Milito` nella brigata Corsini della divisione Modena Montagna e opero` sull'Appennino tosco-emiliano. Catturato dalle brigate nere a Samona (Guiglia - MO), il 4/8/1944 venne fucilato a Castello di Serravalle.  - Zannini Capurro, nato nel 1920 a Comacchio (FE). Milito` nella brigata Cacio della divisione GL a Firenze. Rimasto ferito al torace e all'addome nel corso della battaglia per la liberazione della citta`, mori` il 15/8/1944 a Firenze.   Schede tratte dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Via dello Scalo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alberto Mario nasce nel 1825. Fu un politico, patriota e giornalista italiano. Fervente antiaustriaco, da giovane conobbe Garibaldi e Mazzini. Dal 1849 al 1857, dopo il fallimento dei moti rivoluzionari, Mario soggiornò a Genova insieme ad altri patrioti in esilio, dopodichè si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista del London Daily News. Con la moglie fece molti viaggi, uno di questi lo portò negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale. Convinto federalista, Mario teorizzava la necessità di abbattere il sistema di centralismo italiano, per realizzare una legislazione articolata, adatta a garantire l'autogoverno di istituzioni decentrate come Regioni e Comuni. In Calabria gli affidarono il compito di sopprimere le rivolte dei fedeli ai Borboni. Nel 1862 Mario scrisse “La Camicia Rossa”, in memoria alla Spedizione dei Mille, pubblicato in lingua inglese. Nel 1887 fu con Garibaldi a Monterotondo ed a Mentana. Compiuta finalmente l'unità d'Italia, si dedicò a tempo pieno al giornalismo: diresse « La Provincia Di Mantova », la «Rivista Repubblicana», la «Lega Della Democrazia». Seguace di Cattaneo, per celebrarlo gli dedicò un libro: “La Mente di Carlo Cattaneo”. Dopo l'annessione del Veneto, si ristabilì nella natia Lendinara in provincia di Rovigo , dove morì il 2 giugno 1883. Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Alberto Mario"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Pianaccio di Lizzano in Belvedere (Bologna) il 23 febbraio 1915, ucciso il 13 ottobre 1944 a San Martino di Caprara (Bologna), sacerdote, Medaglia d'Oro al valor militare alla memoria.  Parroco di Sperticano, piccola parrocchia della zona di Marzabotto, don Fornasini (che era stato ordinato sacerdote nel 1942), aveva fatto suonare le campane a festa quando, il 25 luglio 1943, Mussolini era stato destituito. Il giovane sacerdote fu vicino ai partigiani della Brigata \"Stella Rossa\" e, durante l'occupazione, difese la popolazione inerme dalle angherie dei nazisti. Con i suoi coraggiosi interventi, don Fornasini salvò la vita a molti dei suoi parrocchiani. Sfuggito ai primi eccidi, continuò audacemente la sua missione. Mentre dava sepoltura (vietata dai nazisti), ai morti di Casaglia di Caprara, don Fornasini affrontò un ufficiale tedesco, accusandolo apertamente dei delitti compiuti nella zona di Marzabotto; il sacerdote fu immediatamente abbattuto. La massima decorazione al valor militare gli è stata concessa con questa motivazione: \"Nella sua parrocchia di Sperticano, dove gli uomini validi tutti combattevano sui monti per la libertà della Patria, fu luminoso esempio di cristiana carità. Pastore di vecchi, di madri, di spose, di bambini innocenti, più volte fece loro scudo della propria persona contro efferati massacri condotti dalle SS. germaniche, molte vite sottraendo all'eccidio e tutti incoraggiando, combattenti e famiglie, ad eroica resistenza. Arrestato e miracolosamente sfuggito a morte, subito riprese arditamente il suo posto di pastore e di soldato, prima tra le rovine e le stragi della sua Sperticano distrutta, poi a San Martino di Caprara dove, pure, si era abbattuta la furia del nemico. Voce della Fede e della Patria, osava rinfacciare fieramente al tedesco l'inumana strage di tanti deboli ed innocenti, richiamando anche su di sé le barbarie dell'invasore e venendo a sua volta abbattuto, lui Pastore, sopra il gregge che, con estremo coraggio, sempre aveva protetto e guidato con la pietà e con l'esempio\". Il 18 ottobre 1998, il cardinale Biffi aprì a Marzabotto il processo canonico per la beatificazione di don Fornasini e di altri due sacerdoti (Ferdinando Casagrande e Ubaldo Marchioni), considerati i \"martiri di Monte Sole\". Postulatore, il prof. Alessandro Albertazzi. A don Giovanni Fornasini, ricordato anche come \"l'angelo di Marzabotto\", sono state intitolate la Scuola elementare di Porretta Terme e una via di Bologna. Un cippo lo ricorda nel cimitero di San Martino di Caprara, con altri quattro parroci della zona assassinati dalle SS.            http://www.anpi.it/donne-e-uomini/396/don-giovanni-fornasini Foto: Storia e Memoria di Bologna e wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Al ritorno dall'inaugurazione del congresso scientifico tenuta all'Archiginnasio l'auto di Mussolini, un'Alfa Romeo rossa guidata da Leandro Arpinati, svoltando in via Indipendenza all'altezza del Canton dé Fiori, è fatta oggetto di alcuni colpi di pistola. Il duce rimane illeso: un proiettile gli ha lacerato la fascia del Gran Cordone Mauriziano (rimarrà esposta a lungo, come un cimelio, nel negozio Old England dello squadrista Giuseppe Ambrosi) e si è conficcato nell'imbottitura dell'auto. Un gruppo di fascisti si avventa immediatamente sul giovane Anteo Zamboni, studente bolognese di 16 anni, e lo massacra a colpi di pugnale. Saranno successivamente arrestati e condannati il padre, la madre e i fratelli di Anteo, tutti di fede anarchica. Nel 1932 l'avvocato antifascista Roberto Vighi invierà a Mussolini un lungo memoriale a difesa del padre di Anteo, condannato a 30 anni di carcere con accuse superficiali e incongruenti. Le circostanze dell'attentato rimarranno in gran parte oscure, per ammissione dello stesso Mussolini. Sarà messa in dubbio la paternità del gesto e si ipotizzerà una responsabilità dell'ala radicale del fascismo guidata da Farinacci e dello stesso accompagnatore del duce, Leandro Arpinati. Proprio a seguito dell'attentato di Bologna saranno emessi una serie di provvedimenti eccezionali che sanciranno in Italia l'avvento di un regime dittatoriale, con la fine della libertà di pensiero e di stampa, lo scioglimento dei partiti antifascisti, l'istituzione di tribunali speciali per gli oppositori del regime e la reintroduzione della pena di morte.  Fonte: http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1926/169"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Anteo Zamboni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Monumento-Ossario ai partigiani caduti, inaugurato il 31 ottobre 1959, fu voluto dal Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, che diede l'incarico a Piero Bottoni (Milano 1903-1973), esponente di spicco del Razionalismo in Italia, vicino alle posizioni di Le Corbusier. La grande originalità architettonica e simbolica di quest'opera è enfatizzata dalle sculture in lamina di bronzo realizzate da Genni Wiegmann Mucci (1895-1969) e Stella Korczynska. Interpellato su come intendesse realizzare l'opera, Bottoni rispose \"andando sotto terra con i morti\". Il significato simbolico che Bottoni ha voluto esplicitamente dare al monumento è proprio questo: quei partigiani morti per noi dovevano risvegliarsi con il ritorno alla democrazia. E infatti l'opera in cemento e metallo è stata modellata come un tronco di cono con una base sotterranea alla quale si accede con due scale. Lungo un muro circolare sono sistemati i cinquecento loculi contenenti i nomi dei partigiani. Al centro una vasca contenete acqua e cinque figure che si proiettano dal basso verso l'alto. Lungo il cono altre statue ed infine le ultime figure all'esterno dell'imbuto che simboleggiano l'ascensione al cielo. Sul perimetro esterno, in alto, la frase che si ripete quattro volte e che può essere letta da qualsiasi punto \"liberi salgono nel cielo della gloria\".            da: http://www.storiaememoriadibologna.it/monumento-ossario-ai-caduti-partigiani-1019-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "SANTE VINCENZI, medaglia d'oro al valor militare. Nome di battaglia «Mario»; nato nel 1895 a Parma. Infaticabile nell'attività antifascista, fu arrestato più volte per propaganda sovversiva. Dopo diversi anni, ottenuto un condono, il 27 gennaio 1937, dalla Commissione provinciale di Reggio Emilia, fu nuovamente condannato a 5 anni di confino, per «organizzazione comunista». Subito dopo l'8 settembre 1943 operò per l'organizzazione e la crescita del movimento partigiano e divenne componente del CUMER (Comando Unico Militare Emilia Romagna). Arrestato dai fascisti la sera del 20 aprile 1945, a Bologna, venne ucciso nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1945 insieme a Giuseppe Bentivogli. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.   GIUSEPPE BENTIVOGLI Medaglia d'oro al valor militare. Nato nel 1885 a Molinella. Divenne una delle figure più nobili e importanti del socialismo italiano e della Resistenza.  Ancora giovanissimo, Bentivogli divenne fedele amico e collaboratore di Massarenti, al cui insegnamento restò fedele per tutta la vita. Liberel, come lo chiamavano i suoi compagni, in omaggio al suo spirito aperto e tollerante, ricopri numerosi incarichi politici e sindacali.. Fu aggredito dagli squadristi di Molinella e lasciato morente sul selciato a Bologna. Quando seppero che era ancora vivo i fascisti invasero l'ospedale Sant’Orsola e l'avrebbero sicuramente finito se non l'avesse difeso — facendogli scudo con il suo corpo — il prof. Bartolo Negrisoli. Bentivogli — che aveva assunto il nome di battaglia di Nonno — è stato uno dei promotori della rinascita della Camera confederale del lavoro, assieme ad altri esponenti comunisti, cattolici e anarchici. A lui, in modo particolare, si deve la ricostituzione della Federterra. I fascisti, che non erano riusciti ad ucciderlo negli anni venti, lo trucidarono il giorno prima della Liberazione. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna ed è ricordato in una lapide vicino al luogo dell’uccisione in Via Caravaggio a Bologna.  schede da: http://www.storiaememoriadibologna.it/vincenzi-sante-479585-persona http://www.storiaememoriadibologna.it/bentivogli-giuseppe-478603-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Belluno, per il contributo della sua popolazione alla lotta partigiana, decorata con la medaglia d'argento al Valor Militare il 2 febbraio 1952"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Anselmo Marabini nato a Imola nel 1865, uomo politico ed esponente di primo piano del partito socialista rivoluzionario di Romagna.  Discepolo di Andrea Costa. Combattente come garibaldino per la libertà della Grecia contro i turchi. Partecipò attivamente al processo di unificazione del movimento socialista, sfociato nel congresso di Genova del 1892.  Consigliere comunale di Imola dal 1889 al 1895, fu uno dei fondatori della Camera del lavoro di Imola e successivamente, della Federazione nazionale ceramisti.  Membro della direzione nazionale del Psi, nel 1919 fu eletto deputato per la circoscrizione di Bologna.  Nel 1921, al congresso di Livorno, confluì nel Partito comunista d'Italia (PCd'I). Con l'avvento del fascismo riparò in URSS, lavorando per il Soccorso Rosso.  Morì a Imola il 9 ottobre 1948. Foto da:http://archiviostorico.comune.imola.bo.it/content.php?current=8551 Testo da: http://archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it/ibc-cm/cms.item?munu_str=0_1_0&numDoc=8&flagview=viewItemCaster&typeItem=2&itemRef=IT-ER-IBC-037032-001-090"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Carlo Zucchi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ermanno Galeotti, nome di battaglia \"Biondo\", nato nel 1924 a Grizzana. Licenza elementare. Operaio alla Minganti. Svolse attività antifascista nell'organizzazione sindacale di fabbrica prima e dopo il 25 luglio 1943. Fu tra i promotori dei gruppi partigiani all'indomani dell'armistizio. Fermato come renitente alla leva dalle autorità della RSI, fu inviato coattivamente a Torino. Di qui fuggì e ritornò a Bologna aggregandosi ai gruppi gappisti. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi. Partecipò a vari ed audaci colpi di mano. Il 20 aprile 1944, mentre alla guida di un camioncino trasportava armi, cadde in un'imboscata alla Croce del Biacco (Bologna). Rimasto ferito durante lo scontro con i fascisti, riparò in una buca. Scoperto venne ucciso a pugnalate. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna. Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/galeotti-ermanno-478214-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Ermanno Galeotti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Marco Minghetti, intellettuale e uomo politico, è ritenuto il maggior esponente della Destra Storica italiana. Nasce a Bologna  1818. Minghetti rimane orfano del padre all'età di 9 anni e prosegue gli studi nella scuola privata di Paolo Costa, uomo di idee illuministiche e liberali.  Partecipa nella prima Guerra d'Indipendenza alle battaglie di Goito e Custoza militando nelle file dell'esercito sabaudo, e rappresenta la parte moderata, liberale e monarchica del Risorgimento Italiano. Pone grandi speranze nel pontificato di Pio IX: è infatti Ministro dei lavori pubblici nello Stato Pontificio dopo la concessione della Costituzione, ma con la dichiarazione di neutralità del Papa del 29 aprile 1848, si dimette. Nuova dimissione, da deputato, dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi, indignato per il lungo protrarsi dell'indagine. Quando il Papa si rifugia a Gaeta rifiuta di aderire alla Repubblica Romana che nasce di lì a poco, nel febbraio del 1849, e allorquando Pio IX compie nel 1857 l'ultima visita alle Legazioni della Romagna, Minghetti cerca, senza esito, di convincerlo a realizzare le riforme per quei territori. Il suo ultimo intervento pubblico si tiene nel 1886 in occasione della commemorazione, in Senato, dei venticinque anni dalla morte di Camillo Benso conte di Cavour, di cui fu consigliere e collaboratore. Muore a Roma il 10 dicembre 1886 e dopo solenni funerali la salma è trasferita a Bologna, dove gli è reso omaggio in una Piazza Maggiore gremita di folla. Viene seppellito in Certosa nella tomba di famiglia.     https://www.storiaememoriadibologna.it/minghetti-marco-484046-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Minghetti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Genuzio Bentini nacque nel 1874 a Forlì. Promotore delle idee anarchiche fin da giovane fu tra gli aizzatori di una manifestazione di lavoratori a Borgo Saffi (Ravenna) nel maggio del 1892 e per eventi simili fu denunciato e incarcerato.  Nello stesso anno si trasferì con la famiglia a Bologna per intraprendere gli studi universitari di giurisprudenza. Dopo la laurea intraprese la professione di avvocato penalista e il suo orientamento divenne sempre più socialista, finché, alle elezioni politiche del 1904, venne eletto deputato nel collegio di Castel Maggiore. Il 18 dicembre del 1920, durante il periodo di maggior diffusione del fascismo, assieme al collega Adelmo Niccolai, subì una violenta aggressione che portò alla nascita di una commissione d’inchiesta per indagare su quest’ultimo fatto e su tutti gli atti di violenza squadrista manifestatisi contro il movimento contadino ed operaio della provincia. Alle elezioni politiche del 1921 fu rieletto deputato nelle liste del PSI e nel giugno del 1925, a Lugano, commemorò l’anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, attirandosi così ulteriormente le antipatie del regime che lo costrinse a cessare l’attività politica.  Morì a Lodi il 15 agosto del 1943, immediatamente dopo la caduta di Mussolini, motivo per il quale il suo funerale assunse una connotazione politica in senso antifascista. Da:  http://www.storiaememoriadibologna.it/bentini-genuzio-484048-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapidi poste in Via Corticella, 147, sede delle già Caserme Rosse, in ricordo dei deportati nei campi di sterminio nazisti. \"Il lager di transito e smistamento delle Caserme Rosse entrò in funzione il 7 ottobre 1943. Era un complesso di bassi edifici in aperta campagna, nella periferia di Corticella, utilizzati come scuola per ufficiali della Sanità. Tra i primi ad esservi raccolti furono i carabinieri di stanza a Roma, che il 25 luglio 1943 avevano arrestato Mussolini per ordine del re. Il 7 ottobre furono fatti disarmare dal maresciallo Graziani e avviati alla deportazione in Germania. Le Caserme Rosse ospitarono uomini e donne razziati dai tedeschi nelle città e sull'Appennino toscano ed emiliano. Solo tra giugno e ottobre 1944 vi transitarono circa 35.000 prigionieri. Essi venivano selezionati nel campo dalle SS e destinati o alla deportazione in Germania o al lavoro coatto sul fronte. Il dottor Antonio De Biase tentò a rischio della sua vita di evitare a molti prigionieri le destinazioni più dure, mentre diverse organizzazioni caritative, come la Pro. Ra. e la Croce Rossa, si impegnarono per alleviare le sofferenze dei rastrellati e rifugiare coloro che riuscivano a scappare. Dal 12 agosto 1944 fu predisposto un collegamento notturno con autobus tra le Caserme Rosse e il lager di Fossoli, nei pressi di Carpi (MO), da dove partivano i convogli per la Germania. Nel Reich i rastrellati erano internati in campi di lavoro e usati come schiavi nelle industrie chimiche ad alto rischio e nelle fabbriche di armamenti. Il lavoro per le organizzazioni paramilitari come la Todt o l’Organizzazione Paladino era in genere preferito dai prigionieri, pur essendo molto pericoloso, perchè consentiva di evitare l’arruolamento o la deportazione in Germania. Il lager venne chiuso il 12 ottobre 1944, a seguito di un pesante bombardamento alleato, che provocò anche diverse vittime tra i prigionieri. I fuggiaschi del campo furono quasi tutti nascosti in città: nelle chiese, nei conventi, negli ospedali e anche presso privati. Da: http://www.bibliotecasalaborsa.it/bibliografie/22317"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Caserme Rosse"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Palermo nel 1903 da una famiglia piccolo borghese. Antifascista, fu tra i fondatori del Partito d'azione (1942), di cui divenne rappresentante all'interno del CLN (1943). In seguito aderì alla Concentrazione democratica repubblicana di Ferruccio Parri che poi confluì nel Partito repubblicano. Dopo la guerra fece parte come ministro del Governo De Gasperi.Divenne segretario del Partito repubblicano nell'aprile 1965.  Si batté per lo sviluppo della scuola laica, per la difesa dei diritti di libertà e per lo sviluppo del Mezzogiorno. Muore  a Roma nel 1979.                                           Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.           Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la famiglia di Arturo Ansaloni, antifascista già schedato e sorvegliato dal regime, proprietario di un vivaio che allora aveva sede in via Oretti, si prodigò per aiutare i militari inglesi e americani usciti dai campi di prigionia italiani, in modo da sottrarli alla cattura da parte tedesca e fascista. Ansaloni e i suoi familiari inziarono poi a collaborare con la Resistenza bolognese. Dopo la fine del conflitto Arturo Ansaloni cominciò a raccogliere mezzi di trasporto militari che erano stati abbandonati dalle truppe che avevano operato in Italia per utilizzarli nel suo lavoro di vivaista. Alla fine degli anni Sessanta, quando tali mezzi erano ormai superati dai nuovi modelli più idonei per il trasporto e il lavoro, Ansaloni diede vita ad un museo di veicoli militari. Nel corso del tempo la collezione si è ampliata ed è nato il Museo memoriale della Libertà dedicato ai protagonisti della battaglia della Linea Gotica attorno a Bologna. Accanto agli oltre cinquanta mezzi militari inglesi, americani, tedeschi e italiani, il museo ospita cinque diorami a grandezza naturale che riproducono fedelmente – grazie alla cura nei particolari, all’utilizzo di divise, abiti e oggetti d’epoca e all’ausilio di effetti sonori e visivi – alcune scene importanti per la storia della Seconda guerra mondiale nell’area bolognese (la scalata dei Monti della Riva della 10ª divisione da montagna USA che diede inizio allo sfondamento delle linee tedesche a Sudovest di Bologna e la battaglia di Porta Lame combattuta in pieno centro cittadino dai partigiani della 7ª Gap contro nazisti e fascisti il 7 novembre 1944) e situazioni tipiche della vita in guerra (il bombardamento o il rastrellamento di civili per i lavori di fortificazione). Presso il museo sono proiettati alcuni filmati girati nei giorni della liberazione di Bologna da Edo Ansaloni, il figlio del fondatore e curatore del museo, deceduto il 31 gennaio 2020.  http://www.comune.bologna.it/quartieresavena/servizi/144:28214/"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Medardo Bottonelli, nome di battaglia \"Sfilatino\",  nato nel 1914 a Bologna. Verniciatore. Comunista. Militò nella 62a brigata Camicie rosse Garibaldi. Cadde nel corso del combattimento di Vigorso (Budrio) il 21 ottobre 1944. Riconosciuto partigiano dall'1 ottobre 1943 al 21 ottobre 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/bottonelli-medardo-478084-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Medardo Bottonelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La costruzione della via Massima (che dal 1874 si chiamerà via Indipendenza), deliberata nel 1861 come strada per \"l'accesso alla stazione delle strade ferrate\". Nel 1884 la strada viene inaugurata, anche se non del tutto finita.                 Via Indipendenza appare subito la via \"trionfale\" di Bologna, come confermato da uno dei primi depliant turistici: \"coi suoi ricchi palazzi, di una costruzione elegante, forma la più bella strada di Bologna\". I lavori di completamento fino alla stazione andranno a rilento negli anni seguenti: la strada \"direttissima\" potrà dirsi conclusa solo nel 1896, con l'edificazione della scalea della Montagnola.                                              Il nome si riferisce alle guerre d'indipendenza italiane che avevano come obiettivo l'unificazione dell’Italia.       Da: https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1884/inaugurazione_di_via_indipendenza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nome di battaglia «Biondo», nato nel 1915 a Bologna. Militò nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. Organizzò i primi nuclei armati all'interno del Deposito locomotive delle ferrovie di Bologna e promosse e realizzò numerose azioni di sabotaggio.  Catturato dai fascisti, venne fucilato nel 1944 in via S. Maria Maggiore.  scheda da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zoni-enzo-478541-persona foto da: http://parridigit.istitutoparri.eu/fondi.aspx?key=ricerca&fondo=21&Q4=1616"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Enzo Zoni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ferruccio Parri nasce nel 1890 in provincia di Torino, a Pinerolo.   Si laurea in lettere e partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Diviene antifascista nel gruppo liberalsocialista di Giustizia e Libertà, l’organizzazione dei fratelli Carlo e Nello Rosselli.  Organizza la fuga all’estero di Filippo Turati, padre nobile del socialismo riformista italiano. Fu arrestato per tale azione e detenuto per molti anni.   Durante la guerra di liberazione divenne, per il Partito d’Azione (nato dalla confluenza di Giustizia e Libertà con in Movimento liberalsocialista), uno dei capi della Resistenza con il nome di “Maurizio”, con cui assunse la guida del Corpo Volontari della Libertà, il comando unificato di tutte le divisioni partigiane.  Parri riuscì a costituire il CLNAI (Comitato di Liberazione Alta Italia) il 31 gennaio 1944 con la funzione di governo provvisorio, fu un ottimo mediatore con gli altri partiti. Ecco perchè poi nel '45 riuscì a costituire un Governo di unità d'azione.  Creò e diresse il (CLNAI) e, dopo la Liberazione e la crisi del III governo Bonomi divenne Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo di unità nazionale composto da democristiani, comunisti, socialisti, azionisti, liberali e demolaburisti.   Il suo nome era stato il frutto della mediazione tra chi (comunisti, socialisti e azionisti) sostenevano una scelta radicale e di rottura con il notabilato clericale e conservatore del pre-fascismo (e che volevano il socialista Pietro Nenni alla guida del nuovo governo) e chi (democristiani e liberali) invece voleva scelte più moderate e meno portati alle riforme anche in vista dello scontro tra monarchici e repubblicani sulla forma di stato da dare alla nuova Italia liberata.  Parri fu Presidente del Consiglio dal giugno al novembre del 1945, venne osteggiato da democristiani ) e liberali che ne provocarono la caduta a cui seguì l’assunzione della guida dell’esecutivo da parte del democristiano Alcide De Gasperi, uno dei più grandi statisti italiani. Al momento della crisi del Partito d’Azione creò, con Ugo La Malfa (anch’egli ex azionista), il piccolo partito della Concentrazione Repubblicana che confluì, poi nel Partito Repubblicano Italiano (Pri). Parri uscì dal Pri nel 1953 in opposizione alla nuova legge elettorale con premio di maggioranza (la cosiddetta “legge truffa”) dando vita, con il giurista ed ex azionista ed ex parlamentare socialdemocratico Piero Calamandrei, al movimento di Unità Popolare che contribuì (seppur con pochi voti) al fallimento della legge elettorale voluta dal Ministro degli Interni Mario Scelba (Dc). nel 1963, nasceva a Bologna, per iniziativa di un gruppo di intellettuali e di protagonisti dell’Antifascismo e della Resistenza, la Deputazione regionale per la storia della Resistenza, che si sarebbe trasformata nell’Istituto Parri Emilia-Romagna. Le sue finalità, coerenti con gli indirizzi stabiliti nel 1949 per l’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia da Ferruccio Parri, erano quelle di raccogliere le memorie e la documentazione di tutto ciò che aveva costituito, nelle forme e nelle espressioni più diverse, fra gli anni Venti e il 1945, l’opposizione alla dittatura e alla guerra fascista.  Nel 1963 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (Psdi) nominò Ferruccio Parri senatore a vita.  Aderì al gruppo della Sinistra indipendente di cui fu a lungo presidente.   È morto novantenne a Roma nel 1981.  Da: http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/parri.htm http://www.insmli.it/parrimilano/info/cenni-storici/ferruccio-parri/ http://www.istitutoparri.eu/istituto/statuto"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dopo il blitz del 9 agosto 1944 che portò alla liberazione dei detenuti politici del carcere di San Giovanni in Monte da parte dei partigiani..I brigatisti neri scoprono, grazie a una delazione, una base partigiana in via Ponte Romano n. 34 a Santa Viola. La loro irruzione provoca una violenta sparatoria, con morti e feriti da entrambe le parti. Cadono Sergio Galanti (Rada), Renato Martelli (Renato) e Angiolino Castagnini (Tito). Il gappista Roveno Marchesini (Ezio) e le staffette Irma Pedrielli, Ada Zucchelli vengono catturati. Il 19 settembre, dopo alcuni giorni di torture nella caserma Borgolocchi, i tre sono fucilati al Poligono di Tiro. E' la prima volta nella storia della 7a GAP che una base viene scoperta e attaccata, per di più a poche ore dal suo insediamento. Le indagini in seguito effettuate dal Servizio informazioni del Cumer stabiliranno che uno dei gappisti occupanti era stato riconosciuto da alcuni vicini e subito denunciato http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1944/1672."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La mattina del 7 agosto 1848 una Bologna deserta seguì l’ingresso di soldati austriaci che andarono ad occupare la Gran Guardia del Palazzo Pubblico. Ma all’improvviso gli imperiali abbandonarono Piazza Maggiore, ritirandosi fuori porta San Felice, dove li attendeva il grosso delle truppe. Immediatamente venne pubblicato un Proclama nel quale si spiegava alla popolazione che: “dietro la conferenza testè avuta con Sua Eccellenza il Signor Tenente-Maresciallo Welden si è potuto ottenere che le Truppe II. RR. Austriache non stanzino armate in Città, riservandosi la sola guardia delle Porte di S.Felice, Galliera e Maggiore”. Gli spasmodici tentativi del Pro-Legato Bianchetti di trovare un accordo con gli emissari del feldmaresciallo Welden giunsero ad un epilogo nel pomeriggio dell’8 agosto. Con un Proclama emanato alle 5 pomeridiane, il Bianchetti informava i suoi concittadini che: “A riparare le offese riportate da alcuni isolati Austriaci, il signor Generale Welden avrebbe fatta l’alternativa o di avere nelle mani gl’individui offensori, o sei ostaggi di persone distinte, finché non si fossero quelli rinvenuti e puniti. Il perentorio termine di due ore non mi poteva lasciare perplesso di offrire piuttosto me medesimo ad ostaggio sino a che la Divina Provvidenza avrà ricondotte più favorevoli combinazioni. Ma le buone intenzioni dell’anziano Pro-Legato non trovarono modo di realizzarsi Nel frattempo divampavano i combattimenti, e il tentativo degli austriaci di impadronirsi della città venne rintuzzato a suon di fucilate e con mezzi di fortuna. Tutte le campane suonarono a stormo, le porte della Città vennero chiuse, ed il popolo corse ad armarsi con tutto ciò che riusciva a trovare in una città nella quale, da mesi, erano assenti gli uomini validi più favorevoli all’unificazione italiana, impegnati con i corpi volontari sui campi di battaglia oltre il fiume Po, nella prima fase della prima Guerra di Indipendenza. Per la prima volta nella storia bolognese, e tra le prime in Italia, il popolo si fa protagonista, affiancandosi alle Guardie civiche e ai carabinieri, ribellandosi al sopruso ed all’oppressione, e spiegando tutta la propria forza nonostante la presenza, sulla piccola collinetta del giardino della Montagnola, di alcuni cannoni austriaci. Sempre per la prima volta, tra i combattenti per le strade di Bologna si trovano donne, del popolo in prevalenza, ed alcune delle classi borghesi o aristocratiche, che fanno così la propria comparsa sulla scena politica nazionale. A fine giornata, verso il tramonto, gli austriaci sono respinti, e ricacciati fuori dalle mura attraverso l’ultima porta rimasta aperta, Porta Galliera. Gli austriaci, ripiegando, si lasciarono alle spalle un centinaio di uomini, fatti prigionieri dal popolo bolognese, e un numero indefinito di morti. Lungo gli stradali di Corticella e di Panigale verso il Po, che oltrepassarano pochi giorni dopo, riparando il Veneto, gli austriaci sconfitti sfogarono le proprie ire sulla popolazione del contado, lasciandosi alle spalle morti e ingenti danni alle case coloniche ed alle colture. La loro assenza da Bologna durò solo pochi mesi: nella primavera successiva si riaccese con una seconda fase di combattimenti la Prima Guerra di Indipendenza. Bologna, che dal 9 febbraio 1849 faceva parte della Repubblica Romana, nel maggio venne sottoposta ad un assedio durato 9 giorni, e culminato con un intenso bombardamento effettuato dalle postazioni di artiglieria poste sui colli. Il 16 maggio gli austriaci rioccuparono la città. Se ne andranno definitivamente solo il 12 giugno 1859. Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/l8-agosto-1848-340-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza dell Otto Agosto"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Camillo Benso conte di Cavour fu un personaggio determinante negli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia.  Nacque il 10 agosto 1810 a Torino. Avviato alla carriera militare, lasciò l'esercito nel 1831 e per quattro anni visitò i Paesi europei più industrializzati. Rientrato in Piemonte, governato dai Savoia, si occupò di agricoltura nei possedimenti dí famiglia e promosse la diffusione delle scuole. Era già uno degli uomini più ricchi del Piemonte quando fondò il quotidiano \"Il Risorgimento\" nel 1847, che lo porterà ad entrare in politica, inizialmente come ministro dell'agricoltura, del commercio e della marina, e in seguito come ministro delle Finanze, fino a diventare presidente del Consiglio il 4 novembre 1852. Nel 1855 stipulò un'alleanza con Francia e Inghilterra, in base alla quale il Piemonte partecipò alla guerra di Crimea contro la Russia e successivamente al Congresso di Parigi, dove Cavour ebbe la possibilità di porre il problema italiano all'attenzione delle grandi potenze europee. Nel 1858, insieme a Napoleone III, Imperatore dei Francesi, sottoscrisse un trattato segreto a Plombières, in forza del quale Regno di Sardegna e Francia si unirono contro l'Austria. Dopo la firma dell'alleanza, Cavour escogitò una serie di provocazioni militari al confine con la Lombardia austriaca fino a costringere Vienna a inviargli un ultimatum chiedendogli di smobilitare l'esercito. Il Conte rifiutò e l'Austria aprì le ostilità contro il Piemonte il 26 aprile 1859, facendo scattare le condizioni del patto. Scoppiava così !a seconda guerra di indipendenza. In seguito all'armistizio di Villafranca voluto dai francesi, le azioni militari furono sospese e Cavour §i ritirò dalla guida del governo, prima di riprendere la presidenza 'del Consiglio ed ottenere dalla Francia il riconoscimento delle annessioni dell'Emilia e della Toscana (con le contemporanee cessioni alla Francia della Savoia e di Nizza). Ordinò l'invasione dello Stato Pontificio contemporaneamente alla liberazione dell'Italia meridionale da parte della spedizione garibaldina dei Mille, riuscendo a dare una soluzione monarchica all'unità italiana ottenuta con la proclamazione del Regno di Italia il 17 marzo 1861, ancora, tuttavia, privato del Veneto e di Roma. Qualche mese dopo, il 6 giugno 1861, a seguito di un improvviso malore, morì nella città che gli diede i natali. Fu ricordato come un grande statista per la sua capacità di mediare fra destra, sinistra, monarchia e forze risorgimentali, oltre che per la sua abilità in politica estera."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Targa situata all'interno della sala Consigliare del Quartiere Porto a ricordo delle tante donne che hanno partecipato alla Battaglia di Porta Lame."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Marsala"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 1903 fu per lo scultore Pasquale Rizzoli un anno decisivo per l’inaugurazione pubblica di quella che può considerarsi la sua opera più celebre, il Monumento ai Caduti dell’8 agosto 1848. L’impegno profuso in questo lavoro fu enorme.   Il Rizzoli, per aver dedicato a quest’opera molto più che la sua sola capacità artistica e la sua energia, ricevette il titolo di cavaliere della Corona d’Italia e la nomina ad accademico onorario dell’Istituto bolognese, ma soprattutto il sospirato riconoscimento da parte della cittadinanza e delle autorità presenti.      Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/il-popolano-di-piazza-dellviii-agosto-1848-869-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel 1830-31 l’Europa fu scossa da un’ondata rivoluzionaria che mise di fronte in molti paesi l’assolutismo e i suoi oppositori e che contribuì allo sviluppo dei movimenti liberal-democratici e nazionali. Il punto focale di irradiazione dei movimenti fu la Francia e in particolare la città di Parigi. La rivoluzione francese sospinse all’insurrezione i patrioti italiani: non è un caso che il 1831, in Italia, si leghi alla cosiddetta “congiura estense” di Ciro Menotti e al breve, ma importante, esperimento del Governo delle Provincie Unite, nelle Legazioni. Nel febbraio del 1831 i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua.                           Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/la-rivoluzione-del-1831-345-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nino Luccarini, «Bulgarelli, Guerrino»,  nato nel 1916 a Castello di Serravalle.  Prestò servizio militare nel genio in Francia. Impegnato nella lotta di liberazione fin dagli inizi promosse e coordinò le prima formazioni partigiane operanti nella zona Budrio - Castenaso. Comandò il battaglione Pasquali della 4 a brigata Venturoli Garibaldi dalla sua costituzione, guidando le SAP della zona SAN Vitale. Il 20 settembre 1944, catturato da 5 militi della GNR, approfittando «di un attimo di distrazione dei fascisti», strappò loro un fucile, ne ferì tré e si mise in salvo. Nuovamente catturato in via Fossolo, venne poi ucciso il 22 novembre 1944.                      Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/luccarini-nino-478904-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La piazza è dedicata alle persone, in maggioranza partigiani, trucidate nei pressi della stazione di San Ruffillo."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Leone Maurizio Padoa; nato nel 1881 a Bologna. Allievo nell'ateneo locale di Ciamician, fu professore ordinario di chimica all'università di Parma e direttore dal 1928 al 1934 dell'Istituto Superiore di Chimica Industriale dell'università di Bologna. Nel 1925 firmò il manifesto della cultura antifascista redatto da Benedetto Croce. A seguito della promulgazione delle leggi razziali, nel 1938 fu espulso dall'ateneo. Membro della Comunità israelitica bolognese, il 20 o 21 marzo 1945 alle ore 19 venne catturato dai tedeschi, portato in san Giovanni in Monte e presumibilmente ucciso subito dopo, forse a San Ruffillo, come da decreto del tribunale di Bologna emesso in data 22 febbraio 1952. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/padoa-leone-maurizio-486512-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Pietro Inviti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ezio Cesarini nacque il 28 agosto 1897 a Montebello Vicentino. Nel 1943 si trasferì a Bologna e prese il diploma da giornalista. Nel 1920 seguì i corsi dell'Umanitaria di Milano, la scuola che preparava i quadri del movimento socialista, cooperativo e sindacale. Dopo la strage di Palazzo d'Accursio, del 21 novembre 1920, si rese irreperibile, temendo di essere arrestato. Nel 1925 fu assunto a \"il Resto del Carlino\", con l'incarico di segretario di redazione. Il 31 dicembre 1933 venne licenziato dal giornale e gli fu ritirata la tessera del PNF. Per riavere la tessera, nel 1935 andò volontario alla guerra d'Etiopia, arruolandosi in un reparto di camicie nere. Fu uno dei fondatori e dei redattori del \"Giornale di Addis Abeba\".  Tornato in Italia, gli fu restituita la tessera e rientrò a \"il Resto del Carlino\". Il 17 gennaio 1938 incontrò in via Rizzoli Amilcare Bortolotti, importante socialista bolognese, insieme a Francesco Zanardi, ex sindaco di Bologna, e gli chiese informazioni sul nipote Enrico Bassi. La scena però fu vista da Alfredo Leati, segretario federale del PNF bolognese, il quale telefonò al direttore del giornale, Armando Mazza, per ordinargli di licenziare Cesarini. La mattina seguente Cesarini fu fermato e gli fu tolta la tessera del Partito, non potendo più così lavorare. Cesarini perse il posto e non ebbe la liquidazione. Per vivere chiese e ottenne alcuni sussidi al sindacato fascista dei giornalisti. ll 26 luglio 1943 tenne un comizio in piazza Vittorio Emanuele II (oggi piazza Maggiore) per festeggiare la caduta del regime. Dopo l'8 settembre 1943 fu uno dei pochissimi giornalisti che non si presentò al giornale, per non collaborare con tedeschi e fascisti. Decise di attraversare le linee e recarsi al sud già liberato. Ma, per non lasciare la famiglia in difficoltà, prima di partire chiese al giornale che gli venisse pagata la liquidazione. L'amministratore Cesare Bondioli gli disse di presentarsi per ritirarla. Quando entrò al giornale trovò i militi della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e fu arrestato. Il 26 gennaio 1944, mentre si trovava nelle carceri di S. Giovanni in Monte (Bologna), i partigiani giustiziarono Eugenio Facchini, il segretario provinciale del Partito Fascista Repubblicano (PFR). Fu condannato a morte. Venne fucilato al poligono di tiro di Bologna il 27/1/1944. Cesarini fu riconosciuto partigiano nella brigata “Matteotti città” dal 9 settembre 1943 al 27 gennaio 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valore militare. Nell'atrio della sede de \"il Resto del Carlino\", in via Gramsci, è stata murata una lapide in sua memoria. Quando il giornale si trasferì in via Mattei, la lapide fu smontata, ma non esposta nella nuova sede.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/cesarini-ezio-478127-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Ezio Cesarini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Decorata con la medaglia d'oro Valor Militare, per il suo alto tributo alla Resistenza. 248 partigiani caduti in combattimento, 106 fucilati e molti altri feriti o deportati e grande numero di vittime civili durante i bombardamenti."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Ferrara"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Pontelagoscuro (Ferrara) nel 1881, ucciso dai tedeschi a La Storta (Roma) il 4 giugno 1944, dirigente sindacale socialista.     Nel 1905 aderì al sindacato degli operai metallurgici e al PSI, militando nella frazione riformista di Turati. Nel 1920 fu tra i promotori del movimento per l'occupazione delle fabbriche. Più volte eletto deputato socialista prima della presa del potere da parte del fascismo, Bruno Buozzi nel 1926 espatriò in Francia, dove continuò, nella Concentrazione antifascista, l'attività unitaria contro il regime di Mussolini. Durante la Guerra di Spagna , per incarico del suo partito, diresse l'opera d'organizzazione, raccolta e invio di aiuti alla Repubblica democratica attaccata dai franchisti. Alla vigilia dell'occupazione tedesca di Parigi, Buozzi si trasferì a Tours. Lo tradì il comprensibile desiderio di visitare, a Parigi, la figlia partoriente. Nel febbraio del 1941 fu, infatti, arrestato dai tedeschi nella Capitale francese. Rinchiuso dapprima nelle carceri della Santé, fu successivamente trasferito in Germania e, di qui, in Italia dove rimase per due anni al confino in provincia di Perugia. Riacquistata la libertà alla caduta del fascismo, ai primi di agosto del 1943, Bruno Buozzi fu nominato dal governo Badoglio, insieme al comunista Giovanni Roveda e al democristiano Gioacchino Quarello, commissario alla Confederazione dei sindacati dell'industria.  Il 13 aprile 1944 fu fermato per accertamenti e condotto in via Tasso, i fascisti scoprirono la vera identità del sindacalista. Il CLN di Roma tentò a più riprese, ma senza successo, di organizzarne l'evasione e il 1° giugno 1944, quando gli americani erano ormai alle porte della Capitale, il nome di Bruno Buozzi fu incluso dalla polizia tedesca in un elenco di 160 prigionieri destinati ad essere evacuati da Roma. La sera del 3 giugno, con altri 12 compagni,  sembra per ordine del capitano delle SS Erich Priebke - fu trucidato con tutti i suoi compagni. Dopo la Liberazione, a Bruno Buozzi sono state intitolate strade e piazze a Roma e in molte altre città d'Italia. Portano il suo nome anche cooperative, associazioni sportive, scuole.  http://www.anpi.it/donne-e-uomini/25/bruno-buozzi Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Bruno Buozzi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Anna Grassetti (1815 - 1896), bolognese, moglie di Carlo Zanardi, cospiratore mazziniano, e madre di tre figli, iniziò a partecipare alla vita politica clandestina in favore dell’unità italiana in occasione dei moti di Savigno del 1843, quando nascose in casa sua alcuni dei fuggiaschi della rivolta, tra cui Saverio Muratori, e li aiutò a riparare in Corsica. Al fianco del marito, capitano nei Cacciatori dell’Alto Reno del bolognese Livio Zambeccari, partecipò come infermiera alla campagna di guerra del 1848 e alla difesa della Repubblica Romana. Nel decennio successivo, a causa della sua fede politica, patì cinque anni di carcere. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/grassetti-anna-484133-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pietro Busacchi, nato nel 1882 a Crespellano. Nel 1943 residente a Bologna. Medico pediatra. Era di sentimenti democratici e antifascisti. Fu ucciso dalle brigate nere fasciste il 21 novembre 1944, quale monito agli intellettuali bolognesi che non avevano voluto aderire al nuovo regime. Dopo avergli sparato tre colpi alla nuca, i fascisti gli misero in tasca un biglietto con la scritta: \"Traditore della causa democratica\". Nello stesso periodo e per lo stesso motivo, furono uccisi: Giorgio Maccaferri, Francesco Pecori e Alfredo Svampa. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.   Da http://www.storiaememoriadibologna.it/busacchi-pietro-478619-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Pietro Busacchi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dante Drusiani, nome di battaglia \"Tempesta\",  nato nel 1926 a Porretta Terme. Licenza elementare. Operaio tornitore. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi con funzione di comandante di compagnia e operò a Bologna partecipando a varie azioni tra cui la liberazione dei detenuti politici dal carcere di San Giovanni in Monte del 9 agosto 1944; l'assalto della sede del comando tedesco all'Hotel Baglioni; l'assalto della polveriera di Villa Contri. Catturato dai tedeschi fu a lungo interrogato e torturato e, infine, fucilato il 14 dicembre 1944. Riconosciuto partigiano dal 9 settembre 1943 al 14 dicembre 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Il suo nome è stato dato a una scuola elementare e a una strada a Bologna.   \"Arrestato dalle SS tedesche teneva fronte ai più assillanti e stringenti interrogatori con fierezza tale da sbalordire gli stessi inquisitori; ad un Maresciallo che lo interrogava su come avesse fatto a uccidere i tanti nemici rispondeva \"così\" e impossessatosi con slancio fulmineo di una pistola appesa alla parete la puntava sul petto del sottufficiale sbigottito da tanto ardimento. Dopo aver compiuto il superbo gesto, con generosità senza pari, indice della sua grandezza d'animo, non faceva partire il colpo che avrebbe freddato il bieco soldato tedesco e con gesto che ha del sublime gettava con disprezzo l'arma lontana. Il nemico ammirato da tanta fierezza gli consentiva la morte degli eroi e lo fucilava al petto.\" E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento Memoriale di Monte Sabbiuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/drusiani-dante-478169-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Dante Drusiani"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gino Gamberini, nome di battaglia \"Leone\",  nato nel 1922 a Pianoro. Licenza elementare. Meccanico. Prestò servizio militare a Bologna nei bersaglieri con il grado di caporale. Militò nella brigata Stella rossa Lupo e operò a Vado (Monzuno) e a Marzabotto con funzione di comandante di compagnia. La sera del 28 settembre 1944 con Mario Musolesi e Gianni Rossi si recò a Cadotto (Marzabotto) dove era distaccato un gruppo della brigata. All'alba del 29 settembre 1944 le SS tedesche, circondata la zona, attaccarono in forza dando inizio all'eccidio di Marzabotto. Con Musolesi e Rossi decise di tentare la sortita per chiedere rinforzi al grosso della brigata. Cadde in combattimento mentre tentava di passare attraverso l'accerchiamento tedesco. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/gamberini-gino-478221-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Cadore tra il 1943 e il 1945 faceva parte del Grande Reich tedesco, partecipò in maniera determinante alla lotta partigiana e ci furono zone liberate ben prima del 25 aprile 1945.          Il Cadore è Medaglia d'Oro alla Resistenza per il valore e il contributo dato alla Liberazione."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Federico Venturini nato a Bologna nel 1813, avvocato e patriota. Partecipò ai moti bolognesi dell'agosto 1848 e alla difesa della Repubblica Romana nel 1849. Muore a Venezia nel 1873."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Venezia nel 1912, ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, capitano di Cavalleria. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Dopo l'8 settembre 1943 fu, tra i militari, uno dei più attivi animatori della Resistenza romana. Collegato al Comando della V Armata americana, allacciò contatti con altre organizzazioni antifasciste clandestine nella Capitale e col \"governo del Sud\", stabilendo un efficiente servizio di informazioni. In seguito ad un'informazione, strappata dai tedeschi a un prigioniero sottoposto a sevizie, Manfredi Azzarita fu arrestato, ma nonostante le torture, l'ufficiale non parlò e fu messo a morte alle Fosse Ardeatine, con altri 334 Martiri. A Manfredi Azzarita sono state intitolate piazze e strade a Bologna e a Roma.   da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/manfredi-azzarita/ Foto da: http://www.inricordo.eu/index.php?option=com_sobi2&sobi2Task=sobi2Details&catid=0&sobi2Id=20896&Itemid=37"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Athos Bellettini,  nato il 6 aprile 1921 a Bologna; ivi residente nel 1943. Studente universitario. Fu attivo nella 4a brigata Venturoli Garibaldi. Riconosciuto patriota dal febbraio 1945 alla Liberazione.   Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/bellettini-athos-499219-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città del Veneto, decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 16 marzo 1947, per il tributo di quasi 900 persone trucidate dai nazifascisti. Viene intitolato qui un parco ,“città di Bologna”, in segno di riconoscenza per i tanti partigiani bolognesi che lottarono per restituire la libertà in quelle terre."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Belluno"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Zelinda Resca, «Lulù», nata nel 1924, a Castello d'Argile. Licenza elementare. Commessa. Iniziò l'attività contro i nazifascisti diffondendo stampa clandestina e, poi, in seguito, svolse la funzione di staffetta, portando ordini ed armi, accompagnando da una base all'altra partigiani. Nell'autunno 1944 a causa del passaggio ai fascisti di una spia, fu costretta a lasciare la propria abitazione e a trovare rifugio nelle basi partigiane della bassa Bolognese, operando prevalentemente nei comuni fra Castel Maggiore e Malalbergo. Pochi giorni prima della liberazione, nel tragitto da una base all'altra, fu arrestata da un reparto di soldati tedeschi mentre stava trasportando ordini scritti su cinque fogli dattiloscritti.  Trascinata oltre il fiume Reno, in territorio di Poggio Renatico (FE), riuscì a lasciare la casa colonica dov'era rinchiusa mentre i tedeschi s'apprestavano a fuggire sotto l'incalzare delle avanguardie polacche dell’VIII armata inglese. Riconosciuta partigiana nel battaglione Gotti della 4a brigata Venturoli Garibaldi dall'1 aprile 1944 alla Liberazione. Ha pubblicato: Condanna a morte all’alba della libertà, in Al di qua della gengis Khanata I partigiani raccontano, pp.131-3; Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/resca-zelinda-501954-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Zelinda Resca"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "MARIO JACCHIA FEDELE AGLI IDEALI DEL PADRE PER L'ITALIA VALOROSAMENTE COMBATTE' PER LA LIBERTA' SOSTENNE TENACE LOTTA IN QUESTA CASA VISSE LAVORO' COSPIRO' DA ESSA SI DIPARTI' PER OFFRIRSI IN OLOCAUSTO NELLA DUPLICE TIRANNIDE STRANIERA E DOMESTICA Lapide 60 x 120. Posta in Via D'Azeglio 58.                                                                                                   Mario Jacchia, nome di battaglia \"Rossini\", nato il 2 gennaio 1896 a Bologna. Avvocato. Iscritto al PdA. Il 3 gennaio 1925 numerosi fascisti assalirono e distrussero il suo studio professionale e quelli di altri avvocati antifascisti. Dopo di allora iniziarono le persecuzioni, anche sul piano professionale. Nel 1927 gli fu negato il certificato di buona condotta politica, essendo antifascista e non iscritto al PNF, per cui venne cancellato dall'elenco dei curatori fallimentari. Nel 1937 non fu ammesso all'avanzamento del grado militare sempre perché antifascista. Infine, nel 1939, essendo ebreo, venne radiato dall'albo degli avvocati e procuratori. Fu riammesso qualche tempo dopo, quando la commissione nazionale per la determinazione della razza stabili che il padre Eugenio \"debba considerarsi non appartenente alla razza ebraica\". All'inizio del 1943 aderì al PdA e, con Massenzio Masia, rappresentò questo partito nel Comitato militare del Fronte per la pace e la libertà, il primo organismo unitario dell'antifascismo bolognese. L'8 settembre 1943 si trovava a Roma dove partecipò agli scontri con i tedeschi. Rientrato a Bologna, fu il primo rappresentante del PdA nel CLN bolognese. Ai primi del 1944 lasciò questo incarico politico, per assumerne altri di carattere militare. Con il nome di battaglia \"Rossini\", ebbe il compito di tenere i collegamenti tra il PdA bolognese e la direzione di Milano. In seguito fu nominato ispettore delle formazioni militari dello stesso partito per l'Emilia e infine ebbe il comando militare delle forze partigiane del nord Emilia. Il 3 agosto 1944, mentre a Parma presiedeva una riunione del suo comando, fu catturato dai fascisti, dopo avere fatto fuggire i compagni di lotta e cercato di distruggere il materiale compromettente. I fascisti lo consegnarono alle SS tedesche e dopo di allora nulla si è più saputo di lui. I suoi compagni di cella hanno testimoniato che fu ferocemente torturato e che tentò due volte di togliersi la vita. Il suo corpo non fu trovato. Alla sua memoria è stata concessa la medaglia d'oro. Riconosciuto partigiano dall'1 ottobre 1943 al 3 agosto 1944. Sulla facciata dello stabile di via D'Azeglio 58, dove aveva l'abitazione e lo studio professionale, è stata murata una lapide. E' ricordato nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna e nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/jacchia-mario-478277-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Camillo Casarini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Roberto Vighi, nato nel 1891 a Monaco di Baviera (Germania).  Avvocato. Prima della guerra mondiale, quando frequentava l'università di Bologna, fu dirigente della FGSI e collaboratore de \"La Squilla\". Nel 1917 fu richiamato alle armi e prese parte al conflitto con il grado di tenente, anche se era escluso dal quadro di avanzamento perché socialista e neutralista. Congedato nel 1919, con tre decorazioni, riprese l'attività politica e forense. Nel 1921, dopo la scissione comunista, assunse cariche direttive nel PSI. Nel maggio, in occasione delle elezioni politiche, pubblicò il saggio “In tema di elezioni”, nel quale individuò e analizzò la vera natura del fascismo quale reazione antiproletaria della borghesia e fenomeno non solo italiano, ma internazionale. In quegli anni, e sino alla metà degli anni Trenta, difese centinaia di coloni costretti a fare ricorso al tribunale per ottenere l'applicazione dei patti conquistati nel 1920. Per questa sua attività politica e legale, subì numerose aggressioni fasciste. Il suo studio fu più volte perquisito e messo a soqquadro dalla polizia.  Davanti ai tribunali difese numerosi antifascisti. Dopo l'avvento della dittatura fu sottoposto a continua sorveglianza.Con l'inizio della lotta di liberazione si trasferì a Imola e fece parte del gruppo dirigente del partito. In seguito rientrò a Bologna e fu nominato rappresentante socialista nella commissione giuridica del CLN, il cui compito era quello di predisporre i provvedimenti di legge da applicare nel dopoguerra. Militò nella brg Matteotti Città e fu deciso fautore della lotta armata contro i nazifascisti, per cui si battè contro le posizioni attendiste, sia dentro che fuori del partito. Dal 1951 al 1970 fu Presidente della Provincia di Bologna. Muore a Bologna nel 1974.                                                   Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/vighi-roberto-497632-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Agamennone Zappoli (1811 - 1853) partecipò ventenne ai moti del 1831, tanto attivamente da venire segnalato quale “caldissimo liberale”. Fece parte della Legione Pallade. Dopo la Restaurazione, si dedicò al teatro ed alla scrittura sull’arte teatrale e la letteratura (fece parte della Società dei Concordi), ricavandone poco successo economico e molti guai, perché non mancò mai di trasfondere nei suoi scritti le proprie convinzioni politiche, profondamente mazziniane. Nel 1833 per sua iniziativa si pubblicano gli “Annali Teatrali”. Escono ogni sabato in otto pagine. Il commediografo ne è direttore e unico redattore. La rivista si occupa di cronaca teatrale avendo però come riferimento il teatro Contavalli. Sopravviverà stentatamente per un anno soltanto. Protagonista dei moti del 1831, e quindi perseguitato dalla polizia pontificia, Zappoli è un intellettuale che nel clima del Quarantotto tornerà alla politica come fondatore del giornale repubblicano “La Costituente”. Nel 1848 partecipò infatti alla giornata dell’8 agosto ed il giorno dopo fece affiggere un proclama che riconosce il ruolo della “plebe generosa” nel fatto d'arme e chiede ai ricchi una “distribuzione di denaro” per il popolo, che ha salvato i loro palazzi “dal sacco e dagl'incendi” a prezzo del proprio sangue. Dal 25 novembre esce per volontà di Zappoli - per pochi numeri - il giornale politico “La Costituente”, che auspica, appunto, la convocazione nella capitale di un'assemblea destinata a formulare e approvare una nuova costituzione liberale. All'evento patriottico bolognese vi dedica un dramma teatrale intitolato 'La memorabile vittoria dell’8 agosto nella Montagnola, ovvero il trionfo del popolo bolognese contro i barbari tedeschi', messo in scena appena venti giorni dopo gli avvenimenti, e cioè il 28 agosto all’Arena del Sole. Fu condannato a 20 anni di galera, poi trasformati per le sue condizioni di slauti in altrettanti di esilio. Il 22 gennaio 1853 muore a Nervi in provincia di Genova. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zappoli-agamennone-519493-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nata a Imola nel 1866, Argentina Altobelli è stata la prima donna a divenire dirigente sindacale. Dopo un iniziale orientamento mazziniano si avvicinò al socialismo, ispirandosi all’opera di Andrea Costa. Trasferitasi a Bologna, nel 1889 sposò Abdon Altobelli, anch’egli socialista. A Bologna organizzò una società operaia femminile ed entrò a far parte della Commissione Esecutiva della Camera del lavoro. Nel 1901 fu tra i fondatori della Federazione Nazionale dei Lavoratori della Terra, di cui nel 1906 venne eletta segretaria, carica che mantenne per quasi vent’anni, fino allo scioglimento della Federterra, ad opera del regime fascista. Nel 1904 fu delegata dell’Alleanza femminile italiana al congresso internazionale femminile di Amsterdam. Nel Congresso Socialista di Firenze del 1908 fu eletta membro della direzione nazionale del PSI. Dal 1912 al 1914 fu Consigliere del Lavoro e rappresentante dei contadini nel Ministero per l’agricoltura, l’industria e il commercio.  Nel 1920 partecipò come delegata italiana al congresso sindacale internazionale di Amsterdam.  Morì a Roma il 26 settembre 1942. http://www.fondazionealtobelli.it/biografia/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Argentina Altobelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Genova nel 1895, morto a Roma il 7 dicembre 1983. Fu avvocato, dirigente comunista e parlamentare. Era bambino quando la sua famiglia si trasferì da Genova a Torino. Fu qui che Terracini, studente sedicenne, aderì alla Federazione giovanile socialista, diventando il segretario della sezione locale. Fede propaganda contro la guerra e subì l’arresto nel 1916 e, subito dopo, l'arruolamento e l'invio in zona d'operazione. Partecipò alla prima Guerra mondiale, come soldato semplice del 72° Reggimento fanteria, per problemi politici non fu nominato ufficiale. Finito il conflitto, si laureò in Giurisprudenza. Amico di Antonio Gramsci, scrissero L'Ordine Nuovo che, di cultura socialista, divenne \"Organo dei Consigli di Fabbrica\". Nel gennaio del 1921 Terracini, durante il Congresso socialista di Livorno, è tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Nel 1921, Terracini partecipa al III Congresso dell'Internazionale comunista e viene eletto nell'Esecutivo, nonostante fosse entrato in polemica con Lenin e Trotskij, dichiarandosi in contrasto con la direttiva del \"Fronte Unico\" con i socialisti. Terracini fu per l'ultima volta in Russia in occasione del V Congresso del Comintern del 1924. Tornato in Italia, nel dicembre fu arrestato.  Il 12 settembre 1926, fu privato della libertà, che si sarebbe conclusa alla fine della dittatura. Fu condannato a 22 anni e davanti al Tribunale non ebbe un intervento a propria difesa, ma una memorabile requisitoria contro il fascismo. Dopo i lunghi anni di carcere e di confino, nell’agosto del 1943 Terracini torna in libertà. Ma la situazione precipita e lui, comunista ed ebreo, cerca di rifugiarsi in Svizzera, mentre nel suo partito una commissione è a carico di giudicarne le posizioni politiche. Terracini non attende in Svizzera le conclusioni dell’inchiesta e chiede ed ottiene, dal CLNAI di passare nella repubblica partigiana dell'Ossola, dove ha l'incarico di segretario della Giunta di Governo. Dopo la Liberazione, Terracini entra nel Comitato centrale e nella Direzione del PCI. È capogruppo dei senatori comunisti per due legislature.           È Terracini che firma, con De Nicola e De Gasperi, la Costituzione della Repubblica. Terracini fu senatore a vita, e dalla sua fondazione è stato sempre presidente dell'Associazione Nazionale dei Perseguitati Politici Antifascisti, fu membro autorevole del Consiglio mondiale della Pace, dell'Associazione dei giuristi democratici, della Federazione internazionale dei movimenti di Resistenza, della Società europea di cultura. Ha esercitato la sua professione di avvocato soltanto quando si è trattato di difendere i perseguitati, gli antifascisti, le vittime della violenza. Muore a Roma il 7 dicembre 1983. Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/umberto-terracini/     (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/umberto-terracini/    ) Foto da: it.wikipedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Umberto Terracini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel 1848 il Cadore partecipò attivamente al Risorgimento. I Cadorini, sotto la guida militare di Pier Fortunato Calvi opposero una tenace resistenza all'Austria nella prima guerra di indipendenza, scrivendo una delle più belle pagine del Risorgimento italiano.Nel 1892, Giosuè Carducci dedicò al Cadore una celebre ode che iniziava con questi versi:  Cadore Sei grande. Eterno co ‘l sole l’iride de’ tuoi colori consola gli uomini, sorride natura a l’idea giovin perpetua ne le tue forme.                                 Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide che ricorda il terribile bombardamento del 25 settembre 1943 che causò centinaia di vittime."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La lapide, situata in VIa della Selva Pescarola 29, si trova sulla facciata della Scuola Elementare Silvani dove fu ucciso  Lino Ceranto, nome di battaglia \"Max\", nato nel 1923 a Maserà di Padova (PD). Prestò servizio militare a Pisa in fanteria fino al 12 settembre 1943. Attivo nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi, venne fucilato a Bologna dai nazifascisti il 24 luglio 1944. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/ceranto-lino-478122-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata nella piazza coperta del Quartiere Savena in Via Faenza 5                                               Luigi Orlandi, «Pietro», nato nel 1909 a Bologna. Operaio modellatore meccanico. Attivo politicamente fin dal 1924, divenne militante del PCI dall'ottobre 1930. In collaborazione con Teresa Noce, fu tra i promotori dello sciopero delle mondine attuato nel giugno 1931 nelle risaie di Medicina. Ricercato dall'estate del 1931, in seguito alla scoperta dell'organizzazione comunista di Parma, venne deferito al Tribunale speciale.  Espatriato clandestinamente, rientrò più volte in Italia, per svolgervi attività antifascista; fu arrestato il 29 febbraio 1932 a causa della scoperta dell'organizzazione comunista operante a Venezia ed a Treviso. Incarcerato a Venezia, fu deferito nuovamente al Tribunale speciale, accusato di associazione e propaganda sovversiva; fu condannato a 9 anni di reclusione. Dal carcere di Roma fu trasferito a quello di Fossano (CN), dove restò rinchiuso fino al 4 febbraio 1936. Tornato in libertà, riprese immediatamente l'attività politica. Nell'ottobre 1938, malgrado gli fosse stata comunicata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, fu richiamato alle armi e con altri inviato in Libia, da dove rientrò in Italia nella primavera del 1939. Si trasferì a Reggio Emilia durante i 45 giorni del governo Badoglio, fu tra i promotori dello sciopero che seguì l'eccidio degli operai delle «Reggiane». Nell'officina reggiana produsse speciali bombe per i gappisti bolognesi. Nel febbraio 1944 lasciò definitivamente Reggio Emilia. A Bologna fece parte del comitato cittadino del PCI e diresse il Comitato del settore San Vitale. Fece parte del Comitato federale e della segreteria del PCI. Fu capo servizio del SIM ed ispettore presso la 63ª brigata Bolero Garibaldi. Riconosciuto partigiano con il grado di capitano, dall'1 ottobre 1943 alla Liberazione.     https://www.storiaememoriadibologna.it/orlandi-luigi-498668-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Ravenna nel 1860, sindacalista e cooperatore. Nato in una famiglia di tradizioni garibaldine.  Nel 1883, alla costituzione a Ravenna dell'Associazione generale dei braccianti agricoli, ne divenne il segretario e con questa riuscì a ottenere l'appalto dei primi lavori di bonifica dell'Agro Pontino. Nel 1901, Baldini creò la Federazione delle cooperative della provincia di Ravenna e, negli anni tra il 1919 e il 1924 in cui fu eletto deputato, fu membro del Comitato direttivo della Confederazione generale del lavoro. Dopo aver rifiutato la presidenza della Federazione (che gli venne offerta dai fascisti), Baldini espatriò prima in Grecia e poi in Francia. A Parigi riprese i contatti con gli antifascisti dell'emigrazione e organizzò cooperative tra gli emigrati. Gravemente malato, tornò a Ravenna nel novembre del 1941. Dopo l'arresto di Mussolini, il governo Badoglio lo richiamò all'attività politica, nominandolo commissario della Federazione delle Cooperative. Nell'ottobre del 1943, Baldini fu tra coloro che ricostituirono, nella clandestinità, la Federazione socialista romagnola.  Portano il nome di Nullo Baldini anche un quartiere di Ravenna, un viale, l'Istituto Tecnico Industriale Statale del capoluogo e molte strade di località del Ravennate, oltre che di Bologna e di Parma. Muore a Ravenna il 6 marzo 1945. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2124/nullo-baldini"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Baldini Nullo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nelle prime ore della mattina del 21 aprile 1945, le unità alleate del secondo Corpo Polacco dell’ottava Armata Britannica, entrarono a Bologna senza sparare un colpo. Infatti, nella notte precedente i tedeschi ed i fascisti, su ordine del generale Von Senger, avevano abbandonato la città. Più tardi nella mattinata arrivarono anche i bersaglieri del battaglione Goito che sfilarono percorrendo via Rizzoli mentre la folla, radunata ormai in centro, li acclamava. ?Nel pomeriggio ebbero il permesso di entrare in città le Brigate partigiane Giustizia e Libertà di Montagna e settima Modena. Gruppi di donne cominciarono a deporre fiori ed affiggere foto sul muro esterno del Comune in Piazza Nettuno poiché in quel luogo, chiamato dai fascisti “posto di ristoro dei partigiani”, furono fucilati molti resistenti. Nacque così, in maniera del tutto spontanea, il Sacrario dei partigiani. A Palazzo d’Accursio, il Sindaco Dozza ed il Prefetto Borghese, nominati dal CLN, portarono il saluto della città ai comandanti alleati. Anche il cardinale Nasalli Rocca si recò a Palazzo d’Accursio per incontrare i liberatori. L’arrivo dell’ex podestà Agnoli suscitò imbarazzo, anche perché pretendeva di dare le consegne, ma fu affidato a padre Casati che lo portò nel convento di San Domenico. ?Mentre Piazza Vittorio Emanuele II (attuale Piazza Maggiore) era ormai piena di cittadini, partigiani, soldati alleati e di blindati sui quali erano saliti giovani, ragazze con fiori e bandierine tricolori, Dozza, Zoccoli e Borghese si affacciarono sul balcone del Comune per salutare i cittadini ormai liberati e festosi. ?La festa fu turbata dal ritrovamento dei cadaveri di Sante Vincenzi e Giuseppe Bentivogli trucidati e abbandonati ai Prati di Caprara dai fascisti in fuga. ?Nella ritirata verso Nord, i tedeschi furono sorpresi dagli attacchi della seconda Brigata “Paolo” Garibaldi nella zona di San Giorgio di Piano dove, oltre numerosi partigiani, persero la vita parecchi soldati germanici.  http://www.storiaememoriadibologna.it/liberazione-di-bologna-96-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via XXI Aprile 1945"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Domenico Acerbi, nato a Venezia nel 1900. Padre domenicano, ideatore di tante iniziative benefiche,. Una lapide posta all'ingresso del convento adiacente alla basilica di San Domenico, inaugurata il 24 aprile 2014 ne ricorda l'attività in favore della città di Bologna, per preservarla dai bombardamenti durante le ultime fasi della guerra con il riconoscimento dello status di città aperta.Operò attivamente e con successo per sottrarre ai tedeschi il prof. Alberto Mario Camis, ebreo rifugiato a Roma, e, nel novembre-dicembre 1944, per la liberazione dell'avvocato Angelo Senin e per far cessare il clima di arbitrio e di violenza instaurato a Bologna dai capi del fascismo repubblicano.  Al suo nome è stato intestato un giardino a Bologna, tra Via Argonne e Via Savigno nel quartiere Savena."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Domenico Acerbi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gerolamo Bixio nacque nel 1821 a Genova. Tra i più importanti protagonisti del Risorgimento. Ancora adolescente lasciò la Liguria e salì a bordo di un brigantino. Per la sua giovane età ricevette il soprannome di Nino che gli rimase per tutta la vita. Dopo tre anni in giro per il mondo tornò in Italia nel 1837. Decise in seguito di arruolarsi nella marina militare della Sardegna.  Dopo molti anni in giro per il mare raggiunge il fratello Alessandro a Parigi. Qui conobbe Giuseppe Mazzini, esule in Francia, che una grande influenza su Bixio e per questo abbracciò la causa della Giovine Italia che auspicava l'unione e l'indipendenza di tutti gli Stati d'Italia. Partecipò nel 1848 alla prima guerra di Indipendenza in seguito si unì a Giuseppe Garibaldi a Roma per difendere la neonata Repubblica Romana; qui si distinse per la sua audacia e determinazione. Garibaldi lo promosse sul campo al grado di maggiore. Nella seconda guerra di indipendenza fu nuovamente al fianco di Garibaldi nei Cacciatori delle Alpi nella battaglia di Varese. L'anno successivo fu tra gli organizzatori della spedizione dei Mille alla conquista del sud Italia. Combattè a Calatafimi, poi a Bronte per fermare la celebre rivolta. Dopo la sconfitta delle truppe borboniche nella battagli del Volturno e il famoso incontro a Teano tra Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II, Bixio organizzò i plebisciti che stabilirono l'annessione dell'Italia centrale e meridionale al Regno di Sardegna. Alle elezioni politiche italiane del 1861 fu eletto deputato e sedette tra le file della Destra storica. Nel 1866  rientrò in guerra tra le file del Regio esercito e fu comandante della 7a divisione nella battaglia di Custoza nella Terza guerra di indipendenza dove ricevette una medaglia d'oro al valore militare. Fu senatore nel 1870  e partecipò, con Garibaldi, alla presa di Roma. Negli anni seguenti abbandona il campo militare e si dedicò a due mestieri: imprenditore ed esploratore. Morì il 16 Dicembre 1873 nelle isole di Sumatra a causa del colera.                         Foto: wikipedia commons                     Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Nino Bixio"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Piave"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Pellegrino Rossi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La battaglia di Bezzecca fu combattuta dalle truppe di Garibaldi per la conquista del Trentino, che a quel tempo era sotto il comando austriaco, durante la terza Guerra di Indipendenza italiana. La battaglia fu combattuta il 21 luglio 1866 e a Garibaldi venne ordinato di operare sul fronte lombardo, che comprendeva anche i territori attuali dell’ Alto Adige e del Trentino. All’inizio della battaglia la maggior parte delle truppe di Garibaldi venne fatta prigioniera dalle forze austriache e lo stesso Garibaldi fu colpito dal fuoco nemico. Nonostante questo non si perse d'animo e ordinò di concentrare il fuoco sul centro abitato, dove gli austriaci avevano concentrato le forze. Così la battaglia fu vinta dagli italiani.         Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce nel 1890 a Castel Maggiore. Figlio di un operaio, cominciò a lavorare come garzone muratore e poi divenne operaio fonditore. Poco più che diciottenne era già attivo militante: propagandista anarchico e sindacalista rivoluzionario, lettore, sottoscrittore e diffusore de «II Libertario» di La Spezia e «L’Alleanza libertaria» di Roma, e di altri fogli anarchici. Nel dicembre 1909 promosse a Castel Maggiore una conferenza di Armando Borghi che, parlando su Ferrer e la scuola moderna, venne denunciato. Nel dicembre 1910 partecipò al congresso anarchico romagnolo svoltosi a Castelbolognese (RA). Il 25/2/12 venne nominato componente della commissione esecutiva della Vecchia camera del lavoro di Bologna, di indirizzo sindacalista rivoluzionario, responsabilità a cui fu chiamato anche negli anni successivi fino al trasferimento a Piacenza. Sempre nel 1912 fu nominato membro del comitato Pro vittime politiche, l’organizzazione anarchica per il soccorso ai perseguitati dai pubblici poteri. Schieratosi con l’ala anarcosindacalista contraria all’interventismo nel conflitto mondiale, collaborò a «Guerra di classe», il periodico dell’USI, sorto in Bologna nel 1915. Dall’8/4/16, passò a Piacenza, dove assunse la responsabilità di segretario di quella Camera del lavoro sindacalista in sostituzione di Armando Borghi. Allo scopo di stroncarne l’attività, venne richiamato alle armi. Nel 1916 venne inviato in zona di guerra. Dopo la fine del conflitto, congedato dal servizio militare, divenne segretario generale della Vecchia camera del lavoro di Bologna e membro del comitato centrale dell’USI. Partecipò al congresso dell’USI a Parma che segnò la ripresa postbellica dell’organizzazione. Bersagliato dagli squadristi, nella notte del 1 giugno 1922, venne ferito da un gruppo di fascisti penetrati nella sua casa. Rapidamente rimessosi dalle ferite provocategli dagli aggressori, partecipò, con la delegazione anarchica italiana, alla conferenza internazionale sindacale rivoluzionaria che si svolse a Berlino nel 1922. A seguito delle continue persecuzioni fasciste, nel giugno 1923 si dimise da segretario della Vecchia camera del lavoro e riprese a lavorare come fonditore. Sempre sorvegliato dalla polizia durante il ventennio fascista, rimase fedele alle sue idee. Durante la guerra di liberazione partecipò alla lotta contro i nazifascisti. Concorse alla costruzione della Camera confederale del lavoro di Bologna. Con la sua partecipazione la Vecchia camera del lavoro di Bologna e la componente sindacale anarco-rivoluzionaria si univano alle componenti sindacali socialcomuniste (rappresentate nelle persone di Giuseppe Bentivogli e di Paolo Betti) ed a quella cattolica (rappresentata nella persona di Angelo Salizzoni), confluendo nella Camera confederale del lavoro di Bologna. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna, di Castel Maggiore e di Malalbergo. Muore a Bologna nel 1955. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bonazzi-clodoveo-504478-persona  Foto: http://www.estelnegre.org/anarcoefemerides/1205.html"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Clodoveo Bonazzi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Piero Gobetti (Torino, 19 giugno 1901 – Neuilly-sur-Seine, 15 febbraio 1926) è stato un giornalista, politico e antifascista italiano. Considerato un erede della tradizione post-illuminista e liberale che aveva guidato l'Italia dal Risorgimento fino a poco tempo prima, tuttavia di stampo profondamente sociale e sensibile alle rivendicazioni del socialismo, fondò (1918) e diresse (fino al 1920) il periodico Energie nuove, e fu critico teatrale e letterario di Ordine nuovo. Nel febbraio del 1922 fondò il settimanale Rivoluzione liberale, nel cui programma confluirono i risultati delle sue ricerche storiche e i suoi propositi d'azione politica, e la cui pubblicazione cessò nell'ottobre 1925.  Diede fondamentali contributi alla vita politica e culturale. Trovò nel fascismo l'incarnazione di tutte le carenze della nazione italiana e lo combatté dalle sue radici, con un'intransigenza che gli costò vessazioni morali e aggressioni fisiche, in seguito alle quali andò esule in Francia, dove morì prematuramente all’età di 24 anni. Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Gobetti  http://www.treccani.it/enciclopedia/piero-gobetti/   (http://www.treccani.it/enciclopedia/piero-gobetti/  ) Foto da: it.wikipedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Bologna nel 1812 da Ercole, professore di pittura dell’Accademia di belle arti, viene avviato al sacerdozio presso il collegio dei padri Barnabiti. Terminati gli studi liceali si iscrive però alla facoltà di giurisprudenza di Bologna, dove entra in contatto con gli ambienti cospiratori mazziniani. Partecipa ai moti del febbraio 1831. Perseguitato, dopo la laurea lascia Bologna per Roma. Qui, nel 1845, diventa avvocato del tribunale della Sacra Rota. Nel 1849, dopo i moti che portano alla costituzione della Repubblica romana, diviene sostituto del ministro di grazia e giustizia. Caduta la Repubblica nel maggio del 1851 subisce un primo arresto ed entra nella clandestinità; nell’agosto del 1853, alla vigilia del moto insurrezionale, nuovo arresto, processo e condanna. Liberato solo nel settembre 1871. Seguace fedele di Mazzini, dirige il settimanale La Roma del popolo, Eletto dal 1882 al 1885 gran maestro della massoneria, alla quale si era affiliato nel 1871 a Roma. Presidente dell’ordine degli avvocati e consigliere comunale di Roma. Muore a Terni nel 1888. Da:https://www.storiaememoriadibologna.it/petroni-giuseppe-520129-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "CADDE PER LA LIBERTA' ALDO OGNIBENE 1913 - 1945 Anno di posa non noto. Vicolo Alemagna.  Aldo Ognibene, nome di battaglia \"Battista\",  nato nel 1912 a Bologna. Licenza elementare. Esercente di un negozio di alimentari. Iscritto al PCI. Subito dopo l'inizio della lotta di liberazione fu uno dei primi organizzatori di squadre armate a Bologna. Trasferitosi nella primavera sull'Appennino tosco-emiliano, militò nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi e quindi nella 66ª brigata Jacchia Garibaldi. Nell'estate fu inviato del CUMER a Monte Sole per assumere la funzione di commissario politico di un battaglione della brigata Stella rossa Lupo. Prese parte a numerose azioni militari compreso l'assalto contro la caserma delle brigate nere a Savigno. Il 15 ottobre 1944, dopo l'eccidio di Marzabotto, rientrò a Bologna con numerosi partigiani della brigata Stella rossa Lupo, con i quali fu aggregato alla 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi. Divenne commissario politico del distaccamento acquartierato tra le rovine dell'ex ospedale Maggiore, in via Riva Reno (dove oggi sorge il Palazzo dello Sport), in previsione di quella che si riteneva l'imminente insurrezione di Bologna. Il 7 novembre 1944 prese parte alla battaglia di Porta Lame. Il 5 gennaio 1945, mentre si trovava in una sala cinematografica in via Rizzoli, venne catturato dai fascisti su segnalazione della spia Lidia Golinelli, \"Vienna\". Fu portato in via Santo Stefano, angolo vicolo Alemagna, e ucciso a colpi di rivoltella. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/ognibene-aldo-478375-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Cesare Battisti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Piccola altura a sud-est di Cassino, teatro, fra l'8 e il 16 dicembre 1943 della prima battaglia della guerra di liberazione del ricostruito esercito italiano che, dopo vari attacchi e gravi perdite, conquistò questa importante posizione tenuta dalle truppe tedesche. La battaglia di Montelungo rappresenta l'episodio iniziale di quella più vasta di Montecassino.                             Da: \"Libertà: i luoghi, i volti, le parole\" Memorie dell'antifascismo e della resistenza nel quartiere Savena di Bologna. di M. Maggiorani e V. Sardone Ed. Aspasia 2004"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alba (Cuneo) fu tra i più importanti teatri della Resistenza in Piemonte. E' stata insignita di medaglia d'oro al Valor Militare (12 Ottobre 1949)."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Avvocato, cooperatore, giornalista, amministratore, deputato, Camillo Prampolini è stato uno dei fondatori del PSI e dei protagonisti del riformismo italiano tra Otto e Novecento. Nacque a Reggio Emilia nel 1859, da una famiglia borghese abbastanza agiata e di tradizioni liberali. Studiò giuisprudenza a Roma e Bologna, laureandosi con una tesi sul diritto del lavoro. Nel 1982 iniziò a scrivere sui giornali e a partecipare alle campagne elettorali. Inizialmente rivoluzionario, si dedicò alle associazioni del lavoratori. Fu deputato quasi ininterrottamente fra il 1890 e il 1926, occupandosi di legislazione sociale e del movimento cooperativo. Per molti anni curò la pubblicazione del la rivista“La Giustizia”. Nel 1921-22 le squadre d’azione fasciste distrussero le cooperative che si erano sviluppate nella sua città e attentarono alla sua vita. In seguito alla chiusura del suo giornale, si trasferì a Milano, dove morì nel 1930. http://www.sassuolo2000.it/img/2012/02/Camillo-Prampolini.jpg http://panizzi.comune.re.it/allegati/Biografia di Camillo Prampolini.pdf http://www.camilloprampolini.org/index.jsp  http://www.camilloprampolini.it/biografia.html Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Una delibera consiliare del 12 giugno del 1867 intitolò la via a Luigi Zamboni, volendo ricordare lo sfortunato rivoluzionario bolognese che nel 1794, assieme a Giovanni Battista de Rolandis, tentò l’insurrezione contro il governo pontificio, tentativo conclusosi tragivamente con l’impiccagione del de Rolandis ed il suicidio in cella (che assai probabilmente suicidio non fu) dello Zamboni. https://www.storiaememoriadibologna.it/zamboni-luigi-2144-luogo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dante Benazzi,  nato nel 1922 a Borgo Panigale (Bologna. Militò nella 7 a brigata Modena della divisione Armando ed operò a Porretta Terme e a Montefiorino (Modena). Venne ucciso dalle SS tedesche, nel corso dell'eccidio di Cà Berna (Lizzano in Belvedere) il 27 settembre 1944, insieme ad altre 29 persone. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: \"Comandante di battaglione, durante un improvviso attacco sferrato su tutta la linea da preponderanti forze nemiche, con i propri uomini trascinati dal suo esempio, manteneva alcune posizioni avanzate per dar modo alle formazioni dello schieramento di retrocedere e di attestarsi a difesa. Catturato, dopo dura lotta, sopportava in prigionia le più crudeli sevizie con animo fermo; condannato alla pena capitale affrontava la morte eroicamente\". http://memoriadibologna.comune.bologna.it/benazzi-dante-478056-persona   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna  ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  - See more at: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/benazzi-dante-478056-persona#sthash.maPpfI66.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Intende ricordare genericamente tutti i caduti e dispersi per cause belliche."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "piazza S. Francesco  Amedeo Lamma fu ucciso dai fascisti il 16 dicembre 1944 in piazza San Francesco."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Samoggia Alfonso, (Medaglia d'oro al valor militare),  soldato nel 2 reggimento Granatieri, nato a Bologna nel 1893,  morto in seguito a ferite in prigionia (Austria) il 6 giugno 1916.   E' ricordato nel Lapidario della Basilica di Santo Stefano a Bologna http://www.storiaememoriadibologna.it/samoggia-alfonso-484701-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Faustino Giovita Mariano Malaguti nacque il 15 febbraio 1802 a Pragatto, vicino a Bologna. Si diplomò in Farmacia all'Università di Bologna. Dopo la restaurazione partecipò ai moti del 1831 e fu imprigionato a Venezia e poi condannato all'esilio. Trovò asilo a Parigi, dove, nel 1833, divenne assistente del chimico Pelouze nel laboratorio di Gay-Lussac al Politecnico di Parigi.  Nel 1842 divenne professore di chimica generale alla facoltà di scienze dell'Università di Rennes.  Faustino Malaguti ebbe molti riconoscimenti in Italia e in Francia, anche se il suo passato da rivoluzionario rallentò la sua carriera e non riuscì ad esercitare l’attività di docenza all’Università di Parigi, come avrebbe voluto.  Malaguti morì a Rennes il 26 aprile 1878. Testo a cura della classe 3^C I.C. 7 Scuola Secondaria “Jacopo della Quercia”"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "\"Fin dall'inizio delle ostilità Bassano fu dichiarata zona di guerra e tale rimase per tutta la durata del conflitto. Di conseguenza tutte le attività economiche e sociali rimasero pressoché paralizzate, soprattutto a partire dal 1916. Dopo la sconfitta di Caporetto la città si trovò improvvisamente in prima linea, per cui le autorità civili e militari decisero lo sgombero di tutti gli abitanti: in soli tre giorni, alla fine di dicembre 1917, se ne andarono almeno 7000 persone. Al termine del conflitto si contarono 30 incursioni aeree con 527 bombe sganciate, 330 morti, quasi tutti militari, e 250 case distrutte o danneggiate.\"                                                             Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/bassano-del-grappa-vi-1119-luogo"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Bassano del Grappa"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Originariamente intitolata a Re Umberto I, la piazza venne creata nel 1889 quando il territorio circostante era ancora ricoperto prevalentemente di verde, si estendevano infatti gli antichi orti proprietà prima della famiglia Poeti e poi della famiglia Garagnani. Il nome attuale, Piazza dei Martiri, le venne attribuito nel 1945 in memoria dei caduti nella lotta contro il nazifascismo. da:http://www.bolognawelcome.com"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Conversano nel 1889. Dopo gli studi liceali s’iscrisse alla Facoltà di Legge dell’Università di Roma conseguendo la laurea nel 1912. Al ritorno nel paese natale s’inserì nella vita politica, ponendosi a sostegno delle rivendicazioni contadine e popolari. Collaborò a diversi periodici democratici e socialisti, tra i quali \"Humanitas\" e \"Puglia Rossa\". Si schierò a fianco dei contadini colpiti, tra il ‘20 e ’21, dalla violentissima e sanguinosa reazione degli agrari all’occupazione pacifica delle terre incolte e dalla repressione poliziesca. Nelle elezioni politiche del ’21 fu eletto Deputato al Parlamento nella lista dei Socialisti Unitari.      Il 30 maggio 1921 è vittima di un primo agguato da parte di una squadra fascista, in seguito ad un suo comizio tenuto a Conversano. Una sera di settembre del 1921, a Mola di Bari, dove aveva terminato un comizio elettorale, subì l'ennesimo agguato di un gruppo di squadristi guidato da Peppino Caradonna. Sarebbe deceduto poco dopo, il 25 settembre. I delitti commessi dagli squadristi si contavano già a centinaia in tutta Italia, ma per la prima volta era ucciso un Parlamentare. Non era un caso che questo grave crimine politico fosse stato commesso in Puglia. Già nel 1913 le leghe bracciantili pugliesi erano più numerose di quelle di qualsiasi altra regione italiana. Il delitto del Deputato socialista di Conversano, noto per la difesa di contadini ed operai nelle aule dei Tribunali, per l’impulso all’organizzazione dei lavoratori e per il sostegno alle istituzioni assistenziali (Società Umanitaria, Comitati per i profughi Serbi e Montenegrini) suscitò una profonda impressione nell’intera opinione pubblica nazionale in una fase in cui si tentava di arginare la violenza che stava sconvolgendo l’Italia post-bellica.        . La revisione del processo, chiesto a gran voce da Di Vittorio, Nenni, Pertini nelle prime manifestazioni popolari dei partiti democratici dell’Italia libera, si concluse nel luglio del’47 solo con lievi condanne degli esecutori materiali del delitto. La memoria del \"gigante buono\", come lo definì Turati, fu riproposta da Tommaso Fiore su Radio Bari, nei primi mesi del ’44, dove Di Vagno, Matteotti, Gobetti ed i fratelli Rosselli furono ricordati tra gli ultimi Difensori delle libertà e della giustizia sociale prima del lungo buio del regime. Oggi i nomi delle strade e piazze di tante città pugliesi dedicate alla figura del Martire socialista costituiscono i pochi segni di quel travagliato periodo della storia nazionale. In particolare spicca una lapide a Locorotondo, che più volte i fascisti tentarono di distruggere: http://www.fondazione.divagno.it/index.php/nel-ricordo                (http://www.fondazione.divagno.it/index.php/nel-ricordo               ) foto:commons.wikimedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza XX Settembre"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via A. Costa, 73/a  A partire dall’agosto 1944 il Comando Unico Militare dell’Emilia Romagna (Cumer) trasformò una villetta in infermeria per i partigiani.  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/servizio-sanitario-partigiano-481-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Infermeria partigiana"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata al Valore Militare della Resistenza il 19 maggio 1950, per il contributo eroico dei suoi partigiani e di tutta la popolazione contro i nazifascisti, con oltre 500 caduti."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Reggio Emilia"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide all'interno di un edificio situato in Via Nani,4 a ricordo delle vittime civili cadute sotto i bombardamenti e nei campi di sterminio nazisti."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Ercole Nani, 4"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La lapide è posta sulla facciata della casa di via Alfonso Lombardi, 13, sede della base partigiana attaccata dai tedeschi.  QUESTA CASA FU AGGREDITA DAI NAZISTI PERCHE' RIFUGIO DELLA RESISTENZA LA MATTINA DEL 12 DICEMBRE 1944 I PARTIGIANI RISPOSERO COL FUOCO E DUE DI ESSI CADDERO UNO ERA DANTE PALCHETTI GAPPISTA DELLA SETTIMA BRIGATA L'ALTRO UN GIOVANE SOLDATO AUSTRIACO CHE I COMPAGNI CHIAMAVANO - DEUTSCH - NON SAPPIAMO ALTRO DI LUI MA ONORIAMO IL SUO RICORDO PERCHE' PREFERI' MORIRE PER LA LIBERTA' PIUTTOSTO CHE CONTINUARE A COMBATTERE LA SPORCA GUERRA CHE GLI AVEVANO IMPOSTO NEL 30° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE 13 APRILE 1975"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lipparini Amedeo, nato nel 1881 a Bentivoglio. Mezzadro come i suoi genitori, divenne segretario della Lega coloni di Santa Maria in Duno (Bentivoglio) e animo` la lotta della categoria nel primo dopoguerra. Fu componente del consiglio della cooperativa agricola locale. Nelle elezioni amministrative del 26/9/20 venne eletto consigliere comunale di Bentivoglio e il 12 dicembre dello stesso anno fu nominato assessore supplente. Socialista da vecchia data, aderi` alla frazione comunista gia` prima del congresso di fondazione del PCI. La sera del 29/4/ 21 circa una settantina di mezzadri aderenti alla Lega coloni si riunirono nella sede del circolo socialista dunese per discutere dell'applicazione del capitolato colonico conseguito a seguito della lunga lotta agraria del 1920 e duramente osteggiato dagli agrari. Lipparini presiedeva la riunione alla quale partecipavano Roberto Pondrelli*, consulente della federazione provinciale dei lavoratori della terra, e Celso Poli* della CCdL di Bologna. Mentre la discussione ferveva, alle 22: 15, una squadra di fascisti, provenienti da S. Giorgio di Piano, assalto` la sede del circolo sparando sui coloni riuniti, spezzando e bruciando le suppellettili e sparando, ancora, sugli uomini sortiti dal locale. Mentre nove coloni restarono piu` o meno gravemente feriti, Lipparini, colpito mortalmente da colpi sparatigli alla schiena.        I fascisti responsabili della truce impresa vennero arrestati, interrogati e, alcuni di loro, rinviati a giudizio. Per alcuni la corte d'assise di Bologna delibero` di non dover procedere «per insufficienza di prove» e, per i maggiori indiziati, il 14/1/23, la stessa corte accolse la proposta di proscioglimento avanzata dal procuratore generale, che giustifico` l'assassinio e i vari ferimenti provocati dall'attacco fascista con le seguenti motivazioni: «fu determinata da un'azione dei fascisti [...] i quali irruppero, mano armata e travisati, nella sede del circolo socialista [...], ove aveva luogo una conferenza di carattere politico-sociale e per contrastare l'azione altrui sovvertitrice delle finalita` fondamentali dell'attuale ordinamento sociale e deprimente del sentimento e delle idealita` nazionali». Fu il primo capolega contadino ucciso dagli squadristi nel bolognese. Nel 1921, alla vigilia, durante e dopo le elezioni politiche del 15/5, cinque lavoratori e lavoratrici erano gia` stati uccisi nel corso di azioni squadristiche nel bolognese altri undici lo furono dopo l'assassinio di Lipparini. Sul luogo del delitto venne murata la seguente lapide: «XXIX. IV. MCMXXI / A Santa Maria di Duno / nel Circolo operaio / cadeva per mano di mascherati sicari / Amedeo Lipparini / d'anni 40. / Lavoratori / il sangue del fratello invendicato / sia infamia alla classe borghese / ammonimento al proletariato». Rimossa dai fascisti, nel quarantesimo anniversario della sua morte, nel corso di una manifestazione per ricordarne il sacrificio, la lapide (tenuta nascosta dai figli durante il ventennio fascista) venne collocata sulla facciata della nuova Casa del popolo di Santa Maria in Duno. Il suo nome e` stato dato a una strada di Bologna e a una di Bentivoglio.  Da: Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945) a cura di Nazario Sauro Onofri"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Amedeo Lipparini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Guglielmo Pepe grande patriota e generale italiano nato a Squillace (CZ) nel 1783. Partecipò a diverse battaglie da quelle di Portici e Napoli, contro il generale Ruffo a quelle di Arezzo o di Siena.  Partecipò anche alla Campagna d' Italia (1811) che si era scatenata a causa dell' avvento di Murat. Nel 1820, invece fu incaricato di sopprimere i moti carbonari, lui però entrò a Napoli alla testa degli insorti, ma successivamente fu costretto all' esilio in Inghilterra e in Francia a causa dell' invasione austriaca. Arrivato in Inghilterra spinto dagli incoraggiamenti dell' amico Ugo Foscolo, pubblicò una narrazione di avvenimenti napoletani del 1820/21. A Parigi si dedicò soprattutto agli studi della storia e della politica. Dopo essere stato amnistiato nel 1848, fu inviato a Venezia in qualità di comandante dell' esercito; rifiutò di obbedire e seguito da 2000 uomini raggiunse Venezia. Caduta la città, andò in esiliò a Corfù, Malta, Genova, Parigi ed infine Torino, dove morì nel 1855.  rielaborazione del sito: http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-pepe/                                 Foto: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3d/Guglielmo_Pepe_Illustration.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Guglielmo Pepe"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gustavo Modena nasce a Venezia nel1803. Attore e patriota, alternò l’attività artistica all’azione politica per la quale non esitò ad affrontare l’esilio, avventurose fughe, miseria. Non fu bolognese di nascita ma a Bologna completò gli studi, compì l’apprendistato attorico tra i dilettanti. I moti del ’48 gli fecero riprendere le armi e nel ’49 accorse in difesa della Repubblica Romana alla cui caduta, bandito da tutti gli stati, si rifugiò, non gradito, nello Stato Sabaudo e riprese a recitare. Sul finire dell’autunno del 1860, unitosi alla compagnia Perrin, era a Bologna, al teatro del Corso per offrire un saggio delle letture dantesche. Infine, sofferente, Gustavo Modena fece ritorno a Torino dove morì il 20 febbraio 1861. Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/modena-gustavo-519926-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Gustavo Modena"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonio Stoppani,  nasce a Lecco il 15 agosto 1824. Letterato e scienziato. Compie gli studi in seminario dove viene ordinato sacerdote. Nel  1848 partecipa, in qualità di volontario nella Croce Rossa, alla rivolta antiaustriaca nelle Cinque Giornate di Milano, impresa per la quale riceverà una medaglia d'oro. Dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, cui prende parte sempre tramite la Croce Rossa nel 1866, ritorna ad insegnare a Milano e poi a Firenze.  Muore a Milano il 2 gennaio 1891."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Antonio Stoppani"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Martini, nome di battaglia \"Paolo\",  nato nel 1910 a Bologna. Licenza elementare.  Fra i primi organizzatori del movimento partigiano, fu uno dei fondatori della 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi di cui divenne il vice comandante. Fece parte del gruppo di 12 gappisti che, il 9 agosto 1944, liberò i carcerati politici rinchiusi a San Giovanni in Monte (Bologna). Fu arrestato e rinchiuso nella caserma delle brigate nere di via Borgolocchi (Bologna) dall'1 al 15 dicembre 1944 e ferocemente torturato. Venne fucilato a Bologna il 15 dicembre 1944. Della sua opera di combattente diede notizia un volantino pubblicato dal comando della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi il 27 dicembre 1944.  Al suo nome è stata intestata la 2a brigata Paolo Garibaldi.  È stato decorato di medaglia d'oro al valor militare. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://www.storiaememoriadibologna.it/martini-giovanni-478310-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Certosa Lapide Giovanni Martini"^^xsd:string ;
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    ns1:tema "Lapidi Reno"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare nell'agosto 1947. Fin dall'inizio della lotta di liberazione fu all'avanguardia nel movimento partigiano piemontese, con 3000 caduti, oltre 2000 invalidi e 1400 deportati."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovane coppia vittima della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.                                   PAOLO ZECCHI (23 anni) e VIVIANA BUGAMELLI (23 anni) Paolo, figlio unico, avrebbe compiuto 23 anni il dicembre successivo alla strage della stazione di Bologna. Quel giorno Paolo e Viviana stavano andando a casa di una zia a ritirare alcuni oggetti. Ne avevano approfittato per andare in stazione a prenotare per tempo il traghetto per andare qualche giorno in Sardegna a trascorrere le vacanze. La loro automobile è stata ritrovata dopo lunghe ricerche parcheggiata nella via davanti alla stazione, ma dei due ragazzi nessuna traccia... da http://dueagosto.tumblr.com/post/28406312823/paolo-e-viviana#.WgHMs4Zry_A"^^xsd:string ;
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    ns1:nome """Piazza Paolo
Zecchi e Tiziana Bugamelli"""^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Fu inaugurato nell’aprile 1979. Fu realizzato con il contributo economico di Enti, Istituzioni e Cittadini. Si tratta di un’opera scultorea “distesa” nella piazzetta antistante la sede civica, in Via M. E. Lepido n. 25/2. Il monumento ha quattro raffigurazioni simboliche:  •	la caduta del fascismo: le colonne imperiali, il trono cadutoel’aquila abbattuta ci ricordano il fascismo sconfitto. •	le civiltà distrutte: il regime fascista aveva calpestato e distrutto valori e civiltà delle nostre terre.  •	L’aratro: il simbolo di una civiltà operosa. Solo attraverso il lavoro ed una forte volontà di ricostruire si è arrivati a far riemergere quei valori che il fascismo aveva calpestato e distrutto. •	La tavola rotonda: è un invito a tutti i cittadini ad incontrarsi, a partecipare, a discutere, a confrontarsi, a sentirsi uguali fra uguali.  da: ANPI Borgo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "GIUSEPPE VERDI (Roncole, Sasseto, 10 ottobre 1813 — Milano, 27 gennaio 1901). Musicista, tra i più celebrati di tutti i tempi, Verdi musicò 28 opere. Tra i suoi capolavori: Rígoletto (1851), Il Trovatore (1853), La Traviata (1853), in cui Verdi. Sebbene colpite dalla censura e inizialmente accolte negativamente dal pubblico, le tre opere raggiunsero presto grandissima popolarità; le parallele vicende politiche del Risorgimento, che avrebbero portato all'unità d'Italia, aumentarono inoltre il prestigio di Verdi come musicista nazionale. Nella Lombardia occupata dagli Austriaci si scriveva sui muri \"Viva Verdi\" che in realtà significava \"Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia\"."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 27 gennaio 2016 è stato inaugurato Il Memoriale della Shoah, costruito nella nuova piazza realizzata tra via Carracci e il ponte Matteotti, luogo d’ingresso alla stazione dell’Alta Velocità. Il Memoriale è frutto del progetto di Onorato di Manno, Andrea Tanci, Gianluca Sist, Lorenzo Catena e Chiara Cucina, vincitori del Concorso internazionale voluto dalla Comunità ebraica di Bologna. La giuria che ha esaminato i progetti concorrenti era presieduta da Peter Eisenman, autore del memoriale dell’Olocausto a Berlino. Due blocchi di acciaio alti 10 metri si fronteggiano convergendo l’uno verso l’altro fino a delimitare una fessura larga appena da far passare una persona. Ai lati, orbite vuote sovrastano il percorso ripetendosi in maniera ossessiva in tutte le direzioni. Rappresentano le celle dei deportati; il vuoto lasciato da chi le occupava. Ma esiste un’altra faccia del Memoriale: una facciata liscia – dove il perimetro delle celle si indovina solo attraverso lievi sporgenze – pensato espressamente per riflettere suoni, luci e immagini. Il monumento è pensato come un magnete: vuole attirare le persone, farle riflettere, discutere, pensare su quanto è accaduto nella storia: sulla Shoah e sui nomi che lo sterminio ha assunto nelle diverse lingue e culture cha ha cercato di estinguere. Le cavità cubiche che si ripetono morbose convergono sul visitatore trasmettendo il malessere che raffigurano. Anche la scelta del materiale – l’acciaio cor-ten che si corrode all’aria aperta – suggerisce l‘oppressione di ciò che rappresenta. Nei blocchi, però, la profondità spaziale assume il ruolo del tempo: sulla faccia interna ciò che è avvenuto, sulla faccia esterna, l’oggi. Il Memoriale non è un punto di arrivo, ma la scintilla di un processo culturale e di vita capace di catalizzare interesse, quesiti e una continua riflessione nella città. da: http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/monumenti/il-memoriale-della-shoah#sthash.l1zPismg.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "GIUSEPPE MAZZINI, Nacque nel 1805 a Genova nell'allora Repubblica Ligure. Fu un politico, filosofo e giornalista italiano. Collaborò con altri grandi personaggi del Risorgimento italiano come Garibaldi e i fratelli Bandiera. Fondò il più importante movimento che voleva l'unione dei vari stati italiani in un'unica repubblica con un governo centrale: la Giovine Italia. Già nel periodo della sua giovinezza mostrò un carattere rivoluzionario tanto che si iscrisse alla carboneria. A causa della collaborazione con questa società fu imprigionato a Savona per poi essere esiliato in Svizzera dove iniziò a pensare alla costituzione della Giovine Italia per poi ampliare il suo pensiero cercando di creare, non riuscendoci, la Giovine Europa. Nel 1833 a causa della sua condanna a morte si esiliò in Francia e poi in Inghilterra. Dopo essere tornato, diede vita alla \"Seconda Giovine Italia\" che si basava su movimenti più popolari. Dal 1848 iniziò a partecipare alle varie insurrezioni palermitane e napoletane fino a quelle di Milano per poi unirsi, come medico, a Garibaldi. Fu uno dei protagonisti principali della Repubblica Romana nel 1849, repressa dai francesi. Non partecipò direttamente agli eventi del 1859-61 che portarono alla proclamazione del Regno d'Italia, avversandone il carattere monarchico ed elitario. Nel 1870 avvenne il suo ultimo tentativo rivoluzionario in Sicilia che però non ebbe alcun seguito, inoltre venne denunciato ed internato a Gaeta.  Passò gli ultimi anni tra l'Italia e l'Inghilterra. Morì a Pisa il 10 marzo del 1872. Ai suoi funerali, svoltisi a Genova nel 1872, partecipò un'enorme folla, a testimonianza della sua popolarità. Testo rielaborato dalla Classe 3 F della Scuola Secondaria di primo grado Rolandino Dè Passeggeri Anno Scol. 2019/20"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Onorato Malaguti, «Rino»; nato 1901 a Galliera.  Figlio di salariati agricoli poverissimi, fece anche lui il bracciante.  Nel 1921 fu eletto segretario della Camera del Lavoro di Galliera. Invitato dai fascisti ad assumere la direzione delle loro costituende organizzazioni, a livello zonale, rifiutò sdegnosamente. Nel 1923, si iscrisse al PSI. Perseguitato a più riprese dagli squadristi fascisti, sempre nel 1923, emigrò in Belgio.  Come tanti altri italiani emigrati  fece il minatore nel distretto di Charleroy. Si iscrisse al PCI nel 1924 e l'anno successivo divenne responsabile della federazione comunista di Charleroy e componente del Comitato centrale dei gruppi comunisti nel Belgio tra gli emigrati italiani. Dal Belgio venne espulso nel 1930 dopo essere stato condannato dal tribunale di Charleroy per attività comunista e antifascista. Raggiunse l'Unione Sovietica dove, a Mosca, rimase circa due anni e frequentò la scuola di partito. Nel 1932 si trasferì in Francia ove, a Parigi, fece parte dell'apparato clandestino del PCI; allontanato obbligatoriamente dalla capitale francese, andò a Marsiglia.  Nel dicembre 1934, per incarico della direzione comunista, rientrò in Italia e operò particolarmente nella Puglia dove svolse un notevole lavoro di organizzazione. Il 22 febbraio 1935 venne arrestato a Cerignola (FG). Fu imputato di propaganda antifascista, ricostituzione e direzione di una rete comunista «diretta a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre» e deferito al Tribunale speciale e condannato a 17 anni di carcere. Venne liberato nell'aprile 1943. Ritornò a Galliera, ma gli negarono ogni lavoro; si adattò a fare il calzolaio per guadagnare di che vivere.  Dopo l’8 settembre 1943 fu designato dal partito a svolgere la funzione di segretario della federazione comunista di Ferrara mentre riprese il lavoro in fabbrica. Ricercato dai comandi tedeschi e fascisti, fu costretto a lasciare quella provincia e si trasferì, nel gennaio 1944, a Bologna dove, in qualità di componente della segreteria della federazione comunista. Nella mattinata del giorno della liberazione di Bologna, il 21 aprile 1945 guidò una manifestazione popolare  che sfilò per le strade centrali della città, incrociando le truppe alleate che sopravvenivano, e in piazza Maggiore pronunciò il primo discorso pubblico dopo la cacciata dei nazifascisti. Dopo la liberazione di Bologna, fu designato a ricoprire la responsabilità di segretario generale della CdL. Il figlio Giorgio cadde nella Resistenza. Riconosciuto partigiano con il grado di maggiore dal 9 settembre 1943 alla Liberazione. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/malaguti-onorato-503734-persona#sthash.JM55jqLQ.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aldo Capitini nasce a Perugia nel 1899. Dopo il diploma, si dedica, da autodidatta, agli studi classici.  Nel 1928 si laurea in lettere e filosofia, ed è in questo periodo che matura la scelta della nonviolenza come naturale reazione alla violenza de fascismo. Questa sua decisione è anche influenzata dalla lettura dell’autobiografia di Gandhi. Nel 1936 avviene l’incontro con Benedetto Croce. Nel 1937 pubblica  \"Elementi di un’esperienza religiosa\" che diventa, per le sue idee sul \"liberalsocialismo\" uno tra i principali  riferimenti letterari della gioventù antifascista.   A Firenze, nel 1942 Capitini finisce in carcere con altri aderenti al movimento. Nel maggio 1943, viene nuovamente arrestato, questa volta a Perugia, e rimarrà in prigione fino alla caduta del fascismo il 25 luglio. Siamo nel momenti convulsi a cavallo dell’8 settembre e Capitini rifiuta di aderire a qualsiasi partito. Sconterà questa decisione, con l’esclusione dal sia dal CLN ( il Comitato di Liberazione Nazionale) che dalla Costituente.Nel giugno 1944 Capitini cerca di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta e di decentralizzazione del potere, a Perugia istituisce il primo COS, (Centro di Orientamento Sociale) un nuovo \"spazio nonviolento.Questa posizione di limpida onestà intellettuale, gli costerà, da una parte, l’isolamento e l’indifferenza della sinistra italiana, e dall’altra, l’aperta ostilità della Democrazia Cristiana e della Chiesa Cattolica, irritata anche da un’altra creatura di Capitini, i COR, (Centro di Orientamento Religioso) fondati nel 1952. Il loro scopo era quello di favorire la conoscenza delle religioni diverse dalla cattolica, e di stimolare i cattolici stessi ad un approccio più critico e impegnato alle questioni religiose. La Chiesa vieta la frequentazione del Centro di Orientamento Religioso, e quando nel 1955 Capitini pubblica \"Religione Aperta\" il libro viene immediatamente inserito nell’\"Indice dei libri proibiti\". Sul fronte didattico Capitini diventa, negli anni successivi al conflitto mondiale, Rettore dell’università per stranieri di Perugia, un incarico che sarà costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni della locale Chiesa cattolica. Nel marzo 1959 è tra i fondatori dell’ADESSPI, l’Associazione di difesa e sviluppo della scuola pubblica in Italia. È lui a promuovere, il 24 settembre 1961, la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi la marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli (boicottata dal Clero e dalla Democrazia cristiana). In questa occasione viene per la prima volta utilizzata la Bandiera della pace. Fu anche costituito il Movimento nonviolento per la pace con segretario lo stesso Capitini. Il suo impegno per la Pace lo vede protagonista anche, insieme ad altri nonviolenti, nella  campagna per l’obiezione di coscienza un modo, secondo Capitini per trasformare la società.     Nel 1967 esce il libro \"Le tecniche della nonviolenza\". Aldo Capitini muore a Perugia nel 1968. Sulla sua pietra tombale c’è scritto: “Libero pensatore, rivoluzionario nonviolento\"         http://lombardia.anpi.it/voghera/aldocapitini.htm"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Brigata Partigiana Maiella"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "QUI DOVE NEI SOTTERRANEI DELL'EDIFICIO ANTICO SI RACCOGLIEVANO COI COMPAGNI DELLA FEDE PERIGLIOSAMENTE VISSUTA GIUSEPPE BENTIVOGLI E PAOLO FABBRI PER QUELLA FEDE CADUTI CONFORTAVANO E GUIDAVANO ALLA LOTTA EROICA PER LA RESURREZIONE DELLA PATRIA ETERNO NE VIVA IL RICORDO MAI SI SPENGA LA FIAMMA CHE NE ILLUMINO' IL SACRIFICIO 1943-1945 Via de’ Poeti 3. Anno di posa non noto.               Giuseppe Bentivogli,«Liberel, Nonno», nato nel 1885 a Molinella.                                             Medaglia d'Oro al Valor Militare Instancabile organizzatore di formazioni partigiane, si prodigava nella lotta di liberazione in moltissime azioni quanto mai rischiose mettendo sempre il nemico nelle più gravi difficoltà. Catturato, sopportava le atroci torture infertegli dal nemico con impassibile fermezza; condannato alla pena capitale affrontò la morte da eroe. Esempio fulgido di abnegazione e di indomito coraggio.          https://www.storiaememoriadibologna.it/bentivogli-giuseppe-478603-persona                                                                           Paolo Fabbri, «Palita», nato nel 1889 a Conselice (RA).   Medaglia d'Oro al Valor Militare  Ardente animatore della Resistenza, dopo avere compiuto molteplici temerarie imprese, si prestava volontariamente ad effettuare una importantissima azione di collegamento con i Comandi che si trovavano oltre le linee nemiche. Addentratosi tra i nevosi valichi dell'Appennino, stremato di forze, perdeva la vita.  Appennino tosco-emiliano, 14 febbraio 1945         https://www.storiaememoriadibologna.it/fabbri-paolo-478734-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Via caduti di Casteldebole è una fra le vie principali del paese. La storia ci racconta che nella notte tra il 29 e il 30 ottobre del 1944, un distaccamento della 63° brigata Bolero Garibaldi, mentre cercava di entrare nella città di Bologna per l’imminente insurrezione, dovette fermarsi a Casteldebole, perché il fiume Reno era in piena. Purtroppo la mattina dopo la brigata fu scoperta dalle SS, dovettero combattere fino all’ultimo contro i soldati tedeschi, e vennero tutti uccisi.    I venti giovani caduti in questa battaglia furono: Monaldo Calari, Corrado Masetti (detto anche “Bolero” perché era il comandante della brigata), Volfango Seghi, Luigi Antonio Rondina, Franco Venturoli, Attilio Pe-drini, Enrico Franceschini, Renzo Fanti, Arvedo Masetti, Aldo Murotti, Ubaldo Poli, Costantino Testoni, Gino Adani, Giuseppe Magagnoli, Mario Marchioni, Marino Migliori, Pasquale D’errico, Secondo Spisni, Karaton e Gregori (così chiamati perché erano ex-prigionieri sovietici). Si salvò Alessandro Ventura \"Fra Diavolo\" perché, abitando a Casteldebole, la sera tra il 29 e il 30 si era recato a salutare la madre. Intervenne nella battaglia uccidendo un ufficiale e ferendo due soldati. Poi dovette ritirarsi. Fu arrestato e fucilato dai fascisti alla vigilia della liberazione.  In questa battaglia vennero uccisi anche cinque cittadini innocenti: Alfredo Galli, Raffaele Merighi, Augusto Pedrini, Nello Santandrea ed Enrico Sgarzi. Il pomeriggio e la sera del 30 Ottobre 1944 i soldati nazisti rastrellarono 10 persone che poi fucilarono il giorno dopo per rappresaglia. I malcapitati furono: Mario Baiesi, Ugo Borelli, Alfonso Calzati, Giuseppe Casagrande, Afro Fiorini, Vincenzo Gamberini, Medardo Lambertini, Marco Marchesini, Filippo Montanari, Giordano Perini e Pizzinardi Athos. Il processo contro i responsabili non fu mai celebrato. http://www.storiaememoriadibologna.it/eccidio-di-casteldebole-43-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Pisacane nasce nel 1818 a Napoli da una famiglia aristocratica. Fu esponente di un Risorgimento rivoluzionario, nazionale e socialista.Inizia la carriera militare a dodici anni. Nel 1843 riceve la promozione a Tenente e ritorna a Napoli. Partecipa come volontario nelle file piemontesi alla Prima Guerra di Indipendenza che non sortì i risultati sperati.  Dopo la sconfitta piemontese Pisacane si trasferisce a Roma dove partecipa insieme a Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli alla breve ma importante esperienza della Repubblica Romana. Il 27 aprile è Capo Sezione dello Stato Maggiore della Repubblica e combatte in prima linea contro i Francesi chiamati dal Papa per liberare Roma. A luglio le truppe francesi riescono a sconfiggere la resistenza delle forze repubblicane entrando nella capitale, Carlo Pisacane viene arrestato e poi liberato grazie all'intervento della moglie. Si trasferiscono in Svizzera dove il patriota italiano si dedica alla scrittura di articoli sulle vicende delle guerre recenti a cui aveva partecipato.  Il 25 giugno 1857 Carlo Pisacane insieme ad altri 24 patrioti si imbarca a Genova sul piroscafo Cagliari diretto a Tunisi.Il 28 giugno il piroscafo attracca a Sapri. Si scontrano a Padula con i soldati borbonici che, aiutati dalla popolazione, riescono ad avere il sopravvento sui rivoltosi. Pisacane e circa 80 superstiti sono costretti a scappare a Sanza (SA )dove si conclude questa sfortunata insurrezione, infatti i popolani aggrediscono i rivoltosi trucidandoli. Il 2 luglio 1857 muore anche lo stesso Carlo Pisacane, all'età di 38 anni. I pochi superstiti vengono processati e condannati a morte: la pena verrà in seguito commutata in ergastolo. Fu l’esperienza di Sapri ad ispirare il celebre motivo del Risorgimento: “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!”.                                   Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole. Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "E' nato a Pisa il 9 giugno 1877 ed è stato un baritono italiano, da molti considerato il più grande della storia della lirica, non solo per la straordinaria voce, che è stata apprezzata in ogni parte del globo, ma anche per le sue splendide capacità interpretative. Antifascista, cognato di Giacomo Matteotti, era legatissimo al deputato socialista, tanto da portarne a spalla il feretro in occasione delle esequie. A seguito dell'omicidio Matteotti decide di non cantare più in Italia. Le autorità fasciste lo dichiararono quindi sovversivo. Nel 1937, rientrato in patria per una visita familiare, venne arrestato. La mobilitazione internazionale di artisti e intellettuali spinse il governo fascista a rilasciarlo. Titta Ruffo venne quindi liberato ma gli fu negato l'espatrio. E' morto a Firenze il 5 luglio 1953.  A lui è stata dedicata una via, laterale di Via della Battaglia, nel quartiere Savena."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Battaglia di Porta Lame Nell'estate 1944, in previsione dell'arrivo delle truppe alleate, le brigate partigiane bolognesi allestirono numerose basi in città.  La 7a brigata GAP Gianni Garibaldi acquartierò 75 uomini negli stabili, parzialmente demoliti dai bombardamenti, del Macello comunale in via Azzo Gardino e 230 nei locali dell'ex Ospedale Maggiore in via Riva di Reno (nell’area dove oggi sorge il Palazzo dello sport). I reparti della 7a GAP erano stati rafforzati da partigiani della 62a brigata Camicie rosse Garibaldi e della 66a brigata Jacchia Garibaldi scesi dall'Appennino.  Il reparto del macello era guidato da Bruno Gualandi \"Aldo\" con Lino Michelini \"William\" commissario politico. Quello dell'ospedale era guidato da Giovanni Martini \"Paolo\" con Ferruccio Magnani \"Giacomo\" commissario politico. Alle ore 5,30 del 7 novembre reparti delle Brigate nere e della Feldendarmeria tedesca nel corso di un rastrellamento scoprirono - pare casualmente - la base del Macello comunale. I partigiani, che si trovavano in due stabili, cominciarono a sparare con armi leggere. Le partigiane Rina Pezzoli \"Nadia\" e Diana Sabbi, fatte uscire dalla base per raccogliere informazioni sullo schieramento attaccante, furono catturate e non poterono rientrare. I fascisti tentarono più volte di occupare gli stabili con assalti tanto furiosi, quanto infruttuosi. Il primo partigiano a cadere fu Nello Casali \"Romagnino\", mentre i feriti erano curati dal medico Luigi Lincei \"Sganapino\".  Verso le 10 i tedeschi misero in postazione in via Carlo Alberto (oggi via don Minzoni) un cannone da 88 e una mitragliera pesante a due canne. L’88 demolì uno dei due stabili, per cui i partigiani dovettero rifugiarsi - meno 4 che caddero nella sortita - nell'altro che era seminterrato e quindi meno esposto alle cannonate.  Alle 15,30 dal fronte giunse un carro armato Tigre, il cui cannone cominciò a demolire il secondo stabile. A questo punto Michelini - che aveva assunto il comando del gruppo, essendo rimasto gravemente ferito Gualandi - decise di abbandonare la base. Dopo avere gettato fumogeni, scesero nel canale Cavaticcio - oggi interamente coperto - e cominciarono a risalire la corrente verso via Roma (oggi via Marconi). Sulle due rive, molto alte, si trovavano i fascisti i quali, grazie ai fumogeni e all'oscurità, non li videro. Una volta giunti in piazza Umberto I (oggi piazza dei Martiri), - dopo avere percorso via Marghera (oggi via Fratelli Rosselli) - i partigiani eliminarono un posto di blocco fascista e quindi si divisero in quattro gruppi. I feriti furono portati in alcune abitazioni private e quindi nell'infermeria partigiana di via Duca d'Aosta 77 (oggi via Andrea Costa). Gli altri tornarono alle vecchie basi di partenza. Quasi alla stessa ora, i partigiani della base dell’ex Ospedale Maggiore uscirono allo scoperto e attaccarono da retro lo schieramento nazi-fascista per consentire ai compagni, che ritenevano ancora accerchiati nell’ex macello, di mettersi in salvo.  I nazi-fascisti si sbandarono e quando i partigiani penetrarono nei locali semidemoliti li trovarono vuoti. Senza attendere il ritorno in forze dei nemici, i partigiani abbandonarono la zona e rientrarono nelle vecchie basi. Quella di Porta Lame fu una delle più grandi battaglie campali combattute in Europa dai partigiani nel cuore di una città. I partigiani ebbero 12 morti e 15 feriti. I caduti sono: Oddone Baiesi, Oliano Bosi, Nello Casali, Enzo Cesari, Ercole Dalla Valle, Guido Guernelli, John Klemlen, Ettore Magli, Rodolfo Mori, Alfonso Ricchi, Alfonso Tosarelli e Antonio Zucchi. [Nazario Sauro Onofri]  Scheda da: http://www.storiaememoriadibologna.it/battaglia-di-porta-lame-21-evento  Film animato Memorie: Racconti in Movimento https://www.youtube.com/watch?v=xgQPKGXu1JE&t=14s"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Zanardi nasce a Poggio Rusco, Mantova, il 6 gennaio 1873. Di origini benestanti, si dedica agli studi prima a Poggio Rusco, poi a Mantova e in seguito a Bologna dove si laurea in Farmacia e successivamente in Chimica e farmacia. La formazione all'interno del movimento mantovano lo porta ad un'intensa esperienza di dirigente del Partito socialista italiano, ma anche di amministratore. E' sindaco di Poggio Rusco e contemporaneamente consigliere comunale a Bologna nel 1902. Il 15 luglio 1914 si riunisce il primo consiglio comunale a maggioranza socialista di Bologna che elegge sindaco Francesco Zanardi, «in nome del popolo». Bologna, dotta, liberale e turrita sotto l'egemonia della Camera del lavoro e dell'analfabetismo, così titola «l'Avvenire d'Italia» per dare la notizia che ormai «la teppa comanda» la città. Il 28 giugno 1914 la lista socialista vince le elezioni amministrative forte di un programma di reale cambiamento della gestione della cosa pubblica in favore dei lavoratori. Il riformista Francesco Zanardi guida la città negli anni difficili della Prima guerra mondiale, ma mette in pratica le teorie del municipalismo socialista nell'evoluzione dell'ente locale. «Pane e alfabeto», sono la sintesi del programma elettorale socialista, parole semplici che racchiudono significati fondamentali nell'emancipazione delle donne e degli uomini che lavorano. Le promesse della vigilia saranno mantenute e Francesco Zanardi passerà alla storia come il «sindaco del pane». Il conflitto mondiale inibisce il grande disegno riformatore della giunta Zanardi, ma non lo interrompe. Il comune gestisce il delicato equilibrio tra socialismo pacifista e città in guerra modellando l'organizzazione pubblica in difesa delle donne, degli anziani, dei giovani, dei più deboli, quella retrovia civile che trova nel municipio il punto di riferimento morale e civile. Nel 1919 è eletto deputato e si dimette da sindaco. Dopo l'assalto a Palazzo d'Accursio del 21 novembre 1920, Zanardi è più volte aggredito e subisce violenze da parte dei fascisti. Viene rieletto deputato nel 1921. Allontanato da Bologna, prende dimora a Roma dove rimane definitivamente dopo la morte del figlio Libero avvenuta il 9 giugno 1922 a Rimini dove si era trasferito dopo avere subìto numerose percosse da parte dei fascisti. L'ultimo legame di Zanardi con Bologna avviene il 28 novembre 1928 quando il fratello Giulio, in un momento di sconforto, si toglie la vita davanti alla tomba del nipote Libero. Nel 1935 viene diffidato per frequentare elementi sovversivi e con un provvedimento del 1938 è confinato a Cava dei Tirreni. Ritorna a Bologna dopo il 25 luglio 1943. Eletto deputato nell'Assemblea costituente, nel 1947 passa al Partito socialista dei lavoratori italiani e dopo il 18 aprile 1948 è designato senatore a vita.  Muore a Bologna il 18 ottobre 1954.   Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zanardi-francesco-486179-persona#sthash.rt5RXNYc.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mario Jacchia, nome di battaglia \"Rossini\", nato nel 1896 a Bologna. Avvocato. Iscritto al PdA. Il 3 gennaio 1925 numerosi fascisti assalirono e distrussero il suo studio professionale e quelli di altri avvocati antifascisti. Dopo di allora iniziarono le persecuzioni, anche sul piano professionale. Nel 1927 gli fu negato il certificato di buona condotta politica, essendo antifascista e non iscritto al PNF, per cui venne cancellato dall'elenco dei curatori fallimentari. Nel 1937 non fu ammesso all'avanzamento del grado militare sempre perché antifascista. Infine, nel 1939, essendo ebreo, venne radiato dall'albo degli avvocati e procuratori. Fu riammesso qualche tempo dopo, quando la commissione nazionale per la determinazione della razza stabili che il padre Eugenio \"debba considerarsi non appartenente alla razza ebraica\". All'inizio del 1943 aderì al PdA e, con Massenzio Masia, rappresentò questo partito nel Comitato militare del Fronte per la pace e la libertà, il primo organismo unitario dell'antifascismo bolognese. L'8 settembre 1943 si trovava a Roma dove partecipò agli scontri con i tedeschi. Rientrato a Bologna, fu il primo rappresentante del PdA nel CLN bolognese. Ai primi del 1944 lasciò questo incarico politico, per assumerne altri di carattere militare. Con il nome di battaglia \"Rossini\", ebbe il compito di tenere i collegamenti tra il PdA bolognese e la direzione di Milano. In seguito fu nominato ispettore delle formazioni militari dello stesso partito per l'Emilia e infine ebbe il comando militare delle forze partigiane del nord Emilia. Il 3 agosto 1944, mentre a Parma presiedeva una riunione del suo comando, fu catturato dai fascisti, dopo avere fatto fuggire i compagni di lotta e cercato di distruggere il materiale compromettente. I fascisti lo consegnarono alle SS tedesche e dopo di allora nulla si è più saputo di lui. I suoi compagni di cella hanno testimoniato che fu ferocemente torturato e che tentò due volte di togliersi la vita. Il suo corpo non fu trovato. Alla sua memoria è stata concessa la medaglia d'oro. Riconosciuto partigiano dall'1 ottobre 1943 al 3 agosto 1944. Sulla facciata dello stabile di via D'Azeglio 58, dove aveva l'abitazione e lo studio professionale, è stata murata una lapide. E' ricordato nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna e nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/jacchia-mario-478277-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Massimo Meliconi, nome di battaglia \"Gianni\",  nato nel 1925 a Bologna. Licenza elementare. Operaio meccanico. Cresciuto in una famiglia antifascista, dopo l'8 settembre 1943 scelse immediatamente la partecipazione alla lotta armata contro i nazifascisti; fu tra i primi gappisti che operarono a Bologna.  Divenne vice commissario politico della brigata che aveva contribuito a formare: la 7a brigata GAP Gianni Garibaldi. Cadde combattendo in via Oberdan, a Bologna, il 15 luglio 1944. La 7a GAP prese il suo nome di battaglia \"Gianni\". È stato decorato di medaglia d'oro al valore militare.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/meliconi-massimo-478323-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Tito Speri nasce a Brescia nel 1825; dopo un anno di seminario, persuase la madre a fargli frequentare il liceo di Lodi. Nel 1848 partì come volontario alla Prima guerra di indipendenza, nei Corpi Volontari Lombardi della colonna cremonese guidati da Gaetano Tibaldi, prendendo parte alla battaglia di Sclemo; dopo l’armistizio ritornò a Brescia, dove collaborò all’organizzazione dell’insurrezione della città (le cosiddette “Dieci giornate di Brescia”), prendendo anche attivamente parte agli scontri. Costretto all’esilio, si recò a Lugano, quindi a Torino, dove si accostò alle idee Mazziniane. Rientrato a Brescia, sempre impegnato in attività insurrezionali clandestine, Speri venne arrestato il 18/6/1852 e venne imprigionato dapprima nel Castello di Brescia, quindi a Mantova, dove, dopo lunghi e snervanti processi, fu condannato a morte ed impiccato il 3 marzo 1853 nella fortezza di Belfiore, dove oggi si trova la sede del Centro Studi “Tito Speri”.  A Tito Speri fu innalzato un monumento nell'omonima piazza di Brescia, e fu dedicata una famosa poesia da Giulio Uberti. La tomba è nel cimitero monumentale di Brescia.                      da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ernesto Masi nasce a Bologna nel 1836 da una famiglia di origine romagnola. E' stato uno storico italiano, professore di storia del Risorgimento e funzionario della pubblica istruzione. . Si laurea in diritto all’Università di Bologna nel 1858, quindi si trasferisce a Roma. È, per tutta la vita, un liberale moderato, grande ammiratore del conte Camillo Benso di Cavour; dal 1873 è anche provveditore agli studi di Bologna, carica che ricoprirà fino al 1887.Provveditore agli studi di Firenze dal 1888 al 1901. Muore a Firenze il 17 maggio 1908.   Testo rielaborato dalla Classe 3 F della Scuola Secondaria di primo grado Rolandino Dè Passeggeri Anno Scol. 2019/20"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata al valor militare per la guerra di liberazione, è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare il 9 aprile 1949."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Generale polacco (1892-1970), durante la seconda guerra mondiale, dopo l'occupazione della Polonia da parte dei tedeschi costituì un corpo militare polacco che combattè a fianco degli alleati, soprattutto in Italia. Prese parte alla liberazione di Bologna, in cui il contingente polacco fu il primo a entrare in città e per questo il 6 ottobre 1945 gli fu conferita la cittadinanza onoraria.                                                                         Da: Libertà: i luoghi, i volti, le parole. Memorie dell'antifascismo e della Resistenza nel quartiere Savena di Bologna. di M. Maggiorani e V. Sardone"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nacque a Bologna il 27 dicembre 1817 dal conte Filippo e dalla contessa Rosalba  de’ Lisi. Si laureò presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo bolognese,  dimostrando la sua grande passione per gli studi naturalistici. In virtù delle sue ca- pacità, divenne dapprima assistente, poi docente universitario presso la cattedra  di Anatomia comparata per la quale si occupò di ampliare e ordinare le raccolte  esistenti. Fu socio dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, membro  del Comitato di salute pubblica e, nel 1848, membro del Consiglio supremo di  sanità a Roma. Gli avvenimenti politici conseguenti la caduta della Repubblica  Romana lo costrinsero a fuggire da Roma e a cercare riparo dapprima in Toscana,  infine a Torino. Qui, ottenuta la cittadinanza, accettò l’incarico di supplente presso  la locale scuola di veterinaria della quale divenne rettore nel 1859, anno in cui  fondò anche i musei di anatomia e patologia veterinaria.  Nel corso della sua carriera accademica, fu autore di numerose pubblicazioni  scientifiche orientate allo studio delle malattie diffusive, dell’elmintologia e dell’ana- tomia e fisiologia della placenta. Di notevole importanza risultano anche i suoi  scritti in campo storico-veterinario, atti a fornire un quadro storico generale della  disciplina veterinaria in Italia.  In seguito alla morte prematura dell’unica figlia, nel 1863, l’attività scientifico-ac- cademica subì una battuta d’arresto. Tornato a Bologna, l’Ercolani ricoprì diverse  cariche: nel 1865 fu membro dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna,  nel 1872 preside della Facoltà medico-chirurgica e di Medicina veterinaria, dal  1878 al 1883 rettore dell’Università. Morì a Bologna, il 16 novembre 1883. Nella Provincia di Bologna è stato consigliere dal 1874 al 1883. A Giovanni Battista Ercolani è stato intitolato un viale e una scuola nel Comune di Bologna.            Da: http://www.cittametropolitana.bo.it/storia/Engine/RAServeFile.php/f/biografie.pdf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato ad Imola nel 1927, caduto a Ghiandolino di Imola il 6 ottobre 1944, operaio, Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria. Giovanissimo combattente della settima Brigata GAP, prese parte a numerose azioni in provincia di Bologna. Cadde, pochi mesi prima della liberazione del capoluogo emiliano. Durante un massiccio rastrellamento nazifascista, Rino Ruscello si batté valorosamente a Cà Genasia per consentire ai compagni della sua formazione di sganciarsi.?Nel 1968, con decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, alla memoria del giovane partigiano è stata conferita la massima onorificenza al valor militare con questa motivazione: \"Partigiano di eccezionale audacia e temerarietà, partecipava a numerosi combattimenti mettendo in luce le preclari sue doti di capo e di combattente. Nel corso di una azione di rastrellamento nemico, per permettere al proprio reparto di sganciarsi, rimaneva volontariamente con altro commilitone a contrastare il movimento avversario, resistendo eroicamente in un casolare benché circondato e provocando al nemico dure perdite. Allorché il nemico, visto vano ogni sforzo, incendiava il casolare egli, anziché cadere nelle mani avversarie, preferiva perire tra le fiamme con il compagno, con l'arma in pugno, tramandando così ai giovani con il supremo sacrificio il più luminoso esempio di patriottismo, di coraggio e di amore per la Patria\".?A Rino Ruscello è stata intitolata una via di Bologna. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/37/rino-ruscello"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Rizzoli nacque a Milano nel 1809 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Passò la sua giovinezza a Bologna e riuscì a conseguire la laurea in medicina nel 1828 e in chirurgia nel 1831.   Negli anni successivi visitò l'istituto di Joseph Francois Malgaigne a Parigi; al suo ritorno venne sollevato dall'incarico di capo chirurgo a causa di divergenze con il ministero. Privato dell'insegnamento, si dedicò alla cura della clientela privata dell'ospedale Maggiore e ne divenne primario, fino a quando nel 1868 gli venne riassegnata la cattedra di chirurgia. Fu chiamato ad esaminare la ferita che Giuseppe Garibaldi subì in Aspromonte, evitandogli l'amputazione.  Fu molto stimato e apprezzato anche in politica, ricoprendo diverse cariche a livello nazionale. Nel 1859 fu nominato deputato dell'assemblea nazionale dei popoli della Romagna, votò per la destituzione del governo pontificio e dal 1862 fu consigliere provinciale di Bologna. Nel 1879, un anno prima della sua morte, il re lo nominò Senatore del Regno. Morì il 24 maggio 1880 e la sua salma fu imbalsamata con iniezione arsenica. Caratterizzato da un forte grado di umanità, Rizzoli aveva come interessi preminenti il progresso della scienza ed il miglioramento della propria città. Nel 1879 Rizzoli acquistò dal Demanio il monastero di San Michele in Bosco, ex convento olivetano espropriato in epoca napoleonica. Lasciò tutte le sue ricchezze e proprietà all'amministrazione provinciale di Bologna per la realizzazione del suo sogno: la costruzione di un grande e moderno ospedale per la prevenzione e il trattamento delle deformazioni del corpo. L'Istituto fu inaugurato da Umberto I il 28 giugno 1896 con il nome di Istituto Ortopedico Rizzoli, e rimane uno dei migliori ospedali ortopedici del mondo.   https://www.storiaememoriadibologna.it/rizzoli-francesco-515287-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Gemma Volli e Bianca Colbi Finzi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Walter Stefani, nato nel 1919 a Sasso Marconi. Fattorino. Fu la prima mascotte del Bologna Football Club degli anni venti e trenta. Militò nella brigata Stella rossa Lupo. Venne fucilato dai fascisti a Bologna il 20 settembre 1944. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.             PARTIGIANO WALTER STEFANI DI ANNI 25 CADUTO IL 20.9.1944 I COMPAGNI DEL RIONE Lapide su facciata situata sotto il portico di Vicolo del Falcone tra il numero 12 e il numero 14.  https://www.storiaememoriadibologna.it/stefani-walter-478489-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Corpo volontari della libertà (CVL) è la prima struttura - riconosciuta tanto dal Governo italiano che dagli Alleati - di coordinamento delle forze partigiane. Il Comando Generale del CVL si costituisce a Milano nel giugno 1944 con lo scopo di elaborare una linea politico-militare comune per le varie brigate partigiane che stanno operando per resistere ai nazifascisti. È considerato di fatto il \"braccio armato della Resistenza\" mentre il CLN ne è la mente politica. Il 7 dicembre ’44 con i \"Protocolli di Roma\" - un accordo fra CLNAI (CLN Alta Italia) e Alleati - le formazioni partigiane vengono riconosciute formalmente a condizione che, a guerra conclusa, i combattenti riconsegnino le armi e si sottomettano all’amministrazione anglo-americana. Con questo accordo le forze della Resistenza vengono sottoposte ad un comando militare con a capo Raffaele Cadorna, Generale dell’Esercito regolare italiano, affiancato dai vicecomandanti Ferruccio Parri (Partito d'Azione) e Luigi Longo (Partito Comunista), esponenti di spicco dei due partiti politici che maggiormente hanno voluto inquadrare le forze partigiane in una ‘struttura’ omogenea per poter trattare con gli anglo-americani. Gli altri componenti sono Giovanni Battista Stucchi (Partito Socialista), Enrico Mattei (Democrazia Cristiana) e Mario Argenton (Partito Liberale e formazioni autonome). Il CVL non riesce ad assolvere pienamente la funzione per la quale è nato, data la complessità della situazione politica e logistica dell’Italia occupata; tuttavia resta a lungo il gruppo di partigiani di principale riferimento. Con la legge 21 marzo 1958, n. 285, il CVL ottiene il riconoscimento giuridico a tutti gli effetti di legge come Corpo militare regolarmente inquadrato nelle Forze Armate Italiane. La bandiera del CVL, decorata di M.O.V.M., è attualmente custodita in una bacheca nell'Altare della Patria a Roma. L'ultima manifestazione pubblica in cui ha fatto la sua comparsa, scortata da un picchetto d'onore, è stata in occasione del 50° della costituzione del Comando Generale del CVL. http://www.anpi.it/storia/154/cvl-corpo-volontari-della-liberta"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1885 a Modena, si laureò in Giurisprudenza e nel 1943 si trasferì a Bologna dove cominciò a lavorare come avvocato. Era un uomo molto colto, sensibile ai problemi sociali ed economici. Papa Benedetto XV lo propose per la costituzione di un' associazione cattolica. Nel 1914 fu eletto consigliere provinciale, sostenuto dal ceto contadino i cui interessi cercò sempre di tutelare. Nel febbraio del 1919, raccolse l'appello di Don Luigi Sturzo a impegnarsi nella costituzione della sezione Bolognese del Partito Popolare Italiano. Nel 1919 divenne deputato e continuò a occuparsi della questione agraria anche in seguito alle agitazioni agrarie scoppiate nel bolognese. Dopo la strage di palazzo d'Accursio del 1921, considerò decaduta l'amministrazione comunale e appoggiò la nomina di un prefetto al posto del sindaco, commettendo un errore di valutazione sulla portata della prepotenza fascista. Rieletto deputato nel 1921, sostenne dapprima il Governo Giolitti contro il parere di Don Sturzo e poi la formazione di un primo governo Mussolini, nel quale ebbe l'incarico di sottosegretario alla Giustizia. La sua intenzione era quella di assicurare la rappresentanza cattolica nel governo. Rieletto deputato nel 1924, dopo l'assassinio di Matteotti aderì all'Aventino e dopo la devastazione della sede del suo partito a Bologna si dimise dalle cariche che rivestiva e divenne leale oppositore del regime. Divenne il referente principale dei giovani cattolici che parteciparono alla lotta per la liberazione. Nel 1942 contribuì alla costituzione del Comitato antifascista degli avvocati emiliani e di un gruppo cattolico di resistenza. Nel 1943 fu membro del Fronte per la pace e la libertà, primo comitato che riuniva più partiti nella lotta di liberazione in Italia. Tenne contatti con gli ambienti della resistenza italiana, non risparmiò consigli ai combattenti, mosso dal desiderio di vedere ristabilito un clima di libertà in Italia e una stampa indipendente. Morì di malattia il 23 marzo 1945,  fonte http://www.storiaememoriadibologna.it/milani-fulvio-497311-persona  foto http://archivio.camera.it/resources/ad07/low/imageM/milani_f.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Faenza (Forlì) nel 1891, deceduto a Roma il 1° gennaio 1980, giornalista e dirigente politico socialista.  Giornalista, agitatore, organizzatore in Romagna e, poi, anche in Lunigiana e nelle Marche. Già nel 1911 subisce la prima seria condanna, per essere stato protagonista, a Forlì, dello sciopero generale contro la guerra in Libia. Repubblicano, durante la \"settimana rossa\" di Ancona, che aveva contribuito nel giugno del 1914 a organizzare, finisce in carcere con un altro romagnolo (Benito Mussolini), poi diventato tristemente famoso. Interventista durante la Grande guerra, nel 1921 Pietro Nenni aderisce al Partito Socialista Italiano, proprio nell'anno della scissione comunista di Livorno. Durante il ventennio, Nenni (redattore capo dell'Avanti! nel 1923 e collaboratore, sino al 1926, quando passò in Francia, della rivista Quarto Stato di Nello Rosselli), diventa uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell'antifascismo italiano e internazionale. Durante la guerra di Spagna combatte al fianco dei democratici, provenienti da tutto il mondo, inquadrati nelle Brigate Internazionali, di cui fu uno dei massimi dirigenti e commissari politici. È durante l'esperienza spagnola, che vengono poste le basi dell'unità politica d'azione con i comunisti di Togliatti. Tra il 1939 e il 1940 l'uomo politico socialista vive in Francia; poi finisce in mano ai tedeschi, che lo consegnano ai fascisti italiani. Confinato a Ponza (dove apprende della morte, ad Auschwitz, della figlia Vittoria), Pietro Nenni, dopo la caduta di Mussolini, va a Roma e, nel periodo della Resistenza, assume, (con Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Lelio Basso), la guida del Partito socialista, riunificatosi con il nome di Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP). Fa parte del Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, osteggia la \"svolta di Salerno\" ispirata da Togliatti, tanto che non partecipa al Governo Bonomi. Dopo la Liberazione, si impegna in incarichi di governo (è stato anche ministro degli Esteri), e guida in prima persona la battaglia a favore della Repubblica. La rottura dell'unità nazionale antifascista, nella primavera del 1947, segnò anche una nuova rottura nel Partito Socialista, con la scissione della destra riformista e socialdemocratica di Giuseppe Saragat, che diede vita al PSLI, poi PSDI. Gli anni del centrismo furono caratterizzati dalla stretta alleanza con il PCI; furono gli anni del \"frontismo\", che però si esaurirono dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria. Riavvicinatosi a Saragat, Pietro Nenni propose e ottenne la temporanea riunificazione delle due diverse anime del socialismo italiano. Dopo aver intrapreso la via dell'autonomismo, giunse a collaborare con la DC di Fanfani e di Moro, con il PSDI di Saragat ed il PRI di Ugo La Malfa nei governi di centro-sinistra, diventando vice presidente del Consiglio e poi di nuovo ministro degli Esteri. Nominato senatore a vita nel 1970, nel 1976 torna alla presidenza del PSI. L'ultimo suo più significativo atto politico, è stato l'appoggio dato al fronte divorzista nel referendum del 1974, confronto elettorale voluto dalla DC di Fanfani e dal MSI di Almirante. Pietro Nenni ha lasciato diecine e diecine di saggi politici, di cui ricordiamo qui soltanto Vento del Nord.    http://www.anpi.it/donne-e-uomini/145/pietro-nenni                     (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/145/pietro-nenni                    )                                          Foto: commons.wikimedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Adolfo Fantini, nome di battaglia \"Moretto\",  nato nel 1927 a Bologna. Operaio. Fece parte del gruppo di otto partigiani che costituirono la squadra Temporale della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi, comandata da Nazzareno Gentilucci. Partecipò a tutte le azioni di sabotaggio organizzate dalla squadra. Prese parte alla battaglia di Porta Lame. Successivamente, abbandonata la base di via Zannoni, divenuta pericolosa per l'intensificarsi dei rastrellamenti da parte dei tedeschi e delle brigate nere, insieme con Gentilucci e Dante Drusiani si rifugiò nella base di via De Marchi. Ai primi di dicembre 1944 insieme con Drusiani si trasferì ad Anzola Emilia entrando a far parte della 63ma brigata Bolero Garibaldi. Catturato ad Anzola Emilia, venne tradotto nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna). Subì torture e sevizie, ma \"non parlò, non compromise il movimento\". Venne fucilato ai Colli di Paderno (Bologna) il 14 dicembre 1944. La sua foto apparve in un volantino delle brigate nere in data 15 dicembre 1944 dal titolo \"Dal tradimento alla stella rossa. L'infame documentazione dell'attività partigiana\". In esso si affermava che Fantini, accusato dell'uccisione di cinque persone e di molti altri delitti, era stato giudicato da un tribunale e, dichiaratosi reo confesso, era stato condannato a morte. Riconosciuto partigiano con il grado di sottotenente dal 9 settembre 1943 al 14 dicembre 1944.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento Memoriale di Monte Sabbiuno.  Fonte: http://www.storiaememoriadibologna.it/fantini-adolfo-478180-persona#sthash.BTc4fXki.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Scuole Dell'Infanzia Comunali Fantini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mario Bastia, nome di battaglia \"Marroni\", nato nel 1915 a Bologna. Fu uno dei maggiori dirigenti militari del PdA ( Partito d'Azione) dell'Emilia-Romagna e ricoprì numerosi incarichi di responsabilità negli organismi della Resistenza. Fu il coordinatore delle brigate Giustizia e Libertà Montagna e Città e rappresentò il PdA nel CUMER. Nel luglio 1944, per incarico di Massenzio Masia, studiò e realizzò il piano per il salvataggio della dotazione di radium dell'ospedale Sant'Orsola (Bologna), parte del quale era già stato razziato dai tedeschi. Esponendosi alle radiazioni, si fece consegnare dai sanitari il prezioso metallo e lo interrò nella cantina dell'abitazione del dott. Filippo D'Aiutolo, dove fu recuperato dopo la Liberazione. Il 4 settembre 1944, con l'arresto di Masia e di numerosi dirigenti del PdA, tra cui la moglie Leda Orlandi, assunse il comando politico e militare del partito.Il 19 settembre 1944 fu processato in contumacia e condannato a morte dal tribunale militare straordinario di guerra. Nell'estate-autunno 1944, in previsione di quella che si riteneva l'imminente liberazione della città, il CUMER e il Comando piazza di Bologna organizzarono numerose basi nelle quali sistemare le formazioni partigiane. La brigata Giustizia e Libertà Città allestì la propria base nello scantinato dell'Istituto di geografia dell'università. Nelle prime ore del pomeriggio del 20 ottobre 1944 - in seguito a una delazione - ingenti forze fasciste circondarono l'edificio, nel quale Bastia si trovava con numerosi partigiani. Nello scontro a fuoco, che durò alcune ore, caddero sei partigiani. Ezio Giacconi e Leo Pizzigotti, Luciano Pizzigotti, Stelio Ronzani, Antonino Scaravilli e lo stesso Bastia. Per ricordare la \"battaglia dell'università\", nel cortile dell'Ateneo è stata murata una lapide con una epigrafe. Alla memoria di Mario Bastia è stata conferita la medaglia d'oro. Dopo la liberazione, l'università di Bologna gli ha conferito la laurea \"ad honorem\". Il suo nome è stato dato ad una strada di Bologna.   Da : http://www.storiaememoriadibologna.it/bastia-mario-478052"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via di Vincenzo, 47  dedicata a Bruno Monterumici e Vasco Mattioli                              Bruno Monterumici , nome di battaglia \"Roberti\", nacque nel 1906 a Bologna. Dirigente della FGCI. Nel’28 fu rinviato a giudizio davanti al Tribunale speciale e condannato a 7 anni per «ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva». Riebbe la libertà nel’32 a seguito della concessione dell'amnistia.. Nel’38 subì un altro arresto. Rinviato a giudizio davanti al Tribunale speciale venne condannato a 18 anni di reclusione. All'inizio della lotta di liberazione fu tra i primi organizzatori delle squadre armate bolognesi in città che diedero poi vita alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi, nella quale militò. Arrestato nel’44 dalle brigate nere, fu a lungo torturato e infine ucciso. A Bologna, oltre all'omonima strada, a lui è intitolata la Scuola elementare di via Asiago ed è inoltre ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/monterumici-bruno-478340-persona                                                                              Vasco Mattioli, nato nel 1913 a Empoli (FI). Giovane comunista, espatriò in Francia. Alla fine del 1936 entrò in Spagna per combattere a sostegno della Repubblica e contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco; fece parte del battaglione Garibaldi ed ebbe il grado di sergente. Fu ferito nella battaglia di Huesca, il 16 giugno 37. Ritornò in Francia dove fu internato nei campi di concentramento dei San Cyprien, Gurs e Vernet d'Ariège, dove sempre svolse una intensa attività organizzativa. Tradotto in Italia venne condannato a 4 anni di confino che scontò nell'Isola di Ventotene (LT). Nell'agosto 1943 fu liberato ed ebbe incarichi di fiducia da parte della direzione del PCI. Durante la guerra di liberazione fu inviato a Bologna dove partecipò alla formazione delle prime brigata Garibaldi e, poi, svolse funzione di ufficiale di collegamento del CUMER. Arrestato dai fascisti a Bologna, in località Due Madonne, fu assassinato il 5 luglio 1944. Il suo corpo venne rinvenuto nei pressi di via Arcoveggio.  E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.             http://memoriadibologna.comune.bologna.it/mattioli-matteoli-vasco"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alceste De Ambris, nato nel 1874. Importante sindacalista rivoluzionario. Fu tra i fondatori dell'U.S.I. (Unione Sindacale Italiana), che fu detta anarco-sindacalista. Entra nel Partito Socialista nel 1892, Passato un periodo in Brasile, per sfuggire ad un processo per diserzione, ritorna in Italia, in seguito ad una amnistia, nel 1903. Occupa il posto di segretario della Camera del Lavoro di Savona fino a che, nel 1905, chiamato a Roma, assume la direzione del giornale \"Gioventù socialista\" che, sotto la sua direzione, prende un indirizzo nettamente sindacalista. Nel 1907 viene offerto di dirigere la Camera del Lavoro di Parma..  I contrasti tra proprietari agricoli e braccianti erano violentissimi. La Camera del Lavoro era controllata dai riformisti ma, dopo un periodo di violenti contrasti e polemiche, De Ambris, con l'appoggio della base contadina ed operaia, riesce ad imporre l' egemonia della propria corrente. Assume, quindi, la direzione del giornale «L' Internazionale». Organizza nel 1908 un grande sciopero nel parmense dove parteciparono 20.680 lavoratori della terra e 6000 operai dell' industria. Fu un grande successo per gli esponenti più in vista del sindacalismo rivoluzionario, che giunsero da tutte le parti d' Italia per tenere comizi. Fallito un tentativo governativo di mediazione lo sciopero fu stroncato solo in seguito all' intervento dell' esercito che procedette a centinaia di arresti mentre l'autorità giudiziaria spiccava numerosi mandati d'arresto contro i capi dello sciopero, incluso De Ambris. In seguito a questi avvenimenti fu costretto a fuggire all' estero. Tornerà nel 1911.  Allo scoppio della Prima guerra mondiale, si schiera con il movimento interventista e si arruola come volontario. Nel dopoguerra si avvicina alle posizioni irredentiste e rivoluzionarie di D' Annunzio. Nel 1920 predispone la Carta del Carnaro che avrebbe dovuto essere la Costituzione della Libera città di Fiume. Alla conclusione di questa vicenda, deluso dalle posizioni contraddittorie e opportuniste del poeta riprende la sua militanza di sindacalista rivoluzionario. Nel 1922, dopo la Marcia su Roma, critica il Regime fascista e viene perseguitato fino a costringerlo, ancora una volta, all' esilio. Si rifugia in Francia dove continua la sua attività di militante rivoluzionario. Muore nella cittadina di Brive nel 1934.              Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.    Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Gaetano Bottrigari"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Cerignola (Foggia) nel 1892. È stato certamente il maggiore e più seguito, dirigente sindacale italiano del XX secolo. Rimasto orfano quando non aveva ancora otto anni (suo padre, bracciante, morì sul lavoro), \"Peppino\", come veniva affettuosamente chiamato, conobbe subito la durezza dello sfruttamento del lavoro bracciantile. A 12 anni il ragazzino era membro del sindacato dei contadini; a 13 era già nel direttivo della Lega; a 16 fondava il Circolo giovanile socialista di Cerignola. Nel 1910 viene eletto segretario della Federazione giovanile del PSI pugliese. L'anno dopo si era già schierato col sindacalismo rivoluzionario e, nel 1914, era alla testa dei moti della \"settimana rossa\" di Bari. Costretto a riparare in Svizzera nel 1915 poté tornare a Cerignola e poi partire per la Grande guerra.  Al termine del conflitto torna a dirigere la Camera del Lavoro di Cerignola e poi quella di Bari. Sono gli anni dello squadrismo fascista foraggiato dagli agrari e, nell'aprile del 1921, il popolare dirigente dei lavoratori pugliesi finisce in carcere. Viene eletto deputato. A Bari è alla testa dei lavoratori che difendono la Camera del Lavoro, che verrà espugnata, non dai fascisti ma dall'Esercito. Aderisce nel 1924, al Partito comunista e nello stesso anno è rieletto deputato. Nel 1925, nonostante l'immunità parlamentare, è di nuovo arrestato. Dal 1928 al 1930, Di Vittorio è a Mosca, dove partecipa alla direzione della \"Internazionale contadina\". Quando passa in Francia, organizza a Parigi la Confederazione generale del lavoro e si dedica al rafforzamento del movimento antifascista tra gli emigrati italiani. Membro del Comitato centrale e dell'Ufficio politico del PCdI. Quando Francisco Franco attacca la Repubblica democratica spagnola, eccolo (col nome di Mario Nicoletti), combattere come commissario politico della Brigata Internazionale. Ferito a Guadalajara, trascorre la convalescenza in Francia, dove dirige il quotidiano La voce degli Italiani. Alla fine della guerra civile torna in Francia. Arrestato il 10 febbraio 1941, è trattenuto dai nazisti, che lo consegnano poi alle autorità fasciste. Con la caduta di Mussolini, è il Governo Badoglio a nominare Di Vittorio commissario alle Confederazioni sindacali e ad affidargli la segreteria della Federazione nazionale dei lavoratori agricoli. Con l'armistizio, l'avvio della Resistenza, che vede, ancora una volta, il sindacalista pugliese in prima fila. Alla liberazione della Capitale, nel 1944, il comunista Di Vittorio firma il Patto d'unità sindacale con democristiani e socialisti. Nasce così la CGIL, che Di Vittorio dirigerà sino alla morte. Presidente della Federazione sindacale mondiale, è il sindacalista pugliese (membro della Costituente, eletto deputato del PCI nel 1948 e nel 1953), è sempre lui che varerà il \"Piano del lavoro\", che affronterà, con coraggio e spirito unitario, le scissioni seguite all'attentato a Togliatti le crisi della sconfitta alla Fiat, del XX Congresso del PCUS, degli eventi drammatici di Polonia e d'Ungheria. Morirà stroncato da un infarto durante una riunione sindacale a Lecco il 3 novembre 1957.                  http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1385/giuseppe-di-vittorio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Targa situata all'interno della sede del Quartiere Santo Stefano in Via Santo Stefano 119"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide dedicata ai caduti e dispersi originari del rione Pontevecchio o residenti nella zona. Vi si leggono i nomi di 43 caduti (Giorgio Alberti di 24 anni, Gilberto Ariatti, 26 anni nel 1943, ufficialmente disperso della divisione Acqui, Floriano Atti di 21 anni, Libero Baldi di 30 anni, Mario Bastia, uno dei principali dirigenti del Partito d’Azione a Bologna e in Emilia Romagna ucciso a 29 anni nella battaglia dell’Università, Dino Bedonni di 20 anni, Floriano Berengari di 20 anni, Giuseppe Bertocchi di 42 anni, Adriano Biondi di 19 anni, Amleto Bordoni di 17 anni, Enio Bordoni di 19 anni, Medardo Bottonelli di 30 anni, Pietro Bugamelli di 18 anni, Fioravante Cacciari di 16 anni, Giovanni Casoni di 44 anni, Nello Cavicchioli di 18 anni, Francesco Cristofori di 23 anni, Aroldo Renzo Cristofori di 18 anni, Mario Faccioli di 30 anni, Gino Gamberini di 21 anni, Antonino Ghini di 21 anni, Antonio Grandi di 21 anni, Armandino Grossi di 19 anni, Macchiavelli L, Aldino Marchesi di 20 anni, Mario Marchioni di 20 anni, Eros Marri di 19 anni (sulla lapide compare erroneamente Mari M., mentre sulla riproduzione di via Faenza compare Mari E.), Luigi Martelli di 35 anni, Renato Martelli di 24 anni, Bruno Monterumici di 38 anni, Corrado Pavignani di 18 anni, Antenore Piva, Anselmo Ramazzotti di 56 anni, Sandrino Rossi di 21 anni, Walter Sarti di 21 anni, Otello Spadoni di 19 anni, Flavio Tampieri di 22 anni, Bruno Tarozzi di 23 anni, Enzo Tassoni, Vincenzo Toffano, di 18 anni, Alfieri Tomesani di 21 anni, Walter Tommasini di 22 anni, Enrico Zaniboni di 18 anni) e di 9 giovani ufficialmente dispersi (Bruno Albertazzi di 18 anni, Francesco Brusa di 23 anni, Mario Calzoni di 17 anni, Cesarino Ercolessi di 19 anni, Ernesto Gamberini di 43 anni, Elio Giacometti di 19 anni, Luciano Mantovani di 18 anni, Cesare Nicoli di 31 anni, Remo Nicoli di 21 anni).  Alcuni di questi caddero in combattimento in città, in provincia e anche fuori Bologna, come accadde ai partigiani morti in Veneto e in Trentino, altri furono deportati e morirono in campo di concentramento, altri ancora vennero fucilati dai nazisti o dai fascisti. Una parte dei nominativi ricorre su altre lapidi e su altri monumenti dedicati ai caduti della zona come nel caso dei fucilati a San Ruffillo. La lapide non comprende tutti i nomi di caduti dell’attuale Quartiere Savena. La lapide si trova in Via Oretti di fronte al numero civico 8, in una rientranza del muro perimetrale dell'attuale caserma dei carabinieri, ex sede del gruppo rionale fascista \"Giorgio Tinti\", poi casa del popolo. Nella piazzetta antistante il centro civico del quartiere in via Faenza 4 è stata collocata una riproduzione della lapide di via Oretti.   http://www.comune.bologna.it/quartieresavena/servizi/144:28176/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cippo caduti e dispersi del Pontevecchio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La Libia è un territorio conquistato dagli Italiani durante la guerra del 1911-12 contro l’Impero Ottomano, e il cui possesso italiano è confermato dal trattato di Losanna del 1912. La Libia italiana è composta da due provincie: la Cirenaica e a Tripolitana e in entrambe le regioni, anche dopo la fine della guerra, restano attivi i movimenti di guerriglia per l’Indipendenza. Gli accordi raggiunti dal governo italiano e dall’ Imperatore turco garantiscono alle popolazioni locali alcuni margini di autonomia e la possibilità di avere organismi di rappresentanza."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "IN QUESTA CASA ABITO' GIOSUE CARDUCCI DAL 1876 AL 1890 GLI ANNI GLORIOSI DELLE \"RIME NUOVE\" E DELLE \"ODI BARBARE\" NEL CENTENARIO DELLA NASCITA IN COMUNE DI BOLOGNA POSE 1935 - XIII  Anno di posa 1935. Posto a cura del Comune di Bologna. Strada Maggiore 37."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo e Nello Rosselli, nati a Roma: Carlo nel 1899, Nello l'anno successivo, da famiglia della borghesia benestante e illuminista. Uccisi a Bagnoles de l'Orne nel 1937. Carlo, ufficiale degli alpini, ferito al fronte del primo conflitto mondiale, professore universitario; Nello, allievo a Firenze di Gaetano Salvemini, storico e docente universitario. Il primo orientato verso idee socialiste, il secondo simpatizzante liberale, vicino a Giovanni Amendola. Entrambi antifascisti attivi, subiscono numerosi arresti, aggressioni, devastazioni dell'abitazione fiorentina. Carlo, nel 1926, fonda e dirige il settimanale di ispirazione socialista Quarto Stato; arrestato nuovamente è assegnato al confino nell'isola di Ustica - assieme al fratello Nello - e successivamente a Lipari. Nel 1929, unitamente a Fausto Nitti ed Emilio Lussu, Carlo fugge da Lipari e, via mare, si rifugia in Francia. Fondatore e dirigente del movimento \"Giustizia e libertà\", nel '36 accorre in Spagna, combatte nelle Brigate internazionali, resta ferito a Monte Pelato. Nel frattempo Nello è di nuovo arrestato e confinato a Ponza; qualche tempo dopo riesce ad espatriare raggiungendo in Francia il fratello Carlo rientrato dalla Spagna per curarsi a Bagnoles de l'Orne. Nei pressi della cittadina francese, i due fratelli cadono nell'agguato teso loro da alcuni sicari del gruppo filofascista La Cagoule e sono massacrati a colpi di arma da fuoco e coltellate; mandanti del duplice omicidio, Mussolini e suo genero Galeazzo Ciano. Il 19 giugno si celebrano a Parigi i funerali solenni che verranno sepolti al cimitero Père Lachaise; la cerimonia è seguita con larga partecipazione non solo dai fuoriusciti italiani, ma anche da tutti i partiti e gruppi antifascisti e dalla folla parigina. scheda da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/carlo-e-nello-rosselli/  Foto: Wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giosuè Carducci, per commemorare il martire Oberdan, pubblicò su Il Resto del Carlino il 22 giugno 1886 un'epigrafe in suo onore, la quale fu successivamente incisa sulla lapide. XX DICEMBRE MDCCCLXXXII GUGLIELMO OBERDAN MORTO SANTAMENTE PER L'ITALIA TERRORE AMMONIMENTO RIMPROVERO AI TIRANNI DI FUORI AI VIGLIACCHI DI DENTRO                                          Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/oberdan-guglielmo-1235-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Guglielmo Oberdan"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una agiata famiglia borghese. Si trasferisce a Roma per frequentare la Facoltà di Lettere. Protagonista della letteratura italiana di primo '900. Convinto interventista partecipa alla Prima Guerra mondiale. Dopo la fine del conflitto nel  1919, guidò una spedizione di \"legionari\", per occupare la città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Questo gesto rese D'Annunzio famoso e celebrato.  Il fascismo vide sempre in lui un precursore e un riferimento. Con l’ascesa di Mussolini, D’Annunzio si ritira dalla vita politica e passa gli ultimi anni sul lago di Garda. Muore a Gardone Riviera nel 1938."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce nel 1920. a Recanati, consegue la maturità liceale a Bologna. Nel 1943 entra nel Partito d’Azione, dove stringe amicizia con Francesco De Martino e Riccardo Lombardi. Allo scioglimento del Partito d’Azione nel 1947 confluisce nel Partito socialista italiano. Viene eletto segretario della Federazione di Ancona.  Nel 1951 entra nel Comitato Direttivo della Cgil e nel 1953 viene eletto deputato. Scrive il testo della risoluzione della Cgil che condanna l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici e la successiva repressione. Nel 1961 diventa membro della Direzione nazionale del Psi e assume l’incarico di responsabile della sezione centrale di massa che si occupava dei rapporti con il sindacato. Nel dibattito interno del Partito è con De Martino tra i sostenitori del centrosinistra e della partecipazione dei socialisti al governo. Interviene al dibattito sul bilancio del primo governo Leone, dove traccia i contenuti di una politica riformatrice e di programmazione all’interno della quale una funzione importante doveva essere svolta dal ministero del lavoro, a condizione, dice, che “divenga sempre più il Ministero dei lavoratori”. Sostiene con convinzione il processo di unificazione socialista. Viene eletto al Senato della repubblica nel 1968 nelle elezioni che vedono una secca sconfitta del nuovo Partito unificato. Fine della gabbie salariali, riforma del collocamento, riforma delle pensioni, Statuto dei lavoratori, questi i provvedimenti che segnano la sua intensa attività di ministro. Muore in una clinica di Zurigo l’11 luglio del 1969 venti giorni dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il testo, da lui elaborato, dello Statuto dei lavoratori.  Notizie tratte da:  Enzo Bartocci, Giacomo Brodolini e la ripresa del riformismo socialista in Italia, scheda biografica inedita, presso Fondazione Brodolini. Emanuele Stolfi, Da una parte sola. Storia politica dello Statuto dei lavoratori. Longanesi 1976 http://www.rassegna.it/articoli/notizie-sulla-vita-di-giacomo-brodolini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Bruno Edmondo Arnaud, nato a Tabellano di Suzzara (Mantova) nel 1901, agente di commercio librario. Chiamato alle armi come ufficiale di complemento, nel 1942 Arnaud era stato mandato in Montenegro. Capitano del 120° Reggimento fanteria, l'8 settembre 1943, alla testa della sua compagnia, difese ad oltranza la piazza marittima di Cattaro dagli attacchi delle SS della Divisione \"Prinz Eugen\". Fatto prigioniero, con pochi superstiti, fu fucilato dai tedeschi con altri cinque ufficiali italiani, a Gruda-Bukovina (Jugoslavia) il 18 settembre 1943, e fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. È ricordato nel Sacrario dei partigiani di piazza Nettuno a Bologna; gli è inoltre stata intitolata una strada a Bologna e una a Roma. Da: www.anpi.it      Foto:http://www.storiaememoriadibologna.it/arnaud-bruno-edmondo-480347-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Bruno Arnaud"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ferdinando Fortuzzi, soldato nel 7 reggimento Fanteria, nato a Bologna nel 1886,  morto per peritonite nell'ospedale Dante di Udine il 4 dicembre 1916. http://www.storiaememoriadibologna.it/fortuzzi-ferdinando-479902-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il suo nome di battaglia era Max. Era nato il 2 settembre del 1902 a Como. Nel 1923 aveva lasciato Como per frequentare la facoltà di Magistero a Venezia. Il soggiorno nella città lagunare rappresentò una tappa fondamentale nella sua vita. Qui conobbe autorevoli esponenti del mondo antifascista, grazie ai quali, rimeditò l'esperienza politica che stava vivendo in quel momento il paese, il cui sbocco inevitabile era la fine del regime democratico-liberale e l'avvento della dittatura fascista. Era laureato in Scienze economiche.  Era un tecnico bancario che, agli studi di alta finanza, aveva unito, alternato e integrato quelli umanistici. Parlava correttamente tre lingue ed era un giornalista pubblicista acuto e di grande versatilità. A quell'epoca, anche se appena ventenne, era già un uomo maturo, che era cresciuto e si era formato negli anni difficili del primo dopoguerra, dopo avere vissuto una dura e tragica vicenda politico-militare dalla quale non si possono escludere del tutto risvolti avventurosi, culturali e letterari. Alla fine del 1942 fu tra i fondatori del PdA, nel quale confluirono gli esponenti del Movimento di Giustizia e Libertà, i gruppi liberal-socialisti e altre formazioni politiche minori. Nello stesso anno venne richiamato alle armi e destinato all'ufficio della censura postale a Bologna.  Nel 1943, a Como, costituì o ricostituì la sezione del PRI della quale fu eletto segretario.  Dalla fine del 1943 si era domiciliato a Bologna Con Dario Barontini, Gianguido Borghese e Verenin Grazia fu uno dei massimi dirigenti della lotta di liberazione in Emilia-Romagna, oltre che un esponente di primo piano del PdA e dell'antifascismo italiano e per qualche tempo fu rappresentante del partito nel CLN.  Venne arrestato nella notte tra il 3 e il 4 settembre 1944, unitamente ad altri 22 compagni di lotta. Nella caserma delle brigate nere di via Borgolocchi, venne sottoposto a terribili torture, ma non tradì i compagni di lotta. Il 19 settembre 1944 il Tribunale militare straordinario di guerra lo condannò a morte con altri 7 compagni. La sentenza venne eseguita il 23 settembre 1944 al poligono di tiro di Bologna.  Per onorarne la memoria il suo nome venne dato all'8a brigata Giustizia e Libertà di Bologna e a una divisione Giustizia e Libertà dell'Oltrepò pavese.  Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. E’ stato riconosciuto partigiano nell'8ª brigata Giustizia e Libertà Masia dal 9 settembre 1943 al 23 settembre 1944. Le città di Bologna e di Como gli hanno dedicato una strada.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/masia-massenzio-478316-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ricorda genericamente i decorati al Valor Militare."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rotonda Decorati al Valor Militare"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapidi situate all'ingresso della sede del Quartiere Navile in Via di Saliceto, 5 a ricordo dei tramvieri caduti durante le due guerre mondiali."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luigi Tukory, in realtà, Lajos Tüköry nacque a Körösladány in Ungheria nel 1830. Fu un patriota e militare, famoso per essere stato uno dei Mille, partito con Garibaldi per la Sicilia, dove trovò la morte. Figlio di un allevatore di cavalli, fu uno spensierato giovanotto fino al 1839, quando suo padre morì. Nel 1848 entrò nell’esercito ungherese e diventò tenente a soli diciotto anni. Prese parte alla guerra di Crimea e in seguito fu nominato capitano. Nel 1859 durante il conflitto italo-austriaco venne mandato a supportare l’Italia. Lì conobbe Garibaldi e si arruolò nel suo esercito come uno dei Mille. Durante lo sbarco in Sicilia gli venne affidato il comando dell’avanguardia che attaccò Palermo il 27 maggio del 1860. Fu il primo ad oltrepassare le barricate nemiche, ma venne ferito gravemente. Venne raccolto e portato al campo dove gli fu amputata la gamba, ma la ferita si infettò e morì poco dopo, il 6 giugno 1860. Alla sua morte Garibaldi stesso assistette al suo funerale pronunciando anche il discorso funebre in cui lo battezzava “Combattente per la libertà d’Italia”.                        Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luciano Proni soprannominato “Kid”. Era uno studente di architettura. È stato un partigiano, cioè una persona che combatteva contro i nazifascisti. Un giorno le brigate nere si recarono nella sua abitazione in via del Carro 9 per arrestarlo, ma Kid riuscì a fuggire passando lungo i tetti da un'abitazione all'altra. Il 26 settembre del 1944 fu colpito al polmone sinistro da un colpo di fucile e venne subito portato in infermeria grazie al suo amico. Una volta curato, tornò a girare per le vie di Bologna, ma un giorno, mentre camminava in Via Barbieri, venne riconosciuto dai nazifascisti e fu fucilato. Adesso, proprio in questa strada, viene ricordato con una lapide. A Kid venne assegnata anche una medaglia d'argento alla memoria. Sempre a Bologna, per ricordare questo partigiano, è stata intitolata una strada al suo nome. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/proni-luciano-478412-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Luciano Proni"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Trento e Trieste"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gino Adani, nato nel 1924 a Zola Predosa. Garzone. Militò nel battaglione Monaldo della 36a brigata Bolero Garibaldi e operò nel comune di Monte San Pietro.  Monaldo Calari, \"Enrico\", nato nel 1914 ad Anzola Emilia. Calzolaio.Militare dal 1935 al 1936, fu in Libia con il 93° reggimento fanteria.  Dopo l’8 settembre 1943 organizzò i primi nuclei partigiani che, in seguito, formarono la 63a brigata Bolero Garibaldi. Catturato nel maggio 1944 a Bologna e rinchiuso in San Giovanni in Monte, fu liberato dagli uomini della 7a brigata GAP Garibaldi \"Gianni\" Ritornato al suo posto di lotta presso la 63a brigata Bolero sull'Appennino bolognese, divenne commissario politico di battaglione. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare. Pasquale D'Errico, nato nel 1921 a San Giorgio Jonico (TA). Carabiniere. Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi.  Renzo Fanti, nato nel 1922 a Bologna. Studente.  Militò nella brigata Stella rossa Lupo e operò a Vado (Monzuno). Venne fucilato dalle SS tedesche a Casteldebole (Bologna) il 30 ottobre 1944.  Enrico Franceschini, «Leone», nato nel 1924 a Castello di Serravalle. Meccanico. Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi.  Karaton o Caratón era il nome di battaglia di un ufficiale sovietico, del quale sono rimasti ignoti i dati anagrafici. Dopo essere stato fatto prigioniero in URSS dai tedeschi e portato in Italia, con un gruppo di compatrioti passò nelle file partigiane aggregandosi alla brigata Stella Rossa.Nei giorni successivi passò nelle fila della 63ª brg Bolero Garibaldi, dove ebbe il ruolo di vice comandante.  Giuseppe Magagnoli, «Grillo», nato nel 1926 a Castel San Pietro. Operaio meccanico.  Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi, con funzione di commissario politico di compagnia, e operò sull’Appennino tosco-emiliano a Montefiorino (MO) e a Monte Rosino.  Mario Marchioni, «Barbarossa», nato nel1924 a Bologna. Macellaio. Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi e operò a Monteveglio e Sasso Marconi.  Arvedo Masetti, «Pirata», nato nel 1921 a Bazzano. Meccanico. Prestò servizio militare in aeronautica a Forlì. Fu membro prima del CUMER e poi militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi con funzione di caposquadra e operò nella zona di Zola Predosa e Monte San Pietro.  Corrado Masetti, «Bolero», nato nel 1915 a Zola Pedrosa. Calzolaio.  Nel 1936 fu chiamato alle armi e inviato dal regime fascista con il suo reparto, il battaglione «Lavedo», a combattere in Spagna contro il legittimo governo della Repubblica e in seguito nell'occupazione della Jugoslavia e della Slovenia. Restò ferito. Caduto Mussolini, all'indomani dell'armistizio, fu tra i primi animatori dell’organizzazione partigiana nella zona Bazzanese. Combattè nelle fila della 7a brigata Modena della divisione Armando. Divenne comandante della 63a brigata Garibaldi (che, dopo la sua morte, prese il suo nome di «Bolero»). Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valore militare. Marino Migliori, nome di battaglia \"Maciste\", nato nel 1925 a Monte San Pietro. Colono.  Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi e operò a Monte San Pietro.  Aldo Murotti, nato nel 1921 a Crespellano. Operaio. Prestò servizio militare a Siena. Militò nel battaglione Monaldo della 63a brigata Bolero Garibaldi con funzione di comandante di compagnia e operò a Monte San Pietro. Reno.  Attilio Pedrini, nato nel 1922 a Sala Bolognese. Coltivatore diretto.  Prestò servizio militare in aeronautica. Militò nel battaglione Armaroli della 63ª brigata Bolero Garibaldi e operò a Monte San Pietro.  Ubaldo Poli, «Piccolo», nato nel 1918 a Zola Predosa. Operaio ferraiolo.  Prestò servizio militare nel genio a Verona.  entrò a far parte della 63ª brigata Bolero Garibaldi. Operò a Monte San Pietro e Zola Predosa. Gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria al valor militare. Luigi Antonio Rondina, «Gim», nato nel 1926 a Bosaro (RO). Imbianchino.  Militò nella 63a brigata Bolero Garibaldi e operò a Monte San Pietro.  Volfango Seghi, nato nel 19"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "È nato nel 1877 a Napoli. Il suo primo impegno è stato nel settore giornalistico: nel 1895 è redattore per la rubrica quotidiana di vita giudiziaria del \"Don Marzio\". Laureato in giurisprudenza,si è dedicato alla professione forense diventando nel corso degli anni uno dei maggiori avvocati penalisti italiani. È stato eletto Deputato al Parlamento nel 1909, nel 1913, nel 1919, nel 1921 e nel 1924 È stato nominato Sottosegretario di Stato per le Colonie nel 1913-1914 (IV Governo Giolitti) e Sottosegretario di Stato per il Tesoro nel 1919 (Governo Orlando). Ha ricoperto l'ufficio di Presidente della Giunta delle elezioni (1919-1920). È stato eletto Presidente della Camera dei Deputati il 26 giugno 1920 e confermato nella legislatura successiva fino al 25 gennaio 1924. Durante il fascismo, si è ritirato dalla vita politica attiva e si è dedicato esclusivamente all'esercizio della professione forense. Nominato Senatore del Regno nel 1929, non ha mai partecipato ai lavori dell'Assemblea. Dopo la caduta del fascismo, è tornato ad occuparsi di politica ed è stato autore del compromesso con cui venne istituita la Luogotenenza. È stato nominato componente della Consulta Nazionale. È stato eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946. Dimessosi dalla carica, è stato rieletto Capo provvisorio dello Stato il 26 giugno 1947 (al primo scrutinio con 405 voti su 523). È divenuto senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica. E' stato eletto Presidente del Senato della Repubblica il 28 aprile 1951: si è dimesso dalla carica il 24 giugno 1952. È stato nominato giudice della Corte Costituzionale dal Presidente della Repubblica il 3 dicembre 1955. Nella prima riunione del Collegio il 23 gennaio 1956 è stato eletto Presidente della Corte Costituzionale: si è dimesso dalla carica il 26 marzo 1957. È deceduto il 1° ottobre 1959. http://presidenti.quirinale.it/Denicola/den-biografia.htm"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Renato Bentivogli, nome di battaglia \"Renè\".  nato nel 1912 a Malalbergo. Nel 1943 residente a Bologna. Licenza elementare. Fontaniere. Svolse il servizio militare di leva dal 1932 al 1934 con il grado di caporalmaggiore. Fu richiamato alle armi il 21 agosto 1939 e arruolato nel 11° Reggimento Fanteria Divisione “Casale”. Inviato in Albania e poi in Grecia, tornò in Italia a fine agosto del 1942 . Dopo l’Armistizio aderì alla Resistenza militando nella la Brigata Irma Bandiera Garibaldi ed operò a Bologna. Già rinchiuso in carcere venne fucilato al poligono di tiro di Bologna assieme ad altri 11 antifascisti e partigiani per una misura di rappresaglia decisa dai fascisti a seguito di atti di giustizia compiuti dai partigiani.  Riconosciuto partigiano dal 10 dicembre 1943 al 30 agosto 1944.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  https://www.storiaememoriadibologna.it/bentivogli-renato-478059-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Renato Bentivogli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La lapide ricorda Arpad Weisz, allenatore ebreo del bologna degli anni ‘30. Fu deportato insieme alla famiglia ad Auschwitz dove morì nel 1944."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Bertini nacque a Prato nel 1878 e già da studente al Collegio Cicognini si impegnò a orientare l'azione dei cattolici con concretezza nel campo sociale. All'Università di Pisa, dove frequentò la facoltà di Giurisprudenza, ebbe come maestro Giuseppe Toniolo. L'incontro a Roma con Romolo Murri lo spinse su posizioni più estreme. Intanto era stato eletto consigliere comunale a Prato nel 1903, poi ancora nel 1906, 1909 e 1912. L'ambiente cattolico pratese, come Bertini denunciò, non era ricettivo alle idee rivoluzionarie agitate dai giovani, per questo lasciò Prato e si trasferì a Bologna per fare l’avvocato e continuare la politica al fianco di Murri. In seguito aderì alle tesi più realistiche di Luigi Sturzo. Eletto nel 1913 in Parlamento, fu tra i fondatori della Confederazione Italiana del Lavoro e nel 1919 partecipò con un ruolo di primo piano al congresso di fondazione del Partito popolare di don Sturzo. Sottosegretario nei governi di Nitti e Giolitti, grazie a lui ebbero notevole impulso i lavori della Direttissima e venne approvato il progetto della nuova stazione di Prato.  Fu poi ministro dell'Agricoltura nei due governi Facta (1922). Dopo l'avvento del Fascismo abbandonò la politica e si dedicò all'esercizio della professione forense, come penalista. Partecipò alla Resistenza e riprese l'attività politica dopo la Liberazione, entrando nelle file della Democrazia Cristiana. Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946, senatore dal 1948, fu presidente della giunta delle elezioni di cui facevano parte, tra gli altri, Nilde Iotti, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Sandro Pertini. Giovanni Bertini morì a Bologna, il 29 dicembre 1949, stroncato da un infarto. Due giorni dopo la salma venne trasportata a Prato, secondo le sue ultime volontà. http://www.150.comune.prato.it/?act=i&fid=4481&id=20110221094112250        e https://www.storiaememoriadibologna.it/bertini-giovanni-507599-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La 63a brigata Garibaldi fu costituita nella primavera-estate 1944 quando furono accorpati numerosi nuclei armati che operavano nella zona ad ovest di Bologna, in pianura e in montagna. I nuclei più grossi erano quelli di Monte San Pietro guidato da Amleto Grazia \"Marino\" e Monaldo Calari \"Enrico\". Comandante fu nominato Corrado Masetti \"Bolero\".  La brigata nell'autunno contava oltre 230 uomini, molti dei quali disertori dell'esercito tedesco o ex prigionieri sovietici. Ai primi d’ottobre la brigata fu attaccata da ingenti forze tedesche a Rasiglio (Sasso Marconi), perché occupava un'importante posizione strategica alle spalle della linea del fronte. Lo scontro durò più giorni, con gravi perdite partigiane, sia in caduti sia in prigionieri, 13 dei quali furono trasferiti a Casalecchio di Reno e trucidati nei pressi del ponte della ferrovia. Verso la fine d’ottobre, quando alla brigata giunse l'ordine di convergere su Bologna, per prendere parte a quella che si riteneva l'imminente insurrezione, fu deciso di inviare in città il distaccamento del Comando, forte di una ventina d’uomini, al comando di Masetti e Calari. Dopo essersi aperto la strada combattendo, il gruppo non poté attraversare il fiume Reno in piena e a Casteldebole fu attaccato e distrutto dalle SS tedesche. Nell'inverno la brigata fu ricostituita con la nuova denominazione di 3a brigata Nino Nannetti. Renato Capelli \"Leo\" fu nominato comandante, Raffaele Vecchietti \"Gianni\" commissario politico e Adelfo Maccaferri \"Brunello\" e Bruno Corticelli vice comandanti. Dopo l'arresto di Capelli, in marzo il comando fu assunto da Beltrando Pancaldi \"Ran\". La brigata - che ai primi d’aprile assunse il nome di 63a brigata Bolero Garibaldi - era organizzata in sei battaglioni intestati ai caduti: Nello Zini a Bazzano; Gastone Sozzi a Monteveglio; Angelo Artioli a Calderara di Reno; Umberto Armaroli a Sala Bolognese; Antonio Marzocchi ad Anzola Emilia, San Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese e Crevalcore e Monaldo Calari a Monte San Pietro. Era inquadrata nella divisione Bologna montagna “Lupo”. La brigata ebbe 1.548 partigiani e 706 patrioti. I caduti furono 242 e i feriti 69. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/63a-brigata-garibaldi-bolero-15-organizzazione"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide commemorativa al ricordo dei caduti nella guerra 1940-1945 posta dell'ANPI e dai reduci combattenti della Sezione Stadio."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Daniele Manin, nato a Venezia nel 1804, è stato un patriota e politico italiano. Giovanissimo, pubblicò le sue prime opere mostrando la sua abilità di analizzare le antiche fonti greche, latine ed ebraiche. Proprio per queste sue doti poté iscriversi a soli quattordici anni all'Università di Padova dove si laureò in giurisprudenza nel luglio del 1821, ma per vincoli legali dovette aspettare fino al 1830 per poter sostenere l’esame di avvocatura e quindi esercitare la professione. Dal 1831 aderisce alla causa dell’Unità d’Italia.  Manin sceglie una lotta legale, per la concessione di nuove norme ed il riconoscimento di diritti e allo scoppio delle “cinque giornate” di Milano, partecipa alla rivolta vera e propria. Venezia torna ad essere una repubblica (Repubblica di San Marco), di cui Manin fu eletto Presidente dimostrando, durante l'assedio della città nel 1848-49, intelligenza, coraggio e fermezza. Alla caduta di Venezia fu costretto all'esilio, fissando la propria dimora, dopo lunghi viaggi  a Parigi. Qui continuò anche i suoi studi e si legò a vari esponenti della cultura locale. Morì il 22 settembre 1857 nella capitale francese, dove venne sepolto, finché non si decise di trasferirne la salma a Venezia (22 marzo 1868), ove venne accolta solennemente in Piazza S. Marco.                                                     da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg         foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Chieti, decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 4 febbraio 1952, per l'eroismo dimostrato dai suoi abitanti insorti contro i soprusi dei tedeschi, con la perdita di oltre 500 abitanti."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enrico Mattei è stato un imprenditore e uomo politico italiano, nato ad Acqualagna nel1906 e morto presso Bascapè, in un incidente aereo nel 1962. Nel1943 guidò alcune formazioni partigiane facenti capo alla Democrazia cristiana e fu membro del comando militare del Comitato di Liberazione Nazionale. Fu commissario straordinario e vicepresidente dell'AGIP (1945) e presidente dell'ENI fino dalla sua costituzione (1953). Portò avanti una strategia di cooperazione con i paesi produttori, finalizzata anche all'emancipazione dallo sfruttamento oligopolistico delle fonti energetiche, politica che gli valse inimicizie interne e internazionali, dalle quali Enrico Mattei si difese rafforzando i legami con vari settori del mondo politico e anche promuovendo la fondazione di un quotidiano dell'ENI. A Mattei si deve anche la costruzione dei complessi petrolchimici di Ravenna e di Gela. Non sono mai state chiarite le circostanze dell'incidente aereo nel quale perse la vita.  Testo a cura della classe 3^C I.C. 7 Scuola Secondaria “Jacopo della Quercia”"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Mazzini nacque a Genova il 22 giugno 1805 e morì a Pisa il 10 marzo 1872. Politico e patriota genovese, dedicò la sua, opera e la sua vita alla causa dell’unità nazionale d’Italia. Dopo essersi iscritto alla Carboneria, lasciò l’Italia e si recò in esilio perché era stato scoperto nell’atto di includere un nuovo adepto nella sua società segreta. Secondo Mazzini il triste esito dei moti liberali del 1820-1821 era dovuto a tre motivi principali: la fiducia riposta nei re, la mancanza di un’uniformità nelle decisioni dei patrioti e nelle finalità delle società segrete, soprattutto, l’incapacità di convincere il popolo a ribellarsi agli stranieri. Nel 1831 fondò una nuova società segreta chiamata “Giovane Italia” che voleva l’Italia “una, libera, forte, indipendente, repubblicana”. Nel 1849 resse il governo della Repubblica Romana con Saffi e Armellini. Caduta la Repubblica, tornò a Londra e, dall’esilio, con i suoi scritti, spronò gli animi degli Italiani, desiderosi di libertà. Tra i suoi scritti si ricordano “I doveri dell’uomo”, i suoi articoli e le sue lettere, raccolti in un centinaio di volumi che sono suddivisi in tre sezioni: “Politica”, “Letteratura” ed “Epistolario”. Testo a cura della classe 3^C I.C. 7 Scuola Secondaria “Jacopo della Quercia”"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuliano Benassi nato a Carpi (Modena) nel 1924, ucciso nel lager di Oelsen il 27 aprile 1945, studente, Medaglia d'argento alla memoria. Convinto cattolico (il padre, Tommaso, era stato eletto nel \"Listone nazionale\" nel 1924, ma all'indomani del delitto Matteotti si era dimesso da deputato), nel 1943 si era diplomato al Liceo \"Galvani\" di Bologna. Subito dopo l'armistizio, il giovane aveva preso a collaborare con la Resistenza e quando, nel marzo del 1944, fu chiamato alle armi dalla RSI, raggiunse i partigiani di una formazione di \"Giustizia e Libertà\". Dopo aver partecipato a vari combattimenti contro i tedeschi, allorché il comandante della sua banda fu ferito, il ragazzo decise di accompagnarlo e Milano e qui fu sorpreso dalla polizia fascista. Giuliano Benassi, rinchiuso a San Vittore, seppe resistere agli interrogatori e alle torture, tanto che fu rilasciato. Decise, quindi, di trasferirsi a Padova, dove entrò in contatto con il centro cospirativo che il professor Egidio Meneghetti aveva costituito all'interno dell'Ateneo. Incaricato di consegnare agli alleati (che l'attendevano su una nave al largo di Chioggia), un plico contenente importanti informazioni militari, lo studente si mise in mare con una piccola imbarcazione, ma non riuscì a portare a termine la missione. Tornato a terra, il ragazzo cadde di nuovo nelle mani dei nazifascisti. Portato a Verona e rinchiuso in quel carcere, ancora una volta Giuliano Benassi seppe, malgrado le torture, mantenere il segreto. Ma non fu rilasciato. Deportato il 20 dicembre 1944 nel campo di concentramento di Bolzano, dopo un mese fu trasferito in Sassonia e poi nel lager di Oelsen, dove morì quando l'Italia era stata ormai, praticamente, liberata. Nella sua città natale, a Giuliano Benassi hanno intitolato una strada. Porta il suo nome, a Carpi, anche un Circolo della \"Margherita\". A Bologna, nel 2005, gli hanno dedicato la piazzetta antistante l'ex chiesa di S. Lucia, oggi Aula magna dell'Università di Bologna.  https://www.anpi.it/donne-e-uomini/526/giuliano-benassi"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Largo Giuliano Benassi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Paolo Bentivoglio,  nato nel 1894 a Modena. Professore di lettere. Iscritto al PSI dal 1910. Privo di vista sin dall'infanzia, si laureò giovanissimo e partecipò alla vita politica della città natale. Nel 1914 fu eletto segretario della federazione del PSI e direttore del settimanale «II Domani». Per qualche tempo, negli anni della prima guerra mondiale, ricoprì anche la carica di segretario della Camera confederale del lavoro e dal 1920 al 1921 fu consigliere comunale e provinciale. Per sottrarsi alle persecuzioni fasciste - il suo studio fu incendiato - si trasferì da Modena a Bologna. Fu tra i fondatori dell'Unione italiana ciechi della quale assunse la presidenza nazionale nel 1945 conservandola sino alla morte. L'Istituto per ciechi Cavazza di Bologna, del quale era direttore, fu un centro per gli incontri degli antifascisti oltre che per le riunioni del CLN durante la Resistenza. Molti antifascisti vi trovarono un rifugio sicuro. Nel 1944, aiutato dalla moglie Teresa Anzolla, raggiunse e portò in salvo numerose donne cieche che erano rimaste isolate in un casolare sulla linea del fronte a sud di Castel Bolognese (RA). Per questo atto fu decorato, assieme alla moglie, di medaglia d'argento al valor civile. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bentivoglio-paolo-496769-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Torino il 19 settembre 1898, deceduto a Roma l'11 giugno 1988, leader socialdemocratico, quinto Presidente della Repubblica Italiana. Figlio di un magistrato di origine sarda, crebbe nell'impegno politico con l'avvento del fascismo. Nel 1922 approdò al Partito socialista unitario e, dopo il delitto Matteotti, fu esule in Francia, Austria e Svizzera. Tornato in Italia dopo la caduta del fascismo, all'indomani dell'8 settembre 1943 Saragat, che era stato ministro senza portafoglio nel Governo Bonomi, fu arrestato e consegnato ai tedeschi. Rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, divise la cella con Sandro Pertini. Grazie a un'abile azione dei partigiani romani (guidati da Giuliano Vassalli, con la collaborazione del medico della prigione Alfredo Monaco), i due futuri Presidenti della Repubblica riuscirono a evadere. Saragat riprese così il suo posto nella Resistenza trasferendosi al Nord. Dopo la Liberazione fu, per breve tempo, ambasciatore a Parigi. Nel 1946, eletto deputato alla Costituente, presiedette quell'Assemblea sino al gennaio 1947, quando ruppe col PSI e diede vita a quella che va sotto il nome di \"scissione di Palazzo Barberini\" che portò alla nascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Nel 1951, in seguito alla fusione con il Partito Socialista unitario di Giuseppe Romita, il PSLI si chiamò Partito Socialista Democratico Italiano. Più volte vicepresidente del Consiglio nei governi De Gasperi, fu anche ministro degli Esteri dal 1962 al 1964 e si schierò a favore della formula politica del centrosinistra. Il 28 dicembre 1964 fu eletto Presidente della Repubblica al 21° scrutinio, grazie anche ai voti decisivi dei socialisti e dei comunisti. Terminato il suo mandato nel 1971, Saragat divenne di diritto senatore a vita, ma ebbe anche l'occasione di ritornare al suo partito, di cui divenne presidente nel 1976. Al suo nome è intitolata una Fondazione.                                   http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2248/giuseppesaragat                                     (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2248/giuseppesaragat                                    )            foto: commons.wikimedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Saragat"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "XXI APRILE 1945 XXI APRILE 1970 L'ALBA DEL XXI APRILE 1945 I FANTI ED I GRANATIERI DELLA FRIULI, I BERSAGLIERI, GLI ALPINI E GLI ARDITI DELLA LEGNANO, I PARACADUTISTI ED I MARO' DELLA FOLGORE INQUADRATI NELLE VALOROSE ARMATE ALLE ATE DOPO ASPRI COMBATTIMENTI CHE AVEVANO DETERMINATO IL CROLLO DELLA LINEA GOTICA E DI OGNI EFFICIENTE RESISTENZA NAZISTA IN ITALIA ENTRAVANO VITTORIOSAMENTE IN BOLOGNA ACCOLTI DALL'ABBRACCIO ENTUSIASTICO DELLA PATRIOTTICA POPOLAZIONE EMILIANA FINALMENTE LIBERA, MENTRE LA DIVISIONE CREMONA AVANZAVA VITTORIOSAMENTE VERSO VENEZIA, LA DIVISIONE MANTOVA E LE DIVISIONI AUSILIARIE CONTINUAVANO A SVOL GERE VITALE SOSTEGNO OPERATIVO E LA MARINA E L'AEREONAUTICA DAVANO IL LORO VALOROSO FINALE CONTRIBUTO. NEL XXV ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI BOLOGNA. RICORDANDO I LORO EROICI CADUTI. I COMMILITONI POSERO  Palazzo Re Enzo, piazza Nettuno 1."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide XXI Aprile 1945"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Medaglia d'argento al valor militare. Nato a Bologna nel 1921, caduto a Monte Carzolano il 14 agosto 1944, studente universitario. Nel 1942 era stato chiamato a prestare servizio militare come allievo ufficiale del Genio. Dopo l'armistizio prese contatto con gruppi antifascisti comunisti e, in seguito, aderì al gruppo di intellettuali intitolato ad Antonio Labriola. Passato con i partigiani della 36a Brigata Garibaldi col nome di battaglia di \"Nino\", gli fu affidato l'incarico di commissario politico di compagnia.  Cadde in combattimento con altri dieci patrioti della 36a. Nel XXX anniversario della Liberazione, i superstiti della 36a Garibaldi hanno collocato (in località Casetta di Tiara del Comune di Fiorenzuola), a sua memoria e a quella degli altri caduti, una lapide con i nomi degli undici patrioti.  È intitolata semplicemente: \"Non dimentichiamo\". Scheda tratta dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri.  foto: http://parridigit.istitutoparri.eu/public/multimediale/3/PartigianiANPI/big/Be/rg/Bergami_Alfredo_2_F.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Alfredo Bergami"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città toscana decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza nell'agosto 1945. per il suo contributo alla lotta di Liberazione."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alfredo Calzolari,\"Falco\",  nato nel 1897 a Molinella.  Operaio.  Durante la dittatura e nei venti mesi della Resistenza fu uno dei principali dirigenti del movimento operaio molinellese. Cresciuto alla scuola di Giuseppe Massarenti, Giuseppe Bentivogli e Paolo Fabbri, non fu solo un dirigente politico e militare molto intelligente e capace, ma anche un uomo d'azione coraggiosissimo.  Ancora giovanissimo si era iscritto al PSI e aveva militato nei Falchi rossi, l'organizzazione giovanile socialista esistente prima del fascismo.  Nel 1920, quando a Molinella furono organizzate le Guardie rosse — un'organismo militare che aveva il compito di fronteggiare le squadre fasciste — ne divenne uno dei dirigenti.  Il 12 giugno 1921, quando i fascisti invasero Molinella per uccidere Massarenti, diresse la resistenza e respinse l'assalto.  Con l'inizio della Resistenza, fu uno dei primi a prendere le armi a Molinella e uno dei principali organizzatori della brigata Matteotti Pianura, la 5a brigata Bonvicini.  Si trasferì a Bologna nell'estate 1944, quando pareva che la liberazione della città fosse imminente.  Nell'ottobre 1944 fu inviato a Molinella per assumere il comando della brigata Matteotti Pianura.  Il 16 aprile 1945, mentre si stava recando in una base partigiana, si scontrò con una pattuglia tedesca e fu abbattuto a colpi di mitra. Gli è stata conferita la medaglia d'oro alla memoria. Da:http://www.storiaememoriadibologna.it/calzolari-alfredo-478630-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Massarenti, «Bepo», nacque l’8 aprile 1867, a Molinella. Dopo aver frequentato l'Istituto tecnico a Bologna e dopo aver scelto di diplomarsi in ragioneria, iniziò ad interessarsi della causa dei lavoratori agricoli e solo più tardi, nel 1893, si laureò in Farmacologia. Mentre gli scioperi agrari si susseguivano nel Molinellese (nel 1886, 1887, 1890, 1891) e nei territori confinanti, s'impegnò nella battaglia per i diritti sociali dei lavoratori. Organizzò la sezione socialista molinellese; le rivendicazioni dei lavoratori erano sostanzialmente tre: giornata di otto ore, salario non differenziato per singoli lavori e per sesso, scelta dei lavoratori da parte delle organizzazioni e non dei padroni. Col concorso di altri otto soci e con un capitale totale di 80 lire, promosse, inoltre, la prima Cooperativa di consumo locale. Nel 1901 fu costretto a riparare in Svizzera, per sfuggire alla esecuzione di una condanna inflittagli in un processo per diffamazione verso l'ex socialista Giuseppe Barbanti Brodano. Tornato in Italia, il 6 novembre 1906, venne eletto sindaco di Molinella ruolo nel quale si impegnò a risolvere i problemi sociali più acuti, attuando misure innovative nell'assistenza sanitaria ed ospedaliera ai poveri ed agli indigenti, eseguendo opere scolastiche, decidendo sgravi fiscali. Dopo la guerra guidò le lotte agrarie molinellesi del 1919 e sostenne le rivendicazioni dei contadini bolognesi. Rieletto sindaco di Molinella il 29 novembre 1920, dovette affrontare, insieme ai socialisti del paese, lo squadrismo fascista. Condannato a 5 anni di confino: fu relegato all'isola di Lampedusa, poi nell'isola di Ustica. Trascorse alcuni anni tra il carcere e gli ospedali fino a quando, settantenne, venne ricoverato nel manicomio di S. Maria della Pietà in Roma perché era stato accusato dai fascisti di essere folle, nonostante non fosse malato di mente. Restò rinchiuso sette anni nella clinica per malattie mentali da cui venne dimesso, sei mesi dopo la liberazione di Roma, il 19 dicembre 1944. Massarenti, dopo il manicomio, chiese con insistenza il ripristino della sua integrità civile, ma la riparazione non gli fu concessa.  Morì a Molinella nel marzo del 1950. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/massarenti-giuseppe-516032-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La lapide di Savegna si trovava sul muro di un edificio, un CRAL, poi Circolo ARCI, nell’attuale Via della Fornace. Alla demolizione dell’edificio, la lapide fu recuperata e depositata presso la sede del Quartiere.  In essa sono ricordati 9 Partigiani: Brighetti Armando, Galletti Omer, Giovannini Germano, Leoni Walter, Migliori Marino, Raimondi Enrico, Rondina Luigi, Turrini Riniero e Venturoli Franco.   1 Soldato caduto sul fronte greco: Bianconi Giorgio e 2 vittime della rappresaglia nazista: Tugnoli Cesarino e Veggetti Orlando . Tutti vivevano nella località. Con questa lapide, dopo la guerra, gli abitanti vollero ricordare i loro vicini anche se erano morti in luoghi e in circostanze diverse. Grazie all’impegno della sezione ANPI e del Quartiere, la lapide è stata ricollocata nel giardino di fronte alla sede del Quartiere Borgo Panigale, per rinnovare e conservare la Memoria."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Marco Emilio Lepido, 25/2"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Masso situato in Viale Gandhi, nel giardino Perseguitati Antifascisti, all'ingresso nord della Certosa dedicato  a tutti gli antifascisti caduti nella città e provincia di Bologna.                              \"Sacrificarono la loro libertà e la vita per la libertà di tutti. Dal 1922 al crollo del fascismo più di 400 uomini e donne della città e della provincia di Bologna condannati dal tribunale speciale a 22 secoli di carcere, trecento confinati per 11 secoli oltre a160 volontari in Spagna e 50 caduti.\"       Nel 40° del 25 luglio 1943 L'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti (A.N.P.P.I.A.)"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Masso A.N.P.P.I.A."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide dedicata a tutti i caduti della Resistenza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Caduti di Casteldebole angolo Via Ghiare che ricorda le vittime civili e partigiane uccise per rappresaglia dopo la battaglia di Casteldebole"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1839 nel Ducato di Modena e Reggio.  Insegnò chimica all'Università di Modena. Partecipò ai moti del 1848 e venne condannato a morte dal Duca di Modena, ma riuscì a fuggire a Torino. Durante il periodo piemontese si legò ad altri esuli e fu tra i fondatori della Società Nazionale per l'Unità d'Italia."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Francesco Selmi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nino Nannetti, nato nel 1906 a Bologna, è stato un grande combattente della lotta antifascista. Nel 1923 ha fatto parte della gioventù socialista di Bologna; dopo aver visitato l’Unione Sovietica aderisce al partito comunista e riesce a stabilire legami anche con la gioventù cattolica, lavora per unificare la lotta della gioventù antifascista. Ha lavorato come meccanico nelle officine dell’Ansaldo di Genova e quando la polizia lo arresta, viene condannato a tre anni di confino nell’isola di Lipari. Tornato dal confino Nino riprende il suo lavoro antifascista, ma dopo vari arresti espatria in Francia. Nel 1933 è a Tolosa sempre attivo nella lotta antifascista e nel luglio del 1936 fu tra i primi italiani a giungere a Barcellona per aiutare la repubblica spagnola attaccata dai golpisti militari. Immediatamente si distingue per le sue capacità militari, e diventa famoso per organizzare una ‘batteria fantasma’: insieme a un compagno bombardò la città di Huesca con un cannoncino montato su un camion, spostandosi in continuazione per dare ai fascisti l’impressione che fosse all’opera un’intera batteria. L’azione, pienamente riuscita, gli valse l’incarico di organizzare i 500 membri della gioventù socialista unificata di Catalogna; istruito il battaglione, lo condusse a Madrid il 18 settembre 1936, in difesa della capitale. Passato da commissario politico a comandante militare, comandò sei battaglioni in difesa della Sierra Guadarrama e della strada della Coruña contro le truppe marocchine di Franco. Nominato tenente colonnello, dopo aver preso parte ai combattimenti di Valdemorillo fu promosso capo di brigata e in seguito di divisione col compito di contrastare l’offensiva fascista a Guadalajara. Nel maggio 1937, è trasferito a Bilbao con il grado di generale, viene gravemente ferito da una mitragliatrice alla spina dorsale durante un bombardamento dell’aviazione franchista e muore nell’ospedale di Santander il 21 settembre 1937 a soli trentun anni. Da Nannetti prese il nome una delle maggiori divisioni Garibaldi in Veneto nei mesi della Resistenza, i cui organizzatori riconobbero nell’eroe della guerra di Spagna un esempio politico e militare. Caduto trentunenne col grado di generale, trovava così ampio riconoscimento nella guerra di Liberazione per il suo impegno di antifascista.  Scheda e foto da: http://www.storiaememoriadibologna.it/nannetti-nino-479384-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Nino Nannetti"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Pacchioni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide che ricorda la distruzione di un'antica farmacia durante il bombardamento del 25 Settembre 1943 in cui morirono il Dottor Cattamorta e la figlia."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Sono numerosi, a Bologna, i luoghi nei quali le milizie della RSI erano solite fucilare i partigiani o i cittadini vittime delle rappresaglie. Alcune esecuzioni furono compiute in Piazza Nettuno, davanti a Palazzo d’Accursio, dove oggi sorge il Sacrario con le foto di tutte le vittime dei nazifascisti. Altri luoghi furono Piazza 8 agosto - davanti al monumento al Popolano - e la zona della Certosa. La maggior parte delle fucilazioni avvennero al Poligono di tiro, in via Agucchi 98, dove da sempre si trova la sezione bolognese dell’associazione Tiro a segno nazionale, con i relativi campi per le gare balistiche. Non si conosce il numero esatto perché non tutte le esecuzioni furono registrate dai giornali dell’epoca, mentre non sono consultabili i documenti d’archivio relativi. Pare, comunque, che siano state 270. Queste le principali esecuzioni: 23 settembre 1944 fucilazione di otto dirigenti delle brigate GL; 16 ottobre 1944 fucilazione di 14 partigiani feriti catturati nell’ospedale di Brisighella (RA); 14 dicembre 1944 fucilazione di 14 partigiani feriti catturati nell’infermeria clandestina di via Duca d’Aosta 77 (oggi via Andrea Costa). Il primo ottobre 1945 al Poligono fu eseguita la condanna a morte di Renato Tartarotti - uno dei più feroci criminali fascisti - inflittagli dal tribunale di Bologna il 4 luglio precedente.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/poligono-di-tiro-220-luogo                                         (http://www.storiaememoriadibologna.it/poligono-di-tiro-220-luogo                                        ) per approfondimenti vedi: https://www.google.com/maps/d/u/1/edit?hl=it&mid=1HkZGTl-eLqaPccm0piOc1VazcIE&ll=44.5058810252768,11.320033383837881&z=15"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807.  Si imbarcò giovanissimo come marinaio e appena venticinquenne, divenne capitano di un mercantile.  Nello stesso periodo iniziò ad avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani e ad abbracciarne gli ideali di libertà ed indipendenza. Nel 1836 sbarcò a Rio de Janeiro dove si impegnerà in varie imprese in America Latina, per questo verrà ricordato come \"Eroe dei due Mondi\". Combatté in Brasile e in Uruguay ed accumulò una grande esperienza nelle tattiche della guerriglia.  Nel 1848 tornò ín Italia dove erano scoppiati i moti di indipendenza. Nel 1849 partecipò alla difesa della Repubblica Romana insieme a Mazzini, Pisacane e Mameli e fu l'anima delle forze repubblicane durante i combattimenti contro i francesi alleati del Papa, sconfitto Garibaldi abbandonò Roma. Nella fuga verso Venezia morì la sua moglie sudamericana Anita nelle paludi di Comacchio. Nel 1859 partecipò alla Seconda Guerra di Indipendenza, alla guida di un corpo di volontari: i Cacciatori delle Alpi, cogliendo vari successi. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi capeggiò la spedizione dei Mille. Salpò da Quarto, vicino a Genova, il 6 maggio 1860 e sbarcò a Marsala cinque giorni dopo. Sconfisse i Borboni a Calatafimi e giunse a Milazzo, prendendo Palermo, Siracusa e Messina e liberando completamente la Sicilia. Il 19 agosto sbarcò in Calabria e, muovendosi molto rapidamente, gettò lo scompiglio nelle file borboniche, conquistando Reggio C., Cosenza e Salerno; il 7 settembre entrò a Napoli, abbandonata da Re Francesco II e, infine, sconfisse definitivamente i borbonici sul Volturno. Il 26 ottobre Garibaldi si incontrò con Vittorio Emanuele II a Teano e depose nelle sue mani i territori conquistati. Nel 1862 si mise alla testa di una spedizione di volontari per liberare Roma dal governo papale ma l'impresa fu bloccata dai Piemontesi il 29 agosto 1862 sull'Aspromonte. Garibaldi, ferito, venne imprigionato e successivamente liberato, ritornò a Caprera. Nel 1866 partecipò alla Terza Guerra di Indipendenza, combatté nel Trentino ma, nonostante la vittoria a Bezzecca, Garibaldi dovette lasciare il territorio conquistato dietro ordine dei Piemontesi, al cui dispaccio rispose con la celebre espressione \"Obbedisco\". Nel 1871 partecipò alla sua ultima impresa bellica combattendo per i francesi nella guerra Franco-Prussiana conseguendo alcune vittorie. Tornò infine a Caprera, dove passò gli ultimi anni nella casa costruita da lui stesso. Morì il 2 giugno 1882 uno dei più grandi eroi nazionali e tra i più importanti fautori dell'Unità d'Italia, conosciuto in tutto il mondo."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Paride Musi, nato nel 1927 a Bologna. Militò prima nel gruppo \"B. Buozzi\" sull'Appennino bolognese e poi nella brigata”Stella rossa Lupo” dall'11 ottobre 1943 con funzione di ispettore organizzativo.  Cadde in combattimento a Burzanella (Camugnano) il 18 luglio 1944.  Anche il fratello Giocondo cadde nella Resistenza.    Giocondo Musi, nato nel 1914 a Bologna.  A seguito di una vasta azione di propaganda svolta dal PCI e dalla gioventù comunista a Bologna e nei comuni della provincia, venne arrestato alla fine del 1930.  Deferito al Tribunale speciale, con sentenza del 28 settembre 1931, venne condannato a 1 anno di carcere, per costituzione del PCI. Durante la lotta di liberazione militò nella prima brigata “Irma Bandiera Garibaldi” con funzione di comandante di battaglione. Il 19 agosto 1944, mentre si accingeva a far saltare il ponte ferroviario in località Due Torrette (Bologna), fu arrestato e rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna). Venne fucilato al Poligono di tiro il 30 agosto 1944, assieme ad altri 11 antifascisti e partigiani per una rappresaglia decisa dai fascisti. L'annuncio dell'avvenuta fucilazione apparve su \"il Resto del Carlino\" del 31 agosto 1944.  Da: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/musi-paride-478350-persona http://www.storiaememoriadibologna.it/musi-giocondo-478349-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Corrado Mazzoni, tenente nel 67° reggimento Fanteria, nato a Bologna nel 1892, morto per ferite sul Veliki Krib il 30/8/1917, sepolto nel cimitero di Vallensa. Ufficiale in S. A. P. Medaglia d'Oro e Promozione al Merito. Studente.  Frequentò il Ginnasio-Liceo «Galvani». Laureato ad honorem il 9/1/1918 in Medicina veterinaria (Facoltà di Medicina veterinaria). Iscritto al I anno di corso (1914-15).  Riposa in una semplice cripta collocata nel campo del Chiostro VIII della Certosa. L'epigrafe recita: \"Medaglia d'oro Corrado Mazzoni. Sangue di fuoco e anima di canto, cadde a sommo del monte e della giovinezza, con l'azzurro nel petto e l'ombra nel pugno. La sua vita fu un inno e la morte un rogo, il suo nome è un mito e la memoria un monumento. Qui, reduci dalla terra sacra alla città materna, la muta ombra e le fredde ceneri danno gridi di vittoria ed impeti di vita, aliti di poesia e baleni di eternità. Città di Bologna, 12 mag 892 - Monte S. Gabriele, 30 ag. 917\"                                                                                       Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/mazzoni-corrado-480445-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "MEDAGLIA D'ORO ALLA CITTÀ DI BELLUNO   MOTIVAZIONE DUE VOLTE INVASA NEL CORSO DI VENTICINQUE ANNI DUE VOLTE LA SUA NOBILE ED INTREPIDA GENTE SI ERGEVA DECISA, LE ARMI IN PUGNO, A COMBATTERE L'ODIATO TEDESCO SUBITO DOPO L'ARMISTIZIO DEL SETTEMBRE 1943. I SUOI FIGLI SI ORGANIZZAVANO IN FORMAZIONI PARTIGIANE E GLI 86 IMPICCATI, I 227 FUCILATI, I 7 ARSI VIVI, GLI 11 MORTI PER SEVIZIE, I 564 CADUTI IN COMBATTIMENTO, ASSIEME AI 301 FERITI, AI 1667 DEPORTATI ED AI 7000 INTERNATI COSTITUISCONO IL TRIBUTO DI SANGUE E DI EROISMO DATO ALLA LOTTA DI LIBERAZIONE. NEI GIORNI DELL'INSURREZIONE I SUOI VOLONTARI DELLA LIBERTA' SI OPPONEVANO ARDITAMENTE, SENZA MISURARARE IL NUMERO DEL NEMICO ED IL SUO ARMAMENTO AL X CORPO D'ARMATA CORAZZATO TEDESCO, FORTE DI TRE DIVISIONI, ATTESTATO AL PONTE DELLE ALPI GLI PRECLUDEVANO OGNI VIA DI SCAMPO E LO ATTACCAVANO DI CONCERTO CON LE SOPRAGGIUNTE FORZE ALLEATE, OTTENENDONE LA RESA A DISCREZIONE. DALLE RIVE SACRE DEL PIAVE, ARROSSATO ANCORA UNA VOLTA DALL'ITALO SANGUE, I SUOI PARTIGIANI, CHE PER PRIMI EBBERO IL PRIVILEGIO D'IMBRACCIARE LE ARMI CONTRO L'INVASORE, MARCIANO OGGI ALLA TESTA DELLE FORMAZIONI DEI MARTIRI E DEGLI EROI DI TUTTE LE LOTTE PER L'ITALIA UNA E LIBERA E CI ADDITANO LA VIA DEL DOVERE E DEL SACRIFICIO  SETTEMBRE 1943 - APRILE 1945  IL COMUNE DI BOLOGNA"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Andrea Costa, 224  Ildebrando Baleotti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/baleotti-ildebrando-478040-persona Arvedo Bastia http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bastia-arvedo-479109-persona Francesco Castellucci Gualtiero Santi  Franco Spettoli  Vito Stanzani  Paride Zanotti  Romano Badiali Cesarino Corbelli Arduino Gazzoli Angiolino Monti Guido Negrini Contardo Barbieri"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Situato su Viale Gandhi all'ingresso nord della Certosa"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Perseguitati Antifascisti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "QUESTO STIA SCRITTO PER L'ETA' A VENIRE ED AL SIGNORE DIAN LODE QUEI CHE VERRANNO SALMO 102 V 19 [segue traduzione ebraica del versetto precedente] AL CIVICO N. 16 DI  VIA dell'Inferno ESISTEVA LA SINAGOGA DEL GHETTO NEL 1593 / FURONO ESPULSI GLI EBREI E CON IL LORO RETAGGIO DEI RABBINI SAMUEL ARCHIVOLTI, AZARIA DE' ROSSI, JAAKOV MANTINO, OBADIA SFORNO LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 CREARONO UN NUOVO GHETTO DAL QUALE MALGRADO LA SOLIDARIETA' CITTADINA FURONO DEPORTATI CON ALTRI 83 EBREI BOLOGNESI IL RABBINO ALBERTO AVRAHAM ORVIETO MARIO FINZI DELEGATO ALL'ASSISTENZA DI TUTTI LORO ANNIENTATI LONTANO, CHISSA' DOVE, CHISSA' QUANDO SU QUESTA PIETRA UN SEGNO NEL NOSTRO CUORE IN RICORDO LA COMUNITA' ISRAELITICA DI BOLOGNA 6 NOVEMBRE 1988  Via dell'Inferno 20. Anno di posa 1988. Posta a cura della Comunità Israelitica di Bologna."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "A RICORDO DEI COMPAGNI LIBERO BERGONZONI, GABRIELLA DEGLI ESPOSTI TINO FERGNANI, RUGGERO GRIECO LUIGI MARTELLI, GIOVANNI MARTINI BRUNO MONTERUMICI, BRUNO PASQUALI WALTER STEFANI. COMBATTENTI PER LA LIBERTA', AL CUI NOME FURONO INTESTATE LE SEDI DEL PCI-PDS DEL QUARTIERE S. STEFANO. NON C'E' FUTURO SENZA MEMORIA BOLOGNA, 19 DICEMBRE 1998 I DEMOCRATICI DI SINISTRA  Pasta a cura del Partito dei Democratici di Sinistra. Anno di posa 1998. Via Murri 99.   https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidi/partigiani-santo-stefano-lapide-commemorativa-1306-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Martini, nome di battaglia \"Paolo\", nato nel 1910 a Bologna. Fra i primi organizzatori del movimento partigiano, fu uno dei fondatori della 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi di cui divenne il vice comandante. Fece parte del gruppo di 12 gappisti che, il 9 agosto 1944, liberò i carcerati politici rinchiusi a San Giovanni in Monte (Bologna). Fu arrestato e rinchiuso nella caserma delle brigate nere di via Borgolocchi (Bologna) dall'1 al 15 dicembre 1944 e ferocemente torturato. Venne fucilato a Bologna il 15 dicembre 1944. Al suo nome è stata intestata la 2a brigata Paolo Garibaldi.  È stato decorato di medaglia d'oro al valor militare. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/martini-giovanni-478310-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il suo nome di battaglia era \"Lupo\". Era nato il 13 gennaio 1914, a Monzuno. Aveva la licenza elementare ed aveva intrapreso il lavoro di operaio metallurgico.  Prestò servizio militare nei carristi in Libia. Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale, era convinto che l'Italia lo avrebbe vinto e lo disse agli amici, anche se non era favorevole alla guerra. Nell'estate 1943 venne rimpatriato, essendo rimasto ferito in combattimento.  Nell'ottobre del 1943 picchiò pubblicamente un fascista che lo aveva accusato di avere diffuso manifestini antifascisti a Monzuno. Arrestato, venne liberato da Giovanni Rossi e altri. In seguito i fascisti arrestarono numerosi suoi familiari e gli bruciarono la casa. Dotato di una grande capacità militare e di un coraggio divenuto presto leggendario, guidò i suoi uomini in decine di combattimenti. Conosceva la tecnica della guerriglia e l'applicava alla perfezione. Sorretta dalla solidarietà popolare - praticamente ogni famiglia aveva uno o più giovani tra i partigiani - la brigata divenne la spina nel fianco dell'esercito tedesco i cui trasporti stradali e ferroviari, tra Bologna e Firenze e Pistoia, erano continuamente sottoposti ad attacchi. Per non coinvolgere la popolazione nelle rappresaglie nazifasciste, la brigata si spostava continuamente, per poi tornare alle basi di partenza. Ebbe contrasti con il CUMER (Comando militare unico per l'Emilia-Romagna), quando venne reso noto il piano per l'insurrezione popolare. Il CUMER aveva deciso di dividere le forze partigiane in due grossi gruppi. Le brigate della città e della pianura e alcuni reparti di quelle della montagna avrebbero dovuto concentrarsi a Bologna e insorgere all'arrivo degli alleati. Le altre brigate della montagna avrebbero dovuto concentrarsi in punti prestabiliti dell'Appennino e attaccare i tedeschi nel momento in cui gli alleati avessero sferrato l'offensiva, per favorirne l'avanzata. A lui sarebbe spettato il compito di guidare le brigate della montagna nella difficile operazione. Rifiutò il comando e criticò il piano insurrezionale, con una lettera in data 14 settembre 1944. Alla fine di settembre grossi reparti di SS accerchiarono Monte Sole e iniziarono l'orrendo massacro, nel quale persero la vita circa un migliaio di persone. Come disse nel 1951, quando fu processato a Bologna, il comandante nazista Walter Reder aveva avuto l'ordine di distruggere la brigata \"senza considerare le perdite che sarebbero avvenute da ambo le parti\". La mattina del 29 settembre 1944 Musolesi restò accerchiato con una decina di partigiani in una casa colonica a Cadotto. Perse la vita in una sortita disperata per rompere l'accerchiamento. Riconosciuto partigiano con il grado di maggiore dal 9 settembre 1943 al 29 settembre 1944. Il suo nome è stato dato alla brigata Stella rossa, a una strada di Bologna, Monzuno e Marzabotto. Gli è stata conferita la medaglia d'oro alla memoria. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/musolesi-mario-478355-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La città è stata insignita di quattro Medaglie d'oro, per essersi distinta nei seguenti eventi storici: - 11 Settembre 1898 Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale ?In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nell'episodio militare dell'8 agosto 1848. Nell'estate del 1848, gli Austriaci invadono il territorio emiliano ed entrano in Bologna il 4 agosto. Provocati dai soldati, i bolognesi insorgono quattro giorni dopo, espugnano la Montagnola, prospiciente la Piazza d'Armi, e costringono il nemico a lasciare la città. .Il 7 maggio 1849, gli austriaci assediano nuovamente Bologna, bombardandola e privandola del rifornimento idrico sino alla capitolazione, il 15 dello stesso mese. - 13 Marzo 1899 Medaglia d’Oro per i benemeriti dell’educazione nazionale quale riconoscimento per l’incremento dato all’istruzione e all’educazione del popolo. - 2 Novembre 1946 Medaglia d'Oro al Valor Militare Nel corso di una solenne cerimonia in Piazza Maggiore il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola appunta sul gonfalone della città di Bologna la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Grande è stato l'apporto dei cittadini bolognesi alla Resistenza e alla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo: nelle numerose brigate partigiane della provincia hanno militato più di 15.000 partigiani, con oltre 2000 perdite. Nelle motivazioni della medaglia si legge: \"Città partigiana fedele alle antiche tradizioni non volle soggiacere alla prepotenza del tedesco invasore. E col sangue purissimo di migliaia dei suoi figli migliori, con le sue case distrutte ed in epici, diuturni combattimenti sostenuti con le armi strappate al nemico, fu all'avanguardia nell'impari lotta e nell'insurrezione che, nell'alba radiosa dell'aprile 1945, portò la Patria alla riconquista della sua libertà. Settembre 1943 - aprile 1945\".  ?- 13 luglio 1981 ? Medaglia d'Oro al valor civile a seguito del criminale attentato terroristico che sconvolse duramente la Città, l'intera popolazione, pur emotivamente coinvolta, dava eccezionale prova di democratica fermezza e di civile coraggio. In una gara spontanea di solidarietà collaborava attivamente con gli Organi dello Stato, prodigandosi con esemplare slancio nelle operazioni di soccorso. Contribuiva così per la tempestività e l'efficienza a salvare dalla morte numerose vite umane, suscitando il plauso e l'incondizionata ammirazione della Nazione.    Scheda tratta dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dopo aver preso parte a numerose battaglie e alla liberazione delle città della Romagna, i soldati polacchi furono i primi militari alleati ad entrare a Bologna il 21 aprile 1945 dal lato di porta Mazzini, cioè dalla via Emilia di Levante. È appunto sul prolungamento di questa via, ai confini con il Comune di San Lazzaro di Savena, che si affaccia il cimitero di guerra polacco di Bologna nato grazie all'iniziativa del comandante del 2° Corpo, il Generale Wladyslaw Anders. Fu realizzato nel periodo dall‘1 luglio 1946 al 15 dicembre dello stesso anno dai militari del 10° Battaglione del Genio del 2° Corpo d'Armata Polacco. Fu consacrato il 12 ottobre 1946. Con le sue 1432 tombe è il più grande dei quattro cimiteri destinati alla sepoltura dei soldati polacchi caduti durante le operazioni militari in Italia negli anni della Seconda guerra mondiale. Accoglie le spoglie mortali dei militari che caddero combattendo per la liberazione della città emiliana, tra cui 18 ignoti e 14 morti a seguito degli eventi bellici. Il contributo dato dai soldati polacchi alla liberazione di Bologna è ricordato con attenzione dal Comune e dai cittadini: lo testimonia il monumento dedicato al generale Waldislaw Anders che diede vita al 2° corpo militare polacco impegnato accanto agli angloamericani nella campagna d’Italia. Ad Anders è stata conferita la cittadinanza onoraria di Bologna e gli è stato intitolato il parco di viale Felsina dove è collocato il monumento a lui dedicato. https://www.storiaememoriadibologna.it/cimitero-di-guerra-polacco-1851-luogo"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cimitero Militare Polacco di Bologna"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Libero Lossanti, nome di battaglia \"Capitano Lorenzini\", nato nel 1919 a Bologna. Diploma di istituto tecnico. Di famiglia antifascista, iscritto al PCI. Rientrato dalla Jugoslavia, dove prestava servizio militare, subito dopo l'8 settembre 1943 prese contatti con Luigi Gaiani ed Ernesto Venzi per organizzare la lotta partigiana. \"Capace dirigente militare, dotato di equilibrio politico e di profonda umanità\", nell'ottobre 1943 con un gruppo di antifascisti tentò di costituire una base partigiana a Vidiciatico (Lizzano in Belvedere). Fallito questo primo tentativo per l'inadeguatezza del luogo, per la difficoltà dei rifornimenti, per la diffidenza della popolazione timorosa delle rappresaglie, nel dicembre 1943 venne inviato a Padova dove ritrovò l'amico Venzi, per costituire un gruppo partigiano nella valle del Mis. Vi rimase poco perché fu chiamato dal comando ad organizzare i nuovi presidi della resistenza nel vicentino. Le sue doti ebbero modo di manifestarsi nello scontro avvenuto contro i tedeschi nella valle del Vajont.  Nel febbraio 1944 fu di nuovo sull'Appennino emiliano-romagnolo alla ricerca di una zona da adibire a base partigiana. Nell'aprile insieme a Venzi, ad Andrea Gualandi, a Giovanni Nardi, a Luigi Tinti, fissò sulla Faggiola nella casa abbandonata \"la Dogana\" posta sul confine tosco-romagnolo la base della 4ª brigata Garibaldi Romagna che dal giugno 1944 assunse la denominazione di 36a brigata Bianconcini Garibaldi. Venne nominato comandante della brigata. \"Capace dirigente militare\" organizzò la brigata con una struttura agile, facile da spostare, in grado di \"attaccare il nemico senza tregua\" per evitare rappresaglie sulla popolazione.  Le sue doti umane si manifestarono nella preparazione dell'occupazione di Palazzuolo sul Senio (FI) da lui diretta unitamente a tutto il comando. Tramite il parroco di Bibbiana prese accordi con i carabinieri della zona per la loro resa. Il 13 giugno 1944 Palazzuolo sul Senio venne occupata con una perfetta azione strategica senza causare rappresaglie sulla popolazione. Mentre il grosso della brigata si riportò sulla Faggiola, rimase insieme con Guido Gualandi nella parrocchia di Bibbiana ospite del parroco. La mattina, mentre ignari dell'attacco che i nazifascisti avevano sferrato sulla Faggiola, risalivano verso la base partigiana, furono sorpresi dai tedeschi. Gualandi ferito si rotolò per il pendio roccioso accovacciandosi fra i rovi; Lossanti, ferito al collo, venne catturato. Trasportato a Firenzuola (FI) venne trucidato il 14 giugno 1944.  Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/lossanti-libero-478293-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nino Bixio Scota nasce a Senigallia (AN) nel 1876. La famiglia segue il padre, delegato di pubblica sicurezza, a Bologna. S'iscrive al Partito socialista italiano nel 1898 e si laurea a Bologna in giurisprudenza e lettere. Esercita la professione di avvocato spesso insieme a Genuzio Bentini, soprattutto a favore delle classi sociali più disagiate. In seguito alle elezioni del 28 giugno 1914, viene nominato vicesindaco e assessore con deleghe all'Ufficio legale e alla Segreteria generale nella giunta del primo sindaco socialista di Bologna Francesco Zanardi. Nell'ottobre 1919, quando Zanardi viene eletto deputato nelle elezioni politiche, viene nominato sindaco facente funzioni fino alla fine del mandato legislativo, il 31 ottobre 1920. Non si presenta alle elezioni amministrative e dopo l'assalto e la strage di Palazzo d'Accursio del 21 novembre 1920 si ritira a vita privata, sempre oppositore del fascismo e fedele alle idee socialiste. Dal 1945 è per molti anni membro del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Bologna. Muore a Bologna all'età di 78 anni e viene ricordato in consiglio comunale nella seduta del 23 luglio 1954. http://www.comune.bologna.it/storiaamministrativa/people/detail/38801"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo in travertino in memoria di Renato Serenari, che si trova in via Peglion, incrocio con via del Tuscolano. Renato Serenari, «Formica», nato nel 1924 a Casalecchio di Reno. Nel 1943 residente a Castel Maggiore. Mezzadro. Iscritto al PCI. Subito dopo l'inizio della lotta di liberazione la sua casa colonica venne trasformata in una base della 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi, nella quale fu sistemata anche una tipografia clandestina.   All'inizio del 1944 si recò nel Bellunese e militò nel distaccamento Fergnani della brigata Nannetti. Rientrato a Bologna nell'aprile, entrò a far parte della 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi con funzione di vice commissario politico e poi di capo di SM.    Operò in città per tutta l'estate e nell'autunno il suo gruppo si trasferì nella Valle dei Bocchi a Castel Maggiore. A seguito di una delazione, il 15 dicembre 1944 fu catturato con altri partigiani e ucciso con un colpo alla nuca in località Sant' Anna (Castel Maggiore).   E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/serenari-renato-479474-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cippo a Renato Serenari"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato da una famiglia della borghesia a Santa Maria Capua nel 1853. Nel 1871 aderì all’internazionalismo anarchico. Fu tra i promotori dei moti insurrezionali di Bologna nel 1874 e del Matese nel 1877. Nel 1879 fu costretto a lasciare l’Italia per evitare l'arresto, e trascorse dieci anni in America Latina. Rientrato  fu arrestato e confinato a Lampedusa. Di qui fuggì in Tunisia, Inghilterra e Stati Uniti, per poi tornare a Londra, dove rimase sino al 1913. In ognuno di questi paesi la sua propaganda rivoluzionaria lasciò seguaci e organizzazioni.Partecipò al congresso internazionale anarchico ad Amsterdam nel 1907. Nel 1919 tornò clandestinamente in Italia, e a Genova fu accolto da una folla immensa, che lo invocò come il Lenin d’Italia. Tra il 1919 ed il 1920 partecipò al biennio rosso, e nel 1920 fondò e diresse il quotidiano anarchico \"Umanità Nova\". Nello stesso anno promosse l’organizzazione dell’Unione Anarchica Italiana (UAI). Con l’avvento al potere di Mussolini  \"Umanità Nova\" fu costretta a chiudere nel 1922, Malatesta fondò una nuova rivista, dal carattere culturale e teorico per sfuggire alla censura fascista, \"Pensiero e Volontà\". Tra il 1926 ed il 1932, dopo la chiusura forzata di questa rivista, Malatesta fu costretto agli arresti domiciliari, con due poliziotti giorno e notte fuori dalla sua porta, pronti ad arrestare chiunque andasse a fargli visita. Morì nel 1932. Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.                  Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nacque a Finale Emilia (Modena), nel 1880. Farmacista, dal 1902 fu più volte consigliere comunale a Bologna per il Partito socialista italiano. Eeletto consigliere provinciale nel 1904 in rappresentanza del mandamento di Castel Maggiore ed in sostituzione del marchese Carlo Alberto Pizzardi che aveva rinunciato alla propria carica. Sedette in Consiglio provinciale fino al 16  maggio 1906. Nel 1908 fu rieletto consigliere provinciale in rappresentanza del secondo man- damento di Bologna (Settentrione). Si schierò a favore dell’istituzione di scuole e università popolari, dell’aumento dei salari per le classi lavoratrici e dell’affidamento di lavori pubblici alle cooperative di operai. A seguito delle elezioni del 14 giugno e 26 luglio 1914, fu rieletto consiglierei e nominato Vicepresidente del Consiglio provinciale sotto la presidenza dell’avvocato Genuzio Bentini. Conservò la carica di Vicepresidente fino al 1920. Dal 1914 al 1919 fu inoltre assessore alle Finanze del Comune di Bologna nella  Giunta del sindaco Francesco Zanardi. Ricoprì inoltre la carica di presidente della Congregazione di Carità. Il suo impegno politico proseguì con l’elezione a deputato della XXV legislatura per il collegio di Bologna. Fu inoltre redattore del periodico socialista La Squilla e direttore della Farmacia cooperativa di Via Oberdan a Bologna. Perseguitato durante il fascismo, venne confinato alle isole Lipari. Morì nel 1934. Nella Provincia di Bologna è stato consigliere dal 1904 al 1906 e dal 1908 al 1920.      http://www.cittametropolitana.bo.it/storia/Engine/RAServeFile.php/f/biografie.pdf     (http://www.cittametropolitana.bo.it/storia/Engine/RAServeFile.php/f/biografie.pdf    )             Foto: http://dati.camera.it/ocd/deputato.rdf/dr2553_27"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "All'Università di Padova, decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 2 novembre 1945, per il contributo durante la guerra di liberazione."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il monumento e` stato realizzato nella prima meta` del 1900 a ricordo dei soldati caduti in guerra nel primo conflitto mondiale. L’opera si sviluppa prevalentemente in altezza ed e` costituita da due gradini sui quali appoggia un parallelepipedo sormontato da una colonna con capitello in stile ionico, sopra la quale si trova una croce in ferro. Ai piedi dei gradini, appoggiati a terra, vi sono degli elementi bellici, fucili, elmetti, pistole, fondine, e via dicendo, realizzati in malta cementizia. A delimitare e concludere il monumento vi sono 4 pilastri uniti da catene in ferro. L’intera opera e` realizzata in cemento, con armature in ferro, con l’aggiunta di catene e croce in ferro e di 4 lapidi in materiale calcareo. In totale il monumento misura circa 3 mt di lato e 6,5 mt in altezza.                                             Testo e immagine da ANPI Borgo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Renato Tega, nato nel 1887 a Spello (PG). Diploma magistrale. Maestro elementare. Durante la lotta di liberazione divenne uno dei massimi dirigenti del PSUP. Tenne i collegamenti tra la FGSI e la Commissione femminile e la segreteria del partito. Fu uno degli organizzatori della brigata Matteotti Città, nella quale ricoprì l'incarico di capo di stato maggiore. Coordinò e diresse la pubblicazione dei numerosi giornali clandestini editi dal PSUP bolognese: L'\"Avanti!\", \"La Squilla\". \"Rivoluzione socialista\" e \"Compagna\". Fu designato dal PSUP a far parte del primo consiglio comunale di Bologna,  Al suo nome è stata intestata una strada di Bologna.  http://www.storiaememoriadibologna.it/tega-renato-497570-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Montenero"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nome di battaglia «Teo», nato nel 1920 a Bologna. Prestò servizio militare in marina. Militò nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi a Bologna e in seguito nella brigata Pisacane della divisione Nannetti a Belluno della quale fu comandante con il grado di tenente. Durante un combattimento contro i tedeschi a Sospirolo (BL) il 19/4/1945, rimasto senza munizioni, si uccise per non cadere prigioniero. A Belluno, in una lapide collocata nel parco comunale di Piazza Piloni, il suo nome è ricordato assieme a quello di altri 16 partigiani bolognesi e di 2 ravennati caduti nel Veneto.   Scheda tratta dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri.  Foto: Archivio Storia e Memoria di Bologna"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Renato Fava nasce nel 1908 a Bologna. è uno dei sette soci fondatori e primo presidente della Cooperativa Selciatori e Posatori costituita il 18 gennaio 1934. Aderisce alla Resistenza fin dal suo nascere, è infatti riconosciuto partigiano dall’1 ottobre 1943 nella 7a Gap Gianni Garibaldi, brigata che opera a Bologna città.  Il lavoro all’interno della cooperativa gli consente grande facilità di movimento ed un’ottima copertura per il trasporto di documenti e di materiali, così come per i collegamenti della rete clandestina partigiana. È in servizio attivo per i suoi compagni di lotta anche quando, mentre lavora tra i binari, rimane tragicamente schiacciato tra due vetture tranviarie in via Santo Stefano, all’incrocio con via Dante, il 18 agosto 1944. La cronaca cittadina de “il Resto del Carlino” riporta con evidenza Il grave incidente.  Renato Fava era un appassionato ciclista dilettante, amava le corse ed il ciclocross.   Sport e memoria sono all’origine del premio intitolato a suo nome dopo la guerra dal “Club Sportivo Felsineo” che dà vita ad una gara annuale di ciclismo. Il trofeo si svolge dal 1949 agli anni Sessanta, e ottiene un notevole interesse nell’ambiente ciclistico per dilettanti junior e senior della regione.  E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://www.storiaememoriadibologna.it/fava-renato-478745-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aldo Giorgio Cividali, nato nel 1894 a Bologna. . Membro della comunità israelitica bolognese. Ufficiale medico nella prima guerra mondiale, comprimario dell'ospedale Maggiore, poi medico condotto del comune di Bologna, fu privato dell'impiego nel 1938 a seguito dei provvedimenti razziali. Antifascista, il 25 luglio 1943 andò personalmente ad esporre la bandiera a Palazzo d'Accursio. Catturato il 14 gennaio 1944, venne deportato con la moglie Ada Levi ed i figli Angelo e Sergio prima a Fossoli (Carpi - MO), poi ad Auschwitz (Polonia) dove morì il 25 febbraio 1944. Scheda da: http://www.storiaememoriadibologna.it/cividali-aldo-giorgio-486520-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata con medaglia d'oro al Valore Militare il 13 aprile 1948 con 248 caduti e 144 feriti partigiani"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanna Zaccherini, detta Giannina, nata nel 1890 a Castel Bolognese (RA).  A Casola Canina (Imola), dove la famiglia si era trasferita nel 1903, inizio l’attività nel movimento socialista. Presa residenza a Bologna frequentò assiduamente la sezione socialista e nel 1914 sposò Luigi Alvisi. Si iscrisse al PCI, assieme al marito, nel giugno del 1921. La sua abitazione e il negozio di calzature, di Strada Maggiore 70, divennero luogo di riunioni, deposito di stampa clandestina e luogo di sottoscrizione per il Soccorso rosso. Fu delegata a rappresentare le donne bolognesi ai funerali dell'onorevole Giacomo Matteotti. Per l’attività svolta fu arrestata, con il marito ed altre 81 persone, il 19 ottobre 1927, a lungo percossa e carcerata. In carcere attuò lo sciopero della fame per ottenere la scarcerazione del marito e riusci nel suo intento. Fu trasferita nel carcere di Regina Coeli (Roma).  Accusata di ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva, con sentenza istruttoria del 24 settembre 1928, fu rinviata al Tribunale speciale e, il 19 febbraio 1929, venne condannata a 1 anno e 3 mesi di reclusione, nonche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. II 12 marzo 1939 fu scarcerata e sottoposta a 3 anni di libertà vigilata. Riprese l’attività cospirativa. II 17 marzo 1934 fu ancora arrestata, per avere dato rifugio a Renato Bitossi, comunista fiorentino latitante.  Nel maggio 1934 venne nuovamente arrestata con Omero Ghini, Giuseppe Panzacchi, Ubaldo Sabbioni e Emilio Stignani, tutti collegati all'organizzazione comunista. II 28 maggio 1935 fu diffidata dal continuare l’attività clandestina.  Dopo l’8 settembre 1943 partecipò alla distribuzione della stampa clandestina e svolse attività di sussistenza a favore dei partigiani specie all'interno dell'ospedale Sant'Orsola, coadiuvata dalla figlia Liliana Alvisi. Il suo nome (nella forma Zaccherini Alvisi Giovanna) è stato dato a una strada e a un nido dell’infanzia a Bologna.                                                                          Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zaccherini-giovanna-497644-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Zaccherini Alvisi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Emilio ed Enrico Dandolo, nati a Varese,  patrioti per aver partecipato ad alcune delle più importanti battaglie del Risorgimento. Furono protagonisti delle cinque giornate di Milano. I due fratelli, parteciparono successivamente alla costituzione della Repubblica Romana; governata dal triumvirato (costituito da: Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini ed Aurelio Saffi). I fratelli Dandolo, si occuparono principalmente della difesa del territorio (dalle truppe francesi), a scopo di tutelare il Papa. Emilio Dandolo, durante la battaglia di Villa Corsini contro i francesi (che infine occuparono Roma), rimase ferito, mentre suo fratello trovò la morte la notte del 3 giugno 1849, durante lo stesso scontro. Dopo aver assistito alla tragica morte del fratello,  Emilio fuggì in esilio a Marsiglia e successivamente a Lugano, in Svizzera.dove scrisse alcune opere. Tornò a Milano, dove morì a causa della sua grave malattia di tisi nel 1859, prima che la Lombardia venisse liberata.                                                             Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Fratelli Dandolo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Centro Civico Corticella di via Gorki è stato intitolato a Lino \"William\" Michelini, il 22 aprile 2017.   Lo ha deciso la Giunta del Comune di Bologna accogliendo la proposta del Consiglio di Quartiere Navile che, all'unanimità, avanzò la richiesta nella seduta del 10 marzo scorso. Il Comune di Bologna rende così omaggio alla memoria di Lino \"William\" Michelini, uno dei primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna e con una lunga militanza nell'ANPI, luogo naturale dello svolgimento delle sua passione civile e politica che lo ha portato a rivestire altissimi incarichi di direzione, a Bologna e Roma (Presidente del Coordinamento regionale Emilia-Romagna, Presidente ANPI Provinciale di Bologna e vice Presidente Nazionale). \"Michelini ha speso la vita per difendere libertà e democrazia e si è impegnato per tramandare alle giovani generazioni la memoria di quanto è accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale - si legge nelle motivazioni dell'atto - affinché simili tragedie non si ripetano più\"."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Domenico Bianchini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Caltalgirone nel 1871.  Sacerdote, fondatore di un partito politico, oppositore di Mussolini, antifascista esiliato, studioso del totalitarismo, infine senatore a vita nella Repubblica.  Nel 1919, dopo decenni di duro contrasto tra Chiesa e Stato, egli fonda il Partito Popolare Italiano, riaprendo la via ad un impegno dei cattolici nella politica italiana. Combatte poi l'ascesa di Mussolini, ma nel 1924 deve andare in esilio. Farà ritorno in Italia solo nel 1946. Nel frattempo si dimostra un acuto analista del totalitarismo, sistema politico allora in auge in vari paesi europei. Muore a Roma nel 1959. http://www.raistoria.rai.it/articoli/don-luigi-sturzo-lantifascista-in-esilio/24666/default.aspx  Foto: en.wikipedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Don Luigi Sturzo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento dedicato alla memoria dei caduti soldati partigiani e civili durante la seconda guerra mondiale 1940-1945 situato in Via di Corticella, 252 ang. Via S.Anna"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "A PERENNE RICORDO DI DON ILARIO LAZZARONI DOTTORE IN LETTERE E RETTORE DELLA CAPPELLA DEI CAPRARA NELL'INSEGNAMENTO E NEL SACERDOZIO DI SINGOLARE VIRTU' DOTTRINA E ZELO DA FEROCE RAPPRESAGLIA TEDESCA SPENTO IL XXV LUGLIO MCMXLIV MENTRE SOL DEL DOVERE SOLLECITO COL CONFORTO DELLA FEDE ASSISTEVA NELL'ORA GRAVE DEL LORO MARTIRIO LE VITTIME INNOCENTI DELL'ECCIDIO DI MONTE GRANELLI -BAGNO DI ROMAGNA -  L'OPERA PIA DEI POVERI VERGOGNOSI CON MEMORE E REVERENTE ANIMO QUESTA LAPIDE POSE 25 SETTEMBRE 1947 N. 28 - 2 -1904 M. 25 - 7 - 1944 Chiesa Santa Maria dei Caprara, via de' Griffoni 1, Anno di posa 1947. Ilario Lazzaroni, nato nel 1904 a Boschi di Granaglione. Studiò nel seminario delle Capanne e nel seminario regionale di Bologna. Ordinato sacerdote il 25 maggio 1929, fu per qualche tempo cappellano a Bazzano. Frequentò l'università cattolica del Sacro Cuore di Milano, ove si laureò in teologia e in lettere. Durante la sua permanenza a Milano collaborò con monSan Giovanni Soldini nell'istituto dei Piccoli di P. Beccaria. Compiuti viaggi di studio in Francia e in Svizzera, insegnò nel collegio San Luigi e nell'istituto magistrale delle Figlie del Sacro Cuore di Bologna. Cappellano militare dall'inizio della guerra, l’8 settembre 1943 lasciò l'esercito, dissentendo dalla RSI. Stabilitosi presso il fratello Giuseppe, parroco a Montegranelli (Bagno di Romagna - FO), venne catturato dai tedeschi per rappresaglia il 25 luglio 1944 insieme con altre persone, che stava aiutando e difendendo. Riconosciuto come cappellano militare, fu trucidato insieme con altre 25 persone. https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidi/lazzaroni-ilario-1656-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Ilario Lazzaroni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Zoccoli Antonio, nato nel 1888 a Bologna. Avvocato. Iscritto al PLI. Interventista, nonostante fosse stato riformato, durante il primo conflitto mondiale si arruolo` come volontario. Partecipo` alla battaglia di Caporetto e, per i suoi meriti, fu decorato sul campo con medaglia al valor militare ed ebbe la promozione a capitano. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zoccoli-antonio-497666-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Don Orione"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vanes Pinardi, nome di battaglia \"Topo\", nato  nel 1923 a Granarolo Emilia. Licenza elementare..  Prestò servizio militare nei granatieri dal 14 gennaio all'8 settembre 1943.  Richiamato alle armi dalla RSI, si arruolò per disertare poco dopo ed entrare a far parte della 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di ispettore organizzativo di battaglione. Operò a Corticella (Bologna).                                         Bruno Pinardi, «Camoscio», nato nel 1921 a Granarolo Emilia. Licenza elementare.  Prestò servizio militare nei carristi a Parma e a Civitavecchia (Roma), dall'll febbraio 1942 all'8 settembre 1943 con il grado di sergente.  Militò nella 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di commissario politico di plotone e operò a Corticella (Bologna).  La sera del 13 dicembre 1944 vennero arrestati dalle brigare nere, insieme a numerosi partigiani che operavano nella zona di Corticella. Erano stati traditi da un ex partigiano passato ai fascisti. Furono immediatamente torturati e uccisi. Il loro nome venne dato al 4° battaglione della 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi che operava nella zona Bolognina-Corticella.   Per ricordare il loro sacrificio, Bologna ha dedicato loro una via nel quartiere Corticella, inoltre in via dell'Arcoveggio, angolo Via dei Lapidari, è stata loro intitolata una grande pietra sepolcrale. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it          Foto da: parridigit.istitutoparri.eu"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gaetano Pilati nacque, il 29 agosto 1881, a Croara, frazione di S. Lazzaro di Savena (BO). Si trasferì a Firenze nel 1906 dove fu assunto come manovale in un’impresa edile. Nel 1910, insieme all’amico Mingozzi, fondò l’ “Impresa Gaetano Pilati”, che nel 1914 fu trasformata in “Ditta Fratelli Pilati & A. Mingozzi”. Nel 1910 si iscrisse alla sezione Edmondo De Amicis del Psi e si dedicò all’organizzazione delle leghe operaie. Nel 1913 divenne presidente della Sms “Andrea del Sarto”. Profondamente antimilitarista, fu chiamato alle armi all’inizio della prima guerra mondiale. Lo scoppio di una granata gli causò la perdita dell’avambraccio sinistro e ricoverato all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, progettò numerosi brevetti per arti artificiali e per protesi meccaniche. Una volta congedato, si dedicò alla propaganda e all’organizzazione in Toscana della Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani, vedove e genitori di caduti di guerra, di cui fu eletto segretario generale nel 1919. Nello stesso anno fu eletto anche deputato per la circoscrizione Firenze-Pistoia. L’anno successivo divenne consigliere comunale per la minoranza socialista a Firenze. Come imprenditore edile, costruì gran parte dei nuovi rioni popolari fiorentini con l’impiego di soluzioni antisismiche e antincendio, che gli valsero premi e riconoscimenti internazionali. Costituì e presiedette la Società emancipatrice inquilini, una delle prime ad introdurre il sistema delle case a riscatto. Nel 1921 divenne segretario provinciale del Psi. Avvicinatosi al gruppo di intellettuali antifascisti riuniti intorno al periodico clandestino “Non mollare”, si dedicò con entusiasmo alla diffusione del foglio antifascista. Nella notte fra il 3 ed il 4 ottobre 1925, fu aggredito nel suo letto e morì il 7 ottobre, dopo una lunga agonia.  Da: https://storiedimenticate.wordpress.com/2012/10/03/3-ottobre-1925-firenze/#more-1836"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Decorata con la medaglia doro al Valore Militare per la Resistenza il 15 giugno 1947, per l'eroismo dimostrato e le stragi subite durante la guerra di liberazione."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Battistelli Luigi (Libero), nato nel 1893 a Bologna. Scoppiata la prima guerra mondiale fu richiamato alle armi come ufficiale di artiglieria. Avvocato brillante, repubblicano di sinistra, ammiratore di Giuseppe Massarenti, difese in tribunale i lavoratori di Molinella. Per questo, ebbe devastati lo studio e l'abitazione dai fascisti. Oppositore del regime fascista, nell'autunno 1927, assieme alla moglie - che l'accompagnera` in tutte le peregrinazioni - lascio` l'Italia per un esilio volontario in Brasile. Fu tra i primi ad aderire al movimento Giustizia e Libertà. Appena apprese la notizia dell'attacco franchista alla repubblica spagnola del luglio '36 decise di tornare in Europa per correre in aiuto dei repubblicani. Fece parte della Colonna italiana composta in grande maggioranza di anarchici e comandata da Carlo Rossell. Dalla Spagna invio` diverse corrispondenze al settimanale «Giustizia e liberta`» edito a Parigi. Nella formazione garibaldina fu un comandante esemplare e generoso. Il 16 giugno del' 37, nella zona di Huesca, guidando un assalto contro postazioni falangiste, venne ferito gravemente. Fu ricoverato nell'ospedale di Lerida, dove fu raggiunto dalla moglie e quindi trasferito a Barcellona nell'ospedale generale di Catalogna. Qui, ormai incurabile, mori` nel giugno del 1937. Al suo nome e` stata intestata una strada di Bologna. Scheda tratta dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri.  Foto: Fondi fotografici Istituto Parri"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Patriota e giurista. Frequentò il seminario e si laureò in diritto. Dal ’59 partecipò attivamente alla vita politica come democratico; alle elezioni del ’69 batté Minghetti, candidato della destra; in un celebre processo difese Andrea Costa e altri repubblicani accusati di cospirazione. Senatore dal 1889, abbandonò la vita politica attiva per dedicarsi all’insegnamento. E' sepolto alla Certosa di Bologna, Chiostro Maggiore, lato sud-est, arco 19. Il monumento è composto da una finta stele in scagliola rosa su fondo nero, poggiante su tre gradini. Ad essa sono applicati quattro bassorilievi in marmo bianco, tre ovali e uno circolare, rappresentanti i busti di Giuseppe e dei suoi familiari, colti dallo scultore con freschezza e attenzione al loro abbigliamento. Ogni bassorilievo è corredato dalla didascalia a letere incise e rubricate. Sul fondo nero vi è il nome della famiglia in lettere riportate in bronzo. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/ceneri-giuseppe-482361-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vittorio Lugli è nato a Novi di Modena nel 1885. Compie gli studi universitari a Bologna, con una tesi di laurea sotto la guida di Giovanni Pascoli e pubblicata nel 1909. Vi era stato poi, interrotto dalla Sua valorosa partecipazione alla prima Guerra mondiale, l'insegnamento nei Ginnasi-Licei di varie città italiane.. Vincitore della cattedra di Lingua e letteratura francese nel 1935 presso l'Università Statale di Milano, era stato successivamente chiamato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università della «Sua» Bologna, nella cattedra che era stata di Pietro Toldo. Morì a Rapallo il 17 gennaio 1968.  Da:http://www.archiviostorico.unibo.it/System/27/681/lugli_vittorio.pdf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Vittorio Lugli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "All'interno della Scuola Primaria Cesana in Via della Barca 22 c'è una lapide dedicata a Franco Cesana, ucciso a 13 anni in combattimento a Piccineria di Gombola, Modena il 14 settembre 1944."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel 1813 Luigi settembrini nasce a Napoli da una famiglia con ideali illuministici. Quando rimase orfano nel 1830 si dedicò alla pratica forense, ma successivamente si dedicò algli studi letterari. Insieme a Benedetto Mussolino fondò una setta   chiamata \"Figliuoli della Giovine Italia\", e per questo venne arrestato nel maggio del 1839. Una volta persa la cattedra scisse nel 1847 la \"Protesta del popolo delle Due Sicilia\" che fu un atto di condanna del malgoverno borbonico. Creò la società segreta \"Grande Società dell'Unità d'Italia\" con alcuni patrioti nel 1848. Nell'anno successivo venne di nuovo arrestato e  condannato all'ergastolo nel 1851. Con la promessa di essere mandati in esilio in America nel 1859 una sessantina di detenuti vennero scarcerati tra i quai c'era Luigi Settembrini. Nella nave dove erano stai imbarcati i detenuti come cameriere c'era Raffaele Settembrini, il figlio di Luigi Settembrini, il quale riuscì a fare sbarcare i deputati in Irlanda. Nel 1860 dall'Inghilterra passò a Torino per poi ritornare alla sua città natale e nell'anno successivo gli venne data la cattedra all'università di Bologna. Nell'ultimo periodo della sua vita venne eletto senatore. Morì a Napoli il 4 novembre 1876.       Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Luigi Settembrini"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Masso antifascista"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Pietro Pietramellara"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Molfetta (Bari) nel 1873, storico antifascista.           Figlio di un ex volontario garibaldino e secondo di 9 fratelli aveva studiato in un seminario ma, vinta una borsa di studio, si era laureato a Firenze, dimostrandosi subito uno dei migliori giovani storici italiani. . A soli 28 anni ottenne, nel 1901, la cattedra di Storia moderna all’Università di Messina. La perdita della moglie, dei cinque figli e di una sorella nel terremoto che, nel 1909 distrusse la città dello stretto, ne esaltarono la volontà di lotta. Questi gli accadimenti che punteggiarono l’impegno politico del professore: nel 1910 pubblica un libro su Giovanni Giolitti e il crack della “Banca Romana”, intitolandolo Il ministro della malavita; nel 1911 fonda a Firenze il settimanale l’Unità, che conduce una martellante campagna contro la guerra di Libia; nel 1914 rifiuta l’offerta del PSI di candidarlo alla Camera, ma si impegna a Torino a sostenere i candidati socialisti; nel 1915 si batte contro l’entrata in guerra dell’Italia nel Primo conflitto mondiale, ma non evita di arruolarsi propugnando il rispetto delle nazionalità e un assetto democratico dei rapporti internazionali. Nel 1919, candidato in una lista di ex combattenti, Salvemini è eletto deputato, ma rifiuta l’adesione al fascismo offertagli da Mussolini; nel 1922, quando avviene la “marcia su Roma” e il professore si trova all’estero, medita di non riprendere l’insegnamento all’Università di Firenze, ma torna e nel 1923 espatria clandestinamente per tenere un corso universitario a Londra. All’Ateneo fiorentino Salvemini diventa un punto di riferimento dell’antifascismo e nell’estate del 1924, dopo il “delitto Matteotti”, nasce il “Circolo Salvemini” che, con Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Piero Calamandrei darà vita, nel 1925, al Non mollare. Le aggressioni squadristiche non fermano Salvemini e i suoi compagni; nemmeno l’arresto, seguito da amnistia lo induce a desistere. Nel 1929 è tra i fondatori di “Giustizia e Libertà”. Si trasferisce in Francia, con l’aiuto di Nello Niccoli e del gruppo del Non mollare, poi in Inghilterra, quindi negli Stati Uniti dove continua la sua battaglia insegnando ad Harvard “storia della civiltà italiana”. Il suo antifascismo si accompagna ad una accesa polemica anticomunista, che lo mette in contrasto anche coi fratelli Rosselli, sostenitori, durante la guerra di Spagna, dell’unità delle forze antifasciste e della formazione delle “Brigate Internazionali”. Tornato in Italia nel 1949, riprese l’insegnamento all’Università di Firenze e la sua battaglia per un “riformismo democratico”, che prevedeva, tra l’altro, l’abrogazione del Concordato e una strenua difesa della Scuola pubblica.   Muore a Sorrento (Napoli) il 6 settembre1957.                      http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2564/gaetano-salvemini                      (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2564/gaetano-salvemini                     )               Foto da Wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1870 a Bologna. Ingegnere e giornalista, amico di Turati e del sindaco Zanardi,  dopo la Grande Guerra diverrà  specialista di edilizia ospedaliera. Sarà tra l'altro autore dell'ospedale Bellaria di Bologna, del Policlinico di Bari e assieme a G.C. Arata, del complesso del Nuovo Ospedale Maggiore di Niguarda a Milano. Muore nel 1937. http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1912/940"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giulio Marcovigi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Col termine Risorgimento (1815-1871) viene indicato il periodo della storia d'Italia durante il quale la penisola venne unificata politicamente, anche se molti storici estesero il periodo di unità sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle terre irredente di Trento e Trieste dopo la I Guerra Mondiale. Fondamentale per l'unificazione dell'Italia sotto un'unica bandiera e un'unica guida politica furono le tre Guerre d'Indipendenza combattute dagli Stati italiani contro l'Austria, che allora occupava il Lombardo-Veneto e influenzava la politica di tutta la Penisola. Nel 1848 Carlo Alberto di Savoia Re del Regno di Sardegna si pose a capo di una coalizione di Stati italiani che dichiararono guerra all'Austria. Tuttavia il conflitto si concluse già nella primavera successiva con la sconfitta sabauda di Novara, cui seguì l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Nel 1858 Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, firmò un accordo di mutua assistenza in caso di guerra con Napoleone III imperatore dei francesi e durante il 1859, grazie a una serie di stratagemmi, riuscì a farsi dichiarare guerra dall'Austria. Lo scontro inizialmente si svolse nel nord Italia dove gli eserciti piemontesi e francesi riuscirono a vincere quelli austriaci e a conquistare buona parte del settentrione. Nel 1860 l'iniziativa passò alla parte democratica con Garibaldi che salpò da Quarto con i suoi uomini e avviò la spedizione dei Mille. che innescò la guerra anche nel sud Italia e, dopo una serie di battaglie, il regno sabaudo acquisì il meridione e Vittorio Emanuele II assunse il titolo di Re d'Italia. Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo Parlamento unitario: su quasi 26 milioni di abitanti, il diritto a votare fu concesso dai nuovi governanti solo all'1,8% della popolazione. Alla riunificazione completa dell'Italia mancavano ancora il Veneto e Roma. Il nuovo Stato italiano era poco incline a iniziare una nuova guerra, mentre i rivoluzionari italiani puntavano a realizzare delle spedizioni come quella dei Mille che, fruttando l'appoggio della popolazione locale, permettesse la liberazione dei territori. Nel 1866 il regno d'Italia si alleò con la Prussia contro l'Austria. La guerra in Italia fu un insuccesso ma la vittoria prussiana consentì al regno d'Italia di annettere il Veneto. Nel 1870 l'esercito francese abbandonò Roma e l'esercito sabaudo, con un reparto di bersaglieri sfondò le difese murarie di Porta Pía, conquistando e annettendo la città al Regno d'Italia. L'anno seguente,1871, Roma divenne capitale d'Italia. Va ricordata, infine, l'opera democratica portata avanti da Giuseppe Mazzini e da altri, che tentò di far partecipare al Risorgimento anche le componenti più popolari dell'Italia."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La strage più efferata compiuta dalle SS naziste in Europa, nel corso della seconda guerra, è stata quella consumata attorno a Monte Sole, nei territori di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, anche se è comunemente nota come la \"strage di Marzabotto\". Partendo da Monte Sole, dove avevano la base principale, i partigiani della brigata Stella rossa Lupo erano in grado di colpire quotidianamente le strade e le ferrovie che collegano Bologna alla Toscana. Di qui la decisione del comando tedesco di \"ripulire\" la zona, anche quella toscana, per favorire il ripiegamento verso nord delle armate d’occupazione sotto la spinta degli anglo-americani.Il primo assalto a Monte Sole avvenne nel maggio 1944, seguito da altri, tutti infruttuosi. Nell’agosto-settembre il compito di \"ripulire\" le zone toscane ed emiliane dalle brigate partigiane fu affidato al maggiore Walther Reder. Dopo avere messo a ferro e fuoco numerosi comuni della Versilia, e ucciso centinaia di inermi cittadini, il 29 settembre 1944 Reder sferrò l’attacco contro Monte Sole. Il 5 ottobre, quando le SS si ritirarono, centinaia di morti - in massima parte donne, vecchi e bambini - e interi villaggi distrutti testimoniarono la violenza compiuta. Le uccisioni e le distruzioni proseguirono nei giorni seguenti sino a novembre. Reder, catturato dagli inglesi a Salisburgo (Austria) il 5 maggio 1945, fu consegnato all’Italia. Il processo, davanti al Tribunale militare di Bologna ebbe inizio il 18 settembre 1951 e terminò il 31 ottobre con la condanna all’ergastolo per le stragi della Toscana e per una parte di quelle bolognesi. Per Monte Sole fu riconosciuto colpevole della morte di 262 persone uccise a Casaglia, Cerpiano, Caprara, San Giovanni di Sopra, San Giovanni di Sotto, Cà di Bavellino e Casoni di Rio Moneta. Il 30 aprile 1967 Reder - al quale la condanna era stata confermata in appello - inviò una lettera alla comunità di Marzabotto per chiedere il perdono. Con 282 voti - espressi dai cittadini di Marzabotto - il perdono non fu concesso. Il 15 luglio 1980 ebbe la semilibertà, ma nel carcere di Gaeta, e fu scarcerato il 23 gennaio 1985. Rientrato in Austria, disse di non avere chiesto perdono e che la lettera era stata scritta dal suo avvocato. É morto il 2 maggio 1991. Il 16 aprile 2002 il Presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau - accompagnato dal Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi - si è recato a Marzabotto e ha chiesto scusa in nome del popolo tedesco.  Anche se sussistono ancora margini di dubbio e non tutti i casi esaminati sono stati risolti, è stato accertato che 775 cittadini di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno furono vittime della ferocia nazifascista. Il gonfalone comunale di Marzabotto è stato decorato con medaglia d’oro al valor militare. [Nazario Sauro Onofri] http://memoriadibologna.comune.bologna.it/eccidio-di-monte-sole-54-evento#sthash.i8m2xdZV.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Martiri di Monte Sole"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nacque a Vignola (Modena) nel 1883. Dopo gli studi e la Laurea, esercitò la professione di avvocato. Socialista, fu consigliere comunale e assessore del Comune di Bologna durante l’amministrazione Zanardi. Libero docente di Diritto internazionale all’Università di Bologna dal 1911 e autore di varie pubblicazioni giuridiche,  si distinse negli anni giovanili come fervente animatore socialista, specialmente nel  vignolese e nel sassuolese. Fu inoltre consigliere provinciale per la circoscrizione di Budrio e presidente dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi. Trovò la morte nel 1916 sul fronte del Carso durante la prima guerra mondiale. Nella Provincia di Bologna è stato consigliere dal 1914 al 1915. Muore nel 1916. http://www.cittametropolitana.bo.it/storia/Engine/RAServeFile.php/f/biografie.pdf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via L. A. Tosi Bellucci"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento situato in Via delle Fonti 6  in memoria di Renato Bartolini, Mauro Pizzoli, Valentino Zuppiroli e Franco Albertini, partigiani sorpresi dai soldati tedeschi, mentre, presso una casa colonica di Corticella (Bologna), cercavano di liberare del bestiame requisito.      Altri due partigiani, presenti durante l'azione, riuscirono a fuggire, mentre loro furono portati al comando militare di S. Anna (Bologna), torturati e poi ricondotti in via delle Fonti, dove furono impiccati ai pali della elettrificazione tranviaria il 29 Ottobre 1944. All'indomani le madri dei partigiani impiccati sfidando le sentinelle, liberarono i corpi dei figli e li portarono  presso le proprie case. L'episodio fu riferito in un volantino pubblicato dai Gruppi di Difesa della Donna di Bologna e provincia il 12 Gennaio 1945. Il cippo funebre ricorda anche la tragica morte di Franco Albertini, \"Smit, Marco\"; nato nel 1925 a Castenaso. giovane operaio, militante nel 4° battaglione Pinardi della la brigata Irma Bandiera Garibaldi, ucciso a bruciapelo il 28 Ottobre 1944, sempre in via delle Fonti, mentre era impegnato in un'azione di recupero armi.                        E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/albertini-franco-479682-persona                              Renato Bartolini, nato nel 1927 a Bologna. Operò nel 3° battaglione Ciro della 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi a Bologna. Con altri quattro compagni entrò in azione il 28 ottobre 1944 presso una casa colonica di Corticella (Bologna) per recuperare del bestiame requisito. Fu sorpreso con gli altri da diversi soldati tedeschi che si accinsero a fucilarli. Due partigiani riuscirono a fuggire. Rimasto in mano ai tedeschi con Mauro Pizzoli e Valentino Zuppiroli, fu portato al comando militare di Sant'Anna (Bologna) e atrocemente torturato. Ricondotto in via delle Fonti fu impiccato con gli altri due compagni ai pali dell'elettrificazione tranviaria il 29 ottobre 1944. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bartolini-renato-478048-persona             (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bartolini-renato-478048-persona            )                                                                                                                            Mauro Pizzoli, nome di battaglia \"Pzulein\" ; nato nel 1924 a Castel Maggiore.  Prestò servizio militare nel genio dal 26 agosto all'8 settembre 1943.  Militò a Bologna nel 3ª battaglione Ciro della 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di comandante di plotone.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/pizzoli-mauro-478403 persona                                                                         Valentino Zuppiroli, «Tom», nato nel 1925 a Crevalcore.  Militò nel battaglione Ciro della 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di commissario politico di compagnia e operò a Bologna e provincia.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zuppiroli-valentino-479630-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dante Drusiani, nome di battaglia \"Tempesta\",  nato nel 1926 a Porretta Terme. Licenza elementare. Operaio tornitore. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi con funzione di comandante di compagnia e operò a Bologna partecipando a varie azioni tra cui la liberazione dei detenuti politici dal carcere di San Giovanni in Monte del 9 agosto 1944; l'assalto della sede del comando tedesco all'Hotel Baglioni; l'assalto della polveriera di Villa Contri. Catturato dai tedeschi fu a lungo interrogato e torturato e, infine, fucilato il 14 dicembre 1944. Riconosciuto partigiano dal 9 settembre 1943 al 14 dicembre 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Il suo nome è stato dato a una scuola elementare e a una strada a Bologna.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento Memoriale di Monte Sabbiuno.  Fonte: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/drusiani-dante-478169-persona#sthash.P1cPaWKu.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Adelmo Tosi, nato nel 1910 ad Anzola Emilia. Licenza elementare. Fontaniere. Prestò servizio militare in fanteria. Militò nella 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi, con funzione di ispettore organizzativo di compagnia, e operò a Bologna. Fu catturato dalla polizia ausiliaria in via Santo Stefano, angolo via Buttieri, la mattina del 5 luglio 1944. Portato nella caserma di via Fondazza, fu trovato in possesso di una rivoltella. Riportato in via Santo Stefano, dove era stato arrestato, venne fucilato. La notizia della sua morte apparve su «il Resto del Carlino» il 9 luglio sotto il titolo «Fucilato sul posto perché trovato armato». Riconosciuto partigiano con il grado di sottotenente dal 2 febbraio 1944 al 5 luglio 1944.   E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  Lapide posta in Via Santo Stefano, 82/B, a ricordo del sacrificio del partigiano Adelmo Tosi. https://www.storiaememoriadibologna.it/tosi-adelmo-479538-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La strage più efferata e più grande compiuta dalle SS naziste in Europa, nel corso della seconda guerra, è stata quella consumata attorno a Monte Sole, nei territori di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, anche se è comunemente nota come la \"strage di Marzabotto\".  Partendo da Monte Sole, dove avevano la base principale, i partigiani della brigata Stella rossa Lupo erano in grado di colpire quotidianamente le strade e le ferrovie che collegano Bologna alla Toscana. Di qui la decisione del comando tedesco di \"ripulire\" la zona, anche quella toscana, per favorire il ripiegamento verso nord delle armate d’occupazione sotto la spinta degli anglo-americani.Il primo assalto a Monte Sole avvenne nel maggio 1944, seguito da altri, tutti infruttuosi. Nell’agosto-settembre il compito di \"ripulire\" le zone toscane ed emiliane dalle brigate partigiane fu affidato al maggiore Walther Reder.  Dopo avere messo a ferro e fuoco numerosi comuni della Versilia, e ucciso centinaia di inermi cittadini, il 29 settembre 1944 Reder sferrò l’attacco contro Monte Sole. Il 5 ottobre, quando le SS si ritirarono, centinaia di morti - in massima parte donne, vecchi e bambini - e interi villaggi distrutti testimoniarono la violenza compiuta. Le uccisioni e le distruzioni proseguirono nei giorni seguenti sino a novembre.  Reder, catturato dagli inglesi a Salisburgo (Austria) il 5 maggio 1945, fu consegnato all’Italia. Il processo, davanti al Tribunale militare di Bologna ebbe inizio il 18 settembre 1951 e terminò il 31 ottobre con la condanna all’ergastolo per le stragi della Toscana e per una parte di quelle bolognesi. Per Monte Sole fu riconosciuto colpevole della morte di 262 persone uccise a Casaglia, Cerpiano, Caprara, San Giovanni di Sopra, San Giovanni di Sotto, Cà di Bavellino e Casoni di Rio Moneta. Il 30 aprile 1967 Reder - al quale la condanna era stata confermata in appello - inviò una lettera alla comunità di Marzabotto per chiedere il perdono. Con 282 voti - espressi dai cittadini di Marzabotto - il perdono non fu concesso. Il 15 luglio 1980 ebbe la semilibertà, ma nel carcere di Gaeta, e fu scarcerato il 23 gennaio 1985. Rientrato in Austria, disse di non avere chiesto perdono e che la lettera era stata scritta dal suo avvocato. É morto il 2 maggio 1991. Il 16 aprile 2002 il Presidente della Repubblica tedesca Johannes Rau - accompagnato dal Presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi - si è recato a Marzabotto e ha chiesto scusa in nome del popolo tedesco.  Anche se sussistono ancora margini di dubbio e non tutti i casi esaminati sono stati risolti, è stato accertato che 775 cittadini di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno furono vittime della ferocia nazifascista. Il gonfalone comunale di Marzabotto è stato decorato con medaglia d’oro al valor militare. [Nazario Sauro Onofri] http://memoriadibologna.comune.bologna.it/eccidio-di-monte-sole-54-evento#sthash.i8m2xdZV.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Marzabotto"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Foggia nel1893, parlamentare e dirigente comunista, promotore della riforma agraria. Fu, dopo la Liberazione, il principale promotore e organizzatore, con Giuseppe Di Vittorio, delle lotte dei contadini italiani per la riforma agraria. Rimasto orfano di padre a soli sette anni, Grieco si era diplomato in agronomia a Spoleto. Nel 1912, a Foggia, aveva aderito al Partito socialista e aveva trascorso l'autunno tra i braccianti, per conoscerne direttamente i problemi e le aspettative. Trasferitosi a Napoli per frequentare la Scuola superiore di agricoltura di Portici, dopo un anno e mezzo dovette abbandonare gli studi per difficoltà famigliari. A Napoli, dove aveva avuto modo di conoscere Amedeo Bordiga, collaborò al settimanale Il Lavoro e, con lo stesso Bordiga, tentò inutilmente di fare opera di moralizzazione tra i socialisti locali. Nel 1913 Grieco, che si era trasferito a Roma, fu chiamato alle armi e assegnato al 1° Reggimento Granatieri di Sardegna. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, combatté sul Carso e sul Grappa col grado di sottotenente. Tornato a Napoli al termine del conflitto, Greco riprese i contatti con Bordiga e, con lui e con i compagni del gruppo torinese dell'Ordine Nuovo, fu tra i promotori della nascita del PCd'I, nel cui Comitato Centrale fu eletto, entrando a far parte anche dell'Esecutivo. Fu Antonio Gramsci a convincerlo, e a portarlo nella sua maggioranza al Congresso di Lione. Dopo la proclamazione, nel 1926, delle \"Leggi eccezionali\" fasciste, Grieco fu costretto ad espatriare e fu designato a dirigere, con Palmiro Togliatti, il Centro estero del suo partito. Nel 1927, in contumacia, il dirigente comunista fu condannato a 17 anni e 6 mesi di reclusione dal Tribunale speciale. Cominciarono così i lunghi anni dell'esilio, che videro Ruggero Grieco impegnato in un'attività politica senza soste. Dal 1927 al 1939 fu tra i principali redattori della rivista Lo Stato Operaio. Nel 1928, il VI Congresso dell'Internazionale Comunista lo elesse membro candidato dell'Esecutivo; nel 1935, il VII Congresso lo nominò membro effettivo. Quando, allo scoppio della II Guerra mondiale, Grieco riparò dalla Francia all'Unione Sovietica, lavorò presso la sezione italiana di Radio Mosca. Mentre si trovava nella capitale sovietica, ebbe modo di partecipare in prima persona alla battaglia in difesa della città e di meritare, per questo, una decorazione al valore. Rientrato nell'Italia già liberata nel settembre del 1944, Ruggero Grieco fu nominato, dopo la Liberazione, alto commissario aggiunto all'Epurazione, consultore nazionale e deputato all'Assemblea Costituente. Senatore di diritto nel primo Senato della Repubblica, fu confermato nell'incarico nelle elezioni del 1953. Dirigente della Sezione agraria del Partito comunista italiano, ha dato, con Giuseppe Di Vittorio, un decisivo contributo alla costituzione di quella \"Associazione dei contadini del Mezzogiorno\", che è stata per lunghi anni uno dei suoi principali obiettivi di lavoro. Autore di molte pubblicazioni sui problemi di politica agraria, Ruggero Grieco è stato stroncato da un infarto, mentre teneva un comizio a Massa Lombarda (Ravenna) il 23 luglio 1955.                                                                      Da:http://www.anpi.it/donne-e-uomini/873/ruggero-grieco Foto:commons.wikimedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gianguido Borghese, «Ferrero e Rodi», nato nel 1902 a Parma. Ingegnere. Si iscrisse al PSI nel dopoguerra e nell'ottobre 1922 - quando il congresso del PSI espulse l'ala riformista di Turati - aderì al PSUI e fu eletto segretario provinciale del gruppo giovanile bolognese. Nel 1924, assieme ad altri studenti antifascisti, fondò l'Unione goliardica per la libertà, poi sciolta dal fascismo. Per le sue idee politiche gli fu impedito di esercitare liberamente la professione. Alla fine del 1942 aderì al MUP (Movimento di Unità Proletaria). Nella primavera del 1943, in seguito all'arresto di Fernando Baroncini , entrò a far parte - in rappresentanza del MUP - del Fronte per la pace e la libertà, il primo organismo unitario dell'antifascismo bolognese. Infine, ai primi di agosto 1943 fece parte della delegazione del MUP che si incontrò con quella del PSI nello studio di Roberto Vighi , in via Santo Stefano 18. Nel corso della riunione, presente Pietro Nenni, si fusero i due gruppi socialisti dando vita al PSUP. Alla fine del mese partecipò, come delegato bolognese, alla riunione di Roma nel corso della quale avvenne la riunificazione nazionale dei due tronconi socialisti. In quell'occasione, fu eletto nella prima direzione nazionale del PSUP, della quale fece parte sino al 1945. Con l'inizio della Resistenza, si dedicò all'organizzazione del settore militare. Il 7 novembre 1943 - in seguito all'arresto di Alberto Trebbi - prese il suo posto nel comando militare del CLN, che dall'aprile 1944 fu chiamato CUMER. Del CUMER fu il commissario politico sino alla liberazione. Fu anche il massimo dirigente delle tre brigate Matteotti di Bologna, con il grado di comandante di stato maggiore. Usò due nomi di battaglia: come dirigente del CUMER si faceva chiamare Ferrerò e come comandante delle Matteotti aveva scelto quello di Rodi. Durante la Resistenza fece parte anche della commissione tecnica del CLNER, assieme ad altri tre ingegneri. Su designazione del CLN, la mattina del 21 aprile 1945 assunse la carica di prefetto di Bologna e la mantenne sino al febbraio 1946, dirigendo l'opera di ricostruzione. Per i suoi meriti politici e militari la città di Bologna gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Il 30 maggio 1967, gli è stata conferita la medaglia d'argento al valore militare.           Fonte:http://memoriadibologna.comune.bologna.it/borghese-gianguido-507734-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La morte del Generale Garibaldi, avvenuta il 2 giugno 1882, provocò lungo tutta la penisola un furore monumentalistico del tutto inusuale per l'Italia: sin dai giorni immediatamente successivi Municipi, associazioni, Società di mutuo Soccorso, gruppi di cittadini, fecero a gara nel proporre l'erezione di monumenti o lapidi a lui dedicati, e nel raccogliere fondi per la realizzazione di tali progetti. Il monumento bolognese venne proposto già il 3 luglio dello stesso 1882, ad appena un mese dalla morte del Generale, nel corso di una grande manifestazione commemorativa tenuta di fronte a migliaia di persone, nella quale parlarono Aurelio Saffi e Giuseppe Ceneri. Francesco Pais, giornalista ed ex volontario garibaldino, in quel tempo attivo a Bologna, gettò la prima idea del monumento. L'opera venne completata nel tempo previsto, e fusa dalla fonderia Bruno a Roma. L'inaugurazione ebbe infine luogo il 7 luglio 1900, con grande partecipazione di autorità, di associazioni reducistiche e mutualistiche, di partiti di Bologna e dell'Emilia-Romagna, e soprattutto di popolo. https://www.storiaememoriadibologna.it/monumento-a-giuseppe-garibaldi-966-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Le brigate partigiane che operarono nella provincia di Bologna subirono diverse riorganizzazioni durante la lotta di liberazione. Quelle che combatterono in altre province, come la Nannetti a Belluno e la 7a Modena a Modena, furono inquadrate in altre strutture, pur essendo bolognesi la maggior parte dei militanti.  Sino alla primavera 1944 le brigate dipendevano dai partiti, meno la Stella rossa Lupo. Dopo la costituzione del Comando piazza di Bologna passarono sotto il controllo del CUMER e a tutte fu data una parvenza d’organizzazione militare. Non entrarono nella sfera del Comando le formazioni che operavano sull'Appennino. Alcune perché lo rifiutarono, altre perché attraversarono le linee nell'estate-autunno 1944.  Per ragioni d’organizzazione militare alla fine del conflitto tutte le brigate che avevano operato sull'Appennino furono inquadrate nella divisione Bologna montagna Lupo. Alla divisione fu dato il nome di battaglia di Mario Musolesi che, prima di cadere nell'autunno 1944, era stato designato a comandare le brigate dell'Appennino.  Nella divisione furono inquadrate queste brigate: Stella rossa Lupo, 36a Bianconcini Garibaldi, Toni Matteotti Montagna, Giustizia e libertà Montagna, 62a Camicie rosse Garibaldi e 66a Jacchia Garibaldi. Nel dopoguerra, per misure amministrative, fu aggregata anche la 7a Modena che alla fine del 1944 si era spostata dal Modenese all'Alta Valle del Reno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/divisione-bologna-montagna-lupo-45-organizzazione#sthash.YzJGXVlf.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Battista Palmieri, nome di battaglia \"Gianni\" nacque nel 1921 a Bologna dove frequentò l’Università, nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Richiamato alle armi nel 1941, frequentò la scuola allievi ufficiali degli alpini di Aosta. Fu nuovamente chiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana, nella primavera 1944, non si presentò e venne dichiarato disertore.  Nel periodo in cui fu sfollato a Monte San Pietro ebbe contatti con la brigata Stella Rossa Lupo. Tornato a Bologna si rifugiò nei sotterranei dell'Istituto del radio all'ospedale Sant'Orsola, del quale suo padre era direttore. Per questo motivo poté seguire da vicino la vicenda che portò alla razzia, da parte dei tedeschi, di metà della dotazione di radio dell'istituto. Dopo la consegna del radio a Mario Bastia, che lo interrò nella cantina dell’abitazione del dottor Filippo D’Aiutolo, il 27 luglio 1944 Palmieri decise di non seguire il padre a Firenze, ma di restare a Bologna dove fu ospitato nell'abitazione di Gino Onofri, alla quale facevano capo le staffette che tenevano il collegamento tra la città e le brigate Giustizia e Libertà che operavano sull'Appennino tosco-emiliano. II 29 luglio 1943 lasciò Bologna per aggregarsi alla 36ª brigata Bianconcini Garibaldi nell'Alta Valle del Santerno. Partecipò a tutti i combattimenti che la formazione sostenne nell'estate dello stesso anno. Nel settembre del'44 fu inviato al battaglione di Guerrino De Giovanni, con destinazione Bologna.  Il 26 settembre, nei pressi di Castel del Rio, il battaglione dei partigiani, che si era rifugiato in una casa colonica, venne circondato dai paracadutisti e dalle SS tedesche. Palmieri era tra i superstiti, ma non volle abbandonare i suoi compagni feriti. Quando i tedeschi riuscirono a penetrare nella casa, quasi completamente smantellata dai mortai, gli fecero curare i loro feriti. Alcuni giorni dopo, quando gli alleati liberarono la zona, il suo cadavere venne trovato in un bosco, in località Le Piane a pochi chilometri di distanza. Si ritiene che sia stato torturato e ucciso il 30 settembre 1944. E’ stato insignito della medaglia d'oro al valor militare alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/palmieri-giovanni-478383-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Imola nel 1873, laureato in Legge e in Scienze economiche, deputato socialista e docente di Economia nelle Università di Cagliari e Parma, militante del PCI. Pur provenendo da una famiglia aristocratica, nel 1891 fondò col compaesano Andrea Marabini un “Circolo di studi e propaganda socialista” e nel 1893 aderì al PSI. Nell'ambito del Partito socialista, passò gradualmente da posizioni moderate, vicine a Turati, a posizioni radicali, fino a che, dopo la guerra mondiale e dopo la rivoluzione sovietica, aderì alle posizioni della frazione comunista partecipando, nel 1921, alla fondazione del Partito comunista d'Italia.  Deputato socialista negli anni dal 1910 al 1926, quando nel 1926 la dittatura mussoliniana fece decadere i parlamentari antifascisti, perse anche la cattedra universitaria; processato dal Tribunale speciale, fu condannato al confino di polizia, pena poi commutata in ammonizione, e subì aggressioni squadristiche. In quel periodo si impegnò nella stesura dei suoi libri di economia alcuni dei quali, come “Il capitale e il valore – Critica dell’economia marxista” sarebbero stati ripubblicati nel secondo dopoguerra. Nel 1945 riottenne la cattedra di scienza delle finanze a Parma e successivamente quella di economia agraria a Roma. Contestualmente fu reintegrato nel Partito comunista italiano e, dal 1945 al 1946, fece parte della Consulta.  Morì a Genova nel 1953. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2741/antonio-graziadei http://ibc.regione.emilia-romagna.it/appuntamenti/immagini-appuntamenti/copy_of_AntonioGraziadei.JPG"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Antonio Graziadei"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Novellara (RE) nel 1864, Giuseppe Malagoli fu importante saggista, poeta, insegnante, studioso di problemi linguistici, tuttavia è fra le figure meno conosciute della letteratura italiana tra Ottocento e Novecento.  Laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna con la tesi “Considerazioni sull'uso delle leggi di diritto privato”, dopo essersi dedicato alla professione di avvocato, nel 1899 si stabilì a Pisa dove si laureò, nell’anno accademico 1903-1904, in Lettere. E’ l’inizio dei suoi intensi studi di dialettologia e glottologia che diedero come risultato due manuali rispettivamente di ortografia e di accentazione, nonché al Vocabolario pisano pubblicato nel 1939 dall’Accademia della Crusca. Fu proprio quest’ultimo lavoro a fargli ottenere la nomina a professore ad honorem di Storia della lingua italiana presso l’Università di Pisa.  Morì a Pisa il 9 ottobre 1947. A lui è intitolata la biblioteca comunale di Novellara (RE).      da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg    foto: Sistema Bibliotecario di Ateneo - Università di Pisa"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alcide De Gasperi nasce nel 1881 a Pieve Tesino, in provincia di Trento. Dato che alla sua nascita il territorio trentino apparteneva ancora all'Impero austro-ungarico, è in Austria che il giovane De Gasperi inizia a studiare e a interessarsi di politica. Nel 1905 entra a far parte della redazione del giornale \"Il Nuovo Trentino\"  che appoggia il movimento per la riannessione del Sud Tirolo all'Italia..Nel 1911 viene eletto nel Parlamento di Vienna dove difende i diritti linguistici dei trentini, e, allo scoppio della guerra contro l'Austria, si schiera per la neutralità italiana. Dopo la guerra il Trentino passa all'Italia e nel maggio del 1921 De Gasperi viene eletto deputato nelle liste del partito popolare, e nel 1924 ne diviene segretario. L'ascesa del fascismo lo costringe a dimettersi e nel 1926 viene imprigionato  per la sua attività politica. Durante la seconda guerra mondiale contribuisce alla fondazione del partito della Democrazia Cristiana, che eredita le idee e l'esperienza del Partito Popolare di don Sturzo.  Dopo la guerra diventa il leader della Democrazia Cristiana e vince alle elezioni del 1948 contro il Fronte Popolare. Nasce la prima legislatura repubblicana e De Gasperi è presidente del Consiglio fino al 1953.   Muore a Borgo Valsugana, il 19 agosto del 1954, nel Trentino diventato nel frattempo regione autonoma della Repubblica italiana.                                                      Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.            Foto: Wikimedia Commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Guido Fanti nasce a Bologna il 27 maggio 1925. Si iscrive alla facoltà di Scienze biologiche ma abbandona gli studi a causa della Seconda Guerra mondiale. Chiamato alle armi nel novembre del 1943, abbandonerà l'esercito e poco dopo aderirà alla Resistenza partigiana. Il 21 aprile del 1945 si iscrive al Pci, del quale diventerà segretario provinciale e regionale. Consigliere comunale dal 1957, il 2 aprile 1966 viene eletto sindaco di Bologna, prendendo il posto di Giuseppe Dozza. Nel 1970 Guido Fanti si dimette dall'incarico di primo cittadino e si candida alle elezioni regionali, diventando il primo presidente della Regione Emilia-Romagna. Viene eletto presidente della Giunta regionale il 23 luglio 1970. Nel 1975 Guido Fanti viene confermato presidente della Giunta. Si dimetterà l'8 maggio del 1976 e verrà eletto prima al Parlamento nazionale quindi a quello europeo, di cui diverrà vicepresidente. Muore a Bologna l'11 febbraio 2012. Fonte: http://www.regione.emilia-romagna.it/storia/presidenti/guido-fanti"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cortile Guido Fanti (Palazzo d'Accursio)"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e viene ucciso a Roma il 2 novembre 1975.  Il processo di primo grado per l'omicidio Pasolini si è chiuso con la condanna di Pino Pelosi «in concorso con ignoti»: i giudici del tribunale considerano assolutamente certa la presenza di altri assassini non identificati. In appello, su richiesta dell'allora procuratore generale, la sentenza cambia: Pelosi diventa l'unico colpevole. In questi anni gli avvocati di parte civile hanno cercato più volte di far riaprire il caso, ma senza risultati. Il suo omicidio si può considerare uno dei tanti misteri italiani ma dalle recenti indagini si può affermare che non si è trattato di una tragica vicenda passionale ma un crimine dove hanno partecipato elementi del neofascismo eversivo e servizi deviati dello stato.Tra i maggiori artisti e intellettuali italiani del'900. Ribelle e insofferente a ogni dogma. Artista nel suo significato più profondo: un poeta di parole e immagini che ha saputo decifrare e cantare il nostro tempo."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Parco Pier Paolo Pasolini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città medaglia d'oro al Valore Militare della Resistenza l'1 agosto 1947, per il contributo di vide tra cui 11 impiccati, 271 fucilati, 1.200 arrestati, 20.000 deportati, 132 caduti e 611 feriti."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Torino"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare il 9 settembre 1947 per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gilda Chiari Allegretti è nata nel 1878 a Parma ed è morta nel 1943 a Sestola e di professione faceva la pedagogista. Nel 1916 fu la prima donna ad avere la libera docenza in pedagogia. Insegnò all'Università di Bologna, dove trascorse maggior parte della sua vita. Durante il primo conflitto bellico fu la presidente dell'Associazione dei prigionieri di guerra e si segnalò in numerose iniziative in campo sociale e in quello dell'educazione. Scrisse molte opere pedagogiche, la più importante da ricordare è quella sul \"Sistema di educazione e istruzione infantile\" che ha tuttora una sua validità e attualità. Tratto da \"Le via di Bologna Saggio di toponomastica storica\" di Mario Fanti pubblicata nel 1974. http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1916/863"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aldo Ognibene, nome di battaglia \"Battista\", nacque nel 1912 a Bologna. Trasferitosi nella primavera sull'Appennino tosco-emiliano, militò nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi e quindi nella 66ª brigata Jacchia Garibaldi. Nell'estate fu inviato del CUMER a Monte Sole per assumere la funzione di commissario politico della brigata Stella rossa Lupo. Prese parte a numerose azioni militari compreso l'assalto contro la caserma delle brigate nere a Savigno. Il 15 ottobre 1944, dopo l'eccidio di Marzabotto, rientrò a Bologna con numerosi partigiani della brigata Stella rossa Lupo, con i quali fu aggregato alla 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi. Divenne commissario politico del distaccamento acquartierato tra le rovine dell'ex ospedale Maggiore, in via Riva Reno, in previsione di quella che si riteneva l'imminente insurrezione di Bologna. Il 7 novembre 1944 prese parte alla battaglia di Porta Lame. Il 5 gennaio 1945, mentre si trovava in una sala cinematografica in via Rizzoli, venne catturato dai fascisti su segnalazione della spia Lidia Golinelli, \"Vienna\". Fu portato in via Santo Stefano, angolo vicolo Alemagna, e ucciso a colpi di rivoltella.  Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/ognibene-aldo-478375-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luigi Carlo Farini, nacque a Russi (Ravenna), nel 1812 da famiglia della media borghesia romagnola che condivideva idee liberali che nelle Romagne della Restaurazione trovavano alimento nell'opposizione al governo clericale.    Uomo politico italiano di tendenze moderate, alla proclamazione della Repubblica abbandonò Roma e si trasferì in Piemonte. Fu deputato dal 1849 al 1865 e grande sostenitore di Cavour, promosse l'annessione dell'Emilia al Regno sabaudo; fu ministro dell'Interno nel 1860 e primo ministro nel 1862-63. Per una grave malattia fu costretto ad abbandonare la vita politica e morì a Quarto (NA) nel 1866.          Testo rielaborato dalla Classe 3 F della Scuola Secondaria di primo grado Rolandino Dè Passeggeri Anno Scol. 2019/20"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Zanardi nasce a Poggio Rusco, Mantova, il 6 gennaio 1873. Di origini benestanti, si dedica agli studi prima a Poggio Rusco, poi a Mantova e in seguito a Bologna dove si laurea in Farmacia e successivamente in Chimica e farmacia. La formazione all'interno del movimento mantovano lo porta ad un'intensa esperienza di dirigente del Partito socialista italiano, ma anche di amministratore. E' sindaco di Poggio Rusco e contemporaneamente consigliere comunale a Bologna nel 1902. Il 15 luglio 1914 si riunisce il primo consiglio comunale a maggioranza socialista di Bologna che elegge sindaco Francesco Zanardi, «in nome del popolo». Bologna, dotta, liberale e turrita sotto l'egemonia della Camera del lavoro e dell'analfabetismo, così titola «l'Avvenire d'Italia» per dare la notizia che ormai «la teppa comanda» la città. Il 28 giugno 1914 la lista socialista vince le elezioni amministrative forte di un programma di reale cambiamento della gestione della cosa pubblica in favore dei lavoratori. Il riformista Francesco Zanardi guida la città negli anni difficili della Prima guerra mondiale, ma mette in pratica le teorie del municipalismo socialista nell'evoluzione dell'ente locale. «Pane e alfabeto», sono la sintesi del programma elettorale socialista, parole semplici che racchiudono significati fondamentali nell'emancipazione delle donne e degli uomini che lavorano. Le promesse della vigilia saranno mantenute e Francesco Zanardi passerà alla storia come il «sindaco del pane». Il conflitto mondiale inibisce il grande disegno riformatore della giunta Zanardi, ma non lo interrompe. Il comune gestisce il delicato equilibrio tra socialismo pacifista e città in guerra modellando l'organizzazione pubblica in difesa delle donne, degli anziani, dei giovani, dei più deboli, quella retrovia civile che trova nel municipio il punto di riferimento morale e civile. Nel 1919 è eletto deputato e si dimette da sindaco. Dopo l'assalto a Palazzo d'Accursio del 21 novembre 1920, Zanardi è più volte aggredito e subisce violenze da parte dei fascisti. Viene rieletto deputato nel 1921. Allontanato da Bologna, prende dimora a Roma dove rimane definitivamente dopo la morte del figlio Libero avvenuta il 9 giugno 1922 a Rimini dove si era trasferito dopo avere subìto numerose percosse da parte dei fascisti. L'ultimo legame di Zanardi con Bologna avviene il 28 novembre 1928 quando il fratello Giulio, in un momento di sconforto, si toglie la vita davanti alla tomba del nipote Libero. Nel 1935 viene diffidato per frequentare elementi sovversivi e con un provvedimento del 1938 è confinato a Cava dei Tirreni. Ritorna a Bologna dopo il 25 luglio 1943. Eletto deputato nell'Assemblea costituente, nel 1947 passa al Partito socialista dei lavoratori italiani e dopo il 18 aprile 1948 è designato senatore a vita.  Muore a Bologna il 18 ottobre 1954. -  Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zanardi-francesco-486179-persona#sthash.rt5RXNYc.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "I “Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà” (GDD) nascono a Milano e Torino nel novembre 1943 su iniziativa del Partito Comunista, sulla scorta delle sue \"Direttive per il lavoro tra le masse femminili i GDD devono promuovere la Resistenza, aiutare le famiglie «dei partigiani, dei fucilati, dei carcerati, degli internati in Germania». Devono, inoltre, combattere espressamente per le donne, chiedendo la «proibizione delle forme più pesanti di sfruttamento, l'uguaglianza di retribuzione», e pensare al domani, cioè all'«accesso alle donne a qualsiasi impiego, a qualsiasi organizzazione politica e sindacale in condizioni di parità» (F. Pieroni Bortolotti, Le donne della Resistenza antifascista e la questione femminile in Emilia (1943-45), in Donne e Resistenza in Emilia-Romagna, v. 2, Milano, Vangelista, 1978). Le fondatrici dei GDD provengono da correnti differenti dell'antifascismo: Lina Fibbi è comunista, Pina Palumbo è socialista, Ada Gobetti è azionista. I Gruppi riprendono quindi lo spirito e l'impostazione del CLN, ponendosi come organizzazione, unitaria e di massa, di donne che condividono il comune obiettivo della lotta al nazifascismo. «Il movimento – scrive Gabrielli – si dichiara aperto a ogni fede religiosa e a ogni ceto sociale; il suo obiettivo risiede non tanto nell'istituzione di una federazione femminile dei diversi partiti, quanto in una vasta alleanza tra donne» (P. Gabrielli, Il 1946, le donne, la Repubblica, Roma, Donzelli, 2009, p. 45). I GDD si diffondono presto in tutta l'Italia occupata dai tedeschi e dai fascisti. L'obiettivo iniziale – ripreso nella denominazione dei Gruppi – è quello di offrire un sostegno agli uomini impegnati nella lotta armata. Il compito puramente assistenziale, che va a confermare il ruolo ausiliario degli elementi femminili, è tuttavia immediatamente contraddetto, e materialmente contestato, dall'impegno attivo di molte delle donne coinvolte, un impegno consistente nell'attività di informazione, contropropaganda, collegamento, trasporto di ordini, stampa clandestina, armi e munizioni, sabotaggio e partecipazione diretta alla lotta armata (G. Bonansea, Donne nella Resistenza, in Dizionario della Resistenza, a cura di E. Collotti-R.Sandri-F. Sessi, Torino, Einaudi, 200o, v. 2, p. 272).  I GDD si impegnano innanzitutto nel sostegno alla lotta partigiana, che va dall'«aiuto morale» fornito ai combattenti alla raccolta di generi di conforto e denaro da destinare loro, dall'organizzazione di proteste nei luoghi di lavoro al sabotaggio della produzione e al rifiuto di consegna agli ammassi, «un insieme di iniziative che favoriscono un rapporto con le donne delle città e delle campagne» (P. Gabrielli, Il 1946, cit., p. 46). Ai GDD si affianca presto il “Corpo delle volontarie della libertà”, «una schiera di infermiere, vivandiere, cicliste che trasportano bombe, armi, istruzioni per la guerriglia, preziose informazioni e beni di conforto». Le donne dei GDD sono anche organizzatrici instancabili di manifestazioni di protesta contro la leva della RSI e le deportazioni in Germania. Le donne dei GDD lavorano soprattutto per il coinvolgimento delle altre donne nella vita politica, del momento resistenziale e del futuro. Non trascurano, tuttavia, di considerare «la specificità dei loro bisogni. Parità salariale, assistenza all'infanzia e alla maternità, difesa delle lavoratrici madri, partecipazione alla vita politica diritto al suffragio». La battaglia per il voto femminile è senza dubbio uno degli impegni della lotta dei GDD, anche se la maggior parte delle esponenti considera tale conquista come ormai acquisita, «dato il segno di alta responsabilità dimostrato dalle italiane nel conflitto».I GDD hanno un proprio organo di stampa, ovviamente clandestino: si tratta di “Noi donne”, il cui primo numero è pubblicato nell'aprile 1944 e che uscirà fino alla Liberazione (poi diverrà organo dell'Unione Donne Italiane), e questo grazie all'impegno delle militanti che lo riproducono – anche copiando a mano – e lo distribuiscono. La tiratura arriva, così, per alcuni numeri, a 10.000 copie. «Il tema più ricorrentemente affrontato è quello della specificità e dell'importanza del ruolo delle donne durante la lotta di liberazione in corso: dalla difesa delle case e dei propri figli, alla lotta quotidiana contro il carovita e la borsa nera, alla necessità di aiutare gli uomini a compiere la scelta partigiana, a più ampie considerazioni sulla condizione femminile» (M. Renosio, “Noi donne”, in E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2006, p. 642). I GDD, attraverso il periodico, invitano espressamente le donne a prepararsi «ad amministrare e governare» (n. 6, settembre 1944, cit. ibidem). I GDD sono ufficialmente riconosciuti dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) nel giugno 1944 (ibidem). Le donne che vi partecipano sono almeno 70.000 (http://lombardia.anpi.it/voghera/donneresistenza/donneresistenza.htm)."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino GRUPPI DI DIFESA DELLA DONNA"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vittime della strage del 2 agosto 1980.                La loro vita si arresta tragicamente alla stazione di Bologna. Natalia Agostini in Gallon, operaia alla Ducati Elettronica, con il marito e la loro figlia Manuela stava aspettando il treno per Dobbiaco, meta delle vacanze estive della bambina. I tre si trovano all’imbocco del sottopassaggio. La bomba esplode appena il marito si allontana per acquistare le sigarette. Madre e figlia sono estratte dalle macerie in fin di vita, mentre il padre riporta lesioni di scarsa entità. Natalia spira di lì a pochi giorni, proprio mentre si celebrano i funerali della figlia.                 http://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/bologna-schede/agostini-natalia-e-manuela-gallon"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Napoli il 15 aprile 1882 da famiglia salernitana, morto a Cannes il 12 aprile del 1926 in seguito alle ferite riportate nel corso di una aggressione squadristica, avvocato e uomo politico. Corrispondente del quotidiano Corriere della Sera; simpatizza per il Partito Liberale. . Eletto deputato nel 1919 per il collegio di Salerno; avvocato, nel '22 è tra i fondatori del quotidiano Il Mondo che contrasta il nascente fascismo. Con Francesco Saverio Nitti organizza il Partito democratico italiano, divenendo successivamente ministro delle colonie. Affermatosi il fascismo, lascia la compagine governativa passando all'opposizione costituzionale della quale, nel 1923, diviene il leader riconosciuto e autorevole. Alla Camera dei deputati si schiera contro la nuova legge elettorale proposta da Mussolini e da Acerbo; il 26 settembre, dopo ripetute minacce, viene aggredito e bastonato a Roma da una squadra fascista. Nel 1924 è eletto deputato nello schieramento antifascista. L'anno successivo viene picchiato gravemente a Roma. Riporta molte ferite, dalle quali non si riprenderà più. Trasportato a Parigi, in ospedale, muore a Cannes nell'aprile del 1926. Autore di numerosi saggi culturali e politici.  da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/giovanni-amendola/ foto: Wikimedia Commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Monumento ossario ai caduti della Grande Guerra nel cimitero della Certosa Nella zona di ampliamento della Certosa (Chiostro VI) è edificato il monumento ossario ai caduti della Prima guerra mondiale, realizzato su progetto di Arturo Carpi e Filippo Buriani. Raccoglie resti di circa 3000 soldati bolognesi e italiani deceduti durante il ricovero in uno degli ospedali allestiti in città durante la grande guerra. Vi sono inoltre ospitati i corpi di alcune centinaia di soldati austro-ungarici, morti nei vari campi di prigionia del territorio bolognese. Le entrate ai sotterranei sono presidiate da due sentinelle marmoree (nominati in dialetto veneto \"il vecio\" e \"il bocia\") dello scultore Ercole Drei. Nell'agosto 1940, con solenne cerimonia, saranno traslate nell'ossario anche le spoglie del martire risorgimentale Ugo Bassi.                            Da: http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1933/917"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Corrado Masetti, «Bolero»,  nato nel 1915 a Zola Pedrosa. Calzolaio. Nel 1936 fu chiamato alle armi e, più tardi, inviato dal regime fascista con il suo reparto, il battaglione «Lavedo», a combattere in Spagna al fianco delle truppe rivoltatesi contro il legittimo governo della Repubblica. Dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, al fianco della Germania, fu impegnato nell'occupazione della Jugoslavia e della Slovenia. Restò ferito. Caduto Mussolini, all'indomani dell'armistizio, fu tra i primi animatori dell'opposizione antifascista e della organizzazione partigiana nella zona Bazzanese. Combattè nelle fila della 7a brigata Modena della divisione Armando. Divenne comandante della 63a brigata Garibaldi (che, dopo la sua morte, prese il suo nome di battaglia «Bolero»). Operò a Zola Predosa, Montefiorino (MO) e Monte San Pietro. Durante il trasferimento del comando della brigata verso Bologna, cadde dopo un combattimento contro soverchianti forze tedesche, a Casteldebole (Bologna) il 30 ottobre 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valore militare.  E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/masetti-corrado-478955-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via M. Finzi, 2  La lapide ricorda gli 85 appartenenti alla comunità israelitica che dopo l’8 settembre 1943 furono deportati e trovarono la morte nei campi di sterminio nazisti."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide dedicata a Lanfranco Lorenzini presso la palazzina Telecom in Via Emilia Ponente 133."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Tito Carnacini nasce a Bologna nel 1909, si laureò in Giurisprudenza nel 1930 presso l'Università di Bologna. Assistente dell'Istituto Forense, nel 1934 conseguì la Libera Docenza in Diritto Processuale Civile e insegnò nell'Università di Urbino. Nel 1937 come vincitore di concorso, fu nominato titolare della cattedra di Diritto Processuale Civile nell'Università di Ferrara. Si trasferì nel 1939 all'Università di Modena. Nel 1949 il prof. Tito Carnacini ritornò a Bologna, quale titolare della Cattedra di Diritto del Lavoro e nel 1955.Il prof. Tito Carnacini  fu chiamato a collaborare alla Riforma del Codice di Procedura civile. Ottenne numerosi riconoscimenti per la sua intensa attività.  E' stato magnifico rettore dell' Università di Bologna dal 1968 al 1976. Muore a Forte dei Marmi il 26 settembre 1983."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Amos Facchini, nome di battaglia \"Gioia, Ciccio\", nato nel 1927 a Castello d'Argile. Operaio presso le Officine Minganti. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. I primi di luglio del 1944 fu arrestato dai fascisti a seguito di una delazione mentre si trovava ad Anzola Emilia in casa di Lino Panzarini e rimase in carcere, subendo anche torture, fino all’8 agosto successivo quando fu liberato dai partigiani nell’azione di assalto al carcere di S. Giovanni in Monte.  Nei primo giorni dell’ottobre ’44 si recò a Bologna assieme a Leopoldo Bonfiglioli in occasione della prevista insurrezione della città. Partecipò ai combattimenti di porta Lame e della Bolognina. Durante quest'ultimo, avvenuto il 15 novembre 1944, si suicidò perché rimasto privo di munizioni mentre era inseguito dai nazifascisti in Via Lionello Spada. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/facchini-amos-478176-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Amos Facchini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vittorina Dal Monte; nasce nel 1922 a Imola; Impiegata. Militò nel battaglione Pianura della brigata SAP Imola. Nasce da una famiglia di braccianti che emigra clandestinamente in Francia quando lei è ancora giovanissima.. Nel 1943 si iscrive al Partito comunista francese. Rientrata in Italia, partecipa alla Resistenza. Nel 1946 diviene funzionaria del Partito comunista italiano, dapprima presso la federazione di Bologna, dove è anche eletta consigliera provinciale e nominata assessore all'Istituto provinciale infanzia e maternità fino al 1952, poi in quella di Torino, come responsabile femminile e membro della segreteria federale, sino al 1956, quando viene incaricata di far parte della segreteria nazionale dell’Unione Donne Italiane a Roma.  Dal 1965 al 1967 è segretaria provinciale del sindacato abbigliamento a Milano. Dal 1979 al 1989 è attiva nell’UDI di Bologna. Muore a Bologna nel 1999.  Il Giardino si trova in Via Emilia Levante, 140         Da: http://parita.regione.emilia-romagna.it/vie-en-rose/schede/bologna-schede/vittorina-dal-monte"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Inaugurato nel 1975, il monumento di Villa Spada ricorda le 128 partigiane della provincia che diedero la vita nella lotta di Liberazione. Si tratta di un muro di due metri che segue la salita del terreno per circa cinquanta metri e che nella sua parte terminale scompare per divenire lo schienale di una gradinata, ordine superiore di un piccolo anfiteatro rivolto verso la città. Nella stessa area erano state poste statue in cartapesta appoggiate ad una griglia di ferro. La scelta di materiali deteriorabili è legata all’obiettivo di costruire un monumento da rinnovare nel tempo come la memoria della Resistenza e la partecipazione condivisa al ricordo delle lotte antifascista e partigiana.  Film animato: Questa è memoria di sangue e di fuoco La Resistenza delle donne con le parole e le immagini dei ragazzi della Scuola media “Gandino”. a cura dell'Ass.OTTOmani https://www.youtube.com/watch?v=zk17OFyMKhM&feature=youtu.be"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Monumento a 128 partigiane"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonio Gramsci è stato un politico, filisofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano.  Nato ad Ales (Cagliari) nel 1891 da famiglia piccolo-borghese. Di salute cagionevole fin dall'infanzia, vince una borsa di studio per l'Università di Torino, laureandosi in lettere e filosofia. Nel 1913 aderisce al Partito socialista del quale diventa, nel '17, segretario della sezione torinese. Affascinato dal pensiero e dall'opera di Lenin, in Russia, nel 1919 promuove la formazione della corrente comunista nel Partito socialista, dalla quale, nel 1921, nasce il Partito comunista d'Italia. Direttore del quotidiano L'Ordine nuovo, nel '22 è componente dell'Esecutivo dell'Internazionale comunista. Si sposa a Mosca; avrà due figli per i quali, dal carcere italiano, scriverà una serie di commoventi favole pubblicate con il titolo L'albero del riccio. Rientrato in Italia, è eletto deputato per il collegio Veneto e segretario generale del Partito comunista. Nel 1926 viene arrestato dalla polizia fascista nonostante l'immunità parlamentare, il re e Mussolini sciolgono la Camera dei deputati, mettendo fuori legge i comunisti. Gramsci e tutti i deputati comunisti sono processati e confinati: Gramsci nell'isola di Ustica e successivamente nel carcere di Civitavecchia e Turi. Non essendo adeguatamente curato è abbandonato al lento spegnimento fra sofferenze. Muore nel 1937, dopo 11 anni di prigione, senza aver mai rivisto i figlioletti. Negli anni della reclusione scrive 32 quaderni di studi filosofici e politici, definiti una delle opere più alte e acute del secolo; pubblicati da Einaudi, nel dopoguerra, sono noti universalmente come i Quaderni dal carcere, tradotti in tutte le lingue più importanti. Scheda: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/antonio-gramsci/"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gruppi Aldo nato il 21 aprile 1920, prestò servizio militare in fanteria dall'1 febbraio 1940 all'8 settembre 1943. Militò nella brigata Matteotti Città e operò a Bologna. Venne ucciso il 3 aprile 1945. Anche i fratelli Cesarino e Pietro caddero nella Resistenza.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani nella Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/gruppi-aldo-478263-persona#sthash.atQssyte.dpuf  Gruppi Cesarino  nato il 3 luglio 1924, militò nella brigata Matteotti Città.  Catturato insieme con il fratello Pietro il 24 marzo 1945, venne processato con altri 26 imputati fra il 12 e il 17 aprile 1945 per appartenenza a banda armata e alto tradimento. La sentenza mandò sei partigiani a morte e comminò 4 pene all'ergastolo. Cesarino fu tra i condannati a morte. Venne fucilato il 18 aprile 1945 in Via Riva Reno, 52 nei pressi dell'ex ospedale Maggiore, dove oggi si trova il Palazzo dello Sport, con il fratello Pietro.  Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/gruppi-cesarino-478264-persona#sthash.PysLlbpb.dpuf  Gruppi Pietro nato il 28 agosto 1926. Catturato con il fratello Cesarino il 24 marzo 1945, venne processato e condannato a morte il 18 aprile 1945 per appartenenza a banda armata e alto tradimento.  Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/gruppi-pietro-478265-persona#sthash.cNUQzu0w.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "LA TIMO RICONOSCENTE INTITOLA QUESTA CENTRALE AL NOME DEL SUO MECCANICO GIORGIO ZONTINI CADUTO SOTTO IL MITRAGLIAMENTO DEL 28 LUGLIO 1944 VITTIMA DELL'ALTO SENSO DEL PROPRIO DOVERE  Posta a cura di TIMO. Anno di posa 1959. Lapide posta in Via Leandro Alberti n.1, fatta in travertino; cm. 60X50"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Giorgio Zontini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Berti Pichat (Bologna 30 dicembre 1799 - ivi, 15 ottobre 1878) era figlio di un ufficiale superiore dell'Esercito rivoluzionario francese e di Anna Berti. Studiò i classici, la matematica, la musica, le scienze naturali, l'agronomia, creandosi la cultura ad ampio raggio dell'uomo del suo tempo. Il padre tornò in Francia all'indomani della Restaurazione, mentre Carlo, ventenne, divenne erede delle vaste proprietà dello zio Andrea Berti, di cui assunse il cognome. Si dedicò all'amministrazione di queste ampie proprietà, site nel territorio di San Lazzaro, applicando innovazioni agronomiche ed economiche. Coinvolto nei moti del 1831, si dimostrò uomo di pensiero ma anche d'azione: guidò infatti una spedizione di Guardie nazionali verso Ferrara per opporsi all'avanzata delle truppe austriache. Fallito il moto, ritornò ai suoi campi ed agli studi di agricoltura. Nel 1839 contribuì al rinnovamento della Società Agraria, nel 1840 fondò il settimanale “Il Felsineo”, con l'intento di far crescere “l'arte campestre”, in un paese profondamente arretrato. “Il Felsineo” si distinse come fucina di intelligenze intenzionate a rinnovare dall'interno lo Stato Pontificio, in campo sociale ed economico. Vi parteciparono personaggi del calibro di Marco Minghetti, Luigi Tanari, Giovanni Massei, Rodolfo Audinot. Nel 1847, ritenendo il gruppo del Felsineo troppo morbido e troppo confidente in Pio IX, fondò con il fratellastro Augusto Aglebert “L'Italiano”, sulle cui pagine manifestò idee democratiche e radicali. Nel 1848 torna ad essere uomo d'azione: organizza un battaglione di studenti, sospende le pubblicazioni dell'”Italiano” e parte per la Prima Guerra di Indipendenza. Eletto deputato alla Costituente Romana sul finire del 1848, partecipa alla Repubblica Romana, dichiarando “guerra al vizio e ai despoti” e auspicando una repubblica “valorosa e onesta” e una Italia unita. Il 2 aprile 1849 viene nominato Ministro dell'Interno della Repubblica, con il compito di controllare personalmente i mali ed i problemi dei territori dello Stato. Alla caduta della Repubblica ritorna a Bologna, ma se ne deve allontanare per “perpetuo bando”. Trova asilo in Piemonte, dove torna ad occuparsi della sua prediletta agricoltura. Nei dieci anni piemontesi inizia la stampa di un poderoso lavoro in 28 volumi, Istituzioni scientifiche tecniche ossia Corso teorico e pratico di agricoltura, pubblicato da Pomba a Torino tra il 1851 ed il 1870. Tornato a Bologna nel giugno del 1859, dopo la liberazione dal potere pontificio e dagli austriaci, Berti Pichat viene eletto all'Assemblea delle Romagne e scelto come membro della Commissione legislativa che avrebbe dovuto guidare il passaggio degli nuovi territori alla legislazione sabauda. Così Enrico Bottrigari nella sua Cronaca di Bologna (Zanichelli, 1960) ricorda l'accoglienza che ricevette: \"festeggiato da ogni classe di persone, dovette mostrarsi al balcone della sua Casa, di dove ringraziò tutto commosso il popolo che era accorso per dargli il ben venuto. Verso la mezzanotte una eletta schiera di cittadini, con fiaccole e colla Banda musicale del Comune in testa, si recarono sotto la di lui abitazione per tributargli una testimonianza di stima e di affetto, proclamandolo incorrotto magistrato, buon Cittadino ed illustre esule\". Deputato dal 1860 sino al 1868, è molto critico verso l'ambiente moderato ed in particolare minghettiano, molto forte e radicato a Bologna. Nominato senatore nel 1874, ebbe gli ultimi anni travagliati dal dolore per la prematura scomparsa dei due figli maschi. Un suo ritratto in marmo venne realizzata per il Pantheon della Certosa nel 1880 e una versione in gesso, oggi custodito nei depositi del Museo, venne collocato nella Sala del Risorgimento inaugurata in Bologna il 12 giugno 1893. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/berti-pichat-carlo-484014-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Achille Grandi, nacque a Como nel 1883 e morì a Desio il 28 settembre 1946 Durante la prima guerra mondiale si schierò su posizioni neutraliste. Fu poi tra i pochi del partito popolare che non votarono a favore del governo Mussolini, formato all’indomani della marcia su Roma. Scelse con altri parlamentari la strada dell’Aventino.  Fu costretto a fare i lavori più disparati e visse dieci anni di estrema precarietà economica. Nel 1940  prese parte ai primi incontri clandestini tra i cattolici di Milano. Nel 1942 il gruppo di Milano si incontrò più volte con il gruppo di Roma di Alcide De Gasperi. Da questi incontri sarebbe nata la futura Democrazia cristiana. Fondò e fu primo presidente delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e partecipò ai lavori dell’Asssemblea costituente, in cui ricoprì la carica di vice Presidente. Achille Grandi rimane nella storia del nostro Paese come uno dei più limpidi interpreti del cattolicesimo sociale, artefice dell’unità sindacale, antifascista e democratico. http://www.acli.it/component/k2/57?Itemid=75 http://www.acliprealpino.it/mondo_acli/acli_nazionali/Presidenti/grandi.jpg      Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La battaglia di Stalingrado segnò l’inizio della disfatta militare hitleriana. Per l’importanza strategica che aveva assunto nel quadro del fronte russo-tedesco, la città fu insistentemente attaccata dai Tedeschi a partire dall’agosto 1942. La conquista di Stalingrado avrebbe infatti permesso all’esercito nazista di impadronirsi della maggiore via acquea di rifornimento della Russia intera (il Volga), di occupare la grande base per le operazioni nel Caucaso e di operare l’accerchiamento per la conquista di Mosca. L’attacco fu iniziato il 19 agosto 1942 dal generale Paulus, comandante della VI armata: il generale russo Timošenko tentò di frenare l’impeto dell’avanzata, ma la città venne investita dall’ondata nazista. La resistenza, tuttavia, fu possibile grazie alla particolare posizione della città e all’eroico contributo dato da tutta la popolazione. I Russi riuscirono a mantenere la posizione sul Volga e a fare pressione con continui rinforzi e con massicci bombardamenti, sull’ala sinistra dello schieramento tedesco; Paulus nel mese di novembre ritenne opportuno ripiegare, ma Hitler ordinò di mantenere la posizione; il 23 novembre le armate sovietiche, provenendo da nord e da sud, si incontrarono a Kalach e circondarono le forze avversarie. Intanto i Tedeschi avevano occupato gran parte della città, ma si videro costretti a cercare di sbloccare la situazione: inutile risultò un massiccio attacco con otto divisioni (fra cui tre blindate) per sfondare l’accerchiamento. Il 10 gennaio 1943 i Sovietici sferrarono l’offensiva decisiva per riprendere la città: il 2 febbraio, dopo un bombardamento operato per numerosi giorni con 4.000 pezzi d’artiglieria, la resistenza tedesca fu demolita. I Tedeschi persero nel combattimento 250.000 uomini, mentre altri 120.000 caddero prigionieri. L’Armata russa contò oltre 485.000 caduti. da: http://www.anpi.it/libri/153/la-battaglia-di-stalingrado Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Stalingrado"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alberto Dallolio nacque a Bologna il 28 Gennaio 1852, figlio del liberale minghettiano sindaco di Pianoro (Bologna) Cesare e di Adelaide Bersan, parente di Carlo Berti Pichat. Si laureò in giurisprudenza nell'Università di Bologna e, seguendo le orme paterne, cominciò fin da giovane ad occuparsi di politica. Fu un liberale moderato e si riconobbe nell'attività dell'Associazione Costituzionale delle Romagne fondata da Minghetti. Il 13 Giugno 1875 venne eletto consigliere comunale di Bologna e fu confermato in tutte le successive consultazioni elettorali amministrative, rimanendo in consiglio senza interruzione per ventisette anni, fino al 1902. Assessore all'istruzione in numerose giunte tra 1876 e 1891, fu eletto Sindaco l'1 giugno 1891 e rimase in carica fino all'1 luglio 1902. Come sindaco, contribuì allo sviluppo e alla trasformazione urbanistica della città: completò Via Indipendenza; fece costruire la scalinata della Montagnola ed il mercato del bestiame; introdusse i tram elettrici; operò il riscatto dell'Azienda del gas e concluse la convenzione con l'Università. Egli si dedicò particolarmente all'abbattimento delle antiche mura ed all'adozione della nuova cinta daziaria, la quale scatenò polemiche che portarono alla sconfitta dello schieramento moderato nelle elezioni del 1902 e alle sue dimissioni. Dall'11 Agosto 1884 al 14 Dicembre 1913 fece parte anche del consiglio provinciale di Bologna, tenendone la presidenza dal 1905 al 1913. Dopo la guerra prese posizioni nazionaliste ed in seguito appoggiò il fascismo; in campo culturale si occupò di storia del Risorgimento, scrivendo diverse opere, curò il primo saggio dell'epistolario di Carducci e fu presidente del consiglio di amministrazione della casa editrice Zanichelli. Morì nella sua città natale il 17 Gennaio 1935. E' sepolto alla Certosa di Bologna, Chiostro Maggiore, lato nord-est arco 122/4 Testo a cura della classe 3D del Liceo “Laura Bassi” di Bologna, nell'ambito del progetto \"Alternanza Scuola - lavoro\", A.S. 2016-2017   Da:http://www.storiaememoriadibologna.it/dallolio-alberto-482365-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nelle prime ore della mattina del 21 aprile 1945, le unità alleate del 2° Corpo Polacco dell’8a Armata Britannica, della Divisione USA 91a e 34a, gli uomini dei Gruppi di combattimento Legnano, Friuli e Folgore e della brigata partigiana “Maiella” entrarono a Bologna senza sparare un colpo. Infatti nella notte precedente i tedeschi ed i fascisti, su ordine del generale Von Senger, avevano abbandonato la città. Più tardi nella mattinata arrivarono anche i bersaglieri del battaglione Goito che sfilarono per via Rizzoli dove tutti li acclamarono. Gruppi di donne cominciarono a deporre fiori ed affiggere foto sul muro esterno del Comune in Piazza Nettuno poiché in quel luogo, chiamato dai fascisti “posto di ristoro dei partigiani”, furono fucilati molti resistenti. Nacque così, in maniera del tutto spontanea, il Sacrario dei partigiani. Piazza Vittorio Emanuele II (oggi Piazza Maggiore) era ormai piena di cittadini, partigiani, soldati alleati e di blindati sui quali erano saliti giovani, ragazze con fiori e bandierine tricolori, quando Dozza (sindaco di Bologna), Zoccoli (Presidente del CLN regionale) e Borghese si affacciarono sul balcone del Comune per salutare i cittadini ormai liberati e festosi. La festa fu turbata dal ritrovamento dei cadaveri di Sante Vincenzi e Giuseppe Bentivogli (partigiani italiani) trucidati e abbandonati ai Prati di Caprara dai fascisti in fuga. Nella ritirata verso Nord i tedeschi furono sorpresi dagli attacchi polacchi nella zona di San Giorgio di Piano dove, oltre numerosi partigiani, persero la vita parecchi soldati tedeschi.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/liberazione-di-bologna-96-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "AGLI INTERNATI MILITARI MARTIRI DEI LAGER NAZISTI             I REDUCI BOLOGNESI NEL 35° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE POSERO ANEI BOLOGNA 1980 Piazza del Nettuno. Anno di posa 1980."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Cuneo, che vide i primi nuclei partigiani della Resistenza piemontese. Insignita della medaglia d'oro al Valor Militare il 22 luglio 1963. Ha sacrificato 45 cittadini trucidati, 350 case incendiate nel 19 settembre 1943. Durante le quattro giornate del gennaio 1944 ha subito la distruzione di 500 case e la caduta di 157 partigiani."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via del Genio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonio Labriola nacque nel 1843 a Cassino. Filosofo e politico, fu tra i massimi studiosi italiani del marxismo: dopo aver iniziato lo studio sistematico dei testi di K. Marx e F. Engels, s'impegnò in un'opera di divulgazione che risultò in realtà una elaborazione originale: egli polemizzò contro le interpretazioni positivistiche e deterministiche e contro la riduzione del marxismo a una filosofia della storia. Il suo insegnamento ha lasciato una traccia profonda nella cultura italiana anche per l'influenza esercitata su Croce e Gramsci. Morì a Roma nel 1904. Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Cuneo nel 1906, suo padre, Tancredi, era stato ministro delle Poste con Giovanni Giolitti e poi senatore fascista. Duccio, considerato un valente penalista già in giovane età, non venne mai, nonostante la posizione del padre, a compromessi con il fascismo. Tra il 1940 e il 1942 tentò di organizzare a Cuneo gli antifascisti del luogo. È con la caduta di Mussolini che Duccio viene clamorosamente allo scoperto con forti dichiarazioni antifasciste e il suo studio a Cuneo si trasforma in centro operativo per l'organizzazione della lotta armata popolare, dove costituisce il primo nucleo della banda \"Italia Libera\", dalla quale nasceranno le brigate di Giustizia e Libertà. Nel gennaio del 1944 Duccio, durante un rastrellamento, viene ferito. Quando si ristabilisce, viene nominato comandante di tutte le formazioni GL del Piemonte e loro rappresentante nel Comitato militare regionale. In veste di \"diplomatico\" tratta l'unificazione e il coordinamento delle bande operanti in Val d'Aosta. Si sposta poi a Torino ed è qui che viene localizzato e bloccato dai repubblichini. È il 28 novembre del 1944. Inutili i frenetici tentativi delle forze della Resistenza di operare uno scambio con i tedeschi. I repubblichini considerano Duccio una loro preda, tanto che quattro giorni dopo, nel pomeriggio del 2 dicembre, un gruppo di fascisti dell'Ufficio politico di Cuneo arriva a Torino e lo preleva dal carcere. Lo trasportano nella caserma delle brigate nere di Cuneo: qui Galimberti viene interrogato e ridotto in fin di vita dalle sevizie, ma non parla. Il mattino del 4 dicembre 1944, l'eroico comandante di Giustizia e Libertà viene portato nei pressi di Centallo e abbattuto dai suoi aguzzini con una raffica alla schiena. Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2238/duccio-galimberti  foto http://www.centrostudibeppefenoglio.it/cgibin/1439459631duccio_galimberti.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alessandro Pertini detto Sandro, nasce a Stella (Savona) nel 1896. Nel 1915 partecipa alla Grande Guerra e si distingue per il valore. Al termine del conflitto, si iscrive al Partito socialista italiano.Durante il fascismo viene perseguitato e infine condannato a 5 anni di confino.Partecipa all’organizzazione della fuga di Filippo Turati in Francia, dove espatria egli stesso. A seguito della caduta del fascismo, nel luglio del 1943 viene rimesso in libertà. A Roma diventa vicesegretario del Partito Socialista.  Entra nella giunta militare del CLN. Arrestato dai nazi-fascisti, viene condannato a morte ed internato nel carcere di Regina Coeli.  Il 25 gennaio del 1944. riesce ad evadere dal carcere insieme a Saragat ed altri grazie ad una azione partigiana. In maggio parte per Milano e rappresenta il PSIUP nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nell’estate del 1944 partecipa alla liberazione di Firenze. Agli inizi del 1945 conosce a Torino Carla Voltolina, staffetta partigiana, che diventerà sua moglie. Nella sua qualità di comandante militare del CLN, dirama l’ordine dell’insurrezione di Milano del 25 aprile e partecipa alla votazione della condanna a morte di Mussolini. Nel 1946 è’ deputato all’Assemblea Costituente. Gli viene conferita la medaglia al valor militare per la sua lotta politica e partigiana. Nel 1965 gli viene conferita la Croce al merito di guerra. Nel 1968 è eletto presidente della Camera, e confermato nelle successive legislature fino al 1976. L’ 8 luglio del 1978 è eletto presidente della Repubblica, Al termine del settennato, come ex capo dello Stato, è senatore a vita. Muore a Roma il 24 febbraio del 1990. scheda da: http://www.fondazionepertini.it/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Sandro Pertini"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lodovico Berti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.  Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo distrusse i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Galleria 2 Agosto"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monaldo Calari, detto \"Enrico\", nato nel 1914 ad Anzola Emilia. Membro dell'organizzazione comunista bolognese attiva nel 1930, fu accusato di ricostituzione del PCI ( Partito Comunista Italiano) e per propaganda sovversiva , fu rinviato al Tribunale speciale che, il 26 settembre 1931, lo condannò a un anno di carcere. Militare dal 1935 al 1936, fu in Libia con il 93° reggimento fanteria. Dopo l’8 settembre 1943 organizzò i primi nuclei partigiani che, in seguito, formarono la 63°brigata Bolero Garibaldi. Catturato nel maggio 1944 a Bologna e rinchiuso in San Giovanni in Monte, fu liberato con altri prigionieri dagli uomini della 7° brigata GAP Garibaldi. Ritornato al suo posto di lotta presso la 63°brigata Bolero sull'Appennino bolognese, divenne commissario politico di battaglione. Morì durante un combattimento contro i soldati tedeschi a Casteldebole il 30 ottobre 1944.  Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare. Al suo nome venne intitolato un battaglione della 63°brigata Bolero Garibaldi. Dopo la liberazione gli è stata intestata una strada di Bologna, Zola Predosa, Anzola Emilia e Casalecchio di Reno.  Fonte :http://www.storiaememoriadibologna.it/"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Figlia di Paolo Tambroni, un cuoco di origini parmensi, e di Maria Rosa Muzzi, Clotilde nasce a Bologna il 29 giugno 1758. Clotilde mostra fin dalla giovinezza una grande capacità di apprendimento, imparando il greco semplicemente assistendo alle lezioni che il grecista Emanuele Aponte impartiva ad uno studente presso casa Tambroni, dove aveva affittato una camera. Aponte, scoperto il talento della giovane, ne fa una sua allieva e le insegna anche il latino. Una delusione amorosa fa sì che Clotilde decida di dedicarsi completamente agli studi. Nel 1790 è accolta nell’Accademia degli Inestricati, nel 1792 è anche fra gli accademici d’Arcadia. Il 23 novembre 1793, senza nemmeno la laurea, per le sue profonde conoscenze le viene assegnata la cattedra di particelle greche. Le sue conoscenze si espandevano anche alla lingua francese, inglese e spagnola. E proprio in Spagna si recherà con l’Aponte, dove viene aggregata all’Accademia Reale di Madrid, in seguito al licenziamento subito nel 1798 per non aver voluto prestare giuramento al nuovo governo cisalpino. In quello stesso anno, proprio per la saldezza della sua fede religiosa e per la fama di studiosa, il papa le accorda il permesso di possedere libri posti all’indice. Tuttavia, nonostante le sue idee politiche, nel settembre 1799 viene reintegrata nell’insegnamento con la cattedra di lingua e letteratura greca. Nel 1804 riceve un consistente aumento del compenso. Mantiene la cattedra fino al 1808, quando viene messa in pensione anticipatamente sia per motivi di salute, avanzati dalla stessa Tambroni, sia, soprattutto, per l’intenzione di abolire la cattedra di greco.    https://www.storiaememoriadibologna.it/tambroni-clotilde-481331-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Arturo Toscanini nasce a Parma nel 1867. Suo padre Claudio combatte accanto a Giuseppe Garibaldi nelle famosa battaglia di Aspromonte.  Nel 1885 si diploma e parte quasi immediatamente per una tournée in Sud America. A soli trentuno anni, nel 1898, diventa direttore del Teatro alla Scala di Milano.  Direttore di fama internazionale, dal 1908 al 1914, dirige il Metropolitan di New York, dove in alcune opere canta il grande tenore Enrico Caruso. Allo scoppio della prima guerra mondiale, ha una posizione interventista. Dal 1928 al 1936 è direttore della Philarmonica di New York. Si oppone al regime fascista sin dagli inizi e, grazie al prestigio internazionale che ha guadagnato, riesce a mantenersi indipendente.  Si rifiuta persino di dirigere la \"Turandot\"  di Giacomo Puccini, per la presenza in sala di Benito Mussolini. Nel 1931 dirige un concerto al teatro Comunale di Bologna: in sala è presente il ministro Costanzo Ciano (padre di Galeazzo Ciano), ma Arturo Toscanini si rifiuta di eseguire \"Giovinezza\" così un gruppo di fascisti l'offendono e schiaffeggiano. A causa di questa aggressione, rifiuta di dirigere altre orchestre italiane fino a quando ci sarà al potere il regime fascista. Va in esilio volontario negli Stati Uniti, dove dirige  la NBC Symphony Orchestra  fino al 1954. Durante la seconda guerra mondiale organizza molte raccolte fondi per i militari statunitensi e modifica l'\"Inno delle Nazioni\" di Giuseppe Verdi in chiave antifascista. Torna in Italia nel dopoguerra per riprendere la direzione del Teatro alla Scala e vi dirige il \"Nabucco\", di Giuseppe Verdi. Nel 1949 viene nominato senatore a vita per meriti artistici, ma  decide di rinunciare alla carica il giorno successivo. Si ritira dalla direzione artistica all'età di 87 dirigendo un concerto dedicato a Richard Wagner. Arturo Toscanini muore nella sua casa di New York , il 16 gennaio 1957."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via dei Mille"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Si vuole ricordare la tragedia della diga del Vajont del 9 ottobre 1963 cha causò la completa distruzione della città in provincia di Belluno. Dal 1943 al 1945 fu un'importante base della Resistenza veneta e punto di confluenza dei partigiani bolognesi operanti nel Veneto."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Venezian, 1  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/polischi-stelio-stenio-478407-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Porta Nova, angolo piazza Malpighi  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/maccaferri-giorgio-479346-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Amelia Rosselli nasce il 28 marzo del 1930 a Parigi, figlia di Marion Cave, un'attivista del partito laburista britannico, e di Carlo Rosselli, esule antifascista e fondatore di Giustizia e Libertà. Nel 1940 è costretta a fuggire dalla Francia in seguito all'assassinio del padre e dello zio Nello, ordinato da Benito Mussolini e da Galeazzo Ciano. Da quel trauma Amelia Rosselli non si riprenderà più e tutta la sua esistenza ne sarà segnata per sempre. Esule con i suoi familiari, si trasferisce in un primo momento in Svizzera, per poi spostarsi negli Stati Uniti.  Nel 1946 torna in Italia e in seguito si reca in Inghilterra per completare gli studi. Negli anni Sessanta si iscrive al Partito Comunista Italiano. Raffinata traduttrice di poesia di lingua inglese, viene considerata una delle maggiori poetesse del '900 per il suo linguaggio originale complesso e musicale. Amelia Rosselli muore suicida l'11 febbraio del 1996."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vincenzo Toffano, nome di battaglia \"Terremoto\",  nato il 25 aprile 1925 a Gavello (RO). Licenza elementare. Operaio tornitore. Fu un partigiano audacissimo e tra i più valorosi. Nell' inverno 1943-44 si recò in Veneto e militò nel battaglione Fergnani della brigata Mazzini della divisione Nannetti. Nel Marzo 1944, con Renato Romagnoli e altri partigiani bolognesi, tornò a Bologna e militò nella squadra Temporale della 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi. Il 9 agosto 1944 fece parte della squadra di 12 uomini che assalì il carcere bolognese e liberò alcune centinaia di detenuti politici e comuni. Nel corso dell'azione impersonò uno dei 4 partigiani che gli altri, travestiti da fascisti e da tedeschi, avrebbero dovuto associare alle carceri. Il 2 settembre fece parte della squadra che entrò nella polveriera di Villa Contri a Casalecchio di Reno e la fece saltare. Il 29 settembre, travestito da tedesco, entrò con altri partigiani all'Hotel Baglioni - dove risiedevano molti alti ufficiali tedeschi e numerosi gerarchi fascisti - e collocò una potente carica di tritolo. Prima di uscire i partigiani spararono contro i militari che si trovavano nell'atrio. La carica esplosiva non deflagrò. Il 18 settembre, con altri partigiani, collocò una seconda carica davanti alla porta dell'hotel. L'esplosione fu terrificante perché demolì parzialmente lo stabile, provocando la morte di decine di ufficiali tedeschi e fascisti. Il 7 novembre, travestito da tedesco come altri partigiani, prese parte alla battaglia di Porta Lame, attaccando alle spalle tedeschi e fascisti per alleggerire la pressione sulla base acquartierata nell' ex macello. Dopo il proclama di Alexander dovette abbandonare la base partigiana della squadra Temporale e trovare rifugio nella casa della fidanzata. Qui, a seguito di una delazione, venne catturato dai fascisti. Associato alle carceri di San Giovanni in Monte (Bologna) venne a lungo torturato perché rivelasse i nomi dei compagni di lotta. Il 14 dicembre 1944 fu portato, con decine di partigiani, a Sabbiuno di Paderno e ucciso. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare.  E' sepolto nel Monumento Ossario della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento Memoriale di Monte Sabbiuno.    https://www.storiaememoriadibologna.it/toffano-vincenzo-478502-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gaetano Pilati nacque, il 29 agosto 1881, a Croara, frazione di S. Lazzaro di Savena (BO). Si trasferì a Firenze nel 1906 dove fu assunto come manovale in un’impresa edile. Nel 1910, insieme all’amico Mingozzi, fondò l’ “Impresa Gaetano Pilati”, che nel 1914 fu trasformata in “Ditta Fratelli Pilati & A. Mingozzi”. Nel 1910 si iscrisse alla sezione Edmondo De Amicis del Psi e si dedicò all’organizzazione delle leghe operaie. Nel 1913 divenne presidente della Sms “Andrea del Sarto”. Profondamente antimilitarista, fu chiamato alle armi all’inizio della prima guerra mondiale. Lo scoppio di una granata gli causò la perdita dell’avambraccio sinistro e ricoverato all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, progettò numerosi brevetti per arti artificiali e per protesi meccaniche. Una volta congedato, si dedicò alla propaganda e all’organizzazione in Toscana della Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani, vedove e genitori di caduti di guerra, di cui fu eletto segretario generale nel 1919. Nello stesso anno fu eletto anche deputato per la circoscrizione Firenze-Pistoia. L’anno successivo divenne consigliere comunale per la minoranza socialista a Firenze. Come imprenditore edile, costruì gran parte dei nuovi rioni popolari fiorentini con l’impiego di soluzioni antisismiche e antincendio, che gli valsero premi e riconoscimenti internazionali. Costituì e presiedette la Società emancipatrice inquilini, una delle prime ad introdurre il sistema delle case a riscatto. Nel 1921 divenne segretario provinciale del Psi. Avvicinatosi al gruppo di intellettuali antifascisti riuniti intorno al periodico clandestino “Non mollare”, si dedicò con entusiasmo alla diffusione del foglio antifascista. Nella notte fra il 3 ed il 4 ottobre 1925, fu aggredito nel suo letto e morì il 7 ottobre, dopo una lunga agonia. Da: https://storiedimenticate.wordpress.com/2012/10/03/3-ottobre-1925-firenze/#more-1836"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo (Cuneo) nel 1908, traduttore, scrittore e poeta. Figlio di un cancelliere di Tribunale, aveva avuto a Torino tra i professori di Liceo Augusto Monti, che l’aveva introdotto nella cerchia dell’antifascismo subalpino. Laureatosi in Lettere con una tesi su un poeta americano, che gli fu contestata dagli accademici fascisti di quei tempi, Pavese non volle iscriversi al PNF e si guadagnò da vivere dando lezioni private e traducendo dall’inglese testi di importanti autori. Nel 1934, dopo l’arresto del suo amico antifascista Leone Ginzburg, la Casa editrice Einaudi gli offrì di lavorare alla rivista “La Cultura”, ma fu arrestato dalla polizia perchè gli avevano trovato in casa un documento antifascista. Per quella lettera non sua, Cesare Pavese fu condannato a tre anni di confino. Vi restò soltanto un anno, perché fatto atto di sottomissione al regime poté tornare a Torino a riprendere il lavoro all’Einaudi. Dopo la Liberazione lo scrittore si iscrisse al PCI e, per qualche tempo, collaborò all’edizione piemontese de “l’Unità”. Pavese continuò a pubblicare libri che ebbero un grande successo, anche se dietro lo schermo dello scrittore politicamente impegnato si celava una personalità fragile e sofferente, come avrebbe dimostrato il suo suicidio in una camera di albergo a Torino il 27 agosto del 1950. Da: https://www.anpi.it/donne-e-uomini/2855/cesare-pavese"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Massimo D'Azeglio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ettore Zaniboni, nato nel 1908 a Castel San Pietro Terme. Guardia di Pubblica Sicurezza. Militò nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi con funzione di comandante di compagnia. Venne fucilato con Egon Brass, Attilio Diolaiti, Francesca Edera De Giovanni, Enrico Foscardi e Ferdinando Grilli alla Certosa di Bologna l'1 aprile 1944. Il 2 aprile 1944 \"il Resto del Carlino\" diede notizia dell'avvenuta fucilazione in un articolo dal titolo \"Ferma ed energica azione contro le bande terroristiche\". Il suo nome è stato dato ad una strada di Bologna.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://www.storiaememoriadibologna.it/zaniboni-ettore-478533-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Ettore Zaniboni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "IL Generale Giuseppe Tellera nasce a Bologna nel 1882.  Medaglia d'oro al valor militare  Nel  1938, Italo Balbo, governatore della Libia, lo nominò Capo di stato maggiore del Comando Superiore delle forze armate dell'Africa Settentrionale. Cadde in battaglia in Libia nel 1941.   Foto: Wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Crocetta, 2  Otello Baccolini http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/baccolini-otello-479683-persona Ermanno Galeotti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/galeotti-ermanno-478214-persona Ferruccio Magnani http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/magnani-ferruccio-478297-persona Aldo Ognibene http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/ognibene-aldo-478375-persona Walter Degno http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/degno-walter-478160-persona Renzo Fanti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/fanti-renzo-478179-persona Giordano Bergonzoni http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bergonzoni-giordano-478062-persona Antonio Gentili http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/gentili-antonio-478233-persona Luciano Piana http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/piana-luciano-479052-persona Corrado Gennasi Oberdan Trombetti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/trombetti-a.-oberdan-479544-persona Libero Lossanti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/lossanti-libero-478293-persona Massimo Meliconi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/meliconi-massimo-478323-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La prima lapide, dedicata alle vittime dei lager nazisti riporta: \"Resti di creature umane, che l'atroce viltà nazista bruciò nel forno di Gusen, e la pietà di congiunti ch'ebbero vittime nei campi di sterminio, recuperò il 27 settembre del 1960, furono qui collocati a memoria dei morti innocenti, a esecrazione dei carnefici, ad auspicio di una società finalmente libera dalla schiavitù dell'odio e della guerra. Bologna, 11 novembre 1961\". La seconda lapide ricorda l'assegnazione della medaglia d'oro al valor militare alla città di Bologna: \"Città partigiana fedele alle antiche tradizioni, non volle soggiacere alla prepotenza del tedesco invasore e col sangue purissimo di migliaia dei suoi figli migliori, con le sue case distrutte ed in epici diuturni combattimenti sostenuti con le armi strappate al nemico, fu all'avanguardia nell'impari lotta e nell'insurrezione che nell'alba radiosa dell'aprile 1945 portò la patria alla riconquista della sua libertà. Settembre 1943 - aprile 1945\".               da:http://www.storiaememoriadibologna.it/monumento-ossario-ai-caduti-partigiani-1019-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con un’auto imbottita di tritolo nel 1963). Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino “L’Idea socialista”  e aderisce alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali; nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini – e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti – che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro Siciliano di Documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria. Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.  Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.   da: https://www.centroimpastato.com/giuseppe-impastato-biografia/"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Penelope Veronesi, «Lucia»,  nata nel 1916 a Bologna; Diploma magistrale. Insegnante. Dopo l’8 settembre 1943 per evitare di essere mobilitata nei servizi ausiliari della RSI, rimase ospite nel collegio di San Luca, dove insegnava.  Durante una sosta a Bologna, in casa dello zio Pietro Benazzi, conobbe alcuni dirigenti della lotta di liberazione. Entrata nel movimento partigiano, fu addetta ai GDD ( Gruppi Difesa della Donna)  di cui divenne dirigente a livello cittadino in sostituzione di Giovanni Bottonelli. Nel febbraio 1945, in sede di comitato si decise di organizzare una serie di manifestazioni delle donne per un maggiore loro contributo alla lotta di liberazione. Con il gruppo dirigente si impegnò nella organizzazione di interventi capillari per sollecitare la partecipazione di molte donne alla prima manifestazione prevista per l’8 marzo 1945 e anticipata al 3 marzo 1945 perché l’1 marzo i tedeschi affissero un manifesto incitante alla delazione. Erano previsti, infatti, premi in danaro e in sale per coloro che avessero denunciato un «ribelle». Dopo il successo di questa prima manifestazione, partecipò attivamente alla organizzazione della seconda che ebbe un'impronta più prettamente politica svoltasi il 16 aprile 1945. Dopo avere organizzato e guidato il corteo con il gruppo delle dirigenti in piazza VIII Agosto, salita sul monumento al Popolano, tenne il suo primo comizio politico. Nonostante la presenza di molti tedeschi e militi delle brigate nere, non esitò ad incitare la popolazione ad unirsi al CLN «per imporre la pace, accelerare la fine della guerra anche di un giorno solo perché voleva dire migliala di morti in meno». Riconosciuta partigiana nella 63ª brg Bolero Garibaldi, con il grado di tenente, dal 5 luglio 1944 alla Liberazione. Designata dal PCI fece parte del primo consiglio comunale di Bologna.  Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/veronesi-penelope-500513-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "<Arpad Weisz nasce a Solt, in Ungheria, il 16 aprile 1896, da genitori ebrei. Quando scoppia la Prima guerra mondiale, parte volontario nell’esercito austro-ungarico. Inizia la sua passione per il calcio come giocatore in varie squadre professionali ma per problemi fisici è costretto a ritirarsi.  A 34 anni diventa il più giovane allenatore di sempre ad aver vinto il campionato italiano. Ingaggiato dal Bologna.  conquista nel 1936 lo scudetto. Nella stagione successiva vince nuovamente il titolo e il 6 giugno 1937 a Parigi porta il Bologna in cima al mondo vincendo in finale sul Chelsea il Torneo dell’Expo. Nel 1937-38 il Bologna chiude quinto, nel 1938-39 riparte alla caccia dello scudetto, ma le leggi razziali impongono agli ebrei stranieri di lasciare l’Italia. Weisz guida il Bologna per l’ultima volta il 23 ottobre 1938, contro l’Ambrosiana-Inter. Il suo sostituto, l’austriaco Felsner, vincerà lo scudetto. Il 10 gennaio 1939 con moglie e figli lascia Bologna, diretto a Parigi. Il 16 febbraio raggiunge l’Olanda per guidare il Dordrecht, con cui diventa un eroe locale. Nel frattempo la Germania ha invaso l’Olanda e le leggi razziali provocano nel settembre 1941 il divieto per Arpad di lavorare. Il 2 agosto 1942 la famiglia Weisz viene arrestata dalla Gestapo. Dal campo di raccolta di Westerbork il 2 ottobre 1942 , destinazione Auschwitz, in Polonia. Dopo tre giorni di viaggio in condizioni inumane, Arpad viene dirottato ai lavori forzati nell’Alta Slesia. La moglie e i figli raggiungono Auschwitz-Birkenau, dove vengono subito eliminati in una camera a gas. Deportato a propria volta ad Auschwitz, Arpad Weisz resiste fino al 31 gennaio 1944, quando muore di stenti dopo atroci sofferenze. da: https://www.storiaememoriadibologna.it/weisz-arpad-515204-persona ."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Frosinone decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 15 febbraio 1949, per la completa distruzione subita durante in conflitto, Prescelta per la suo posizione strategica come caposaldo delle truppe tedesche per impedire l'avanzata degli Alleati, viene colpita da quattro attacchi dal 20 gennaio al 18 maggio 1944."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Roma 24 marzo 1944, l’eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto dalle truppe di occupazione della Germania nazista, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito all'attentato, avvenuto il giorno precedente, contro le truppe germaniche in via Rasella, che aveva provocato la morte di trentatré riservisti inquadrati nella Wehrmacht.      Da: http://anpi-lissone.over-blog.com/article-roma-24-marzo-1944-l-eccidio-delle-fosse-ardeatine-116363649.html"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Annibale Santorre Conte di Santarosa nasce a Savigliano (CN) nel 1783. Patriota e rivoluzionario. Con lo scoppio dei moti rivoluzionari in Spagna e a Napoli, nel 1820,  cerca di ottenere l'alleanza di Vittorio Emanuele I con il movimento costituzionale, in nome del comune sentimento antiaustriaco. Egli auspica un'Italia liberata e riunita sotto lo stemma sabaudo. Portavoce della proposta è il futuro re Carlo Alberto, ma il sovrano respinge sdegnato l'offerta non riuscendo a concepire l'idea di una monarchia costituzionale. Santorre di Santarosa, insieme agli altri capi del movimento, dà avvio ai moti costituzionali il 10 marzo 1821, in tutto il  Piemonte. Tre giorni dopo Vittorio Emanuele I abdica e nomina Carlo Alberto reggente, per l'assenza temporanea dell'erede al trono Carlo Felice. Carlo Alberto concede la costituzione e nomina, il 21 marzo, Santorre di Santarosa Ministro della Guerra e della Marina. E' a quel punto che, su richiesta di Carlo Felice, interviene militarmente l'Austria che a Novara, l'8 aprile, sbaraglia le forze costituzionali. Dopo la sconfitta si rifugia prima in Svizzera, poi a Parigi dove pubblica, nello stesso anno, il libro in lingua francese \"La rivoluzione piemontese\"  L'iniziativa indispone ulteriormente Carlo Felice che lo perseguita anche in Francia, riuscendo a farlo arrestare. Santarosa ripara in Inghilterra guadagnandosi da vivere con l'insegnamento dell'italiano e del francese.  Nel 1824, si imbarca per la Grecia in rivolta contro la Turchia, e si unisce ai combattenti come soldato semplice. Sono il suo culto per la libertà e la sua avversione per la tirannide  a spingerlo a combattere dovunque vi sia sopraffazione e che lo porta a morire eroicamente sul campo. Santorre di Santarosa cade a Sfacteria, l'8 maggio 1825, ad appena 42 anni. Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.   Foto: Wikimedia Commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Mascarella all'altezza del civico 37 dedicata a Francesco Lorusso studente di Medicina, appartenente a Lotta Continua, ucciso dai Carabinieri l'11 marzo 1977 durante una manifestazione.                                                  Oltre alla lapide, sempre in Via Mascarella si trova una grande lastra di vetro che protegge e testimonia gli spari ad altezza d'uomo con i fori nel muro cerchiati di gesso.      A questo evento si ispirò una famosa rivista dell'epoca: \"Il cerchio di gesso\"."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Francesco Lorusso"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Modena nel 1819, Nicola Zanichelli viene mandato dal padre a fare l'apprendista presso il legatore di libri Garruti. È in questo contesto che Nicola inizia a formarsi come autodidatta, avendo dovuto abbandonare la scuola a dieci anni. A vent'anni passa al servizio di Luppi, dove resterà per 4 anni. Nel 1843 riesce ad acquistare con alcuni soci la libreria “Vincenzi e Nipoti” sotto il portico del Collegio a Bologna. Tra i soci particolarmente importante sarà Giacinto Menozzi. La libreria diviene un luogo di ritrovo degli oppositori del Duca Francesco V e subisce diverse 'visite' da parte della polizia a causa dei libri vietati che vi circolano. A cavallo della rivoluzione del '48 Zanichelli promuoverà uno di seguito all'altro due giornali patriottici 'L'indipendenza italiana' e 'Il Vessillo italiano'. L'attività di editore giornalistico riprenderà successivamente all’unità nazionale con la fondazione de 'Il Panaro' nel 1862, settimanale di tendenze moderate e cavouriane, particolarmente impegnato nella battaglia per l'alfabetizzazione e l'ammodernamento del sistema scolastico, ma anche contro il potere dell'aristocrazia e del clero nella città. La svolta nella vita professionale di Zanichelli arriva nel 1866 con l'acquisto della libreria “Marsigli e Rocchi” a Bologna, sotto il portico del Pavaglione, vicino all'Archiginnasio e quindi al cuore pulsante della prestigiosa università. Il trasferimento a Bologna è causa e conseguenza della volontà di dedicarsi prevalentemente all'attività di editore fino ad allora subordinata a quella di libraio. Divenne una figura molto importante per Bologna, tanto che gli è stata dedicata una via nella periferia della città, in zona Corticella.      da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Roma il 21 novembre 1907, laureato in Legge, giornalista, dirigente del Partito Comunista. Dopo la morte in Francia del padre Giovanni (a causa dell'ennesimo pestaggio fascista), Giorgio Amendola, liberale di sinistra, conclude gli studi in Legge e nel 1929 matura la sua adesione al Partito comunista. Nel '31 il \"lavoro clandestino\" lo porta in Germania, dove partecipa al IV Congresso comunista a Colonia. Quando rientra in Italia, prende contatti con esponenti del Partito socialista e di \"Giustizia e Libertà\". È arrestato a Milano nel giugno del 1932. Resta in carcere per pochi mesi e ne esce per l'amnistia del decennale, ma deferito al Tribunale speciale è condannato a cinque anni di confino a Ponza. Ne trascorrerà due in carcere, per aver diretto le agitazioni dei confinati che si erano rifiutati di salutare \"romanamente\". Nel 1937 nuovo espatrio in Francia e poi in Tunisia. Nel marzo del 1943 è, a Marsiglia, tra i firmatari per il PCdI del Patto d'unità d'azionecon il Partito socialista e \"Giustizia a Libertà\". Rientrato in Italia clandestinamente, Giorgio Amendola, nei giorni dell'armistizio, partecipa al tentativo della difesa di Roma. Entra poi tra i rappresentanti comunisti nel Comitato centrale di liberazione nazionale e nel comando militare ad esso collegato come comandante dei \"garibaldini\" (il più giovane fratello, Pietro, è tra gli organizzatori della Resistenza nel Lazio). Nel maggio del 1944, Giorgio raggiunge Milano e, entrato nel Comando generale delle Brigate Garibaldi, svolge sino alla Liberazione attività di ispezione tra le formazioni partigiane delle diverse regioni ancora occupate. Sconfitti i nazifascisti è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, prima nel governo Parri e poi, dal 21 giugno 1945 al 1° luglio 1946, nel governo De Gasperi. Sino alla sua morte (poche ore dopo Giorgio, sarebbe scomparsa anche sua moglie, Germaine Lecocq, conosciuta a Parigi durante l'esilio), Amendola condusse con vigore battaglie europeiste, per l'ammodernamento della politica in Italia, per il rinnovamento del PCI, contro il terrorismo degli anni settanta senza rinnegare mai le proprie responsabilità, come quella dell'ordine per l'azione di via Rasella dato ai GAP di Roma durante l'occupazione tedesca. Muore a Roma il 5 giugno 1980, da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/giorgio-amendola/ foto: Wikipedia Commons   ?"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giorgio Amendola"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Annibale Ranuzzi"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Col di Lana"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nata a Torino nel 1900. Di famiglia poverissima, per lavorare aveva dovuto lasciare la scuola, prima ancora di aver conseguito la licenza elementare.  Aveva 17 anni quando era stata assunta alla Fiat Brevetti come tornitrice e ne aveva 20 quando aveva fondato il Circolo giovanile socialista. Conobbe uno studente di Ingegneria, Luigi Longo, che avrebbe sposato e dal quale avrebbe avuto tre figli. Nel 1923 subì un arresto a Milano ed espatriò col marito prima a Mosca, poi a Parigi, infine in Spagna dove curò la pubblicazione del giornale degli italiani accorsi a combattere, nelle Brigate internazionali, in difesa della Repubblica spagnola. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Teresa fu internata nel campo di Rieucros, nei Pirenei. Quando fu liberata restò a Marsiglia, dove, per conto del Partito comunista francese, diresse l'organizzazione degli operai immigrati e partecipò alla lotta armata contro i tedeschi e i collaborazionisti.. Durante una missione a Parigi, all'inizio del 1943, venne arrestata e deportata, prima nel lager di Ravensbroeck, poi in Cecoslovacchia dove, a Holleischen, le toccarono i lavori forzati in una fabbrica di munizioni. Tornata in Italia dopo che l'Armata rossa ebbe liberato il campo, il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne italiane dell'Assemblea costituente.  Nel 1948 fu eletta deputato e nel 1950 riuscì a far approvare la legge per la \"Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri\". Dopo il divorzio da Longo, Teresa si allontanò progressivamente dalla vita politica.  Muore a Bologna nel 1980. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1648/teresa-noce"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Teresa Noce"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Carlo Pepoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Amos Facchini, nome di battaglia \"Gioia, Ciccio\", nato nel 1927 a Castello d'Argile. Operaio presso le Officine Minganti. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. I primi di luglio del 1944 fu arrestato dai fascisti a seguito di una delazione mentre si trovava ad Anzola Emilia in casa di Lino Panzarini e rimase in carcere, subendo anche torture, fino all’8 agosto successivo quando fu liberato dai partigiani nell’azione di assalto al carcere di S. Giovanni in Monte. Nei primo giorni dell’ottobre ’44 si recò a Bologna assieme a Leopoldo Bonfiglioli in occasione della prevista insurrezione della città. Partecipò ai combattimenti di porta Lame e della Bolognina. Durante quest'ultimo, avvenuto il 15 novembre 1944, si suicidò perché rimasto privo di munizioni mentre era inseguito dai nazifascisti in Via Lionello Spada. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/facchini-amos-478176-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Facchini Via Alessandro Menganti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Una squadra di partigiani di Giustizia e Libertà, depositari della radio clandestina, viene individuata e attaccata da reparti di SS e brigate nere nella base presso l'Istituto di Geografia in via San Giacomo. Cinque giovani tecnici e studenti dell'ateneo (Ezio Giaccone, Luciano e Leo Pizzigotti, Stelio Ronzani, Antonino Scaravilli) combattono fino all'ultimo colpo, quindi sono costretti ad arrendersi. Assieme a Mario Bastia (Marroni), che era già sfuggito all'accerchiamento ed era tornato ad aiutare gli assediati, i giovani sono torturati e fucilati sul posto, quindi lasciati insepolti fino al giorno successivo, secondo un macabro rituale. Per ulteriore rappresaglia le brigate nere perquisiscono e svaligiano le case delle famiglie sfollate all'Ateneo, molte delle quali saranno costrette ad usare indumenti di fortuna fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra il capo dell'Ufficio politico della Questura responsabile dell'operazione, al quale i giudici riconosceranno un \"contegno spietato\" contro i partigiani feriti, dapprima sarà condannato a morte, ma in seguito sarà amnistiato.                                                        Da: https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1944/la_battaglia_delluniversit"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enrico Golinelli nacque a Civitanova Marche nel Maceratese il 3 Agosto 1848 da Luigi e da Maria Luigia Salvatori. Dopo essersi laureato in giurisprudenza a Roma, si trasferì a Bologna, inserendosi subito nell'ambiente politico-culturale della città. Nel 1879 divenne segretario della locale Associazione democratica, in cui spiccavano le figure di Aurelio Saffi, Giosue Carducci e Giuseppe Ceneri. Sette anni più tardi prese parte alla loggia massonica “VIII Agosto”. Fu Consigliere comunale dal 1889 al 1904, guadagnandosi la considerazione ed il rispetto anche degli avversari. In quel periodo, in cui si ridefinivano le distinzioni fra democratici, repubblicani e radicali che avrebbero portato alla distruzione dell'Associazione democratica, Golinelli fu promotore della creazione del Circolo democratico (1891). Sempre nello stesso anno, alle elezioni amministrative, aderì a una nuova alleanza che prese il nome di “Unione dei partiti popolari” che, rafforzandosi nelle successive tornate elettorali, nel 1902 riuscì a sconfiggere la coalizione clerico-moderata fino ad allora egemone. Golinelli venne eletto sindaco e posto a capo di un'amministrazione tesa ad affermare una maggiore autonomia locale attraverso l'adesione alla Lega dei Comuni. Nel 1905 i conservatori riconquistarono il Comune e attaccarono con decisione il tentativo di Golinelli di stabilire un rapporto tra l'Amministrazione comunale e il movimento operaio. Le elezioni del 1908 confermarono la vittoria dei clerico-moderati. Nel 1909 Il “Resto del Carlino” era passato ad una nuova proprietà che lo aveva portato sulle posizioni conservatrici degli agrari: si creò così lo spazio per un nuovo quotidiano, il “Giornale del Mattino”, che cercò di rilanciare un'iniziativa politica simile a quella perseguita dall'Unione dei partiti popolari, e Golinelli contribuì molto per la sua promozione e diffusione, non solo a livello locale. Il tentativo di cui si fece portavoce il nuovo giornale dovette però fare i conti con le divergenze fra le diverse componenti democratiche, che riesplosero nella maniera più evidente di fronte alla guerra di Libia.  Morendo a Bologna il 4 Febbraio 1911, Golinelli non assistette comunque al naufragio dei suoi ripetuti tentativi di riunificare le forze di sinistra. Riposa nella Certosa di Bologna, emiciclo nord del Chiostro V o Maggiore.  Testo a cura della classe 3D del Liceo “Laura Bassi” di Bologna, nell'ambito del progetto \"Alternanza Scuola - lavoro\", A.S. 2016-2017           Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/golinelli-enrico-515314-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Casoni nacque il 9 maggio 1900. Prestò servizio militare nel corso della prima guerra mondiale. Nell'estate 1931, per aver espresso opinioni contrarie al regime, fu aggredito da quattro individui che lo lasciarono privo di conoscenza sul ciglio della strada. Il 10 dicembre 1937 fu arrestato a seguito di una perquisizione effettuata nella sua abitazione da alcuni agenti. Dalla Questura fu trasferito nelle carceri di S. Giovanni in Monte e da qui in quelle di Castelfranco Emilia (MO) dove rimase per alcuni mesi. Fu scarcerato per mancanza di prove a suo carico. L'anno successivo fu ancora incarcerato per alcuni giorni. Subito dopo l'8 settembre 1943 il suo laboratorio di odontotecnico divenne base partigiana e luogo di smistamento di armi. Nel luglio 1944 venne arrestato da Renato Tartarotti e rilasciato poco dopo. Riprese il lavoro clandestino fino alla sera del 14 novembre 1944 quando venne ucciso dai nazifascisti sotto le finestre del suo laboratorio in via Begatto."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Giovanni Casoni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Rino Cristiani, nome di battaglia \"Murat\"; nato nel 1925 a Budrio. Nel 1943 residente a Bologna. Operaio.Fu attivo nella brigata Stella rossa Lupo e operò sull'Appennino tosco-emiliano. Cadde a Cadotto (Marzabotto) il 29 settembre 1944 in combattimento contro i tedeschi. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/cristiani-rino-478151-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Rino Cristiani"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Tolmino"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cesare Albicini, nato a Bologna nel 1825, dal conte Antonio e dalla marchesa Violante Albergati-Capacelli. Laureato in giurisprudenza presso l'università di Bologna nel 1840, entrò a far parte della Società Nazionale. Nel giugno 1859, costituitasi la giunta provvisoria di governo per le Romagne, fece parte della commissione che si recò a offrire la “dittatura” del neonato stato provvisorio a Vittorio Emanuele II, che però la rifiutò. La delicatezza del momento richiedeva una guida, per cui la carica fu affidata allo stesso Farini. Inizia così la sua carriera politica, che lo portò a ricoprire varie cariche sia a livello nazionale sia a livello locale, divenendo anche sindaco di Bologna dal 1873 al '74. Insegnò diritto pubblico e costituzionale all’Università di Bologna, di cui fu Rettore fra il 1871 e il 1874. Fu inoltre fra i fondatori della Deputazione di storia patria per le province di Romagna. Morì a Bologna il 28 luglio 1891 e la sua tomba si trova alla Certosa di Bologna.                                                                     da: http://www.storiaememoriadibologna.it/albicini-cesare-482355-persona                               (http://www.storiaememoriadibologna.it/albicini-cesare-482355-persona                              ) foto: Wikipedia"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Cesare Albicini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Marco Celio, 17/3                    UMBERTO ARMAROLI , nato a Bologna nel 1913 Nel 1943 era residente a Calderara di Reno ed era operaio della Sabiem. Era un giovane dotato di grande coraggio e capacita` organizzativa. Fu attivo a Calderara di Reno quale organizzatore dei primi gruppi partigiani. Partecipo` a varie azioni contro fascisti e tedeschi. Arrestato il 4.04.1944 ed incarcerato nella caserma dei Carabinieri di Borgo Panigale dove fu a lungo torturato. Ma resistette e non rivelo` i nomi dei suoi compagni. Ridotto in fin di vita, mori` in circostanze molto dubbie; si getto` o fu gettato dalla finestra della caserma dove lo avevano torturato. La testimonianza di Raffaele Turrini riportata piu` avanti non lascia dubbi sulla sua fine. Alla sua memoria fu intitolato un battaglione della 63° Brigata Bolero. Dai documenti e dalle testimonianze raccolte sino ad ora, risulta l' IMPORTANZA DI UMBERTO ARMAROLI NELL'ORGANIZZAZIONE DELLA PRIMA RESTENZA NELL'AREA DI CALDERARA E BORGO PANIGALE.   http://memoriadibologna.comune.bologna.it/armaroli-umberto-478573-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Umberto Armaroli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Insignita di Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Largo Brescia"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cortile Guido Fanti Palazzo d'Accursio"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Milazzo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La battaglia di Stalingrado segnò l’inizio della disfatta militare hitleriana. Per l’importanza strategica che aveva assunto nel quadro del fronte russo-tedesco, la città fu insistentemente attaccata dai Tedeschi a partire dall’agosto 1942. La conquista di Stalingrado avrebbe infatti permesso all’esercito nazista di impadronirsi della maggiore via acquea di rifornimento della Russia intera (il Volga), di occupare la grande base per le operazioni nel Caucaso e di operare l’accerchiamento per la conquista di Mosca. L’attacco fu iniziato il 19 agosto 1942 dal generale Paulus, comandante della VI armata: il generale russo Timošenko tentò di frenare l’impeto dell’avanzata, ma la città venne investita dall’ondata nazista. La resistenza, tuttavia, fu possibile grazie alla particolare posizione della città e all’eroico contributo dato da tutta la popolazione. I Russi riuscirono a mantenere la posizione sul Volga e a fare pressione con continui rinforzi e con massicci bombardamenti, sull’ala sinistra dello schieramento tedesco; Paulus nel mese di novembre ritenne opportuno ripiegare, ma Hitler ordinò di mantenere la posizione; il 23 novembre le armate sovietiche, provenendo da nord e da sud, si incontrarono a Kalach e circondarono le forze avversarie. Intanto i Tedeschi avevano occupato gran parte della città, ma si videro costretti a cercare di sbloccare la situazione: inutile risultò un massiccio attacco con otto divisioni (fra cui tre blindate) per sfondare l’accerchiamento. Il 10 gennaio 1943 i Sovietici sferrarono l’offensiva decisiva per riprendere la città: il 2 febbraio, dopo un bombardamento operato per numerosi giorni con 4.000 pezzi d’artiglieria, la resistenza tedesca fu demolita. I Tedeschi persero nel combattimento 250.000 uomini, mentre altri 120.000 caddero prigionieri. L’Armata russa contò oltre 485.000 caduti. da: http://www.anpi.it/libri/153/la-battaglia-di-stalingrado     (http://www.anpi.it/libri/153/la-battaglia-di-stalingrado    ) Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città della Polonia, sede di una delle più numerose comunità ebraiche d'Europa. Una delle città martiri della seconda guerra mondiale per le gravi distruzioni subite e per la deportazione e uccisione nei campi di sterminio nazisti di 55 mila ebrei. Cracovia venne liberata dall'Armata Rossa il 18 gennaio 1945. E' gemellata con Bologna."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Cracovia"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Gozzadini (15 Ottobre 1810 - 25 Agosto 1887 ).     Patriota, storico e archeologo.                  Fu deputato, senatore e consigliere comunale. Scoprì una necropoli dell’età del ferro (1835-‘55) e un sepolcreto di 139 tombe (per la maggior parte a incinerazione), nella sua tenuta a Villanova. Organizzò la prima esposizione nazionale di oggetti preistorici (1871) e diresse gli scavi della necropoli di Marzabotto. Insieme a Cesare Albicini ed altri, fu fondatore della Deputazione di Storia Patria per le provincie di Romagna. Era anche appassionato del Gioco del Pallone. E' sepolto alla Certosa di Bologna, Chiostro Annesso al Maggiore, lato sud, arco 31.        https://www.storiaememoriadibologna.it/gozzadini-giovanni-482372-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Giovanni Gozzadini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città ligure, venne organizzato il primo comando militare provinciale antifascista, fu la prima della Liguria a subire cruente rappresaglie naziste."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Savona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La delibera del 1909 volle ricordare il 12 giugno 1859, giorno in cui le truppe austriache, che presidiavano la città per conto dello Stato Pontificio, si ritirarono definitivamente da Bologna. https://www.storiaememoriadibologna.it/xii-giugno-3200-luogo"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale XII Giugno"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Minganti, uno dei pionieri dell’industria italiana delle macchine utensili, si formò nell’officina paterna, lavorando anche all’estero. Nel 1919 iniziò a produrre in proprio torchi copialettere, stampi contenitori per cachet ed un piccolo trapano verticale. Nell’arco di pochi anni l’attività si accrebbe, trasferendosi dalla bottega in Via della Fontanina ad un nuovo stabilimento in Via Ferrarese. Gli fu sempre accanto la moglie Gilberta Gabrielli, che si occupò della parte organizzativa e contabile. All’Esposizione di Parigi del 1928 Minganti presentò il primo tornio a comando idraulico ed a variazione continua di velocità, il cui brevetto gli diede notorietà a livello internazionale. Dopo i bombardamenti del 1943, che colpirono duramente lo stabilimento, il comando tedesco decise di requisire le attrezzature della fabbrica e trasportarle in Germania, ma Minganti si oppose alla richiesta ottenendo il trasferimento dei macchinari e dei suoi tecnici a Palazzolo sull’Oglio.   Alla morte del marito, durante la difficile opera di ricostruzione e nei decenni successivi, fu la moglie Gilberta a guidare l’Azienda con intelligenza e fermezza, doti che le furono riconosciute con la nomina nel 1964, prima donna in Italia, a Cavaliere al Merito del Lavoro. L’azienda, trasferitasi all’inizio degli anni Sessanta in un moderno complesso industriale, sempre in Via Ferrarese, proseguì con successo la produzione di macchine utensili e di precisione: rettificatrici, torni verticali e automatici. Da: http://www.comune.bologna.it/memoriabologna/servizi/107:7100/7109/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Minganti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aurelia Zama, nata nel 1903 a Modena.  Licenza di scuola media. Impiegata. Iscritta al PSI. All'avvento del fascismo la sua famiglia, che risiedeva a Rimini (FO), dovette trasferirsi prima a Lugo (RA) e poi a Bologna per sottrarsi alle persecuzioni.Il padre, vecchio socialista, era stato denunciato per l’uccisione di un fascista e in seguito, fu licenziato dalle ferrovie. Nel 1942 si iscrisse al PSI. Durante la Resistenza militò nella brigata Matteotti Città e la sua casa, in via Cartolerie 10, divenne una base partigiana. Fu nominata segretaria delle donne socialiste e lavorò nella redazione di \"Compagna\", il periodico clandestino dalla commissione femminile del PSI. Fu staffetta del CUMER alle dipendenze di Gianguido Borghese. Designata dal PSI e nominata dal CLN fece parte del primo consiglio comunale di Bologna. Riconosciuta partigiana con il grado di sottotenente dall'1 ottobre 1943 alla Liberazione.     Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/zama-aurelia-497649-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Aurelia Zama"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Anteo Zamboni, nato l’1 febbraio 1911 a Bologna. Aderente all'organizzazione giovanile fascista, il 31 ottobre 1926 venne trucidato all'incrocio tra via Rizzoli e Indipendenza, un istante dopo che un colpo di rivoltella fu sparato contro Benito Mussolini, capo del governo, che su un'auto stava dirigendosi verso la stazione ferroviaria dopo due giorni di permanenza nella città. Giovanetto di 15 anni e 10 mesi, discendente da famigliari anarchici, fu colpito da fascisti che l’attorniavano con 14 pugnalate e un colpo di pistola e poi colpestato, sputacchiato e semispogliato. Venne quindi incolpato, all'istante e dopo, dell'attentato. I suoi familiari, a partire dal padre furono arrestati ed incolpati di complicità. Il caso bolognese fu preso a pretesto per nuove misure reazionarie del governo fascista: il 9 novembre 1926 furono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare 120 deputati dell'opposizione; il 25 dello stesso mese furono approvati i provvedimenti eccezionali contro gli antifascisti e la istituzione del Tribunale speciale, andati in vigore a partire dal 6 dicembre 1926. Nell'angolo di Palazzo d'Accursio a Bologna che guarda il trivio da cui parte via dell'Indipendenza è stata murata la seguente epigrafe: Bologna di popolo / congiuntamente onorando / i suoi figli immolatisi / nella ventennale lotta antifascista / con questa pietra consacra nei tempi / Anteo Zamboni / per audace amore di libertà / qui trucidato / martire giovanetto / dagli scherani della dittatura. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna.[AR] E' sepolto nel Campo Ospedali della Certosa di Bologna di fianco a Giuseppe Dozza e di fronte al Monumento Ossario Partigiani. La semplice lapide a terra recita: Qui / le spoglie mortali / di / Anteo Zamboni / vittima giovinetta immacolata / dai pretoriani del dittatore / Ammoniscano / che la tirannia nata nel sangue / nel sangue perisce / 31 ottobre 1926 Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zamboni-anteo-517049-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Mura Anteo Zamboni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata all'entrata della Certosa a ricordo  delle centinaia di migliaia di zingari Rom e Sinti morti nei campi di sterminio nazisti."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide dedicata a Rom e Sinti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Omero Schiassi nasce a San Giorgio di Piano nel 1877; inizia giovanissimo un’intensa attività di diffusione delle idee socialiste nelle campagne della bassa pianura bolognese. Partecipa al primo congresso nazionale costitutivo della Federterra a Bologna nel novembre 1901, ma il suo lavoro di sindacalista lo porta anche in Umbria, Lazio e Toscana. Amministratore, è consigliere comunale a San Giorgio di Piano nel 1910 e a Bologna il 28 giugno 1914, eletto nella lista socialista del sindaco Francesco Zanardi. Nel 1907 risiede a Bologna dove si laurea in giurisprudenza e stringe amicizia con Giacomo Matteotti. Come procuratore, segue le vertenze legali dei lavoratori accusati di violenza nelle manifestazioni di lotta e di difesa dei diritti del movimento. Perseguitato dal fascismo, che bruciò il suo studio nel corso della distruzione della sede della Camera del lavoro il 24 gennaio 1921, si allontana da Bologna. Prima va a Roma, poi a Genova dove diventa consulente della Federazione dei lavoratori del mare. Continuamente osteggiato dal fascismo decide di emigrare e, quando Pietro Nenni lo nomina inviato dell’\"Avanti\" dall’Australia, s’imbarca per Melbourne, dove arriva nell’aprile 1924. Omero Schiassi inizia una nuova vita diventando il riferimento principale dell’antifascismo italiano in Australia dove, sul modello della Concentrazione antifascista francese, fonda un’analoga organizzazione nell’area dell’Oceania, \"Anti-fascist concentration of Australia\", di cui è presidente. Nel 1928 viene nominato insegnante di italiano all’università di Melbourne. Commemora il delitto di Giacomo Matteotti pronunciando un celebre discorso, Il fascismo denunziato. Al popolo australiano e a tutti i rappresentanti politici! pronunciato a Melbourne nel giugno 1928 e pubblicato in un opuscolo che ottiene un certo successo e una larga diffusione. Nel 1931 ottiene la cittadinanza australiana. Continua la sua attività di instancabile avversione al fascismo e nel 1938 pubblica l’opuscolo Italian’s All, nel quale incita gli italiani ad arruolarsi nell’esercito australiano per combattere i nazifascisti. Nel 1943, Omero Schiassi e Massimo Montagnana danno vita al movimento antifascista Italia Libera che raccoglie adesioni anche da parte degli australiani. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Italia Libera si diffonde in diversi stati e continua la sua attività soprattutto a sostegno dei lavoratori italiani emigrati, per la difesa e il rispetto dei loro diritti. Muore improvvisamente a Myrtleford il 2 gennaio 1956 e lì è rimasto sepolto fino alla primavera 2008, quando su iniziativa del Comune di San Giorgio di Piano, i suoi resti sono stati riportati in Italia. Sulla sua tomba è inciso l’epitaffio: \"Sostenne la libertà, l’umanità e la giustizia\". Copyright ASC Comune di Bologna"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Omero Schiassi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel 1848 Osoppo resistette per sette mesi agli Austriaci e per questo è stato uno dei primi comuni d’Italia a ricevere una medaglia d’oro al valore militare. Fu sede di un presidio militare italiano durante la prima Guerra Mondiale e nel 1943 venne occupata dall'esercito nazista.             Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Osoppo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ettore Ascoli è nato ad Ancona nel 1873 morto a Macerata il 4 Dicembre 1943. Inizialmente faceva il militare nella Resistenza a Bologna dove per anni ha vissuto. Fece parte dell'VIII Brigata “Giustizia e Libertà” che dopo prese il nome di Massenzio Masia. Nel 1944 in autunno le venne dato il nome di Massenzio Masia che era il nome del comandante di molte Brigate, che morì il 23 settembre del 1944. Il numero otto le venne dato dopo che tutte le Brigate di Bologna vennero numerate. Il 20 ottobre la base della Brigata costruita nell'università fu scoperta e ci fu una lunga lotta, morirono 6 partigiani. Morì a Cignoli (MC) durante uno scontro con i nazifascisti. Divenne Generale del Corpo d’armata a Bologna.  E' stata dedicata una via in suo onore. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2541/ettore-ascolil http://www.storiaememoriadibologna.it/8a-brigata-gl-masia-21-organizzazione"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Bruno Bencivenni, chiamato anche Lupo, nacque a San Giovanni in Persiceto il 30 novembre 1920, figlio di Luigi e Cleonice Marighi. Era un operaio e un partigiano che dal 13 Novembre 1940 fino all'8 Settembre 1943, presta servizio militare nella fanteria del Regio Esercito. Il 1 Giugno 1944 entra nel Battaglione Marzocchi della Brigata “Bolero”.Valoroso comandante, eseguiva con pochi soldati un'azione di guerra per liberare i propri alleati, in carcere. Dopo difficoltose azioni di guerra, fu arrestato e rinchiuso nel carcere a San Giovanni in Persiceto dal 15 al 21 aprile 1945, quando venne tratto dal carcere, assieme ad altri partigiani lì rinchiusi, fu trasportato fino a Cavezzo, dove tutto il gruppo di soldati venne massacrato sull'aia di un povero contadino il 22 aprile 1945. L'unico sopravvissuto dello sfortunato gruppo fu Amleto Azzani. Ha ricevuto una Medaglia d'Argento al Valore Militare alla Memoria. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna.   http://www.storiaememoriadibologna.it/bencivenni-bruno-478602-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gastone Rossi, nome di battaglia \"Leone\", nato il 25 aprile 1928 a Marzabotto. Seguendo il fratello maggiore, Giovanni, subito dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla formazione dei primi nuclei partigiani comandati da Mario Musolesi, che si insediarono alle pendici di Monte Sole. Partecipò con grande ardimento a diversi colpi di mano ed a scontri con i nazifascisti. Morì il 3 settembre 1944 a San Martino di Marzabotto. Il comando della brigata Stella Rossa, il 4 settembre 1944, in suo onore si fregiò del suo nome di battaglia, divenendo \"Brigata Stella rossa Leone\".  È stato insignito della Medaglia d'oro al valor militare. Il suo nome è stato dato a una scuola dell'infanzia di Bologna. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/rossi-gastone-478435-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Fratta Polesine (Rovigo) nel 1885, ucciso da sicari fascisti a Roma nel 1924. Possidente terriero illuminista, avvocato, sindaco di Villamarzana, consigliere provinciale di Rovigo. Esponente di spicco del Partito socialista, eletto nel 1919 alla Camera dei deputati. Nel 1922 promuove la costituzione del Partito socialista unitario divenendone segretario nazionale. Intransigente antifascista, difensore dei braccianti agricoli poveri, più volte minacciato e aggredito da gruppi fascisti, ostacolato nella professione forense e nell'attività parlamentare. Affermatosi il fascismo, nel 1924 alla Camera dei deputati pronuncia una documentata requisitoria (acquisita agli atti del Parlamento) sulle violenze fasciste contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani, liberali progressisti. Sul giornale Il popolo d'Italia Mussolini scrive immediatamente che è necessario \"dare una lezione al deputato del Polesine\". L'invito è prontamente accolto e il 10 giugno '24, a Roma, un quintetto fascista aggredisce e rapisce Matteotti in Lungotevere Arnaldo da Brescia. Caricato a forza su una macchina, il parlamentare socialista viene ucciso a coltellate dopo ripetute percosse. Le spoglie verranno trovate, occultate in un boschetto di Riano Flaminio, solo il 15 agosto. Riconosciuti e processati a Chieti due anni dopo, i fascisti omicidi confessi - difesi dal braccio destro di Mussolini, Roberto Farinacci - ebbero miti condanne, uscendo poco dopo di prigione. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2022/giacomo-matteotti Foto da: wikipedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Bologna il 31 gennaio del 1791 da Carlo, giureconsulto, e da Teresa Mattioli, seguì le orme del padre magistrato e si laureò in Legge. Nel 1815 fece parte del gruppo di giureconsulti e funzionari che si mise in luce durante il periodo napoleonico e, dopo aver praticato l’attività forense, fu eletto Assessore di Finanza. Partecipò con impegno ai moti rivoluzionari del 1831, tanto che a febbraio fece parte della Commissione Provvisoria di Governo e a marzo venne eletto Presidente dell’Assemblea Costituente dei Deputati delle Province Unite. A seguito della soppressione violenta dei moti fu catturato dagli Austriaci e costretto all’esilio in Francia. Tra le personalità con cui entrò in contatto a Parigi risalta Gioacchino Rossini, anche lui “esule” da Bologna: dalla loro amicizia nacque un saggio biografico sul compositore italiano, pubblicato su “L’ape italiana rediviva”, una rivista edita a Parigi nel 1836. Alla morte del compositore, nel 1868, Zanolini rimise mano all’opera che venne stampata da Zanichelli nel 1875. Quando nel luglio del 1846 Pio IX promulgò l’Editto del Perdono Zanolini non potè usufruirne poiché considerato uno dei capi dei moti del 1831. Rientrò a Bologna nel 1847 grazie all’intercessione del governo francese. Una volta tornato in città riprese la sua attività liberale e nell’aprile del 1848 venne eletto deputato. Nel periodo burrascoso seguito all’8 agosto del 1848, grazie al suo orientamento moderato e al suo carisma venne scelto quale Senatore di Bologna e praticamente resse la città fino alla capitolazione il 16 maggio 1849 (il Proclama di Resa reca la sua firma). Costretto a pagare una forte multa scelse di dedicarsi alla sola attività forense e letteraria. Durante l’Assemblea Nazionale delle Romane, il 28 agosto 1859, venne eletto deputato. Alcune sedute della Camera dei Deputati furono presiedute da Zanolini in qualità di Presidente Anziano nell’aprile del 1860. Nel 1864 venne nominato Senatore. Nonostante gli impegni non trascurò mai Bologna e sedette nel 1860 e nel 1861 in Consiglio Comunale. Fu autore di alcune commedie e diversi testi sulla rivoluzione: “Antonio Aldini e i suoi tempi: narrazione storica con documenti inediti o poco noti” (ebbe accesso all’archivio privato del Segretario di Stato napoleonico grazie al suo matrimonio con Caterina, la figlia di Luigi Aldini, il fratello di Antonio), “La rivoluzione avvenuta nello stato romano l'anno 1831: narrazione storica”, “Il diavolo del Sant'Ufficio, ossia Bologna dal 1789 al 1800: narrazione storico-romanzesca”. Quest’ultima opera, un romanzo in più tomi, fornisce una descrizione verosimile e accurata della società e dei costumi della Bologna della fine del ‘700. Dopo una breve malattia morì a Bologna il 24 novembre del 1877 e fu sepolto in Certosa, tra i suoi concittadini. E' sepolto alla Certosa di Bologna, Loggia di ponente, arco 7. Il 16 maggio 1878 il Comune commissionò all’artista Giuseppe Pacchioni il busto di Antonio Zanolini, collocato nel 1880 a fianco di quelli di altri illustri Bolognesi nel Pantheon alla Certosa. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zanolini-antonio-482390-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il monumento ai Caduti del cimitero di Borgo Panigale è costituito da due stele contrapposte posizionate all'ingresso del viale d'accesso al cimitero e da una teoria di targhe in bronzo posizionate su paletti colorati con il tricolore; ogni targa ospita il nome di un caduto. Sono 67 targhe a sinistra e 71 a destra; ne mancano due. Le due stele sono costituite da una base a gradoni digradanti e dalla stele vera e propria, centinata, che ospita la lapide in marmo. La struttura è interamente rivestita di mattoni pieni. Il lungo viale d'accesso al cimitero parte dal sagrato della chiesa del Borgo; alla metà circa sono posizionate le due stele mentre i paletti con le targhe bronzee corrono lungo un filare di cipressi. Totalmente privo di decorazioni, realizzato in forme e materiali semplici, non reca la data di esecuzione. A cura di Chiara Albonico, Prospectiva Scarl         http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/46/724  (http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/46/724 )"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Vicenza decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza il 9 ottobre 1946. Per il contributo portato dai suoi combattenti partigiani e dalla popolazione durante i venti mesi dell'occupazione nazista."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Nullo, nato a Bergamo nel 1826 e morto in Polonia nel 1863, è stato un patriota e militare italiano, nonché generale ed eroe nazionale polacco. Nel 1859 partecipò con Garibaldi alla campagna per la liberazione della Lombardia dal dominio austriaco, ma l’impresa per cui è ricordato è la spedizione dei Mille. Durante la sua vita fu prima capitano, poi tenente colonnello e infine generale.Venne arrestato tre anni dopo mentre organizzava con altri garibaldini una spedizione per liberare il Veneto. Restò sempre un fedele compagno di Garibaldi con cui partecipò anche alla seconda spedizione in Sicilia, dove vennero sconfitti in Aspromonte mentre tentavano di arrivare a Roma. Qui in Aspromonte, Nullo ed altri garibaldini si affiliarono alla massoneria. Dopo la caduta del governo Rattazzi, a causa della indignazione per i fatti di Aspromonte, Nullo creò una legione di volontari per aiutare gli insorti polacchi contro la dominazione russa. La Legione varcò i confini della Polonia il 3 maggio 1863 e lo stesso cominciò la prima battaglia a Podleze, dove vinse contro una pattuglia zarista.  Nel 1863 la Legione prese parte alla battaglia di Krzykawka, dove cadde in combattimento. In Polonia è tuttora considerato un eroe nazionale.   Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Francesco Nullo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua innovativa attività investigativa, mosso da uno straordinario spirito di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni. È stato tra i primi a identificare Cosa Nostra in un’organizzazione parallela allo Stato, unitaria e verticistica in un’epoca in cui si negava generalmente l’esistenza della mafia e se ne confondevano i crimini con scontri fra bande di delinquenti comuni. Il 23 Maggio 1992, Giovanni Falcone e la moglie Francesca, di ritorno da Roma, atterrano a Palermo con un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino. Poco dopo aver imboccato l’autostrada che congiunge l’aeroporto alla città, all’altezza dello svincolo di Capaci, una terrificante esplosione (500 kg di tritolo) disintegra il corteo di auto e uccide Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.   Fonte: http://www.fondazionefalcone.it/page.php?id_area=19&id_archivio=34   Paolo Borsellino è stato un magistrato italiano impegnato nella lotta alla mafia, amico e collega di Giovanni Falcone. Borsellino venne ucciso il 19 luglio 1992 mentre si recava con la sua scorta in via D'Amelio, a Palermo, dove viveva sua madre. Un'autobomba con circa 100 kg di tritolo a bordo fu parcheggiata nei pressi dell'edificio ed esplose al passaggio del giudice uccidendo, oltre a Paolo Borsellino, anche i cinque agenti di scorta: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), il capo-scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina  Foto:www.flickr.com"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Galleria Falcone e Borsellino"^^xsd:string ;
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    ns1:tema "Terrorismo Mafie e Vittime del Potere"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Patriota, storico e arabista siciliano, nasce a Palermo nel 1806. Fu costretto a un lungo esilio in Francia perchè oppositore dei Borbone. Fu dapprima simpatizzante mazziniano e in seguito appoggiò il governo monarchico di  Cavour.           Fu Senatore del Regno nel 1861. Grande ricercatore di studi orientali e contribuì in modo rilevante alla conoscenza della Sicilia musulmana. Muore  a Firenze nel 1889.                                          Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Michele Amari"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1872 a S. Giovanni in Persiceto. Nel 1913 fu arrestato a S. Giovanni in Persiceto per la sua partecipazione alle lotte sindacali. Trasferitosi a Bologna, divenne uno dei dirigenti della cooperativa di consumo del Malcantone, oggi Belcantone, nella zona Barca (Bologna). Per essersi rifiutato di rassegnare le dimissioni da presidente della cooperativa, fu più volte bastonato dai fascisti nel 1924. La sera dell' 11/1/1925 alcuni squadristi, guidati da Giulio Mignani, entrarono nella sede della cooperativa e colpirono Pulega, alla sua reazione, Mignani estrasse la pistola e gli sparò al volto. Trasportato all'ospedale, decedette poche ore dopo il ricovero. Quando si presentò in tribunale Mignani si difese dicendo di essere entrato nella cooperativa perché era un «covo di bolscevichi» e che Pulega l'aveva aggredito. Fu assolto per legittima difesa. I numerosi fascisti presenti in aula salutarono la sentenza al grido di «Alalà». Sulla facciata della sede della cooperativa, oggi in via della Barca 29, c'è una lapide con l'effìge di Pulega. L'epigrafe dice: «A perenne ricordo di / Augusto Pulega / Presidente Cooperativa di Consumo / generoso cuore di operaio e di cittadino / visse e operò nella fede del sicuro domani / che volle nostro, libero e felice / Cadde per mano fascista l'11 gennaio 1925 / sublime esempio di cosciente fierezza proletaria / I cooperatori del Malcantone posero / Addì 11 settembre 1954, nel cinquantenario della fondazione del sodalizio».   Il suo nome è stato dato a una sezione del PSI e ad una strada di Bologna.                                                                        da: Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Augusto Pulega"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Camposanto (Modena) nel 1791. E' stato un poeta e patriota italiano. Membro della Massoneria. Nel 1830 partecipò alle giornate parigine di luglio e nel 1832 aderì alla Giovine Italia.  Nel 1848  venne nominato presidente dell'Associazione Nazionale Italiana, fondata a Parigi da Mazzini.   Muore a Firenze nel 1872.        Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Pietro Giannone"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Zoccoli Antonio, nato nel 1888 a Bologna. Avvocato. Iscritto al PLI. Interventista, nonostante fosse stato riformato, durante il primo conflitto mondiale si arruolo` come volontario. Partecipo` alla battaglia di Caporetto e, per i suoi meriti, fu decorato sul campo con medaglia al valor militare ed ebbe la promozione a capitano. Progressista e repubblicano, vicino alle posizioni gobettiane, durante il congresso costitutivo del PLI a Bologna del 1922 sostenne la necessita` di compiere ogni sforzo per la difesa degli istituti democratici, opponendosi alla fusione del gruppo liberale bolognese con il PNF. Antifascista, non prese mai la tessera, e nel 1934 fu escluso dall'albo degli amministratori giudiziari. Ritiratosi dalla professione, continuo` a intrattenere rapporti di amicizia con sicuri antifascisti colleghi di professione: Fulvio Milani*, Roberto Vighi*, Faldella ed altri. Assertore della partecipazione di tutti i partiti politici ai CLN, nel luglio 1944.  Entrato nel CLN, nel settembre 1944, assunse la carica di presidente.  Si impegnò per il ripristino delle cooperative e per la rimozione dalla pubblica amministrazione di persone compromesse con il vecchio regime, decreti che non vennero riconosciuti dalle forze alleate. Il suo nome e` stato dato a una strada di Bologna. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zoccoli-antonio-497666-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Antonio Zoccoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aristide Zucconi, nato nel 1923 a Castel di Casio; Licenza elementare. Operaio meccanico. Militò nella 7ª brigata Modena della divisione Armando con funzione di capo di battaglione e operò sull'Appennino tosco-emiliano. Cadde in uno scontro con i tedeschi l'11 novembre 1944 in località Corona di Monte Belvedere (Lizzano in Belvedere). Gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria. Riconosciuto partigiano col grado di tenente dall'1 giugno 1944 all'11 novembre 1944.  E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zucconi-aristide-480408-persona#sthash.bYq6he4d.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Aristide Zucconi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Tra i patrioti liberati dopo la presa di Porta Pia c'è anche il bolognese Giuseppe Petroni (1812-1888), rappresentante in Italia di Giuseppe Mazzini. Era stato arrestato il 14 agosto del 1853, alla vigilia di una sommossa progettata a Roma. A 17 anni di distanza riprende la professione di avvocato e la propria militanza nel partito repubblicano. Sarà anche Gran Maestro della massoneria italiana dal 1882 al1885.             https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1870/libero_il_patriota_giuseppe_petroni"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza XX Settembre"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Poeta e patriota polacco (1798 - 1855). Compì gli studi universitari a Vilnius (Lituania). Arrestato nel 1823, per far parte di un gruppo politico,  detto dei Filareti, radicale e patriottico. Fu mandato in esilio a San Pietroburgo. Lasciata la Russia, viaggiò in Europa e giunse in Italia. Nel 1848 costituì a Roma una legione polacca che, sotto la guida del colonnello Kamienski, partecipò ai combattimenti dell'esercito italiano e dopo la sconfitta di Novara, nel marzo 1849, che si concluse con la completa vittoria dell'esercito austriaco, si ritirò a Roma.  Nel 1855, durante la guerra di Crimea, raggiunse Costantinopoli per formare una nuova legione polacca, ma, ammalatosi di colera, vi morì il 26 novembre."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Adam Mickiewicz"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giosuè Carducci (Valdícastello di Pietrasanta, 27 luglio 1835 — Bologna, 16 febbraio 1907) Trascorse l'infanzia a Bolgheri e Castagneto nella Maremma toscana, dove giunse con la famiglia nel 1838. Si laurea alla Scuola Normale di Pisa e in seguito fu chiamato a insegnare  letteratura italiana nell'Università' di Bologna, dove rimase per tutta la vita. Poeta e storico della letteratura italiana, critico militante, \"istitutore\" e organizzatore di attività culturali nell'Italia unita, Giosue Carducci è stato un fondamentale protagonista della società nostra del secondo Ottocento.   Testo rielaborato dalla Classe 3 F della Scuola Secondaria di primo grado Rolandino Dè Passeggeri Anno Scol. 2019/20"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Giosuè Carducci"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1875 a Bologna. Avvocato. Aderi` giovanissimo agli ideali socialisti. Nel 1898, fu arrestato perche´ direttore del periodico socialista “L'Amico del povero”. Nel 1899 fu eletto al consiglio comunale di Bologna e rieletto nel1902 quando i partiti di sinistra conquistarono la maggioranza. Nel 1908 fu eletto sindaco di Budrio. Nel 1914, non avendo accettato la decisione del congresso nazionale del PSI di Ancona, non abbandono` la massoneria e usci` dal PSI. Fece parte dei gruppi interventisti e nel 1915 si arruolo` volontario. Alla fine del 1920, dopo l'eccidio di Palazzo d'Accursio, divenne un fiancheggiatore dell'azione fascista. Allontanatosi presto dal fascismo, alla fine del 1922 aderi` al partito socialista fondato da Filippo Turati. Nei primi mesi del 1929 venne arrestato a Roma mentre partecipava a una riunione della massoneria e inviato al confino per 5 anni. Muore nel 1953."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Ugo Lenzi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Dante Orsini, nato nel 1913 a Calderara di Reno.  Il 22 agosto 1932 fu arrestato, con altri 54 antifascisti, e deferito al Tribunale speciale per \"organizzazione comunista\".  Appena liberato venne richiamato alle armi e nel 1936 inviato in Etiopia. Rientrato in Italia, fu sottoposto a periodici controlli di polizia. Durante la lotta di liberazione militò nella 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di commissario politico di plotone e operò a Bologna. Il 22 settembre 1944 le brigate nere gli spararono nel cortile della sua abitazione in via della Certosa 38. Rimase gravemente ferito al capo e morì all'ospedale il 23 settembre 1944.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. E' ricordato nella lapide in Via De Carolis. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/orsini-dante-478378-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nata a Bologna il 17 giugno 1900, deceduta a Bologna il 23 aprile 1976, infermiera e scrittrice. Aveva la passione della medicina e sognava di fare il medico, ma per le difficoltà economiche che la sua famiglia aveva incontrato, aveva dovuto interrompere il liceo. Fu così che Renata, prese un \"posto nella classe operaia\", facendo prima l'inserviente e poi l'infermiera negli ospedali bolognesi. Ma questo suo lavoro al servizio di chi aveva bisogno, non le impediva di scrivere, l'altra sua passione, che già si era manifestata quando, a 13 anni, era riuscita a pubblicare \"Ginestra in fiore\", una raccolta di poesie. Sino all'8 settembre del 1943 la Viganò aveva continuato lavorare in ospedale e a scrivere, per quotidiani e periodici, elzeviri, poesie, racconti. Con l'armistizio, un'altra svolta esistenziale: con il marito, Antonio Meluschi, e il figlio, l'infermiera-scrittrice partecipa alla lotta partigiana (\"la cosa più importante nelle azioni della mia vita\", com'ebbe a dire), nelle valli di Comacchio e in Romagna, facendo, sino alla Liberazione, di volta in volta l'infermiera, la staffetta garibaldina, la collaboratrice della stampa clandestina. Di questa esperienza è pervasa la produzione letteraria di Renata Viganò. La sua opera più famosa, L'Agnese va a morire, edita nel 1949 da Einaudi e vincitrice del Premio Viareggio, è stata tradotta in quattordici lingue. Ne è stato tratto un film da Giuliano Montaldo ed è stata ristampata nel 1993 sempre da Einaudi. Ma vale la pena di ricordare, tra la copiosa opera della scrittrice, almeno altri due libri sul tema della Guerra di liberazione: Donne della Resistenza, ventotto affettuosi ritratti di antifasciste bolognesi cadute (Mursia, 1955) e Matrimonio in brigata, una raccolta di significativi racconti partigiani (Vangelista, 1976), uscito proprio l'anno in cui la scrittrice è scomparsa. Due mesi prima della morte, a Renata Viganò è stato assegnato il premio giornalistico \"Bolognese del mese\", per il suo stretto rapporto con la realtà popolare della città.  Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1841/renata-vigano     Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Renata Viganò"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La tragedia Venerdì 27 giugno 1980 il DC9 Itavia durante il volo Bologna–Palermo precipita in mare causando la morte di ottantuno passeggeri. In una apposita saletta del museo la tragedia è rievocata e documentata attraverso documentazioni audio–video in visione al pubblico attraverso alcune postazioni informatiche.  Il recupero dei resti e la formazione del museo Mercoledì 27 giugno 2007, in occasione del ventisettesimo anniversario del disastro, il museo viene inaugurato e i resti dell'aereo - recuperati, trasportati e riassemblati negli ampi spazi degli ex magazzini ATC, ristrutturati per opera dall’architetto Gian Paolo Mazzucato - vengono proposti al pubblico nell'istallazione permanente dell'artista Christian Boltanski. Il museo è stato realizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Giustizia, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna; per volontà?dell'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e con il contributo di?Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna.                           Da: http://www.mambobologna.org/museoustica/storia/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Museo per la Memoria di Ustica"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Sindacalista, operaio all’Italsider di Genova,  ucciso da un commando delle Brigate Rosse nel gennaio del 1979.  Militante del Partito Comunista.  Ai suoi funerali, alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, parteciparono oltre 250.000 persone."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Guido Rossa"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nella piazzetta antistante il centro civico del quartiere in via Faenza 4 è stata collocata una riproduzione della lapide di via Oretti dedicata ai caduti e dispersi del Pontevecchio."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide caduti del Pontevecchio in Via Faenza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il monumento ai Martiri dell'Indipendenza, opera dello scultore bolognese Carlo Monari (1831-1918), egli stesso volontario garibaldino, è collocato nell'abside in capo alla Sala delle Tombe alla Certosa. Rappresenta un leone ferito nell'atto di difendere la bandiera nazionale e ha lo scopo di \"eternare la memoria\" dei tanti bolognesi caduti durante i moti e le guerre risorgimentali. La realizzazione della scultura è stata incoraggiata dallo stesso principe Umberto, che durante la sua visita a Bologna nell'aprile del 1868 aveva visto il bozzetto del monumento esposto nell'atrio dell'Archiginnasio.                                     Da: http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1883/3050"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Monumento ai Martiri dell'Indipendenza presso la Certosa"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Intende ricordare le tre divisioni italiane che, spezzata la linea Gotica, contribuirono alla liberazione di Bologna il 21 Aprile 1945."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Legnano Folgore Friuli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Saverio de Sanctis nasce a Morra Irpina, nell'avellinese, nel 1817. Formatosi alla scuola del Maestro Basilio Puoti. In questi anni approfondisce le grandi letterature illuministiche europee. Prende dunque le distanze dalle posizioni del suo maestro ed abbraccia l'idealismo hegeliano. Nel 1848 de Sanctis prende parte attiva ai moti napoletani; dopo due anni di latitanza viene arrestato dai borboni. Nei tre anni circa di carcere scrive il \"Torquato Tasso\" e \"La prigione\". Nel 1853 viene scarcerato ed imbarcato per l'America. A Malta però riesce a lasciare la nave ed a partire alla volta di Torino dove riprende l'insegnamento. Nel 1856 si trasferisce a Zurigo per insegnare al Politecnico.  Dopo l'unità fa ritorno a Napoli, viene eletto deputato e chiamato da Cavour a ricoprire il ruolo di ministro della Pubblica Istruzione. In dissenso con le linee governative passa poi all'opposizione e va a dirigere il quotidiano della giovane sinistra \"L'Italia\", da lui fondato insieme a Luigi Settembrini. Pubblica nel 1869 il suo capolavoro letterario-storiografico \"Storia della letteratura italiana\". Nel 1871 ottiene la cattedra all'Università di Napoli.  Con il governo Cairoli torna a dirigere la Pubblica Istruzione dal 1878 al 1871, prodigandosi nella battaglia contro l'analfabetismo ed a favore della diffusione della scuola pubblica. Abbandona l'incarico per problemi di salute e trascorre gli ultimi anni continuando la sua produzione letteraria.  Muore a Napoli il 29 dicembre 1883. Nel 1937 in suo onore viene cambiato il nome al suo paese natio, che da Morra Irpina divenne Morra de Sanctis.  Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole. Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Francesco de Sanctis"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Bruno Tosarelli nacque nel 1912 a Castenaso.  Membro dell'organizzazione comunista bolognese attiva nel 1930 (centinaia furono gli arrestati), accusato di ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva. Espatriò clandestinamente nel gennaio 1937 per raggiungere la Spagna. Appartenne alla brigata Garibaldi dove gli venne assegnato il grado di tenente.  Lasciò la Spagna nel febbraio 1939 e venne internato nei campi di concentramento francesi di Saint-Cyprien, di Gurs e di Vernet-d'Ariège.  Arrestato in Francia nell'aprile 1941 e trasferito in Italia venne rinviato al Tribunale speciale senza emissione di sentenza istruttoria e condannato, il 13 giugno, a 15 anni di carcere per l'attività politica svolta a Bologna fino al 1937. Liberato nel luglio 1943, partecipò alla riorganizzazione del PCI. Dopo l'armistizio contribuì alla formazione delle organizzazioni gappiste e sappiste. Fu commissario della 63a brigata Bolero Garibaldi prima, e comandante del 6° raggruppamento sappista. Organizzò e partecipò a numerose e rischiose azioni contro i nazifascisti. Di ritorno da una riunione dei comandanti tenutasi a Bologna, il 5 ottobre 1944, fu riconosciuto dai militi fascisti mentre attraversava il centro della città, venne circondato e barbaramente trucidato sul posto. È stato decorato di medaglia d’oro. A suo nome è stata intitolata una strada a Bologna e a Castenaso.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/tosarelli-bruno-479534-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Bruno Tosarelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Uno dei 12 caduti partigiani della battaglia di Porta Lame del 7 novembre 1944 era un pilota sudafricano che si era unito alle forze della Resistenza ai primi di settembre. Si era presentato ai partigiani con il nome di John Klemlen ma in realtà si chiamava Samuel Schneider. Nato nel 1920 a Springs, una piccola cittadina mineraria vicina a Johannesburg. Figlio di Abraham e Celia, era di origine ebraica. Nel 1941 si arruolò come volontario dell’aviazione sudafricana e raggiunse i gradi di tenente dopo due anni, partecipando alla campagna d’Africa. Nel 1943 insieme alla sua squadriglia arrivò in Italia partecipando a molte missioni. Il 22 agosto del 1944 comandava una squadra di quattro Spitfire in cerca di obiettivi da attaccare. Volava 10 chilometri a nord di Bologna quando si abbassò per controllare alcuni covoni di paglia sospetti. Erano infatti alcune postazioni di contraerea tedesca camuffate. Colpito il suo aereo, il tenente Schneider effettuò un atterraggio di emergenza ma grazie alla solidarietà dei contadini della zona, riuscì ad evitare la cattura e dopo alcune settimane venne messo in contatto con i partigiani. Entrato nelle fila della Settima brigata Gap si distinse in azioni di guerriglia, attuate insieme ai gappisti William Michelini e Bruno Gualandi. Il giorno della battaglia di Porta Lame partecipò al combattimento per tutta la giornata. Quando nel pomeriggio fu presa la decisione di abbandonale la base accerchiata, si offrì volontario per restare nella retroguardia a copertura dei compagni, lasciando uscire prima i feriti. Raggiunto da colpi di arma da fuoco non riuscì nella sortita. Il corpo venne recuperato dai vigili del fuoco il giorno successivo. Sepolto in Certosa, nel 1947 venne trasferito nel cimitero per soldati alleati di Faenza, dove riposa. Al Tenente Samuel Schneider è stato dedicato il giardino pubblico sito in via Azzo Gardino dentro il parco del Cavaticcio, intitolato a John Klemlen, il suo nome da partigiano. Una targa accanto ne riporta il vero nome."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Genova il 13 febbraio 1913, deceduto a Oliveto di Monteveglio (Bologna) il 15 dicembre 1996, laureato in Legge, docente di Diritto ecclesiastico, parlamentare e dirigente della DC, sacerdote dal 1959. Dirigente cattolico antifascista, dopo l'8 settembre 1943 prese parte alla Guerra di liberazione combattendo, coi nomi di copertura di \"Benigno\" e di \"Serra\", nelle formazioni partigiane del Reggiano. Nel dicembre del 1944, Dossetti fu nominato presidente del CLN provinciale di Reggio Emilia, ruolo che svolse sino alla Liberazione. Concluso il conflitto e designato vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana, fu deputato alla Costituente. Divenne così membro della \"Commissione dei 75\", incaricata di redigere il progetto della nostra Costituzione, e s'impegnò con grande determinazione per portare i rappresentanti del suo partito su posizioni socialmente avanzate. L'esponente democristiano fondò poi il quindicinale Cronache sociali, attorno al quale si formò il gruppo, detto dei \"professorini\", della sinistra democristiana (da Fanfani, a La Pira, a Balbo, a Malfatti). Dopo uno scontro con Alcide De Gasperi (al Congresso del 1949 della DC a Venezia), per l'opposizione di Dossetti al Patto Atlantico, il dirigente democristiano, pur confermato vice segretario nazionale, decise di ritirarsi dalla vita politica, non prima di aver contribuito a grandi riforme della politica agraria e tributaria italiana. Nel 1956, concorse senza successo, in gara con Giuseppe Dozza, alla poltrona di sindaco di Bologna, ma in quel Consiglio comunale restò per due anni. Nel 1957 (già terziario francescano) abbandonò pure la cattedra di Diritto ecclesiastico all'Università di Modena e, due anni dopo, fu ordinato sacerdote nella chiesa bolognese di San Pietro. Impegnato nell'attività della \"Piccola Famiglia dell'Annunziata\", Dossetti tornò a farsi sentire in politica nel 1994, contro i propositi di stravolgimento della Costituzione, promovendo circoli a difesa della nostra Carta. Di Dossetti è rimasta un'amplissima produzione saggistica, giuridica, politica e religiosa. Quando morì, volle essere sepolto a Casaglia di Monte Sole (dove sorge una delle comunità da lui fondate), coi martiri dell'eccidio nazifascista di Marzabotto.   http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1472/giuseppe-dossetti                                    (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1472/giuseppe-dossetti                                   ) Foto da: commons.wikimedia.org"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Asiago"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Palestro"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento dedicato ai mutilati e vittime di guerra situato al centro del Giardino Santa Viola"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "nato a Biella nel 1868, a capo del Segretariato della Resistenza dal 1902, è il primo segretario generale della Cgdl e dirige l’organizzazione dal 1906 al 1918. Esponente principale del riformismo sindacale italiano, entra spesso in contrasto sia con il Partito, in particolare con la dirigenza massimalista, arrivando a ipotizzare la nascita di un “Partito del Lavoro”, con le componenti del sindacalismo rivoluzionario, riunite nell’Usi. Durante gli anni della dittatura, costituisce con D’Aragona l’Associazione “Problemi del lavoro” nel tentativo, poi fallito, di analizzare in modo obiettivo il corporativismo fascista. Muore a Milano nel 1954.   Foto: http://dati.camera.it/ocd/persona.rdf/pr3772"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Cesare Abba fu uno scrittore e patriota italiano, nato a Cairo Montenotte in provincia di Savona nel 1838. Nel 1850 entrò nel collegio degli Scolopi di Calcare, dove si appassionò alla filosofia  Nel 1859 partecipò alla seconda guerra d'indipendenza. Nel 1860 si unì ai Mille di Giuseppe Garibaldi per la spedizione nelle Due Sicilie, dove si segnalò per il coraggio. Un anno dopo decise di tornare a Cairo Montenotte, citta natale, dove con altri fondò la Società Operaria di Mutuo Soccorso, una delle prime di Valle Bormida. Nel 1862 si trasferì a Pisa e, proprio lì, scrisse della spedizione dei Mille, nel suo poemetto romantico “Arrigo. Da quarto al Volturno”, stampato nel 1866. Fedele seguace di Garibaldi combattè in Trentino e a Bezzecca. Terminata la guerra si ritrasferì a Cairo Montenotte dove divenne sindaco, attento ai bisogni dei suoi cittadini nei campi dell'istruzione, dell'igiene e dell'urbanistica.  Nel 1880 pubblicò “Noterelle D’uno Dei Mille edite dopo Vent’anni”, poi rielaborate con il titolo “Da Quarto Al Volturno”, il miglior libro dell'epoca sul Risorgimento italiano. In questo periodo entrò in rapporto con Giosuè Carducci, di cui divenne amico. Nel 1881 ricevette l'incarico di professore di italiano nel Regio Liceo Ginnasio di Faenza, dove rimase fino al 1884. Sempre in quell’anno vinse la cattedra di professore presso l'Istituto tecnico Nicolò Tartaglia di Brescia. Nel 1903 partecipò alle commemorazioni di Garibaldi in Campidoglio a Roma. Il 5 giugno1910 Abba fu nominato senatore. Morì a Brescia il 6 novembre 1910 all'età di 72 anni.         Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Frati Lodovico, nato a Persiceto nel 1899. Bracciante. Soldato nel 10° reggimento Fanteria, morto per ferite sul campo il 23 settembre 1918.                 Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/frati-lodovico-490472-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Zanardi 316                             Oliviero Zanardi nato nel 1903 a Bologna. Calzolaio. Iscritto al PCI. Nel 1922 fu arrestato perché accusato di avere preso parte a uno scontro a fuoco con i fascisti a Trebbo di Reno (Castel Maggiore) nel corso del quale perse la vita uno squadrista e altri 3 restarono feriti. Nel 1923 la Corte d'Assise di Bologna lo condannò a 6 anni, 6 mesi e 6 giorni di reclusione.  Dopo avere scontato la pena ed essere stato scarcerato da pochi giorni per condono, Nel 1925, fu ucciso a bastonate dai fascisti nei pressi di Porta Lame. L'assassinio avvenne sotto gli occhi del padre. Eguale sorte tocco ad altri due giovani condannati per lo scontro di Trebbo di Reno: Amedeo Fantoni e Guido Nuzzi.                                                                             Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Pietralata, angolo via del Pratello  Giovanni Martini http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/martini-giovanni-478310-persona Francesco Albertini http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/albertini-francesco-478027-persona Giovanni Bortolani http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bortolani-giovanni-478080-persona Guerrino Galletti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/galletti-guerrino-478217-persona Amato Muzzi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/muzzi-amato-478357-persona Decimo Muzzi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/muzzi-decimo-478358-persona Athos Ferri http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/ferri-athos-478190-persona Sergio Minozzi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/minozzi-sergio-giulio-478334-persona Spartaco Rossi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/rossi-spartaco-478437-persona Alfonso Marchesini http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/marchesini-alfonso-478302-persona Massimiliano Ognibene http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/ognibene-massimiliano-479016-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Dovesi, nome di battaglia \"Nino\"; nato nel 1926 ad Argenta (FE). Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. Cadde a Bologna in Via Battindarno nel corso di un combattimento nella notte tra il 15 e il 16 marzo 1945. Al suo ricordo è stata dedicata una lapide in Via Saragat. http://www.storiaememoriadibologna.it/dovesi-carlo-478163-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Medaglia d'oro al valor militare. Nato nel 1885 a Molinella. Divenne una delle figure più nobili e importanti del socialismo italiano e della Resistenza. Ancora giovanissimo, Bentivogli divenne fedele amico e collaboratore di Massarenti, al cui insegnamento restò fedele per tutta la vita. Liberel, come lo chiamavano i suoi compagni, in omaggio al suo spirito aperto e tollerante, ricopri numerosi incarichi politici e sindacali.. Fu aggredito dagli squadristi di Molinella e lasciato morente sul selciato a Bologna. Quando seppero che era ancora vivo i fascisti invasero l'ospedale Sant’Orsola e l'avrebbero sicuramente finito se non l'avesse difeso — facendogli scudo con il suo corpo — il prof. Bartolo Negrisoli. Bentivogli — che aveva assunto il nome di battaglia di Nonno — è stato uno dei promotori della rinascita della Camera confederale del lavoro, assieme ad altri esponenti comunisti, cattolici e anarchici. A lui, in modo particolare, si deve la ricostituzione della Federterra. I fascisti, che non erano riusciti ad ucciderlo negli anni venti, lo trucidarono il giorno prima della Liberazione. Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna ed è ricordato in una lapide vicino al luogo dell’uccisione in Via Caravaggio a Bologna.  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/bentivogli-giuseppe-478603-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Villa Contri era considerato uno dei principali caposaldi del campo trincerato di Bologna. In seguito al raggiungimento dell'Unità d'Italia e l'affermarsi dello Stato Italiano, la gran parte del sistema difensivo venne smantellato. Non fu così per il forte di Villa Contri che si trasformò in stabilimento militare. Nel periodo della prima guerra mondiale, il forte Villacontri - in via della Barca a Bologna, ma al confine con Casalecchio di Reno - e la lunetta Casaralta vennero usati per il caricamento dei proietti e per il recupero dei bossoli di proietti e di cartucce provenienti dal fronte. Vi erano occupate un centinaio di donne (gli uomini erano tutti al fronte) adibite alla lavorazione di cartucce da fucile. L'attività continuò anche in seguito fino alla seconda guerra mondiale e il fatto che insieme a materiali bellici vi fossero depositati ingenti quantitativi di esplosivo, fece si che non venne più chiamato forte ma \"Polveriera di Villa Contri\". In una vasta area protetta dal terrapieno e dal filo spinato, insieme all'edificio principale, c'erano capannoni, casematte interrate ed altre strutture. Nel settembre 1944 - dopo un tentativo fallito il 16 febbraio 1944 - fu deciso di assalirla per prelevare esplosivi. Alle ore 23 del 20 settembre 1944 all'ingresso della villa si presentarono, a bordo di un camion, Dante Drusiani «Tempesta» e Vincenzo Toffano «Terremoto» della squadra Temporale della 7 brg GAP Gianni Garibaldi, che indossavano divise tedesche. Li accompagnavano alcuni partigiani della 63a brg Bolero Garibaldi guidati da Ildebrando Brighetti. Con la collaborazione di Ubaldo Musolesi, uno dei guardiani della villa, ed esibendo documenti falsi, penetrarono nello stabile e disarmarono il presidio. Dopo avere caricato il camion con esplosivo, i partigiani sistemarono una grossa carica e se n'andarono. Una volta tornati alla base di via Zamboni, Drusiani e Toffano appresero che la miccia non aveva funzionato. Nonostante il parere contrario di Nazzareno Gentilucci, comandante della Temporale, i due tornarono a Villa Contri e la trovarono piena di tedeschi e militi fascisti. Grazie alla divisa nazista non furono notati per cui poterono riattivare la miccia e allontanarsi tranquillamente. L'esplosione provocò il crollo dello stabile, la morte di 3 militi della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana)  e il ferimento di altri.                                                                               da: http://www.storiaememoriadibologna.it/assalto-a-villa-contri-83-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo dedicato ai partigiani Bruno Montanari, Coriolano Gnudi e Ferdinando Benassi, appartenenti alla 4a Brigata Venturoli Garibaldi, fucilati per rappresaglia alla Croce del Biacco il 18 agosto 1944 dopo l'attentato al colonello della Guardia nazionale repubblicana di Castenaso. Benassi Ferdinando, nato a Bologna il 20 luglio 1925; Coriolano Gnudi, nato a Sala Bolognese il 30 giugno 1926; Montanari Bruno, nato a Bologna il 6 ottobre 1925.                                Cippo situato in Via Due Madonne al civico n. 23, di fianco alla ferrovia, in muratura con lapide in marmo di Trani dalle dimensioni cm. 40x40."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il Sacrario nacque per iniziativa spontanea della cittadinanza, che fin dalla mattina del 21 aprile 1945 iniziò a depositare fiori e santini ricordo - in un pellegrinaggio che nei giorni successivi assunse dimensioni imponenti - sul muro di Palazzo d'Accursio che per mesi aveva visto (nell'angolo sprezzantemente battezzato \"posto di ristoro\") le fucilazioni sommarie di partigiani e antifascisti ad opera dei tedeschi e delle Brigate nere. Oggi il Sacrario raccoglie più di 2000 formelle con i ritratti o i nomi dei caduti e 16 di maggiori dimensioni che riproducono foto dell'epoca. http://memoriadibologna.comune.bologna.it"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Sacrario ai Partigiani Piazza del Nettuno"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Camelia Matathia, da Nissim e Matilde Hakim; nata il 5 marzo 1923 a Forlì. Nel 1943 residente a Bologna. Studentessa. Membro della Comunità israelitica bolognese, nel dicembre 1943 fu catturata dai nazisti unitamente al padre, alla madre e ai fratelli Nino e Roberto. Venne prima trasferita in un campo di concentramento a Verona e poi deportata nel campo di sterminio  di Auschwitz, dove morì il 10 gennaio 1944. https://www.storiaememoriadibologna.it/matathia-matatia-camelia-486502-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Per consultare l'elenco delle lapidi dedicate al periodo storico dell'800 visitare il sito: http://www.storiaememoriadibologna.it/ottocento/opere/lapidi/s/iniziale_A"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Gavorrano (Grosseto) nel 1834.  E' stato un patriota e scrittore italiano. Si laurea in legge a Siena dove inizia la sua attività politica diventando segretario della Giovine Italia di Mazzini.  Questa simpatia politica gli causa l'espulsione dal Granducato di Toscana. Il 5 maggio del 1860 su invito di Garibaldi s'imbarca da Quarto con i Mille per la Sicilia; ferito a Calatafimi, conclude la campagna con il grado di maggiore. Nel 1866 partecipa alla terza guerra di indipendenza e combatte a Custoza.  È noto anche per essere l'autore di uno dei capolavori della letteratura garibaldina: I Mille, una delle testimonianze più appassionate dell'epica garibaldina. Muore a Livorno nel 1894.                     Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Massei nacque a Lucca nel 1798. Nel 1818 conseguì la laurea in giurisprudenza a Bologna. Si dedicò alla professione legale e venne a contatto con gli ideali liberali. Le vicende politiche del 1848 lo videro schierato su posizioni moderate. Negli anni successivi, pubblica numerosi testi di carattere politico-amministrativo ed economico. Nel 1859, fu eletto all’Assemblea delle Romagne come rappresentante del territorio della Porretta.  Morì a Bologna il 12 apr. 1860."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giovanni Massei"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Pietralata, 58"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Sebenico, in Dalmazia nel 1802, da genitori veneti. Dopo i primi studi a Sebenico e poi a Spalato, frequenta l'università di Padova, dove consegue la laurea in giurisprudenza, nel 1822.  Poi si trasferisce a Milano. In questi anni stringe amicizia con molti letterati ed intellettuali come Manzoni, Gino Capponi, Vieusseux, Thouar Nel 1825 inizia a collaborare all'\"Antologia\" di Viesseux, attività che lo porta a trasferirsi a Firenze nel 1827.  A Firenze pubblica, nel 1830, il \"Nuovo dizionario de' sinonimi della lingua italiana\", opera che ne rivela lo spessore di linguista. Intanto, in seguito ad un suo articolo poco gradito agli austriaci, Tommaseo è costretto ad allontanarsi da Firenze.  Si trasferisce a Parigi, rifugio di molti intellettuali italiani invisi all'Austria, dove frequenta gli ambienti culturali francesi. L'amnistia concessa dall'Austria nel 1839 gli consente di rientrare in patria e di stabilirsi a Venezia.  Per le sue idee viene arrestato dalla polizia asburgica.  Partecipa ai moti veneziani che portano alla proclamazione della Repubblica di San Marco, nella quale riceve importanti incarichi di governo. L'esultanza per la vittoria avrà tuttavia durata breve, perché nel 1849 gli austriaci riprendono Venezia ed il Tommaseo si rifugia a Corfù. Nel 1854 ritorna a Torino, ma, deluso  per la politica di Cavour che egli, da repubblicano, contrasta al punto da rifiutare la nomina a senatore. Nel 1859 rientra a Firenze, dove trascorre gli ultimi anni di vita.  Muore nel 1874.   Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.                 Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Milano nel 1815. Ppolitico italiano di spicco del nostro Risorgimento. Laureatosi in legge a Pavia ed entrato nel 1837 nell'amministrazione austriaca del Lombardo-Veneto,  Svolse un'intensa attività di divulgazione tecnico-scientifica e di indagine sui problemi economico-sociali della Lombardia, sostenendo e alimentando la resistenza all'Austria. Nel 1848, dopo la rivolta delle Cinque giornate, a Milano s’instaura un Governo provvisorio presieduto da Gabrio Casati.  Al ritorno degli Austriaci, vittoriosi dopo Custoza, Cesare Correnti sceglie l'esilio a Torino dove resterà fino al 1859.  Dopo l'Unità d’Italia, svolse un ruolo di primo piano nel parlamento italiano, come Ministro della Pubblica Istruzione con un deciso indirizzo laico e liberale. Pochi anni prima della morte, nel 1886, fu nominato senatore.   Muore a Meina, Novara nel 1888.                          Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.                 Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Cesare Correnti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Questo slargo fino al 2002 faceva parte di via Valdonica. Con delibera del 22 novembre di quell'anno venne intitolata al professor Marco Biagi, giuslavorista assassinato dalle Nuove Brigate Rosse a Bologna il 19 marzo del 2002 davanti alla propria abitazione che era al numero 14 di via Valdonica, a pochi metri da questa piazzetta. https://www.storiaememoriadibologna.it/biagi-marco-3189-luogo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nome di battaglia \"Roberti\", Bruno Monterumici nacque nel 1906 a Bologna. Dirigente della FGCI. Nel’28 fu rinviato a giudizio davanti al Tribunale speciale e condannato a 7 anni per «ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva». Riebbe la libertà nel’32 a seguito della concessione dell'amnistia.. Nel’38 subì un altro arresto. Finì in carcere con altri 76 antifascisti accusati di «organizzazione comunista bolognese attiva nel 1936-1937» che oltre «alla tradizionale azione illegale era riuscita a sviluppare un'efficace azione nei sindacati fascisti, tra i disoccupati e nell'ambiente universitario». Rinviato a giudizio davanti al Tribunale speciale venne condannato a 18 anni di reclusione. All'inizio della lotta di liberazione fu tra i primi organizzatori delle squadre armate bolognesi in città che diedero poi vita alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi, nella quale militò. Arrestato nel’44 dalle brigate nere, fu a lungo torturato e infine ucciso. A Bologna, oltre all'omonima strada, a lui è intitolata la Scuola elementare di via Asiago ed è inoltre ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  Scheda e foto da: Archivio Storia e Memoria di Bologna"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Bruno Monterumici"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Installazione denominata \"Mimma, Marroni, Paolo, Pietro Busacchi\" costituita da 4 pannelli artistici realizzati nell'a.s. 2014-2015 dalle alunne e dagli alunni della classe 5^A della Scuola Primaria \"Manzolini\", guidati dall'artista Giuseppe Parenti e dalla decoratrice mosaicista Nadia Brandalesi, dell'associazione Artecittà. Queste quattro opere sono dedicate a Irma Bandiera, Mario Bastia, Giovanni Martini e Pietro Busacchi, i quali hanno sacrificato la vita per la libertà e la democrazia. Nel Dopoguerra i loro nomi sono stati dati a quattro strade di questo quartiere, realizzato nel 1938 dall' IFACP (Istituto Fascista Case Popolari) e denominato \"Villaggio della Rivoluzione fascista\". Allora queste strade si chiamavano: via del Legionario, via 23 marzo 1919, via dello Squadrista e via delle Camicie Nere. Questa installazione è collocata permanentemente nel vialetto di accesso al nido d'infanzia comunale \"Martini\" . http://www.comune.bologna.it/quartieresaragozza/servizi/152:35855/38657/"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide sita all'interno della Chiesa ortodossa di Via Olmetola, 7 con l'elenco dei caduti durante la Prima Guerra Mondiale."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "I GLORIOSI MARTIRI CADUTI PER LA LIBERTA' DEI POPOLI I COMPAGNI DI LOTTA POSERO BERGONZONI LIBERO / BASSI GIANCARLO / CREMONINI VITTORIO / CREMONINI GIORGIO / CESARI ENZO / DOZZA ARMANDO / ERCOLESI GRAZIANO / GAMBERINI GINO / GRILLINI LUIGI / GROSSI GUGLIELMO / MARZOCCHI GUALTIERO / MONTANARI RAFFAELE / MANTOVANI NELLO / MUSOLESI MARCELLO / PANCALDI DINO / SERRANTONI MARCELLO / TARUFFI ARMANDO / ZANIBONI ORIELLO 1943 - 1945  CORALLI UGO / CRISTOFOLI FRANCESCO / FRASCARI ZELINDO / GOLLINI VLADIMIRO / GRANDI WALTHER / GARDELLI OTELLO / GARDI ARMANDO / LORETI ENEA / VENTURI WALTHER / VOLTA ANGELO / ZOTTI VITTORIO  La lapide è dedicata a ventinove caduti, in marmo bianco è posta in via Augusto Murri, 138, Scuole Clotilde Tambroni, cm. 100x60. https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidi/1943-1945-martiri-caduti-per-la-liberta-1644-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide martiri caduti per la libertà"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide dedicata a Dante Palchetti situata in Via Saliceto 36. Dante Palchetti, nome di battaglia \"Lampo\"; nato nel 1923 a Bologna.  Nella zona della Bolognina fu uno dei primi organizzatori delle squadre armate subito dopo l'armistizio. Nel marzo salì alla Dogana sul Monte Faggiola ed entrò a far parte della 42ª brigata divenuta poi la 36ª brigata Bianconcini Garibaldi. Qualche tempo dopo con altri partigiani entrò nella brigata Stella rossa Lupo. Fu nominato comandante della \"squadra d'azione\" della brigata, alla quale erano affidati compiti particolari. II 28 maggio 1944 la squadra impedì ai tedeschi di attraversare il fiume Reno, ai piedi di Monte Sole a Marzabotto, evitando l'accerchiamento della brigata mentre era in atto un rastrellamento. In giugno prese parte all'assalto della caserma di Savigno e partecipò a tutti i grossi scontri che la brigata sostenne nell'estate. Alla fine di settembre scese in pianura con numerosi partigiani e sostò a Varignana (Castel San Pietro) in attesa di raggiungere Bologna per partecipare a quella che si riteneva l'imminente insurrezione. A metà ottobre entrò a far parte della squadra \"Temporale\" della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi, comandata da Nazzareno Gentilucci. II 18 ottobre 1944, con altri partigiani, collocò una grossa carica di dinamite davanti all'hotel Baglioni in via Indipendenza a Bologna, sede di vari comandi tedeschi.  In quel periodo prese parte a numerose azioni e il 7 novembre alla battaglia di Porta Lame. In quell'occasione, travestito da tedesco come altri suoi compagni, attaccò ripetutamente il nemico alle spalle, per alleggerire la pressione sui partigiani accerchiati nella sede dell'ex macello comunale. Dopo l'annuncio del \"proclama Alexander\"- quando iniziò lo sgombero delle basi cittadine predisposte per l'insurrezione - restò in città e proseguì la sua attività, nonostante fosse ricercato dai fascisti, messi sulle sue tracce dalle spie. La mattina del 25 novembre uscì dalla sua base in piazza de' Marchi pochi minuti prima dell'arrivo delle brigate nere. Fu meno fortunato il 12 dicembre 1944 quando, sempre di mattina, si recò nella base di via Lombardi 13 per annunciare ai compagni che si sarebbe trasferito a Minerbio. Vi era giunto da poco e stava conversando con altri partigiani, tra i quali Elio Cicchetti, quando lo stabile fu circondato dalle SS tedesche. Anziché arrendersi, i partigiani decisero di romper l'assedio con le armi in pugno. Per quanto colpito al petto da una raffica di mitra, riuscì a fare a piedi un lungo tratto di strada sino a via Saliceto con Cicchetti, pure lui colpito da tre pallottole alle gambe. Quando non fu piu in grado di camminare Cicchetti lo prese sulle spalle, ma fece poca strada. Oramai privo di vita, per l'abbondante perdita di sangue, venne lasciato in un cortile di via Cignani dove decedette poco dopo.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/palchetti-dante-478381-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "È nato a Carrù (Cuneo) nel 1874. Laureato in giurisprudenza a 21 anni . E' stato redattore de \"La Stampa\" di Torino e del \"Corriere della Sera\" di Milano fino al 1926. E' stato corrispondente finanziario ed economico del settimanale \"The Economist\". Ha diretto la rivista \"La Riforma Sociale\" dal 1900 al 1935. Ha diretto la \"Rivista di Storia Economica\" dal 1936 al 1943. Ha occupato la cattedra di Scienza delle finanze all'Università di Torino e di Scienza della finanze all'Università Bocconi di Milano. I suoi altissimi meriti scientifici hanno avuto ampi riconoscimenti. Gli sono state conferite le lauree\"honoris causa\" dalle Università di Parigi e di Algeri.   E' stato autore di numerosissime pubblicazioni scientifiche, soprattutto nelle materie economiche, alcune delle quali tradotte nelle principali lingue straniere. Si è dedicato personalmente alla conduzione della sua azienda agricola presso Dogliani, applicandovi i più moderni sistemi colturali. È stato nominato Senatore del Regno nel 1919. Lasciata l'attività giornalistica dopo l'avvento del fascismo, dopo il 25 luglio 1943 ha collaborato a \"Il Corriere della Sera\". Dopo l'8 settembre si è rifugiato in Svizzera ed è rientrato in Italia nel 1945; ha redatto una serie di articoli economici e politici per \"Il Risorgimento Liberale\". E' stato nominato Governatore della Banca d'Italia (5 gennaio 1945 11 maggio1948). E' stato nominato componente della Consulta Nazionale (1945-1946). E' stato eletto Deputato all'Assemblea Costituente nel 1946 (Unione Democratica Nazionale) ove ha dato un autorevole contributo ai lavori.  Eletto Presidente della Repubblica l'11 maggio 1948.    E' divenuto poi Senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica.  E' deceduto il 30 ottobre 1961.                  http://presidenti.quirinale.it/Einaudi/ein-biografia.htm                                                (http://presidenti.quirinale.it/Einaudi/ein-biografia.htm                                               ) Foto da Wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "detto Giannetto, nato nel 1894 a Bologna.. Ferroviere. Iscritto al PSI. Nel 1920 fu eletto al consiglio comunale di Bologna e nominato segretario dello SFI provinciale. Il 20/6/23 venne licenziato dalle FS con la formula dello «scarso rendimento di lavoro». Emigrato in Francia nel 1923, rimpatrio` nel 1924. Nel 1928 fu arrestato, schedato e ammonito. Dal PSI venne designato a far parte del primo consiglio comunale di Bologna, all'indomani della Liberazione.                                                                 Da: Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese a cura di  Luigi Arbizzani e Nazario Sauro Onofri, Bologna 1998"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Giovanni Bernardi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Genova il 26 marzo 1893, deceduto a Yalta (oggi Ucraina) il 21 agosto 1964, giornalista, parlamentare, ministro, segretario del PCI dal 1927 al 1964. Grazie ad una borsa di studio, il giovane Togliatti aveva potuto iscriversi all'Università di Torino e, orientato da Gramsci, nel 1914 aveva aderito al PSI.  Con la nascita del PCI sotto la testata de L'Ordine Nuovo compare la scritta \"Quotidiano comunista\", che diventa poi \"Quotidiano del Partito comunista\".Dopo la \"marcia su Roma\"  la situazione precipita: arrestati dalla polizia fascista Bordiga e molti altri dirigenti del PCdI, anche Togliatti è arrestato durante una riunione a Milano. Tre mesi di carcere a \"San Vittore\", poi il ritorno in libertà; la nascita de l'Unità; la campagna elettorale che porterà alla nomina a deputato di Antonio Gramsci e al suo rientro da Mosca; l'Aventino; l'arresto di Togliatti come \"comunista pericoloso\"; l'amnistia dopo 4 mesi di carcere; il matrimonio con Rita Montagnana; l'arresto di Gramsci, nel novembre del 1926, mentre Togliatti è a Mosca. Il suo esilio durerà diciotto anni e vedrà il dirigente dei comunisti italiani attivo in Svizzera, in Francia, in Unione Sovietica, in Spagna (dove, durante la guerra civile, sotto il nome di copertura di \"Alfredo\", rappresenterà nelle Brigate Garibaldi l'Internazionale comunista  È il 27 marzo del 1944 quando \"il Migliore\" (come, riconoscendone la statura intellettuale, lo avrebbero chiamato gli avversari politici), rimette piede in Italia. Togliatti promuove quella che passerà alla storia italiana come \"la svolta di Salerno\". I partiti antifascisti mettono da parte la questione istituzionale, che sarà risolta dopo la Liberazione, per dare maggiore vigore alla Resistenza. L'unità dei partiti e delle formazioni armate consente l'inserimento del Comitato di Liberazione Nazionale nel secondo governo Badoglio e determinerà il riconoscimento, come struttura militare, del Corpo Volontari della Libertà (Togliatti porterà poi sempre all'occhiello il nastrino con la stella d'oro del CVL), da parte degli Alleati. Liberata Roma dai nazifascisti, nasce il governo Bonomi (Togliatti ne fa parte come ministro senza portafoglio). Nel secondo governo Bonomi, Togliatti è vice presidente del Consiglio e sarà ministro di Grazia e Giustizia nel governo Parri e nel primo governo De Gasperi.In tale ruolo, quando il voto popolare risolverà a favore della Repubblica la questione istituzionale, concede quella che va sotto il nome di \"amnistia Togliatti\". Il provvedimento, che voleva essere di pacificazione nazionale, è usato da magistrati ancora legati al vecchio regime, per rimettere in libertà anche i peggiori aguzzini fascisti. Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 e confermato deputato nella II, III e IV legislatura, Togliatti contribuisce all'elaborazione della Costituzione, soprattutto per la parte programmatica. Si impegna anche per l'approvazione dell'articolo 7, che include nella nostra Costituzione i cosiddetti \"Patti Lateranensi\".L'estromissione dei comunisti dal governo nel 1947, porta Togliatti ad organizzare, con Nenni, l'opposizione di sinistra alla DC; ma nelle elezioni politiche del 1948, la lista del Fronte Democratico Popolare raccoglie soltanto il 30,9% dei voti. Sono le 11,30 del 14 luglio 1948 quando Togliatti, all'uscita da Montecitorio con Nilde Iotti, è colpito dalle rivoltellate sparate dal liberal-qualunquista Antonio Pallante.  Violentissime manifestazioni di protesta si sarebbero comunque svolte in tutta Italia. Seguì la repressione scelbiana, ma Togliatti, guarito, poté tornare alla guida del PCI e proseguire sulla \"via italiana al socialismo\", continuando a svolgere un ruolo importante sulla scena internazionale. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1902/palmirotogliatti                                 (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1902/palmirotogliatti                                ) Foto da  Wikimedia Commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Massimo d’Azeglio, patriota, scrittore e statista nato a Torino nel 1798 . Dopo essersi dedicato alla pittura e, con buon successo, alla letteratura, intorno al 1843-44 si avvicinò alla politica.  Partecipò alla prima guerra d'indipendenza e poi viene nominato primo ministro del Piemonte, nella cui veste promosse radicali riforme nei rapporti fra Stato e Chiesa. Dimessosi nel 1852, mantenne posizioni antiaustriache e collaborò con Cavour. Si oppose tuttavia all'unificazione della penisola, giudicandola immatura. Muore a Torino nel 1866.   Testo rielaborato dalla Classe 3 F della Scuola Secondaria di primo grado Rolandino Dè Passeggeri Anno Scol. 2019/20"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Elio Bernardi, nome di battaglia \"Badoglio\",  nato nel 1926 a Bologna. Militò nel battaglione Gotti della 4a brigata Venturoli Garibaldi e operò a Malalbergo. Il 17 aprile 1945, unitamente a Vincenzo Gaddoni si scontrò con una pattuglia tedesca a Ponticelli (Malalbergo). Favorì la fuga del compagno e cadde nello scontro. Medaglia d'argento al valor militare alla memoria  Al suo nome è stata intestata una strada di Bologna e di Malalbergo. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bernardi-elio-478064-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo in muratura con lapide applicata in Via dell'Arcoveggio,138 presso il Parco dei Giardini PER LA LIBERTA' LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE SACRIFICARONO LA LORO GIOVANE VITA STRONCATA DAL PIOMBO NAZIFASCISTA IL 13 DICEMBRE 1944 ALFREDO TAROZZI BRUNO E  WANES  PINARDI Il 13 dicembre, sulla base di informazioni avute da partigiani che hanno ceduto alle torture, Corticella subisce un pesante rastrellamento da parte della brigata nera. Verso le 5 di mattina, i brigatisti irrompono nella fornace della Casa Buia. Tutti i civili trovati all'interno vengono arrestati. Indicati da una spia, alcuni di essi sono torturati dagli uomini del capitano Pifferi. Presso la Casa Buia vengono giustiziati tre partigiani della 1a Brigata Irma Bandiera: Alfredo Tarozzi (Fieschi), Bruno Pinardi (Camoscio) e il fratello Vanes (Topo). Altri sospetti sono trascinati a Bologna nella caserma della GNR presso la Facoltà di Ingegneria, dove nei giorni seguenti subiranno durissimi interrogatori da parte dei gendarmi comandati dal tenente Monti. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/rastrellamento-alla-casa-buia-di-corticella-777-evento                                                         (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/rastrellamento-alla-casa-buia-di-corticella-777-evento) Alfredo Tarozzi, nome di battaglia \"Fieschi\",  nato nel 1922 a Bologna.  Militò nel battaglione Pinardi della la brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di vice comandante di compagnia e operò a Bologna. Per la delazione di una spia, la notte del 13 dicembre 1944, mentre si trovava nella \"base\" della Casa Buia a Corticella (Bologna), venne catturato e ucciso dai fascisti, unitamente ad alcuni partigiani tra i quali i fratelli Bruno e Vanes Pinardi.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/tarozzi-alfredo-478495-persona                              (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/tarozzi-alfredo-478495-persona) Vanes Pinardi, nome di battaglia \"Topo\", nato nel 1923 a Granarolo Emilia. Prestò servizio militare nei granatieri dal 14 gennaio all'8 settembre 1943. Richiamato alle armi dalla RSI, si arruolò per disertare poco dopo ed entrare a far parte della 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di ispettore organizzativo di battaglione. Operò a Corticella (Bologna). Una strada di Bologna è stata intitolata al loro nome. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/pinardi-wanes-vanes-478401-persona                   (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/pinardi-wanes-vanes-478401-persona) Bruno Pinardi, «Camoscio», nato nel 1921 a Granarolo Emilia. Licenza elementare. Operaio meccanico. Prestò servizio militare nei carristi a Parma e a Civitavecchia (Roma), dall'll febbraio 1942 all'8 settembre 1943 con il grado di sergente. Militò nella 1ª brigata Irma Bandiera Garibaldi con funzione di commissario politico di plotone e operò a Corticella (Bologna). http://memoriadibologna.comune.bologna.it/pinardi-bruno-479058-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mario Finzi nato nel 1913 a Bologna. Nel 1937 entrò in magistratura, ma l'anno dopo fu costretto a lasciarla a causa della legislazione razziale, essendo ebreo. Si dedicò dapprima allo studio delle lingue e quindi si recò a Parigi dove intraprese la carriera di concertista di pianoforte.  Rientrò in Italia nell'agosto 1939 e nel 1940 entrò a far parte della DELASEM (Delegazione assistenza emigrati ebrei) e si dedicò interamente all'opera di assistenza degli ebrei che fuggivano dai paesi europei travolti dalla guerra e che cercavano rifugio in Italia.  All'inizio del 1943 entrò in contatto con i dirigenti del PdA e fu arrestato. Riebbe la libertà il 25 luglio 1943 quando cadde la dittatura. Dopo l'8 settembre 1943 riprese l'attività di assistenza agli ebrei che venivano braccati dalla RSI e dai tedeschi. Arrestato il 31 marzo 1944, fu trattenuto nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna) per circa un mese, prima di essere trasferito nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi - MO). In giugno fu di nuovo trasferito in altri campi, prima a Birkenau (Germania) e, infine a Auschwitz (Polonia) dove scomparve.  Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/finzi-mario-486521 Foto da: storiedimenticate.wordpress.com"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "QUI IL 24 SETTEMBRE 1944 FU TRUCIDATO DALLE BRIGATE NERE IL PARTIGIANO ALCESTE GIOVANNINI GINO DI ANNI 36  COMMISSARIO POLITICO DELLA 7 B.G.T. GAP      Cippo dedicato al partigiano e commissario politico della 7ª brigata Gap Gianni Garibaldi Alceste Giovannini che sorge sul luogo in cui fu ucciso dalle Brigate nere il 24 settembre 1944 all’età di 36 anni. Antifascista da lunga data, nel 1938 subì un processo del Tribunale speciale per la difesa dello Stato e fu condannato a quattro anni di carcere per propaganda comunista e adesione al Pci. Scontata la pena rientrò a Bologna ed ebbe un ruolo sia nell’organizzazione degli operai delle fabbriche locali sia nelle manifestazioni seguite alla destituzione di Mussolini il 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre dello stesso anno collaborò al nascente movimento partigiano e vi prese parte attiva sino alla sua morte. A Giovannini è stata conferita una medaglia d’argento al valor militare alla memoria e una strada di Bologna porta il suo nome. Il cippo, in cemento e graniglia, è situato isolato in via Luigi Longo di fronte al Centro Sociale Anziani \"Casa del Gufo\", al civico numero 12. http://www.comune.bologna.it/quartieresavena/servizi/144:28163/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cippo Alceste Giovannini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Napoli nel 1827.   E' stato uno storico e politico italiano. In gioventù prese parte ai moti del 1848 contro i Borbone e successivamente si trasferì in esilio a Firenze. È stato presidente dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo dal 1898 al 1911. Muore a Firenze nel 1917.                  Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Pasquale Villari"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Delcisa Gallarani, soprannominata “Tosca”, nacque nel 1905 a Bologna. Emigrò in Francia nel 1928 e, avendo aderito al PCI, svolse attività politica, trasportando materiale propagandistico in Italia.  Dopo l'8 settembre 1943 fece parte del CUMER con l'incarico di tenere i collegamenti fra Bologna e Milano. Rimasta gravemente ferita durante un bombardamento aereo a Piacenza, dove si trovava in missione, morì il 16 settembre 1944 \"sola tra sconosciuti perché non volle dire neppure il suo nome per timore di compromettere i collegamenti e il lavoro militare di partito\". L’intitolazione del parco e il cippo dedicato alla “Tosca” si devono all’ostinazione con cui la sua amica (e partigiana) Tolmina Guazzaloca si battè nel 2003 perché fosse ricordata la sua compagna di lotta.  http://www.pietredellamemoria.it/pietre/stele-a-delcisa-gallarani-partigiana-bologna/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Parco Delcisa Gallerani"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza l'1 agosto 1947 per il contributo di eroismo portato dai suoi abitanti alla lotta di liberazione, con 1863 caduti e 2250 deportati."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Genova"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1872 a S. Giovanni in Persiceto.  Nel 1913 fu arrestato a S. Giovanni in Persiceto  per la sua partecipazione alle lotte sindacali. Trasferitosi a Bologna, divenne uno dei dirigenti della cooperativa di consumo del Malcantone, oggi Belcantone, nella zona Barca (Bologna). Per essersi rifiutato di rassegnare le dimissioni da presidente della cooperativa, fu più volte bastonato dai fascisti nel 1924. La sera dell' 11/1/1925 alcuni squadristi, guidati da Giulio Mignani, detto Maciste, della MVSN, entrarono nella sede della cooperativa e lo colpì  al capo con un bastone. Colpito a sua volta al viso da un bicchiere, Mignani estrasse la pistola e gli sparò al volto. Trasportato all' ospedale, decedette poche ore dopo il ricovero. Quando si presentò alla corte d'assise di Bologna Mignani si difese dicendo di essere entrato nella cooperativa perché era un «covo di bolscevichi» e che Pulega l'aveva aggredito. Fu  assolto per legittima difesa. I numerosi fascisti presenti in aula salutarono la sentenza al grido di «Alalà». Sulla facciata della sede della cooperativa, oggi in via della Barca 29,  c'è una lapide con l'effìge di Pulega. L'epigrafe dice: «A perenne ricordo di / Augusto Pulega / Presidente Cooperativa di Consumo / generoso cuore di operaio e di cittadino / visse e operò nella fede del sicuro domani / che volle nostro, libero e felice / Cadde per mano fascista l'11 gennaio 1925 / sublime esempio di cosciente fierezza proletaria / I cooperatori del Malcantone posero / Addì 11 settembre 1954, nel cinquantenario della fondazione del sodalizio». Il suo nome è stato dato a una  sezione del PSI e ad una strada di Bologna.      da: Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese  a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Augusto Pulega"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Conselice (Ravenna) il 21 agosto 1889, morto sull'Appennino Tosco-emiliano il 14 febbraio 1945, contadino, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. La motivazione della ricompensa al valore alla memoria di Paolo Fabbri, datata 1945, dice semplicemente: \"Ardente animatore della Resistenza, dopo aver compiuto molteplici temerarie imprese, si prestava volontariamente ad effettuare una importantissima azione di collegamento con i Comandi che si trovavano oltre le linee nemiche. Addentratosi fra i nevosi valichi dell'Appennino, stremato di forze, perdeva la vita\". In realtà la vicenda di questo dirigente socialista, morto durante la lotta contro i nazifascisti, è più complessa. Il corpo di Paolo Fabbri, insieme a quello di un altro partigiano che era con lui, fu ritrovato nell'abetaia di Bombiana di Gaggio Montano (Bologna) soltanto nell'aprile del 1946. I due cadaveri presentavano ferite alla testa, provocate da proiettili di grosso calibro. L'istruttoria giudiziaria, che fece seguito al ritrovamento dei corpi, portò all'arresto e al successivo proscioglimento dell'uomo che aveva fatto da guida a Fabbri e al suo compagno e che, la sera del 14 febbraio 1945, era tornato da solo alla base di Porretta Terme della Brigata \"Matteotti\", raccontando di aver udito degli spari nel bosco e di essere fuggito. Paolo Fabbri era stato per tutta la vita un fervente socialista. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale, nel 1919 si era iscritto al Partito socialista ed era stato in prima fila nelle lotte del dopoguerra. Nel novembre del 1926, Fabbri era stato confinato dai fascisti a Lipari e, nel 1929, era stato condannato a tre anni di carcere con l'accusa di aver avuto un ruolo nell'evasione dal confino di Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti e Carlo Rosselli. Il carcere non lo piegò. Riacquistata la libertà, Paolo Fabbri si diede alla riorganizzazione del Partito socialista clandestino. Dopo l'8 settembre 1943, segretario della Federazione socialista di Bologna, fu tra i più decisi organizzatori della Resistenza in Emilia e a lui si deve la costituzione delle prime formazioni partigiane che avrebbero poi dato vita alla Brigata \"Matteotti\". Nel dicembre del 1944, Fabbri fu incaricato dal Comando unico regionale di raggiungere Roma, per illustrare agli Alleati la situazione delle formazioni partigiane operanti in Emilia. Era, appunto, di ritorno da quella missione quando perse la vita. In sua memoria a Bologna gli hanno dedicato una strada. Per una singolare circostanza, proprio in Via Paolo Fabbri 43 c'è la casa bolognese di Francesco Guccini, che ha intitolato così una delle sue più famose canzoni. Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/744/paolo-fabbri"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Paolo Fabbri"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nata nel 1922 e deceduta nel 2005. Partigiana, medaglia d’argento al valor militare   Giovane e ardita partigiana dei Gruppi d'Azione impugnava le armi contro l'oppressore nazifascista partecipando valorosamente ad un duro combattimento di retroguardia. Incaricata di recapitare al Comando Alleato un importante documento della massima riservatezza. Nelle giornate della riscossa restava in prima linea a fianco dei valorosi compagni che ridettero la libertà al Capoluogo della Regione. Mirabile esempio di non comune audacia e di sprezzo del pericolo. Da: https://www.storiaememoriadibologna.it/sabbi-diana-505266-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Diana Sabbi"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Galletti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Attilio Diolaiti; nato nel 1898 a Baricella. Segretario della federazione anarchica italiana fu più volte imprigionato durante il regime fascista.  Arrestato, il 23 agosto 1927 fu condannato a 5 anni di confino che scontò a Lipari (ME).  Nel 1936 fu attivo nella propaganda in favore della Spagna repubblicana e raccolse soldi per le brigata Garibaldi.   Collaborò alla formazione della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi. Sfollato a Monterenzio costituì, con Guerrino De Giovanni, un gruppo partigiano che entrò a far parte della 36a brigata Bianconcini Garibaldi. Arrestato a Bologna alla fine del marzo 1944, venne incarcerato in San Giovanni in Monte (Bologna) e fucilato con Egon Brass, Francesca Edera De Giovanni, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli ed Ettore Zaniboni alla Certosa di Bologna l'1 aprile 1944.   Il 2 aprile 1944 \"il Resto del Carlino\" diede notizia dell'avvenuta fucilazione in un articolo dal titolo \"Ferma ed energica azione contro le bande terroristiche\".  http://www.storiaememoriadibologna.it/diolaiti-attilio-478162-persona       (http://www.storiaememoriadibologna.it/diolaiti-attilio-478162-persona      )                                           Egon Brass,  nato nel 1925. Attivo nella brigata Giustiza e Libertà Montagna. Venne fucilato con Attilio Diolaiti, Francesca Edera De Giovanni, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli ed Ettore Zaniboni alla Certosa di Bologna l'1 aprile 1944. http://www.storiaememoriadibologna.it/brass-egon-478086-persona     (http://www.storiaememoriadibologna.it/brass-egon-478086-persona    )                                               Francesca Edera De Giovanni, \"Edera\"; nata 1923 a Monterenzio. Mugnaia. Fece parte del primo gruppo di partigiani formatosi a Monterenzio, che in seguito confluirà nella 36a brigata Bianconcini Garibaldi e nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi. Alla fine del marzo 1944, insieme al suo compagno Egon Brass lasciò Savazza per prendere contatti con i dirigenti della lotta di liberazione. Appena giunta a Bologna  fu catturata in seguito ad una spiata. Torturata in San Giovanni in Monte (Bologna), venne fucilata l'1 aprile 1944 dietro le mura della Certosa di Bologna insieme con Egon Brass, Attilio Diolaiti, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli e Ettore Zaniboni.   Fu la prima donna ad essere fucilata a Bologna dai fascisti. Riconosciuta partigiana nella 1ma brigata Irma Bandiera Garibaldi e nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi. Il suo nome è stato dato a una strada e a una scuola d'infanzia di Bologna e a una strada di Monterenzio.  E' sepolta nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordata nel Sacrario di Piazza Nettuno e nel Monumento alle Cadute partigiane a Villa Spada. http://www.storiaememoriadibologna.it/de-giovanni-francesca-edera-478158-persona      (http://www.storiaememoriadibologna.it/de-giovanni-francesca-edera-478158-persona     ) Enrico Foscardi, nome di battaglia \"Dante\" nato  1905 a Voghera (PV).  Antifascista, subito dopo l'8 settembre 1943 entrò a far parte, insieme con Attilio Diolaiti ed Ettore Zaniboni, di un gruppo formatosi a Savazza (Monterenzio) dove era sfollato. Militò successivamente nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi. Arrestato a seguito di una delazione, venne fucilato l'1 aprile 1944 dietro le mura della Certosa di Bologna insieme con Egon Brass, Francesca Edera De Giovanni, Attilio Diolaiti, Fernando Grilli, Ettore Zaniboni. http://www.storiaememoriadibologna.it/foscardi-enrico-478204-persona                              Ferdinando Grilli; nato nel1882 a Monterenzio;  Militò nella 62a brigata Camicie rosse Garibaldi. Il 27 marzo 1944 due fascisti si recarono presso la sua abitazione per catturare il figlio renitente alla chiamata alle armi della RSI. Non avendolo trovato, prelevarono il padre. Tradotto nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna) venne fucilato alla Certosa di Bologna l'1 aprile 1944 insieme con la nipote Francesca Edera De Giovanni, con Egon Brass, con Attilio Diol"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Amola del Piano è una frazione di 630 abitanti circa nel comune di San Giovanni in Persiceto dove vennero fatti dei rastrellamenti ai partigiani da parte dei fascisti e degli SS  In questa zona c’era un battaglione della 63a brigata Bolero Garibaldi. Tra i partigiani di questo battaglione c’erano due tedeschi traditori: Fred e Hans. Fred venne ucciso, invece di Hans se ne sono perse le tracce. Il 4 dicembre 1944 Hans tornò rivelando la posizione delle basi partigiane e tra la notte del 4 e il 5 reparti delle Schutz-staffeln (SS) tedesche e paracadutisti della divisione Goering, circondarono l’abitato d’Amola e rastrellarono circa 300 persone. Alcuni vennero rinchiusi nella chiesa d’Amola e qui i partigiani più conosciuti da Hans vennero portati in sacrestia, appesi a delle funi, schiaffeggiati e bastonati. Altri vennero trasferiti nel teatro a Sant’ Agata Bolognese e fatti sfilare per le strade del paese minacciati dalle armi. Dopo i riconoscimenti personali, fatti da Hans e Fred, vennero trattenute 40 persone che furono trasferite prima nella caserma dei carabinieri di San Giovanni in Persiceto e dopo nei carceri di San Giovanni in Monte. Il 14 dicembre 1944 alcuni fermati d’Amola e altri detenuti vennero trasferiti a Sabbiuno del Monte a Paderno, una frazione collinare a Bologna e lì i detenuti vennero messi in una casa colonica, dalla quale li portavano a gruppi su un dirupo e sparati alla testa facendoli rotolare giù.  Altri 12 rastrellati furono inviati nei campi di concentramento di Bolzano e di Mauthausen, in Austria. Il 23 dicembre 1944 un terzo gruppo fu massacrato a Sabbiuno, mentre altri furono uccisi a S. Ruffillo. Nonostante questi tragici eventi i partigiani si riorganizzarono per continuare le azioni di sabotaggio contro tedeschi e fascisti. Ad Amola venne fatto un secondo rastrellamento il 7 dicembre 1944. La maggior parte delle 50 persone fermate vennero andate a Mauthausen nel campo di concentramento. Dei 100 rastrellati di Amola, 37 morirono , a 29 spararono e gli altri morirono nei lager.  L’ultimo rastrellamento fascista fu nell’alba del 21 aprile 1945 quando i fascisti locali consegnarono a degli SS un gruppo di partigiani e solo uno riuscì a scappare. Grazie ad un vigile del fuoco, Adolfo Bastia, che mise un lenzuolo bianco in simbolo di abbandono dei tedeschi evitò un bombardamento nello stesso pomeriggio dell’ultimo rastrellamento.  Il 18 giugno 1948 i fascisti Ugo Lambertini e Rino Mingozzi furono processati e condannati a 30 anni Lambertini e 12 anni Mingozzi per avere aiutato i tedeschi nei rastrellamenti di Amola.         http://www.storiaememoriadibologna.it/rastrellamenti-di-amola-del-piano-78-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Caduti di Amola"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Ravenna nel 1885, ucciso da squadristi fascisti ad Argenta (Ravenna) il 23 agosto 1923.  Ordinato sacerdote, destinato alla sede di Argenta (Ferrara) entra in consonanza solidale con la povertà diffusa del bracciantato agricolo. Cappellano militare volontario nella prima guerra mondiale, viene decorato con la medaglia d'argento. Attivo promotore di opere caritatevoli, dà vita a circoli sociali per l'acculturamento delle classi umili e ai primi nuclei del sindacalismo cattolico nella Bassa ferrarese. Si oppone alle violenze delle squadre fasciste sostenute dai proprietari terrieri retrivi, capeggiate da Italo Balbo, ostili alle più elementari rivendicazioni salariali dei lavoratori agricoli. Nel 1923 i fascisti di Balbo uccidono ad Argenta il sindacalista socialista Natale Galba; don Minzoni condanna la violenza squadristica attirandosi ripetute minacce rifiutando ogni collaborazione col fascismo dilagante. La sera del 23 agosto del '23, nei pressi della canonica, viene aggredito e ucciso a manganellate da alcuni squadristi facenti capo a Balbo che, travolto dallo scandalo e dal vasto moto di indignazione, deve dimettersi da console della Milizia. da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/don-giovanni-minzoni/ Foto: Fondi fotografici Istituto Parri"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Don Giovanni Minzoni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enio e Amleto, nomi di battaglia « Giordano e Tom». Presero parte alla lotta di liberazione nel Veneto, nelle fila della divisione Belluno. A distanza di pochi mesi caddero entrambi in combattimento. Nel parco di piazza Piloni di Belluno i loro nomi figurano in una lapide insieme a 15 partigiani bolognesi e 2 ravennati caduti in Veneto.   Scheda tratta dal Dizionario antifascisti bolognesi a cura di Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri.  foto: Fondi fotografici Istituto Parri"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Fratelli Bordoni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Poeta e uomo politico. Nasce a Senigallia da Marco Marchetti degli Angelini e dalla contessa Maria Caterina Mariscotti di Bologna, coniugato con Ippolita Covelli. Compie i suoi studi a Roma dove è compagno di studi di un suo conterraneo, Giovanni Maria Mastai Ferretti, che sarà poi eletto pontefice come Pio IX. Oltre le belle e rare doti dell'animo che possedeva il Marchetti, fu poi uomo d'incorrotta fede e di saldi principi liberali; e duole dirlo che Bologna lo tenesse soltanto per letterato e poeta\". E' sepolto alla Certosa di Bologna, Sala del Pantheon, sotterraneo degli Uomini Illustri. Nella sala soprastante viene commissionato nel 1868 un suo ritratto da collocare al fianco degli altri cittadini benemeriti. Nel cimitero è presente anche un monumento a lui dedicato, collocato nel transetto sud della Sala del Colombario.  https://www.storiaememoriadibologna.it/marchetti-giovanni-482376-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giovanni Marchetti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "PIETRO LORETA PATRIZIO RAVENNATE SOLDATO PER LA PATRIA E MEDICO GARIBALDINO CHIRURGO E CLINICO ONDE BOLOGNA E L'UNIVERSITA' SI ONORARONO ABITO' E MORI' IN QUESTA CASA OVE DEVOTI AMICI E DISCEPOLI NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA VOGLIONO SEGNATO L'INCLITO NOME A. 1931 - X DELL' E.F.G. ALBINI Anno di posa 1931. Via Santo Stefano18. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/loreta-pietro-1247-opera (http://www.storiaememoriadibologna.it/loreta-pietro-1247-opera                                        ) Pietro Loreta nasce a Ravenna, nell’estate del 10 Luglio 1831, dal nobile Nicola e da Teresa Masolini di Imola. Frequenta le scuole secondarie a Bologna ove la famiglia si è trasferita. Attratto dalla vita militare, all’età di 15 anni comincia a esercitarsi all’uso delle armi, insieme ai compagni di giochi, nelle cantine di palazzo Pepoli. Con il fratello Luigi, l'8 agosto 1848 lotta per assicurare a Bologna l’indipendenza dall’Austria. Un altro fratello, Giuseppe, cadde a Roma il 3 giugno 1849. Nel 1850 si dedica allo studio di medicina a Bologna, Dopo avere prestato servizio come medico nelle Marche, vince il concorso per la condotta chirurgica a Gualdo Tadino."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Pietro Loreta"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Karaton o Caratón era il nome di battaglia di un ufficiale sovietico, del quale sono rimasti ignoti i dati anagrafici.  Dopo essere stato fatto prigioniero in URSS dai tedeschi e portato in Italia, con un gruppo di compatrioti passò nelle file partigiane aggregandosi alla brigata Stella Rossa. ??Comandò il gruppo che contrastò accanitamente i tedeschi, a Monte Caprara (Marzabotto), nei giorni 29 e 30 settembre 1944, nel corso del rastrellamento che si concluse con la “strage di Marzabotto”. ?Nei giorni successivi, con altri sovietici sfuggiti ai tedeschi, passò nelle fila della 63ª brigata Bolero Garibaldi, dove ebbe il ruolo di vice comandante. Cadde combattendo valorosamente nello scontro di Casteldebole (Bologna), avvenuto il 30 ottobre 1944.  Al suo nome è stata intestata una strada di Bologna.   http://memoriadibologna.comune.bologna.it/karaton--480928-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Caraton"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 16 marzo 1978 un gruppo delle Brigate Rosse rapisce il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro in via Fani a Roma, uccidendo i cinque uomini di scorta."^^xsd:string ;
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    ns1:tema_generale "Terrorismo Mafie e Vittime del Potere"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Bologna nel 1901, deceduto a Bologna il 28 dicembre 1974, dirigente comunista, per vent'anni \"Sindaco della Liberazione e della ricostruzione\" bolognese. Nel 1918 aveva cominciato la sua militanza nella Gioventù socialista; tra il 1919 e il 1920 era stato segretario della Camera del Lavoro di Medicina; nel 1921 aveva aderito al Partito comunista; nel 1923 era stato nominato segretario della Federazione giovanile comunista italiana.  Con l'occupazione tedesca entra subito a far parte della Resistenza francese, ma quando il generale Badoglio annuncia l'armistizio, Giuseppe Dozza rientra in Italia per organizzare la lotta partigiana in Emilia. Oltre che rappresentare il PCI nel CLN dell'Alta Italia fa, infatti, parte del Triumvirato insurrezionale per l'Emilia-Romagna ed è proprio il CLN di quella regione che lo designa sindaco di Bologna nei giorni stessi della Liberazione,  e plebiscitariamente riconfermata, per 20 anni, nelle successive elezioni. Dozza è stato anche deputato del PCI all'Assemblea Costituente, membro del Comitato centrale del suo partito, ma è al capoluogo emiliano soprattutto che ha dedicato il suo impegno di politico e di amministratore.  Per la sua straordinaria capacità di sentire e di vivere egli stesso i problemi come li sentivano e li vivevano le masse popolari divenne al di fuori di ogni retorica il simbolo di una città. Non a caso a Bologna e nella regione portano il nome di Giuseppe Dozza anche scuole elementari e medie, un palazzetto dello sport, circoli culturali, associazioni sportive, cooperative edificatrici.        http://www.anpi.it/donne-e-uomini/123/giuseppe-dozza"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Scuola Media Giuseppe Dozza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alceste Giovannini, nome di battaglia \"Gino\"; nato nel 1908 a Borgo  Panigale (BO). Licenza elementare. . Divenuto comunista, nel 1936-37 svolse attività illegale. Arrestato e carcerato con sentenza del 2 settembre 1938, fu deferito al Tribunale speciale. e fu condannato a 4 anni di carcere per costituzione del PCI.Fu carcerato a Civitavecchia (Roma). Rientrato nella fabbrica Grassigli, dopo avere scontato la pena inflittagli, venne eletto dalle maestranze quale \"fiduciario di fabbrica\" secondo gli indirizzi dello stesso PCI di penetrazione nell'organizzazione sindacale fascista. All'indomani della caduta del regime fu tra gli organizzatori delle manifestazioni di esultanza e per la pace che si svolsero nella città di Bologna da parte delle maestranze delle fabbriche. A seguito di una sparatoria contro i lavoratori dell'officina Minganti in procinto di unirsi agli altri manifestanti restò ferito mentre i quotidiani del 29 luglio 1943, pur senza nominarlo, lo dettero per morto. Dopo l'8 settembre 1943 si impegnò nell'organizzazione dei gruppi partigiani che formarono poi la 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi, nelle cui fila operò e della quale divenne anche commissario politico. Venne assassinato il 24 settembre 1944 dalle brigate nere in via della Battaglia presso il fiume Savena. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/giovannini-alceste-478246-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Alceste Giovannini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giancarlo Romagnoli, nato nel 1924, fu fucilato il 3 gennaio 1944, accusato di aver preso parte ad azioni partigiane e di detenzione di materiale esplosivo. E' stato il più giovane partigiano assassinato dai nazisti e a lui è dedicata una targa collocata in Via Broccaindosso dove abitava con la sua famiglia che si trasferì in montagna a Vidiciatico per ripararsi dai bombardamenti alleati su Bologna. Durante la Resistenza, Giancarlo Romagnoli era venuto a Bologna insieme ad un suo amico per compiere un'incursione nella caserma della attuale Via Bersaglieri e rubare le armi che furono fatte pervenire alla brigata partigiana \"Stella Rossa\" in montagna. Successivamente i tedeschi compirono un'azione di pattugliamento a Vidiciatico arrestandolo l'8 dicembre 1943 insieme a Adriano Brunelli e Lino Formilli. Dopo l'arresto i tre furono portati all'Abetone per essere interrogati con l'obiettivo di avere informazioni per arrestare altri compagni che erano sfuggiti. In seguito furono trasferiti nel carcere di S. Giovanni in Monte e dopo un rapido e sbrigativo processo furono condannati alla fucilazione al Tiro a Segno di Bologna."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Giancarlo Romagnoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nino Luccarini è riconosciuto e catturato in Via Fossolo da un gruppo di fascisti che lo fucilano immediatamente sul posto il 19 novembre 1944.  La lapide in marmo è collocata nel sottopassaggio ferroviario di Via Fossolo; misura cm. 50x35. Il Comune di Bologna gli dedica un Giardino tra Viale Felsina e la linea ferroviaria Bologna-Firenze."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Nino Luccarini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Stenio Polischi, nome di battaglia \"Marinaio\", nato nel 1923 a Motteggiana (MN).  Muratore. Prestò servizio militare in marina a Venezia dal 5 luglio all'8 settembre 1943. Fin dagli inizi della lotta di liberazione militò nella brigata Stella rossa Lupo con funzione di ispettore organizzativo. Sceso a Bologna per una missione affidatagli, venne coinvolto in un conflitto con alcuni militi fascisti. Fu catturato nel centro di Bologna e impiccato sul posto, in Via Venezian, alle ore 22 del 23 agosto 1944. Il fratello Ermete cadde nella Resistenza. Gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/polischi-stelio-stenio-478407-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Stenio Polischi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luigi Sturzo nasce a Caltagirone (Catania) il 26 novembre 1871, da una famiglia dell'aristocrazia agraria. La pubblicazione della Rerum novarum (1891), prima enciclica sulla condizione operaia, e lo scoppio delle rivolte dei contadini e degli operai delle zolfare siciliane, i cosiddetti Fasci, spingono Sturzo a orientare i suoi studi filosofici verso l'impegno sociale.Nel 1895 fonda il primo comitato parrocchiale e una sezione operaia nella parrocchia di S. Giorgio; a Caltagirone dà vita alle prime casse rurali e cooperative. Dopo la laurea conseguita alla Gregoriana nel 1898, Sturzo si dedica pienamente al lavoro politico-organizzativo. Nei primi anni del secolo collabora al quotidiano cattolico palermitano \"Il Sole del Mezzogiorno\" distinguendosi tra i meridionalisti più battaglieri, accanto a Salvemini e a Nitti. Le tesi di Sturzo sono a favore di un decentramento regionale amministrativo e finanziario e di una federazione tra regioni; privilegiano inoltre la lotta sociale, ovvero l'organizzazione della resistenza contadina e del credito agrario attraverso le casse rurali e le cooperative in vista della crescita di una piccola e media proprietà agricola, a fianco della quale deve svilupparsi anche la piccola e media industria. Nel 1905 Sturzo è nominato consigliere provinciale; dal 1905 al 1920 ricopre anche la carica di pro-sindaco. Il discorso di Sturzo I problemi della vita nazionale dei cattolici, pronunciato a Caltagirone il 24 dicembre 1905, segna uno spartiacque tra la vecchia posizione dei cattolici e la nuova fase storica, che prelude alla formazione di un partito laico, democratico e costituzionale di ispirazione cristiana. Nel 1915 Sturzo viene eletto vice presidente dell'Associazione Nazionale dei Comuni italiani.Allo scoppio della prima guerra mondiale è favorevole all'intervento dell'Italia. Tra il primo ministero Mussolini e il Congresso di Torino (1923) si colloca il più importante discorso di Sturzo sulla questione meridionale, pronunziato a Napoli il 18 gennaio 1923, in cui si sostiene che il bacino del Mediterraneo è il naturale ambito di espansione dell'economia del Mezzogiorno. Dopo il Congresso di Torino, Sturzo prende posizione contro la legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo), il che scatena la forte reazione dei fascisti che si concreta in una violenta campagna stampa contro di lui. Il Segretario di Stato, cardinale Gasparri, lo invita a dimettersi dalla carica di segretario politico del PPI; il gruppo parlamentare vota a favore della legge, contravvenendo al precedente deliberato di astensione. Durante la campagna per le elezioni dell'aprile 1924, Sturzo lavora comunque attivamente, in qualità di membro della Direzione del PPI; il partito, che si qualifica come il più forte per numero di suffragi, va all'opposizione. Dopo il delitto Matteotti, Sturzo sostiene la tesi di De Gasperi, segretario politico del PPI, sulla possibilità di collaborazione con i socialisti. Gravemente minacciato nella vita dai fascisti, Sturzo viene invitato dal cardinale Gasparri a lasciare l'Italia, e, il 25 ottobre 1924, parte alla volta di Londra. Il soggiorno londinese si trasforma in esilio, il fascismo è visto come l'aspetto \"più grave\" di un turbamento e di un conflitto fra reazione e democrazia che coinvolge tutta l'Europa. Negli anni londinesi Sturzo conduce la sua battaglia antifascista sulle pagine di \"People and Freedom\" e critica duramente la guerra decisa da Mussolini contro l'Etiopia. Prende posizione nella guerra civile spagnola contro l'insurrezione dei generali, denuncia il pericolo del nazismo per la civiltà europea e la pace nel mondo, condanna la debolezza delle democrazie di fronte alla politica aggressiva di Hitler, vede nella Conferenza di Monaco le avvisaglie di una prossima guerra, si impegna affinché la Santa Sede prenda posizione contro il conflitto imminente. Sostiene la politica di Roosevelt di intervento nella guerra contro Hitler accanto alle armate sovietiche. Scoppiata la seconda guerra mondiale, Sturzo è costretto ad abbandonare Londra per New York, ove arriva il 3 ottobre 1940. Sei anni dura l'esilio americano, durante i quali fonda un'associazione di cattolici democratici, American People and Freedom, e stringe rapporti con gli esuli raccolti nella Mazzini Society - tra i quali Gaetano Salvemini e Lionello Venturi - e con il mondo accademico degli USA. L'attività che lo impegna maggiormente è quella di convincere gli USA a distinguere fra fascismo e popolo italiano e impegnarsi per un trattato \"senza umiliazioni e vessazioni\". Tornato in Italia nel 1946, Sturzo non entra a far parte della DC, pur mantenendo rapporti, non sempre facili, con i suoi maggiori esponenti. Si dedica ad un’intensa attività pubblicistica sui maggiori quotidiani nazionali per la ricostruzione ed il rafforzamento dello Stato democratico. Il 17 dicembre 1952 Sturzo viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Muore a Roma l'8 agosto 1959.  http://www.sturzo.it/istituto-luigi-sturzo/luigi-sturzo https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/88/Luigi_Sturzo.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Calda Alberto, nato nel 1878 a Piacenza. Avvocato e professore universitario. Iscritto al PSI. Nel 1897 si arruolo` volontario nella colonna dei garibaldini di Ricciotti Garibaldi e ando` in Grecia, per partecipare alla guerra di indipendenza contro la Turchia. Combatte` a Domakos e resto` ferito. Nelle elezioni politiche del 1909 fu il candidato del PSI nel collegio di Bologna II e batte` il deputato moderato uscente Alfonso Marescalchi. Era la prima volta che i socialisti conquistavano un collegio di citta`. Nel 1914 entro` nel consiglio comunale e venne riconfermato in quello provinciale. La brillante carriera politica che gli si prospettava — aveva una notevole preparazione giuridica ed economica ed era dotato di grande eloquenza — fu interrotta bruscamente alla fine del 1914.  Appartatosi dalla vita politica, si dedico` alla professione forense e all'insegnamento.  Dopo l'avvento del fascismo difese nei tribunali i contadini che rivendicavano la validita` del concordato che portava il suo nome e ne chiedevano l'applicazione. Per questa sua attivita` forense, fu duramente perseguitato. Il 23/9/21, mentre si trovava nella pretura di Bazzano, dove era in corso una causa tra un colono e un agrario, fu bastonato dai fascisti. La polizia non lo difese e il presidente dell'Ordine degli avvocati — il liberale Ettore Nadalini — non intervenne perche´ sostenne che era stato «colpito nella sua qualita` di politicante e non di avvocato». Resto` sempre fedele alla sua idea e, finche´ visse, fu sorvegliato dalla polizia fascista, la quale diede di lui questo giudizio: «Gia` deputato al Parlamento Nazionale, fu una delle figure piu` in vista del partito socialista ufficiale, per la vasta intelligenza e cultura e per l'attivita` politica nella Camera e fuori. Pur non avendo svolta in questi ultimi anni palese attivita` sovversiva conserva sempre i suoi principi e gode tuttora un discreto prestigio personale».. Mori` il 15/5/1933 a Bologna.  Fonti: Istituto per la storia di Bologna; Comune di Bologna; Istituto per la storia della Resistenza e della societa` contemporanea nella provincia di Bologna “Luciano Bergonzini”; Regione Emilia-Romagna.  Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri.  Foto: http://dati.camera.it/ocd/deputato.rdf/dr1393_23"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cefalonia è un'isola del gruppo delle Jonie davanti a Patrasso (Grecia). Fu occupata nel 1941 dalla divisione Acqui. Dopo l'8 settembre 1943 il presidio tedesco dell'isola intimò all'Acqui di arrendersi. Il comandante non solo rifiutò la resa, ma il 14 la intimò ai tedeschi. La risposta fu un violento attacco aereo alle postazioni italiane, contro le quali fu sferrata una violenta offensiva di mezzi corazzati. Pur combattendo con valore, gli italiani - inferiori per armamento e privi di protezione aerea - il 22 chiesero la resa, dopo avere perduto 55 ufficiali e oltre 3.000 militari. I tedeschi , dopo la resa, fucilarono 4.800 soldati e 341 ufficiali, compreso il comandante della divisione. Altri 2.000 militari persero la vita, per l'affondamento della nave, mentre erano trasportati sulla terraferma. I superstiti della divisione si unirono all'ELAS e presero parte alla Resistenza contro i tedeschi      Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/eccidio-di-cefalonia-46-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ferruccio Magnani, nome di battaglia \"Giacomo\", nato nel 1909 a Bologna. Fu arrestato nel 1938, con una cinquantina di antifascisti bolognesi, e deferito al Tribunale speciale per \"organizzazione comunista\"., venne condannato a 8 anni di carcere per costituzione del PCI.  Tornò libero nell'agosto 1943 e rientrò a Bologna. Subito dopo l'inizio della lotta di liberazione organizzò squadre armate in città. Nella primavera 1944 fu tra i promotori degli scioperi che si tennero nelle aziende meccaniche di Castel Maggiore e nella zona Saffi (Bologna). Nell'estate 1944 venne incaricato dal CUMER di assumere la funzione di commissario politico della brigata Stella rossa Lupo, con Agostino Ottani come vice. Nonostante l'ostilità che Mario Musolesi - il comandante della brigata - aveva sempre mostrato nei confronti dei commissari politici nominati dal CUMER, alcuni dei quali erano stati rifiutati, riuscì a conquistarsi la stima dei partigiani della formazione.  Nella seconda metà di ottobre lasciò la brigata avendo ricevuto dal CUMER l'ordine di aggregarsi ai reparti della 63a brigata Bolero Garibaldi che, dalla collina, dovevano spostarsi verso Bologna per partecipare a quella che si riteneva l'imminente insurrezione per la liberazione della città. All'inizio di novembre venne nominato vice commissario politico della 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e il 7 novembre prese parte alla battaglia di Porta Lame. Il 5 dicembre 1944, mentre transitava in via Borgonuovo, fu riconosciuto da alcuni fascisti e ferito. Trasportato all'ospedale Sant'Orsola vi decedeva lo stesso giorno per ferite al torace e all'addome. Il suo nome venne dato alla 6a brigata di città e a un battaglione della la brigata Irma Bandiera Garibaldi.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/magnani-ferruccio-478297-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonio Giuriolo, “Toni”,  nato nel 1912 ad Arzignano (VI). Laureato in lettere. Non potè insegnare - dopo avere conseguito la laurea nel 1933 - perché non aveva la tessera del Partito fascista. Il padre, un avvocato iscritto al PSI, aveva subìto la violenza fascista nel 1922 per la sua opposizione alla dittatura. Dopo la guerra d'Africa divenne uno dei dirigenti del movimento di Giustizia e Libertà nel Veneto e nell'estate del 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione. Era un cultore della letteratura francese e russa e tradusse numerosi libri. Fu più volte richiamato alle armi,  e nel 1943  fu inviato, con il 7° rgt alpini, in Slovenia (Jugoslavia). Aveva il grado di capitano. Qui fece esperienza dal vivo della guerriglia che combattevano i partigiani iugoslavi contro italiani e tedeschi. Al momento dell'armistizio si trovava a Vicenza e fu uno dei primi organizzatori della Resistenza in Veneto. Durante un soggiorno bolognese in seguito a una ferita, fu avvicinato da Gianguido Borghese, il comandante regionale delle formazioni Matteotti, il quale gli chiese di assumere la responsabilità  della brg Matteotti Montagna  per riorganizzarla. Accettò e, una volta guarito, anziché tornare in Veneto, si recò nell'alta valle del Reno. Il 16 luglio 1944 assunse il comando della brg. In breve tempo divenne uno dei più capaci e stimati comandanti partigiani dell'Appennino tosco-emiliano. Tra il 4 e 5 ottobre guidò i matteottini nella battaglia per liberare Porretta Terme e consegnò l'importante centro montano alle truppe americane della 5a armata. Fermatosi il fronte a valle di Porretta Terme, riorganizzò la Matteotti con la collaborazione di Fernando Baroncini, il commissario politico. Riarmata ed equipaggiata dagli americani, la brg passò dalla guerra per bande e di movimento a quella di posizione. Le fu affidato un tratto di fronte e sostenne numerosi combattimenti. Il 12 dicembre 1944, dopo avere occupato una postazione tedesca a Corona, a ovest di Monte Belvedere, i matteottini furono contrattaccati. Mentre copriva i suoi uomini, che si ritiravano combattendo, fu falciato da una raffica di mitraglia assieme a Pietro Galiani e Nino Venturi.  Su proposta del comando militare americano, alla sua memoria è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare. Il suo nome è stato dato ad una strada di Bologna ed a una di Molinella.   E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/guriolo-giuriolo-antonio-480648-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Carli, ingegnere di origine comacchiese, repubblicano e fondatore della Loggia massonica VIII Agosto, è il primo sindaco democratico eletto a Bologna. La sua nomina fa seguito a un periodo di reggenza, dopo le dimissioni di Gaetano Tacconi il 26 ottobre 1889 e dopo che le elezioni amministrative del novembre precedente avevano avuto esito incerto. Punti salienti del programma democratico sono la semplificazione delle imposte comunali, basate sul reddito, l'abolizione del dazio di consumo, la municipalizzazione di servizi come l'acquedotto, l'illuminazione pubblica, i tram, la trasformazione della beneficenza, l'istruzione laica, la costruzione di nuove scuole e bagni pubblici gratuiti. Il sindaco Carli resterà in carica poco meno di un anno, fino al 20 marzo 1891.                 Da: https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1890/2833"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "I MARTIRI DELLA CROCE DEL BIACCO  La Croce del Biacco deriva il suo nome forse dal gesso trasportato dai convogli provenienti dal Farneto. Un’altra interpretazione lo fa discendere dal nome del maschio della biscia, il biacco appunto, che nella zona era molto diffuso, in quanto si trattava di una zona paludosa in cui, in passato, scorreva il Savena. Un’ultima versione, forse la più verosimile, è che il nome del rione (“Croce del Biacco”) si riferisca a una croce presente nella zona sul genere di quelle di altre parti della città. Sul sagrato della chiesa di San Giacomo è posto un monumento di marmo bianco,  Rastrellamenti e fucilazioni alla Croce del Biacco Il monumento è una bella composizione artistica di marmo bianco  In alto, sopra tre diversi gradini si trova una croce,. Sul lato  verso la strada sono incisi i nomi dei caduti. Dall’alto sono scolpiti i nomi dei partigiani, i soldati e poi le vittime delle incursioni aeree. I caduti più numerosi sono i civili, vittime delle incursioni aeree, tra cui molte donne, che trovarono la morte sotto i bombardamenti alleati prima dell’8 settembre. Tomassini Maria, Rondelli Pancrazio, Bortolini Celmente, Luccarini Ezio, Luccarini Ivo, Negroni Enrico, Monari Giuseppina, Bianconi Olga, Parmiggiani Alfredo, Tartarini Alfredo, Gottardi Carlo, Mateucci Amilia e Cerè Giacomina sono i nomi dell’elenco dei civili vittime dei bombardamenti.  Sei sono i nomi dei militari: Meloni Dino, Bordoni Emilio, Montanari Bruno, Binefidi Gualtiero e Bosi Adelmo.  I partigiani sono: Luccarini Nino, Benassi Ferdinando, Galeotti Ermanno e Gnudi Coriolano. Ferdinando Benassi (19 anni), Bruno Montanari (19 anni), Coriolano Gnudi (18 anni), sono stati fucilati, senza testimoni, alla Croce del Biacco per rappresaglia dopo un attentato compiuto dai partigiani al comando tedesco di Castenaso.  Benassi Ferdinando nato il 20 luglio 1925 a Bologna;  Militò nella 4a brigata Venturoli Garibaldi ed operò a Castel Maggiore. Venne fucilato a Bologna il 18 agosto 1944.   Gnudi Coriolano Coriolano Gnudi,; nato il 30 marzo 1926 a Sala Bolognese. Licenza elementare. Colono mezzadro. Appartenente a una tipica famiglia mezzadrile della bassa pianura bolognese, composta da 22 membri, con i suoi familiari dopo l’8 settembre 1943 aderì al movimento resistenziale. Militò nella 4a brigata Venturoli Garibaldi. Dopo l'attentato al colonnello della GNR di Castenaso, venne prelevato dalla sua casa e fucilato alla Croce del Biacco (Bologna) il 18 agosto 1944 insieme con Ferdinando Benassi e Bruno Montanari.  E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  Ermanno Galeotti nome di battaglia \"Biondo\",nato il 23 marzo 1924 a Grizzana. Licenza elementare. Operaio alla Minganti. Svolse attività antifascista nell'organizzazione sindacale di fabbrica prima e dopo il 25 luglio 1943. Fu tra i promotori dei gruppi partigiani all'indomani dell'armistizio. Fermato come renitente alla leva dalle autorità della RSI, fu inviato coattivamente a Torino. Di qui fuggì e ritornò a Bologna aggregandosi ai gruppi gappisti. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi. Partecipò a vari ed audaci colpi di mano. l 20 aprile 1944, mentre alla guida di un camioncino trasportava armi, cadde in un'imboscata alla Croce del Biacco.  Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.   Nino Luccarini «Bulgarelli, Guerrino»,  nato il 28 novembre 1916 a Castello di Serravalle. Meccanico. Prestò servizio militare nel genio in Francia.  Impegnato nella lotta di liberazione fin dagli inizi promosse e coordinò le prima formazioni partigiane operanti nella zona Budrio - Castenaso. Comandò il battaglione Pasquali della 4 a brigata Venturoli Garibaldi dalla sua costituzione, guidando le SAP della zona SAN Vitale. Il 20 settembre 1944, catturato da 5 militi della GNR, approfittando «di un attimo di distrazione dei fascisti», strappò loro un fucile, ne ferì tré e si mise in salvo.  Nuovamente catturato"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Agucchi 42                               NELLA NOTTE TRA IL 16 E IL 17 LUGLIO 1943 IN QUESTA ZONA IL PRIMO BOMBARDAMENTO AEREO SU BOLOGNA SEMINO' MORTE E ROVINA SCHIANTO' LA VITA OPEROSA RIDUSSE LE CASE A MACERIE PER NON RIVIVERE LA TREMENDA AVVENTURA PERCHE' TRIONFI LA VITA DA QUESTO QUARTIERE SI LEVA IMPETUOSA UNANIME UNA SOLA VOCE UNA SOLA VOLONTA' PACE I COMITATI DEI PARTIGIANI DELLA PACE DI PONTELUNGO E S.VIOLA 17 LUGLIO 1950                                                            Il primo bombardamento su Bologna avviene nelle prime ore del 16 luglio 1943. Una formazione di quadrimotori Lancaster, decollati dalle basi del Lincolnshire in Inghilterra, hanno il compito di bombardare infrastrutture industriali e viarie lungo la via Emilia. Il bersaglio principale per Bologna è la stazione di trasformazione e smistamento dell'energia elettrica di Santa Viola. Le bombe cadono in via Agucchi, nella zona periferica di Borgo Panigale, su case di operai e birocciai che lavorano la ghiaia e la sabbia del Reno. Provocano 9 morti e una ventina di feriti. Il nuovo federale del fascio, Angelo Lodini, chiede con particolare veemenza al prefetto Guido Letta e al podestà Enzo Farnè l'applicazione delle norme per la difesa e la militarizzazione della città.                       http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1943/1005"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento alla Brigata Maiella  Nel parco pubblico di via Barbacci, in zona Fossolo, è collocato il monumento dedicato alla Brigata Maiella, dono della Fondazione omonima alla città di Bologna. Opera dello scultore Antonio Pizzi, il monumento è costituito da un blocco in pietra bianca del peso di 18 tonnellate, che raffigura le cime della Maiella orientale. La Brigata Maiella fu costituita nel 1943 e formata da volontari, in maggioranza abruzzesi. Fu aggregata alle truppe alleate e combattè al loro fianco contro i nazifascisti, risalendo la penisola italiana. Gli uomini della “Maiella”, comandati da Ettore e Domenico Troilo, parteciparono alle ultime battaglie per la liberazione di Bologna e furono tra i primi, la mattina del 21 aprile 1945, ad entrare in città. Il Gruppo fu sciolto il 15 luglio 1945 con una solenne cerimonia sulla piazza di Brisighella (RA), da esso liberata nel dicembre 1944 e considerata emblematica della sua storia militare. https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/2010/monumento_alla_brigata_maiella"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Allo scoppio del conflitto l’Italia dichiarò la propria neutralità, ma molti italiani decisero comunque di partecipare alla guerra, offrendosi come volontari al fianco della “sorella latina”, la Francia, contro le forze austro-tedesche.  Alcune migliaia di questi volontari, di sentimenti mazziniani o ferventi ammiratori dell’epopea garibaldina, si arruolarono fin da subito nelle file della Legione Straniera, l’unico corpo nel quale era loro consentito l’inquadramento.  La Legione garibaldina, costituita dopo lunghe trattative e nonostante l’ostilità dello Stato italiano, ancora alleato con la Triplice Alleanza, venne posta al comando di Peppino Garibaldi che ottenne il grado iniziale di Tenente colonnello, e venne equipaggiata dall’Esercito Francese, che pose comunque suoi ufficiali in affiancamento ai comandanti italiani. Risolti una serie di contrasti iniziali dovuti alla proposta del Garibaldi di far inviare il suo corpo in Dalmazia per operare con azioni di disturbo su quel fronte, i volontari, inquadrati nella Legione italiana, nel dicembre del 1914 furono inviati al fronte nella zona delle Argonne, area collinare della Francia nord-orientale al confine tra la Lorena e lo Champagne-Ardenne, nei dipartimenti della Mosa, delle Ardenne e della Marna. La regione, coperta di foreste, raggiunge a stento i 300 metri di altitudine, pur con un terreno molto accidentato e un clima molto rigido in inverno. Impiegati non in trincea ma come truppe d’assalto, i volontari combatterono tra il 26 dicembre 1914 e il 10 gennaio 1915, con decine di perdite. Tra questi anche due dei fratelli Garibaldi, Bruno e Costante.  Su ulteriori pressioni del governo italiano, dopo questo periodo il reggimento non venne più impiegato, fino allo scioglimento ufficiale del corpo decretato il 7 marzo 1915.  \"Tra Nizza e le Argonne. I volontari emiliano-romagnoli in camicia rossa. 1914-1915\" - Bollettino del Museo del Risorgimento, a. 2013-2016, a cura di Mirtide Gavelli e Fiorenza Tarozzi, con testi di Giacomo Bollini e Andrea Spicciarelli, Bologna 2016.                                       Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/le-argonne-510-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via delle Argonne"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Comune in provincia di Ravenna. Nell'inverno del 1944 gli alfonsinesi si opposero all'ordine tedesco di evacuare la zona, subendo la distruzione dell'abitato. Per la collaborazione alla lotta di liberazione, è stata decorata con la medaglia d'argento al Valor Civile nel 1964."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Generale polacco (1892-1970), durante la seconda guerra mondiale, dopo l'occupazione della Polonia da parte dei tedeschi costituì un corpo militare polacco che combattè a fianco degli alleati, soprattutto in Italia. Prese parte alla liberazione di Bologna, in cui il contingente polacco fu il primo a entrare in città e per questo il 6 ottobre 1945 gli fu conferita la cittadinanza onoraria."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "(Forlì 1816 Bologna 1896) Patriota e giurista. Fu ministro di Grazia e Giustizia nel Governo provvisorio delle Romagne. Insegnò diritto civile nell'Università di Bologna ed ebbe buona consuetudine con il Carducci che scrisse in suo onore sia l'epigrafe della lapide apposta presso la casa in cui abitò in Via S. Stefano 45, sia quella collocata sulla sua tomba. E' sepolto alla Certosa di Bologna, Galleria degli Angeli, accesso alla sala del Colombario, cappella 26. L'epigrafe della lapide recita: IL 20 FEBBRAIO DEL 1896 MORI’ / L’ON. PROF. AVV. ORESTE REGNOLI / CHE ONORO’ / GIURECONSULTO L’AVVOCATURA / CON LA DOTTRINA RETTITUDINE / PROFESSORE L’UNIVERSITA’ / CON L’ISEGNAMENTO / E ALLA PATRIA SERVI’ / COMBATTITORE LEGISLATORE E REGGITORE / IN ANNI DIFFICILI E GLORIOSI / CON ANIMO ANTICO / A TUTTI / PER ALTEZZA DI INTENDIMENTI / E GENTILEZZA DI COSTUMI / CARISSIMO / ERA NATO A FORLI IL 24 FEBBRAIO 1816 / G.CARDUCCI Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/regnoli-oreste-482380-persona Foto: Wikimedia Commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luciano Romagnoli nacque nel 1924 ad Argenta. Era ancora studente quando, nel 1942  aveva cominciato il suo impegno antifascista ed ebbe problemi con le autorità fasciste perchè incise una falce e martello (simbolo del comunismo) sul banco di scuola.   Romagnoli fu tra coloro che l'8 settembre 1943 guidarono una grande manifestazione popolare inneggiante alla fine della guerra. Dopo l'otto settembre svolse attività per organizzare la lotta armata contro i nazifascisti e il dicembre dello stesso anno fu arrestato su richiesta dei fascisti. Sottoposto a interrogatori dove ammise di essere un antifascista, fu messo in quarantena dagli uomini con cui aveva operato, e dovette promettere di presentarsi alle armi nell'esercito della RSI. Nel febbraio 1944 riprese le attività contro i fascisti e divenne organizzatore delle lotte contadine e della guerriglia operando, col nome di battaglia di Paolino, a stretto contatto col CUMER (Comitato unificato militare Emilia Romagna). Nel 1958 venne eletto deputato e fu chiamato a far parte della segreteria CGIL, ma nel 1961 chiese di essere esonerato a causa del suo stato di salute. Morì a Roma nel 1966. Dopo la morte di Romagnoli, gli sono state intitolate vie in molte città, non solo emiliane, Cooperative agricole e, recentemente, la principale sala di un Centro congressi a Sasso Marconi. http://guida.archivigramsci.it/index.php?option=com_content&view=article&id=46&Itemid=498 http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1333/luciano-romagnoli     (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1333/luciano-romagnoli    ) Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rotonda Luciano Romagnoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Collocato in un chiostro eretto tra l’XI ed il XIII secolo ed annesso alla Basilica di Santo Stefano, il Lapidario fu inaugurato il 12 giugno 1925 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.   https://www.storiaememoriadibologna.it/lapidario-di-santo-stefano"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il padre della relatività fu vittima delle persecuzioni naziste in quanto ebreo. Fu accusato di alto tradimento dal Reich e costretto a fuggire in esilio negli Stati Uniti. Alcuni suo familiari vennero uccisi per rappresaglia.     Anche in Italia, in Toscana, in località “Le Corti”, viveva l’Ing. Roberto Einstein, cugino di Albert Einstein, il grande fisico, assieme alla moglie e alle figlie. Gli Einstein in seguito alle leggi razziali sono state escluse dagli studi. Il fattore ed i contadini sono affezionati agli Einstein e li proteggono. Ai primi di agosto 1944 nella zona si verifica la ritirata delle forze armate tedesche. L’Ing. Einstein, per le insistenze del Fattore e dei contadini, si nasconde nel bosco per sfuggire a possibili pericoli.  Nel tardo pomeriggio del 3 agosto 1944 giunge una pattuglia di SS, questi soldati criminali catturano la Signora Einstein e le due figlie, e dopo averle torurate le uccidono. Undici mesi dopo l’Ing. Robert Einstein si toglierà la vita. da:http://anpimirano.it/2013/3-agosto-1944-strage-della-famiglia-einstein/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Albert Einstein"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lorenzo Giusti, nato nel 1890 a Bologna. Licenza di scuola media. Capostazione delle ferrovie. Militò prima nel movimento anarchico e poi nel PSI.   Negli anni della prima guerra mondiale divenne dirigente del Sindacato ferrovieri italiani.. All'interno del sindacato fu tra i sostenitori, nel 1922, della necessità di costituire un fronte unico antifascista di tutte le forze del lavoro. Il 9 febbraio 1922 fece parte della delegazione dello SFI che si incontrò con quelle del PSI, PCI, CGdl e dell'USI per dare vita all'Alleanza del lavoro. Nel novembre dello stesso anno fu eletto nell'esecutivo dello SFI, il massimo organo dirigente del sindacato ferrovieri. Per la sua attività politica e sindacale subì dure persecuzioni. Per avere sospeso il lavoro in occasione del 1 Maggio 1922 fu sospeso per alcuni giorni. Per essere stato uno dei promotori e per avere preso parte allo sciopero dell'1 agosto 1922, indetto dall'Alleanza del lavoro, fu prima retrocesso a sottocapostazione e nel luglio 1923 licenziato dalle ferrovie con la formula dello «scarso rendimento di lavoro», in base al decreto del 28 gennaio 1923. Nell'agosto 1923 fu processato, per avere violato l'art. 182 del codice penale e l'art. 58 della Legge ferroviaria - sospensione del servizio - e condannato a 3 mesi di sospensione dal servizio e 500 lire di multa. Per sottrarsi alla persecuzioni fasciste, emigrò prima in Francia e poi in Spagna, dove subì numerosi arresti per l'attività politica che svolgeva, unitamente al martire socialista Fernando De Rosa. Dopo l'avvento della repubblica spagnola, ricoprì incarichi di grande responsabilità all'interno della Confederazione sindacale dei lavoratori anarchici e della Federazione anarchica iberica. All'inizio della guerra civile - scatenata dalla sedizione franchista-fu tra i fondatori della Colonna italiana della divisione Ascaso che si battè sul fronte di Huesca. In seguito militò nelle colonne Rosselli e Durruti, partecipando a tutte le principali battaglie della guerra civile. Durante il soggiorno spagnolo fu anche responsabile del gruppo «P. Cori» e di Villa Malatesta a Barcellona. Dopo l'assassinio del dirigente anarchico Camillo Berneri, a opera della polizia stalinista, ebbe numerosi e forti contrasti con i dirigenti del PCI. Fu schedato nel 1937, mentre si trovava in Spagna, e lo stesso anno fu emesso un mandato di cattura nei suoi confronti se fosse rimpatriato. Conclusasi tragicamente la guerra civile di Spagna, rientrò in Francia dove fu internato per 15 mesi nel campo di concentramento d’Argèles surmer.    Riottenuta la libertà, partecipò alla Resistenza contro i tedeschi dai quali fu catturato a Dunkerque. Riuscì a evadere dopo molti mesi di detenzione. Rientrato in Italia dopo l'8 settembre 1943, aderì al PSI e partecipò alla Resistenza nella zona imolese. Alla Liberazione è stato eletto nella segreteria nazionale dello SFI e nominato presidente della Cooperativa ferrovieri di Bologna.   Muore a Bologna nel 1962.                                                         Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/giusti-lorenzo-497150-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Lorenzo Giusti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento situato in Via del Lazzaretto, 16   presso il deposito locomotive dedicato a tutti i ferrovieri caduti durante la guerra di Liberazione.          \"I ferrovieri a chi per la libertà tutto donò\" Bologna,14-7-1946"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Monumento ai Ferrovieri"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Fanin nasce a San Giovanni in Persiceto, 8 gennaio 1924. Sindacalista italiano. Figlio di immigrati veneti completò gli studi laureandosi in Agraria all'università di Bologna. Molto impegnato nelle lotte sindacali agrarie del secondo dopoguerra Fanin, riuscì a costruiore una forte adesione attorno al sindacato cattolico in un'area di tradizionale componente comunista e per questo si scontrò con gli esponenti di altri sindacati. Sulla strada tra San Giovanni in Persiceto e Borgo di Piano viene trovato agonizzante il sindacalista cattolico Giuseppe Fanin, che muore in ospedale il 5 novembre. Come appurato dal processo, che si terrà nel 1949, Fanin è vittima di una aggressione a colpi di spranga da parte di tre giovani militanti del Partito comunista. Questi sono stati inviati dal segretario locale del PCI a \"dare una lezione\" al giovane esponente democristiano, accusato di lavorare per un sindacato più conciliante con i padroni. Per Fanin si aprirà a San Giovanni nel 1998 il processo canonico di beatificazione.                 Da: https://www.bibliotecasalaborsa.it/"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Giuseppe Fanin"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Donati, «Reina», nato nel 1924 a Bologna. Nel 1943 residente a Grizzana. Studente. Militò nella 6a brigata Giacomo. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/donati-giuseppe-501177-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Bologna il 14 marzo 1882, il generale Giuseppe Tellera, medaglia d’oro al valor militare, fu il più alto grado dell’esercito italiano morto combattendo durante la seconda guerra mondiale. Nel tentativo strenuo di difendere la Cirenaica, alla testa dei suoi soldati, che non abbandonò mai, fu ferito dalla scheggia di una granata e spirò la mattina del 7 febbraio 1941. Colpiti dalla sua eroica resistenza, gli inglesi gli tributarono gli onori militari.        http://www.fondazione-bondonipastorio.eu/Generale Tellera.htm     (http://www.fondazione-bondonipastorio.eu/Generale Tellera.htm    ) Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città capoluogo della Sardegna, decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 19 maggio 1950, per i massicci bombardamenti durante il conflitto"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Flora nacque il 28 Ottobre 1891 a Benevento. Nel 1912 si spostò a Napoli dove lavorò come giornalista ed incontrò il filosofo Benedetto Croce con il quale cominciò a collaborare. Nel 1933 fu redattore capo della rivista “La critica” diretta dallo stesso Croce.  Flora svolse sempre un’attività di “fronda” nei confronti del regime, tanto da essere perseguitato ed emarginato in campo accademico, nonostante fosse uno dei più illustri letterati italiani del Novecento. Nei primi mesi del 1943 incitò la Corte sabauda ad accelerare le iniziative per porre fine alla guerra e, prima di lasciare Napoli per trasferirsi a Milano, fu tra i promotori della politica del Comitato di Liberazione Nazionale, pubblicando numerosi scritti politici e dando vita alla rivista letteraria “Aretusa”. Fu infatti costretto a lasciare Napoli per i controlli degli squadristi partenopei essendo apertamente antifascista e si spostò a Milano dove insegnò alla Bocconi. Negli anni del dopoguerra è stato, fra gli intellettuali della sinistra indipendente, uno dei maggiori sostenitori delle istanze democratiche del Paese. Nel corso degli anni continuò gli studi di letteratura e girò per il mondo in paesi come Brasile, Cile e Perù. Dal 1952 insegnò letteratura italiana a Bologna e continuò a pubblicare romanzi e poesie. Nel 1960 tornò a Napoli e due anni dopo si ritrasferì in patria, a Colle Sannita, dove morì pochi mesi dopo.  Da: http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/flora.htm http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2837/francesco-flora"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Frassinago, 11  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bondi-arduino-478071-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Irma Bandiera, nome di battaglia \"Mimma\"; nata nel 1915 a Bologna.  Aderente al PCI, appartenne alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi nella quale svolse la funzione di staffetta e di gappista.  Catturata il 7 agosto 1944, fu successivamente torturata duramente per più giorni fino alla morte avvenuta a Bologna il 14 agosto 1944. Il cadavere fu esposto dai fascisti sulla strada adiacente alla propria abitazione.  Al suo nome venne intestata l'organizzazione sappista della città di Bologna: 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi. Le è stata conferita la medaglia d'oro alla memoria . La federazione bolognese del PCI il 4 settembre 1944 pubblicò un foglio volante nel quale, ricordando il sacrificio della Bandiera, incitò i bolognesi ad intensificare la lotta contro i nazifascisti.  Una strada di Bologna è stata intestata al suo nome. Anche Argelato, San Giorgio di Piano, Malalbergo e Molinella le hanno intestata una strada.  Da: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bandiera-irma-478043-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Irma Bandiera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Monumento dedicato ai Caduti per la Libertà e alla 63 Brigata Garibaldi sito in Via Caduti di Casteldebole 66"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Monumento ai Caduti per la Libertà"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mario Longhena nacque a Parma il 24 maggio 1876 da famiglia modesta. Figlio di un reduce garibaldino rimane presto orfano di padre.  Completati gli studi superiori si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, fu allievo di Carducci e Pascoli, dedicandosi dopo la laurea all'insegnamento di Storia e Geografia nelle scuole medie bolognesi, dopo un primo periodo passato ad Agrigento. A 16 anni fu tra i primi ad iscriversi al neonato Partito Socialista; operò in associazioni di categoria come la Federazione insegnanti delle scuole bolognesi, finchè nel 1914 venne nominato assessore nella giunta socialista Zanardi. Il ruolo di Longhena non fu subalterno al sindaco, ma si fece promotore di numerose iniziative sociali, educative e assistenziali, come le prime colonie scolastiche. “Pane e alfabeto”, parola d'ordine della campagna elettorale socialista, divenne concretamente il suo programma di mandato: si impegnò nello sviluppo del sistema scolastico bolognese dedicando grande attenzione anche ai problemi di salute legati alle patologie più diffuse tra i bambini bolognesi e allo sviluppo del progetto della scuola popolare secondo le linee del programma socialista, finalizzata alla formazione professionale e culturale degli individui, soprattutto delle classi popolari. Al termine del conflitto organizzò l'accoglienza per gli orfani di guerra viennesi, iniziativa benefica ideata secondo i principi della fratellanza socialista e popolare, attuata anche da altre amministrazioni pubbliche a guida socialista, tra cui quella di Milano.  Durante il regime fascista continuò a portare avanti la sua attività di insegnante, mentre in campo politico, forzatamente in modalità clandestina, riuscì a rimanere in contatto con i compagni attivi all'estero. Costretto dal fascismo alle dimissioni nel 1939, Longhena fu attivo nel Comitato di Liberazione Nazionale e dopo la liberazione prese parte alla Costituente come esponente del Partito Socialdemocratico. Fu inoltre presidente dell'Amministrazione degli Ospedali Bolognesi tra il 1945 e il 1950, mentre De Gasperi lo nominò a capo della Croce Rossa Italiana tra il 1949 e 1957. Fu attivo anche nel dibattito politico interno al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Morì a Bologna il 25 febbraio 1967. Il suo nome è stato dato a una strada tra Via Bombicci e Via Dozza nel quartiere Savena e a una scuola elementare di Bologna.                     Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/longhena-mario-515282-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via del Carso"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Cesena (Forlì) il 15 ottobre 1861 Laurea in Medicina e chirurgia; Medico chirurgo, Pubblicista e Giornalista       http://storia.camera.it/deputato/umberto-brunelli-18611015/componentiorgani#nav            (http://storia.camera.it/deputato/umberto-brunelli-18611015/componentiorgani#nav           ) Foto: http://dati.camera.it/ocd/deputato.rdf/dr1188_24"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Umberto Brunelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Angelo Brunetti (Roma, 27 settembre 1800 – Porto Tolle, 10 agosto 1849), detto Ciceruacchio dal romanesco ciruacchiotto (grassottello), fu un patriota italiano. Di umili origini e non istruito (parlava infatti solo romanesco), ma dotato di un’innata grande capacità dialettica, divenne presto famoso fra il popolo e suo rappresentante informale. In particolare, vive l’euforia della salita al soglio pontificio di Papa Pio IX, con le riforme liberali che portò, tanto da avere una giacca con ricamata sopra la scritta \"Viva Pio IX\". Dopo il cambio di linea politica del Papa, Ciceruacchio si lega a Mazzini e partecipa alla rivolta del 1849. Al fallimento della repubblica Romana, deve scappare e tenta di raggiungere Venezia, ancora in lotta, insieme a Garibaldi, ma viene fermato, con altri compagni, a Cesenatico e fucilato dagli Austriaci la notte del 10/8/1849, insieme a due figli (di cui uno tredicenne).            da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Calari, 4  Don Giuseppe Elli fu accusato di aver aiutato un detenuto politico. Arrestato dalle SS venne inviato prima a Fossoli e poi deportato a Mauthausen e a Dachau. Sopravvissuto alla deportazione, tornò a Bologna il 28 maggio 1945."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Cerbai, \"Giannetto\", nato nel 1912 a Camugnano. Emigrato in Corsica assieme ai suoi familiari, risiedette ad Ajaccio. Andò in Spagna, dalla Corsica, assieme a un numeroso gruppo di antifascisti, nell'ottobre 1936. Appartenne alla brigata Garibaldi. Partecipò a numerosissimi combattimenti col grado di sergente. Fu ferito il 16 giugno 1937 a Huesca.  Lasciò la Spagna il 7 febbraio 1939. Venne internato nei campi di concentramento di Saint-Cyprien, di Curs e di Vernett d'Ariège. Dopo l'occupazione tedesca della Francia fu tradotto in Italia e condannato a 4 anni di confino. Liberato nell'agosto 1943, contribuì alla riorganizzazione del PCI a Camugnano e alla formazione di nuclei partigiani. Nella lotta di liberazione divenne vice comandante della 62a brigata Camicie rosse Garibaldi. A fine ottobre 1944, per ordine del CUMER, scese a Bologna con tutta la brigata e partecipò il 7 novembre 1944 assieme alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi alla battaglia di porta Lame. Arrestato il 4 dicembre 1944 nel corso di un rastrellamento e rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte, di lui non si ebbero più notizie. Si presume che sia stato prelevato dal carcere il 10 febbraio 1945 e fucilato alle fosse di San Ruffillo (Bologna). Medaglia d'oro alla memoria.  Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna. E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/cerbai-giovanni-478658-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Tra i maggiori artisti e intellettuali italiani del'900. Ribelle e insofferente a ogni dogma. Artista nel suo significato più profondo: un poeta di parole e immagini che ha saputo decifrare e cantare il nostro tempo."^^xsd:string ;
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    ns1:tema "Terrorismo Mafie e Vittime del Potere"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "LA SERA DEL 9 AGOSTO 1944 IL PIANO ASTUTO IL PRONTO ARDIMENTO DI DODICI GAPPISTI RESTITUIRONO CENTINAIA DI PATRIOTI ALLA VITA ALLA LIBERTA' ALL'AZIONE NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA RESISTENZA IL COMITATO BOLOGNESE  Posta a cura Comitato Bolognese. Anno di posa 1964. Piazza San Giovanni in Monte.                  https://www.storiaememoriadibologna.it/assalto-carcere-di-san-giovanni-in-monte-1307-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "\"Campagna dell'Agro Romano\" per la liberazione di Roma\": così venne chiamata la campagna di guerra del 1867, l'ultima che i volontari garibaldini combatterono sul territorio italiano. Durò circa 45 giorni concludendosi negativamente il 3 novembre a Mentana. Furono giorni convulsi: Garibaldi, confinato nei mesi precedenti a Caprera, il 19 ottobre aveva eluso la sorveglianza, e, sbarcato fortunosamente sulla penisola, puntava ai confini dello Stato Pontificio; il 23 ottobre un piccolo gruppo di settantasei volontari, guidati dai fratelli Cairoli, si era scontrato con i papalini a Villa Glori, lasciando sul campo morti e feriti; il 28 ottobre una vera e propria battaglia si verificò a Monterotondo, alla fine occupata dai volontari. Valutata poi l'impossibilità di andare a Roma, Garibaldi aveva pensato di sciogliere la legione ma una serie di disguidi, fraintendimenti e ritardi nel recepimento degli ordini portarono allo scontro del 3 novembre 1867. In questo giorno si fronteggiarono i pontifici e quanti restavano dei garibaldini , dopo defezioni e abbandoni. I pontifici, coadiuvati dai francesi, sconfissero Garibaldi e i suoi volontari. I circa 270 morti di Mentana e di tutti gli altri scontri di quell'anno 1867 riposano oggi nell'ara-ossario inaugurata nel 1877 proprio a Mentana. Alla battaglia partecipò anche Raffaele Belluzzi, poi fondatore e primo direttore del Museo del Risorgimento di Bologna, che due anni dopo dedicò all'evento un volumetto, edito \"a spese del comitato di soccorso\" dal titolo Notizie dei bolognesi morti e feriti raccolte da Raffaele Belluzzi, stampato a Bologna dalla Società Tipografica dei Compositori. Da:http://www.storiaememoriadibologna.it/battaglia-di-mentana-1011-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gaetano Tacconi nacque nel1829 a Bologna in una famiglia borghese. Nel 1848 prese parte alla difesa di Venezia con la legione bolognese. Si laureò nel 1854 in giurisprudenza. Nel 1859 svolse un ruolo da protagonista nell’annessione dell’Emilia al regno di Sardegna. Nel 1874 venne eletto parlamentare e sostenne la destra storica. Nello stesso anno fu nominato assessore anziano con funzioni di sindaco e diventò ufficialmente sindaco di Bologna nel 1875. Secondo Tacconi l’amministrazione pubblica \"ha solo il compito di regolare e secondare le manifestazioni dell'attività privata\". Con queste idee Tacconi si fece rieleggere anno dopo anno e fu sindaco per quindici anni, molto amato per via della sua buona amministrazione, del riassetto delle finanze comunali e perché costituì il primo PRCG (piano regolatore generale italiano). Morì nel 1916 a Bologna. Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Per consultare l'elenco delle lapidi dedicate al periodo storico dell'800 visitare il sito: http://www.storiaememoriadibologna.it/ottocento/opere/lapidi/s/iniziale_A"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Mirandola (Mo) nel 1877 , detto “Primo”. Aderisce giovanissimo agli ideali anarchici e all’inizio del secolo xx, quando si trasferisce a Bologna, entra a far parte del gruppo che fa capo a A. Borghi. Divenuto dirigente della Vecchia CdL, il 15 dicembre 1919 è arrestato per incitamento alla rivolta e schedato con la qualifica di “socialista rivoluzionario”. Il 5 aprile 1920, con Clodoveo Bonazzi e Pietro Comastri, interviene a una manifestazione pubblica, organizzata dalla Vecchia CdL a Decima di S. Giovanni in Persiceto (BO), per illustrare le richieste dei contadini in merito alla vertenza agraria in corso nella provincia. Mentre parla è interrotto da un vice commissario di Pubblica sicurezza, il quale gli intima di moderare il linguaggio. Non avendo  ottemperato all’ingiunzione, il funzionario di polizia interrompe la manifestazione provocando le proteste dei lavoratori. Un brigadiere dei carabinieri spara due colpi di moschetto in aria e rovescia il tavolo sul quale si trova l’oratore. Con Campagnoli cade a terra anche una bottiglia di seltz che esplode. I 12 carabinieri in servizio spianano i fucili e cominciano a sparare ad altezza d’uomo e caricano con la baionetta, mentre invano i lavoratori tentano di darsi alla fuga perché il luogo è recintato. Al termine della sparatoria vengono contati otto morti e 35 feriti, la maggior parte dei quali colpiti dalle baionette. Campagnoli  è tra i morti, raggiunto da due pallottole al petto e da un colpo di baionetta alla gola. Il comandante della legione dei carabinieri scrive al prefetto: “La sopraffazione da parte della popolazione era imminente e ciascun militare giudicò allora necessario ricorrere alle armi per difendersi”. Del tutto diverso il parere di un ispettore di Pubblica sicurezza. Nella relazione al prefetto scrive: “Ho riportato l’impressione che da parte della folla non vi fosse stato sparo di armi né lancio di altri oggetti eccetto qualche sasso di piccole dimensioni”. A suo dire, il responsabile è il vice commissario di Pubblica sicurezza “che non ha avuto la necessaria, prudente misura dellecose”.                 Da: http://bfscollezionidigitali.org/index.php/Detail/Object/Show/object_id/703"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza dell'Unità"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via de' Griffoni, 2  Don Ilario Lazzaroni è stato cappellano militare rimanendo nell’esercito fino all’8 settembre 1943 quando decise di non aderire alla Rsi. Il 25 luglio 1944 i tedeschi lo catturarono e lo uccisero durante un’azione di rappresaglia in provincia di Forlì."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Clelio Fiocchi nome di battaglia \"Lorenzo\", nato nel 1911 a Lizzano in Belvedere (BO).  Fece parte del movimento clandestino antifascista operante a Bologna negli anni 1939-1940 insieme con Onorato Malaguti, Elio Magli, Dino Sasdelli. Dopo l' 8 settembre 1943 organizzò i primi GAP ( Gruppi Azione Patriottica) operanti nella zona svolgendo attività politica.  Il 21 marzo 1945 su delazione venne catturato insieme con il suo inseparabile amico Magli dalle brigate nere.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/fiocchi-clelio-478195-persona  Elio Magli nome di battaglia \"Totò\", nato nel1907 a Malalbergo (BO).  Nel 1931 fu arrestato per distribuzione di volantini e nel 1932 assegnato al confino per 5 anni. Venne liberato nel 1933. Nel 1939 venne condannato a 7 anni di reclusione. Nel 1943 gli venne negata la libertà condizionale perché, come si legge in un verbale della polizia, \"ha dichiarato di non essersi pentito\". Subito dopo l'8 settembre 1943, insieme con l'inseparabile amico e compagno di lotta Clelio Fiocchi, incominciò a organizzare la resistenza armata nella zona del Sostegnino (Bologna), indicendo riunioni clandestine in casa Fiocchi per la propaganda antifascista. Il 21 marzo 1945 insieme con Fiocchi si recò in un bar di via Righi per un incontro con altri esponenti del movimento partigiano, secondo una falsa informazione datagli da una spia. Catturato dai fascisti, per due giorni venne torturato e seviziato.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/magli-elio-478296persona (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/magli-elio-478296persona )   I loro corpi furono abbandonati in via Falegnami. Al funerale, nonostante il divieto di manifestazioni e la presenza di numerosi fascisti, parteciparono oltre duecento donne vestite a lutto che seguirono il feretro dall'Istituto di medicina legale a Piazza VIII Agosto.   Sono sepolti nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna e sono inoltre ricordati nel Sacrario di Piazza Nettuno."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo con lapide eretto a ricordo dei giovani partigiani caduti e dispersi che abitavano al Casermone, ovvero nel caseggiato che sorge di fronte al cippo, sul lato opposto della strada che un tempo si chiamava via Parisio. Il Casermone veniva così denominato per le sue dimensioni e durante gli anni di guerra ospitava un centinaio di famiglie, molte delle quali erano di idee antifasciste. Numerosi giovani che vi abitavano aderirono al fronte della gioventù che si andava organizzando nella zona e al movimento partigiano. Il cippo ricorda le figure di Floriano Atti, fucilato il 30 agosto del 1944 al poligono di tiro di Bologna all'età di 21 anni, Antonio Ghini, fucilato a 21 anni a Treviso, dove combatteva, il 24 dicembre 1944, Dino Bedonni (20 anni), Corrado Pavignani (18 anni), Sandro Rossi (21 anni), Cesarino Ercolessi (19 anni), Mario Calzoni (17 anni), Bruno Albertazzi (18 anni), Elio Giacometti (19 anni), tutti vittime delle fucilazioni di massa compiute tra febbraio e aprile del 1945 presso la stazione di San Ruffillo e in uno o più luoghi rimasti sconosciuti.  Presso il Casermone, inoltre, l’antifascista medicinese Giuseppe Landi, futuro commissario politico della Zona Piave in Veneto, aveva stabilito un magazzino per il suo commercio di pelli di pecora nei locali di proprietà dei suoi cugini, Ezio e Gino Mezzetti entrambi partigiani nel battaglione Busi della 1ª brigata Irma Bandiera il primo come comandante di plotone, il secondo come commissario politico di plotone. Il magazzino e il furgone di Landi furono messi a disposizione del movimento resistenziale e utilizzati fra gli altri dal partigiano della 7ª Gap Ermanno Galeotti (20 anni), fermato dai fascisti e ucciso il 20 aprile 1944 alla Croce del Biacco mentre trasportava un carico di armi.  Sempre in via Pontevecchio si trovava l’osteria della famiglia Poli, luogo di ritrovo degli antifascisti del quartiere. I gestori, aderenti alla causa resistenziale, misero a disposizione dei partigiani anche la loro abitazione situata sopra l’osteria. In una laterale della stessa via, la cantina di un altro edificio fungeva da “fabbrica” e deposito di esplosivi e bombe confezionate da Modesto Benfenati (antifascista incarcerato e confinato durante il Ventennio, in seguito partigiano in Veneto dove diventò vicecommissario politico della divisione Nannetti) e da Diego Orlandi (antifascista del Pontevecchio, deferito al Tribunale speciale fascista che fu condannto per la sua adesione al Partito comunista e scontò diversi anni di reclusione, durante la Resistenza fece parte della 7ª Gap con il materiale asportato in gran parte dal polverificio di Marano di Castenaso, grazie all’attività di Giuseppe Bertocchi, Gualtiero Tugnoli, Argentina Baffé e di suo fratello Ottavio Baffé e alla compiacenza del direttore Giorgio Maccaferri, ucciso dalle Brigate nere il 22 novembre 1944.     http://www.comune.bologna.it/quartieresavena/servizi/144:28175/#"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Barbieri 17/2 dedicata a Luciano Proni. Durante la seconda guerra mondiale, nella Bolognina ci furono dei violenti scontri tra partigiani e nazifascisti e girando per le vie e le piazze si possono vedere delle lapidi che ricordano queste avvenimenti.  Ad esempio nella mia via c'è una lapide che ricorda il partigiano Luciano Proni soprannominato “Kid”. Era uno studente di architettura. È stato un partigiano, cioè una persona che combatteva contro i nazifascisti. Un giorno le brigate nere si recarono nella sua abitazione in via del Carro 9 per arrestarlo, ma Kid riuscì a fuggire passando lungo i tetti da un'abitazione all'altra. Il 26 settembre del 1944 fu colpito al polmone sinistro da un colpo di fucile e venne subito portato in infermeria grazie al suo amico. Una volta curato, tornò a girare per le vie di Bologna, ma un giorno, mentre camminava in Via Barbieri, venne riconosciuto dai nazifascisti e fu fucilato. Adesso, proprio in questa strada, viene ricordato con una lapide. A Kid venne assegnata anche una medaglia d'argento alla memoria. Sempre a Bologna, per ricordare questo partigiano, è stata intitolata una strada al suo nome. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/proni-luciano-478412-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel luglio 1936, allo scoppiare della guerra civile in Spagna giunsero da tutte le nazioni del mondo - e in particolare dall’Europa - migliaia di democratici per combattere contro il fascismo internazionale. I volontari, tra i 35 e i 40 mila, formarono le brigate internazionali. Comandante generale fu André Marty e Luigi Longo commissario politico.  La partecipazione dei volontari italiani, inquadrati nella Brigata Garibaldi, fu consistente, circa 3.350 effettivi, e mise in campo alcuni tra i maggiori esponenti dell'antifascismo: i comunisti Togliatti, Longo e Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi. Tra gli italiani figuravano anche l'anarchico Camillo Berneri e il dirigente di Giustizia e Libertà Carlo Rosselli, che furono tra i primi ad accorrere in Spagna insieme ai bolognesi Nannetti e Battistelli e già nell’agosto del 1936 costituirono la “Colonna Italiana Francisco Ascaso”, una formazione di circa 300 volontari di ogni fede politica. Le brigate internazionali combatterono su tutti i fronti e furono protagoniste di importanti vittorie, come a Guadalajara. Nell’ottobre 1938, su pressione dei governi europei - perché la guerra civile stava volgendo a favore dei ribelli fascisti - il governo spagnolo richiamò dal fronte e sciolse le brigate internazionali. Molti volontari restarono in Spagna per combattere, ma la maggior parte chiese asilo politico alla Francia. Furono rinchiusi nei campi di concentramento a Gurs e Vernet d’Ariège. Quando la Germania invase la Francia, molti furono deportati nei lager nazisti e gli italiani consegnati alla polizia fascista. Nel 1999 il Parlamento spagnolo ha concesso la cittadinanza onoraria ai superstiti delle brigate internazionali.  http://www.storiaememoriadibologna  Foto da: Antifascisti emiliani e romagnoli in Spagna e nella Resistenza. L. Arbizzani Ed. Vangelista, Milano 1980"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1858 a Mezzano (RA).  Ordinario di clinica chirurgica all'università di Bologna. Fu uno dei più famosi clinici del suo tempo. Primario dell'ospedale Maggiore di Bologna nel 1905. Senza iscriversi a un partito, militò sempre nell'area della sinistra laica. All'avvento del fascismo prese aperta posizione contro la dittatura. Nel’23 salvò la vita a Giuseppe Bentivogli - uno dei principali esponenti del socialismo bolognese - quando impedì ai fascisti di ucciderlo mentre era ricoverato in ospedale facendogli scudo con il corpo. Nel 1924, per manifestare pubblicamente la sua opposizione al regime, rifiutò la nomina a senatore del Regno.  Nel 1931 - unico tra i docenti ordinari dell'università di Bologna - non giurò fedeltà al regime fascista, e per questo fu allontanato dall’insegnamento e in seguito aggredito e bastonato da alcuni fascisti. Durante la lotta di liberazione il CLN decise di nominarlo rettore onorario dell'università. A causa dell'età non potè accettare i due inviti a riprendere l'insegnamento dopo la Liberazione.   scheda da: http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1931/198 foto: Wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Cesena nel 1903, morto nel carcere di Perugia il 6 febbraio 1928. Dirigente del circolo giovanile socialista di Cesena, e, dopo la scissione del 1921, nel nuovo Partito Comunista, organizzatore di gruppi di difesa contro lo squadrismo fascista, nell'agosto del '22 dovette fuggire dalla Romagna riparando a Torino presso l'Ordine Nuovo, perché ricercato dai fascisti e dalla polizia.  In dicembre il partito lo mandò in Unione Sovietica: a Leningrado, ora San Pietroburgo, ricevette una preparazione ideologica e militare presso l'Istituto \"Tolmaciov\". Rientrato in Italia nel luglio 1925, fece il servizio militare stabilendo rapporti con ufficiali e soldati che mantenne poi, nel '26 e '27, come dirigente della sezione del Centro interno del PCI che si occupava del lavoro militare. Nel settembre 1927 partecipò a una \"scuola di partito\" organizzata dal Centro estero in Svizzera, a Basilea, come insegnante della materia militare. Arrestato a Milano nel novembre 1927, fu trasferito nel carcere di Perugia, dove fu sottoposto a interrogatori e a torture: \"Volevano sapere da lui i nomi degli ufficiali e dei soldati con i quali era in collegamento\" (Pietro Secchia, L'azione svolta dal Partito Comunista in Italia durante il fascismo, Milano 1970, pag. 57, nota). La notte fra il 6 e il 7 febbraio 1928, secondo la versione ufficiale, fu trovato morto nella sua cella per suicidio, ma l'autopsia richiesta fu negata. La notizia, nascosta in Italia, ebbe invece una risonanza internazionale. In Francia si sviluppò una \"Campagna Gastone Sozzi\" contro i delitti del fascismo nelle carceri italiane. La notizia ebbe risonanza negli ambienti frequen-tati dagli antifascisti anche in Messico e a Cuba. In Spagna, nel 1936, la prima formazione militare degli antifascisti italiani accorsi in difesa della Repubblica, ebbe il nome di \"Centuria Gastone Sozzi\". Anche nella guerra di Liberazione in Romagna operò la Brigata \"Gastone Sozzi\".     http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1095/gastone-sozzi        (http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1095/gastone-sozzi       ) Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Studente di Medicina, appartenente a Lotta Continua, ucciso dai Carabinieri l'11 marzo 1977 durante una manifestazione.  “Ti ho visto scivolare verso il fondo di un’epoca più ripida di altre, con gli occhi rivolti al resto di una vita rimasta in bilico sugli anni, quelli appena sfiorati e quelli intuiti di lontano. Chissà, forse non ci saresti mai finito su quel fondo, se solo un attimo prima di scendere le scale avessi avuto il dubbio di non poterle risalire, né quel giorno di marzo né mai più, eppure le voci dei compagni e i suoni spenti degli spari sono stati un richiamo più forte di ogni legame istintivo con la vita, per quanto fosse ancor più forte delle parole adatte al sacrificio, tuo e di tutti quelli che hanno anteposto il credere in qualcosa al non credere in niente.” Stefano Tassinari"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Pier Francesco Lorusso"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Bottonelli, «Gianni, rag. Gino Terzi»; nato nel 1910 a Bologna. Membro del PCI, fu arrestato a Bologna l'1 dicembre 1937 a seguito della vasta attività svolta dal partito all'interno dei sindacati fascisti e all'università. Con sentenza del 2 settembre 1938 venne deferito al Tribunale speciale che, il 22 novembre 1938, lo condannò a 16 anni di carcere per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda. Liberato dal carcere di Fossano (CN) il 24 agosto 1943, nell'ottobre successivo fu nominato responsabile della sezione comunista attiva nel centro di Bologna. Entrò quindi a far parte della segreteria della federazione bolognese e divenne responsabile del lavoro di stampa e propaganda. Il fratello Medardo cadde nella Resistenza. Membro del comando provinciale delle SAP, fu riconosciuto partigiano col grado di maggiore nel battaglione Tolomelli della 2a brigata Paolo Garibaldi dal 9 settembre 1943 alla Liberazione.  Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna e a una di Marzabotto. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bottonelli-giovanni   (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bottonelli-giovanni  ) Foto: https://www.google.it/search?q=giovanni+bottonelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Comune lombardo decorato con la medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza, contributo nella lotta dai suoi operai durante gli scioperi del 1943-44 e dai suoi 3.500 partigiani dei quali 318 caduti in combattimento."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Leopoldo Serra  parteicpò alla guerra per l’indipendenza e fu il primo ad entrare nella capitale, Roma, il 20 Settembre 1870, . Per ricordo di questo eroe, i bolognesi posero questa lapide il 20 Settembre 1970."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rampa Magg. Leopoldo Serra"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Comandante della brigata Matteotti città di Bologna, veniva con l'inganno catturato dal nemico. Sottoposto a innumerevoli sevizie, ne sopportava il tormento  senza fare rivelazione alcuna che potesse compromettere l'organizzazione partigiana. Condannato alla pena capitale, cadeva sotto i colpi del plotone d'esecuzione mentre trovava ancora la forza di inneggiare alla patria.  Al suo nome fu intestata la 5a Brigata Bonvicini Matteotti. Solitamente era chiamata la Matteotti Pianura, per distinguerla dalle altre brigate socialiste di città e di montagna.  Pochi giorni prima della Liberazione fu intestata a Otello Bonvicini \"Giorgio\", il comandante della Matteotti Città fucilato dai fascisti il 18 aprile 1945.  La brigata, costituita nell'inverno 1943-‘44, operò nel quadrilatero compreso tra Molinella, Medicina, Castel Guelfo di Bologna e Massa Lombarda (RA).   Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/bonvicini-otello-479177-persona#sthash.dYbEXOlm.dpuf  (http://www.storiaememoriadibologna.it/bonvicini-otello-479177-persona#sthash.dYbEXOlm.dpuf )"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Monte Grappa"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Ugo Bassi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giorgio Perlasca nasce a Como nel 1910, morto a Padova il 15 agosto 1992, diplomatico. Già negli anni Venti il ragazzo è espulso per un anno \"da tutte le scuole del Regno\". Aveva pesantemente litigato con un professore, che non apprezzava come lui l'«impresa di Fiume». Fascista convinto, Perlasca parte volontario per l'Africa orientale. Durante la guerra civile spagnola combatte dalla parte dei franchisti. Entra in crisi quando ritorna in Italia. Non lo convince l'alleanza di Mussolini con Hitler e, soprattutto, lo disgustano le leggi razziali del 1938. Non diventerà mai, però, un vero antifascista, tant'è che, allo scoppio della seconda guerra mondiale è mandato, con lo status di diplomatico, come incaricato d'affari nei paesi dell'Est. L'armistizio lo coglie a Budapest. Perlasca, che ha prestato giuramento al Re, rifiuta di aderire alla repubblica di Salò. È così internato insieme con altri diplomatici. Fugge quando i tedeschi affidano il comando dell'Ungheria alle Croci Frecciate. Ripara da vari conoscenti, poi si rifugia all'Ambasciata spagnola. Ha con sé un documento di benemerenza firmato da Francisco Franco. Tanto gli basta per accreditarsi presso l'ambasciatore franchista e, durante la sua assenza, autonominarsi ambasciatore di Spagna. In questa veste riesce a sfamare, prima, e a salvare, poi, migliaia di ungheresi di religione ebraica ammassati in \"case protette\" e destinati ai campi di sterminio nazisti, rispolverando allo scopo una legge spagnola del 1924. È stato calcolato che Perlasca sia riuscito a salvare, 5.218 ebrei ungheresi. Quando l'Armata Rossa libera Budapest, l'«ambasciatore spagnolo», dopo un viaggio avventuroso per i Balcani e la Turchia, torna in Italia e qui conduce una vita normalissima, senza nulla raccontare della sua storia, che si scopre soltanto negli anni Ottanta, grazie alle ricerche di alcune donne ungheresi che aveva salvato quando erano ragazzine. Perlasca ha voluto che lo seppellissero nella terra del cimitero di Maserà (PD). Una lapide, oltre alle date di nascita e di morte, reca inciso in ebraico \"Giusto tra le Nazioni\".   https://www.anpi.it/donne-e-uomini/1263/giorgio-perlasca"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Zanardi 498                            Amedeo Fantoni, nato nel 1905 a Bologna. Fornaio. Fece parte degli Arditi del Popolo e si scontrò più volte con i fascisti. Nel 1922 fu arrestato perché accusato di avere preso parte a uno scontro a fuoco con i fascisti a Trebbo di Reno (Castel Maggiore), insieme con i fratelli Elio e Mario Guglielmo e altri militanti di sinistra, nel corso del quale perse la vita uno squadrista e 3 restarono feriti. La Corte d'Assise di Bologna lo condannò a 8 anni, 10 mesi e 28 giorni di reclusione. Dopo avere scontato la pena ed essere stato scarcerato, nel 1926 fu aggredito nella zona di Porta Lame dai fascisti e ferito a morte.  Eguale sorte toccò ad altri due giovani condannati per lo scontro di Trebbo di Reno: Guido Nuzzi e Oliviero Zanardi. Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945),  a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Amedeo Fantoni"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pietro Fortunato Calvi, nacque a Briana (Noale,Venezia).  Fu un famoso patriota, uno dei Martiri di Belfiore. Frequentò l’Accademia militare di Vienna,  In seguito  partecipò a moti patriottici; ma dovette trasferirsi subito a Granz (nel 1846), a causa del comando austro-ungarico, il quale sospettò che Calvi fosse legato alla massoneria. Quando tornò per la seconda volta a Venezia, riuscì a entrare nell’esercito rivoluzionario col grado di capitano, formando una piccola armata di circa 4.600 uomini volontari. Sconfitto, si mise in salvo a Venezia  e fuggendo in esilio: prima in Grecia e dopo a Torino, nel marzo del 1850,  dove incontrò  Giuseppe Mazzini. Nel 1855 fu condannato a morte dal tribunale di Venezia.                                  Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Verenin Grazia, «Montini»,  nato nel 1898 a Rimini (FO).  Anarchico in gioventù, aderì in seguito al PSI. Alla vigilia della prima guerra mondiale fu attivista a Rimini del sindacato anarchico aderente all'USI. Per qualche tempo fu anche funzionario del sindacato anarchico a Milano. Richiamato alle armi nel 1917 e smobilitato nel 1919, tornò a Rimini dove ricoprì numerosi incarichi nel movimento cooperativo romagnolo. Fu direttore del Consorzio cooperative agricole e di consumo di Rimini. Nello stesso periodo di tempo fece parte della segreteria nazionale dell'USI e della redazione del settimanale regionale anarchico “Sorgiamo!”. Nel 1920 fu schedato. Nel 1922, quando il Consorzio cooperativo di Rimini fu sciolto dai fascisti, lasciò la città natale per Bologna. Lavorò per qualche tempo all'ufficio regionale del lavoro, poi espatriò in Francia per sottrarsi alle persecuzioni politiche. Tornato a Bologna all'inizio degli anni Trenta, intraprese l'attività di rappresentante di commercio, senza abbandonare l'impegno politico. Fu proprio in quel periodo che, lasciato il movimento anarchico, aderì al PSI. Nel settembre 1942 fu tra coloro che riorganizzarono la federazione provinciale socialista e prese parte alla riunione che si tenne nello studio di Carmine Mancinelli, in via Castiglione 23, nel corso della quale furono gettate le basi per la ripresa dell'attività politica. Nel giugno 1943, unitamente a Mancinelli, rappresentò il PSI nel Fronte per la pace e la libertà, il primo organismo unitario dell'antifascismo bolognese costituito prima della caduta della dittatura. Il 21 aprile 1945 fu tra i massimi dirigenti dell'insurrezione popolare. Dal CLN fu incaricato di assumere la dirigenza dell'ufficio regionale del lavoro. Riconosciuto partigiano con il grado di maggiore nel CUMER dal 9 settembre 1943 alla Liberazione. Il 25 settembre 1945 nominato emembro della Consulta..  Muore a Bologna nel 1972.                                        Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/grazia-verenin-497167-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rotonda Verenin Grazia"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Zanardi nasce a Poggio Rusco, Mantova, il 6 gennaio 1873. Di origini benestanti, si dedica agli studi prima a Poggio Rusco, poi a Mantova e in seguito a Bologna dove si laurea in Farmacia e successivamente in Chimica e farmacia. La formazione all'interno del movimento mantovano lo porta ad un'intensa esperienza di dirigente del Partito socialista italiano, ma anche di amministratore. E' sindaco di Poggio Rusco e contemporaneamente consigliere comunale a Bologna nel 1902. Il 15 luglio 1914 si riunisce il primo consiglio comunale a maggioranza socialista di Bologna che elegge sindaco Francesco Zanardi, «in nome del popolo». Bologna, dotta, liberale e turrita sotto l'egemonia della Camera del lavoro e dell'analfabetismo, così titola «l'Avvenire d'Italia» per dare la notizia che ormai «la teppa comanda» la città. Il 28 giugno 1914 la lista socialista vince le elezioni amministrative forte di un programma di reale cambiamento della gestione della cosa pubblica in favore dei lavoratori. Il riformista Francesco Zanardi guida la città negli anni difficili della Prima guerra mondiale, ma mette in pratica le teorie del municipalismo socialista nell'evoluzione dell'ente locale. «Pane e alfabeto», sono la sintesi del programma elettorale socialista, parole semplici che racchiudono significati fondamentali nell'emancipazione delle donne e degli uomini che lavorano. Le promesse della vigilia saranno mantenute e Francesco Zanardi passerà alla storia come il «sindaco del pane». Il conflitto mondiale inibisce il grande disegno riformatore della giunta Zanardi, ma non lo interrompe. Il comune gestisce il delicato equilibrio tra socialismo pacifista e città in guerra modellando l'organizzazione pubblica in difesa delle donne, degli anziani, dei giovani, dei più deboli, quella retrovia civile che trova nel municipio il punto di riferimento morale e civile. Nel 1919 è eletto deputato e si dimette da sindaco. Dopo l'assalto a Palazzo d'Accursio del 21 novembre 1920, Zanardi è più volte aggredito e subisce violenze da parte dei fascisti. Viene rieletto deputato nel 1921. Allontanato da Bologna, prende dimora a Roma dove rimane definitivamente dopo la morte del figlio Libero avvenuta il 9 giugno 1922 a Rimini dove si era trasferito dopo avere subìto numerose percosse da parte dei fascisti. L'ultimo legame di Zanardi con Bologna avviene il 28 novembre 1928 quando il fratello Giulio, in un momento di sconforto, si toglie la vita davanti alla tomba del nipote Libero. Nel 1935 viene diffidato per frequentare elementi sovversivi e con un provvedimento del 1938 è confinato a Cava dei Tirreni. Ritorna a Bologna dopo il 25 luglio 1943. Eletto deputato nell'Assemblea costituente, nel 1947 passa al Partito socialista dei lavoratori italiani e dopo il 18 aprile 1948 è designato senatore a vita.  Muore a Bologna il 18 ottobre 1954.   Testo e foto a cura dell'Archivio Storico del Comune di Bologna http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zanardi-francesco-486179-persona#sthash.rt5RXNYc.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Irma Bandiera, 1/F  Irma Bandiera, “Mimma”, è stata una partigiana della 7ª brigata Gap Gianni Garibaldi, medaglia d’oro alla memoria. http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bandiera-irma-478043-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Per volontà dei cittadini e frequentatori il circolo è stato intitolato ad un giovane partigiano, Ferdinando Benassi, nato nel 1925 a Bologna. Abitava alle Roveri e militava nella 4ª brigata Venturoli Garibaldi, svolgendo la sua attività a Castel Maggiore. Fu prelevato da casa durante un rastrellamento condotto dai fascisti. Venne fucilato nell’agosto del 1944, in prossimità del passaggio a livello di via Due Madonne nei pressi della Croce del Biacco assieme a Coriolano Gnudi, 18 anni, e Bruno Montanari, 19 anni.  Nello stesso luogo vi è oggi un monumento alla memoria. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/benassi-ferdinando-478600-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Circolo ARCI Benassi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La lapide, posta in precedenza in via del Sostegno n. 6, è stata spostata il 2 Giugno 2016 presso l'entrata del Parco del Sostegno (nella stessa via) per opera dell'Anpi sezione Lame e del Quartiere Navile. La lapide è stata restaurata e posta su una base di marmo a mo' di leggio.                                                  AI PARTIGIANI DI SOSTEGNO PER LA LIBERTA' E LA GIUSTIZIA SOCIALE CADUTI IN COMBATTIMENTO SEVIZIATI E FUCILATI DAI NAZIFASCISTI NEMICI DELLA STORIA E DELLA CIVILTA'.     LA POPOLAZIONE MEMORE E ORGOGLIOSA  FIOCCHI CLELIO DI ANNI 34 GUERRI BRUNO DI ANNI 20 PASSERINI VITTORIO DI ANNI 27 PEDRIELLI IRMA DI ANNI 20 ZUPPIROLI VALENTINO DI ANNI 19 PIZZOLI MAURO DI ANNI 19 MORI RODOLFO DI ANNI 19"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "piazza della Pace, portico dello stadio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enrico Ferri nasce a S. Benedetto Po, in provincia di Mantova, nel 1856. Si laurea alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bologna nel 1877.  Viene eletto deputato per la prima volta nel 1886. Nel 1893 aderisce al partito Socialista.  Direttore del giornale l'”Avanti!” dal 1904 al 1908.  Negli anni '20 si avvicina progressivamente al fascismo. Viene eletto senatore nel 1929, muore il 12 aprile dello stesso anno."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alberto Rovighi nasce a Modena nel 1856. Si laurea in medicina nel 1879 all'Università di Bologna e successivamente divenne rettore dell'Istituto di Anatomia Patologica di Modena ed ebbe importanti incarichi anche all'Università di Bologna.. Rovighi era repubblicano e mazziniano e partecipò attivamente a movimenti politici studenteschi repubblicani. Per queste idee fu sospeso dalla sua carica alla clinica medica di Bologna. Due anni dopo il governo Crispi revocò ogni provvedimento disciplinare e nel dicembre 1887 Rovighi fu nominato titolare della cattedra di clinica propedeutica di Modena. Negli anno successivi, Rovighi ricoprì altre prestigiose cariche, fino a diventare ordinario della cattedra di Patologia Speciale Medica di Bologna, che tenne fino alla sua morte nel 1919.  Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Alberto Rovighi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato ad Alba nel 1922, scrittore contemporaneo. Prese parte alla guerra di liberazione in Piemonte nelle formazioni autonome comandate da Enrico Mauri. Nelle sue opere (la più famosa è Il partigiano Johnny) rivivono alcuni dei momenti della Resistenza in Piemonte. Muore a Torino nel 1963.      Da: Libertà: i luoghi, i volti, le parole. Memorie dell'antifascismo e della Resistenza nel quartiere Savena di Bologna. di M. Maggiorani e V. Sardone"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Evaristo Guizzardi, nato nel 1902 a Bologna. Colono. Nel 1943 residente a San Nicolò di Villola (Bologna). Aderente al PPI, sostenne “La Sorgente”. Fu tra i primi aderenti alla DC di Bologna. Durante il periodo di attività clandestina collaborò con Angelo Salizzoni e Achille Ardigò, specialmente sui problemi concreti del lavoro e del sindacato. Muore il 26 marzo 1975. https://www.storiaememoriadibologna.it/guizzardi-evaristo-497185-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo in muratura con lapidino in marmo dedicato a Pietro Simoni e Aldo Arstani caduti in combattimento il 12 luglio 1944. Il cippo si trova in via Pioppe di fianco alla ferrovia."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Paolo Bovi Campeggi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Gino Onofri, nato nel 1903 a Mercato Saraceno (FO). Appartenente alla Chiesa Evangelica metodista di Bologna. Iscritto al PRI e poi al PdA. Giovanissimo partecipò alle lotte democratiche contro il nascente fascismo e per sei volte fu bastonato. Per le gravissime lesioni riportate nelle ultime aggressioni, restò a lungo tra la vita e la morte. Non essendo iscritto al PNF dovette subire lunghi anni di disoccupazione. Dopo l'8 settembre 1943, quando il PRI era incerto se partecipare o no alla Resistenza, aderì al PdA con numerosi altri militanti di quel partito, tra i quali Armando Quadri, Armando Tomesani e Luigi Zoboli. Militò nell'8ª brigata Masia Giustizia e Libertà con funzione di intendente e partecipò a rischiose azioni belliche. La sua abitazione fu trasformata in una base della brigata e ad essa facevano capo i collegamenti con la direzione milanese del PdA. Fu tra gli organizzatori della tipografìa clandestina. Nell'estate 1944, su incarico del partito, si arruolò nella CRI e, sotto la direzione del dottor Gennaro Ciaburri, organizzò una infermeria clandestina per i partigiani ammalati o feriti, all'interno dell'ospedale militare Marconi. Il 4 settembre 1944 fu arrestato con altri 22 partigiani dell'8ª brigata Masia Giustizia e Libertà, a seguito della delazione di due spie che si erano infiltrate.. Il 19 settembre 1944 venne processato dal Tribunale straordinario militare di guerra e condannato a 6 anni di reclusione. Consegnato dai fascisti ai tedeschi, fu internato nel campo di sterminio di Mauthausen (Austria) dove morì a Gusen, il 5 febbraio 1945. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.   E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/onofri-gino-478376-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Anne Frank nasce il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, dove la famiglia del padre risiede. La crisi economica, la salita al potere di Hitler e i crescenti sentimenti antisemitici pongono fine alla serenità della loro vita familiare. La famiglia decide, come molti altri ebrei, di lasciare la Germania. Sono costretti a vivere in clandestinità in una casa ad Amsterdam. Dopo più di due anni vengono scoperti e deportati nei campi di concentramento. Il padre di Anne, Otto Frank, è l'unico a sopravvivere. Il diario che Anne ha scritto durante il periodo trascorso in clandestinità la renderà famosa in tutto il mondo http://www.annefrank.org/it/Anne-Frank/Lintera-storia-in-versione-abbreviata/ foto: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/95/AnneFrankSchoolPhoto.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Anna Frank"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alberto Bergamini, nato nel 1871 a San Giovanni in Persiceto. Giornalista. Monarchico e liberale. Ancora studente, diresse il periodico «L'Eco di Persiceto»; dal 1888 iniziò a collaborare a «il Resto del Carlino» e dal 1899 al «Bologna», due quotidiani di orientamento democratico e radicale. Nel 1898 si trasferì a Roma nella redazione del «Corriere della sera». Spostatosi su posizioni politiche conservatrici, venne incaricato da Sidney Sonnino di dare vita a un quotidiano di destra che vide la luce alla fine del 1901 con il nome di «Giornale d'Italia». Il nuovo quotidiano, assunse presto un ruolo molto importante nel mondo politico e fu sempre conservatore e antigiolittiano. Nel 1906 si presentò candidato per i conservatori nel collegio di San Giovanni in Persiceto, ma venne battuto dal socialista Giacomo Ferri. Fu interventista e nel dopoguerra - venne nominato senatore nel 1920 - appoggiò decisamente il nascente movimento fascista. Si accorse del grave errore politico compiuto nel 1923 e cominciò a spostarsi su posizioni di opposizione al regime. Fu eletto presidente della Federazione nazionale della stampa, battendo il candidato fascista. Il 26 febbraio 1924 una squadra di fascisti lo aggredì e lo pugnalò per la strada e il mese dopo fu costretto a lasciare la presidenza della Federazione della stampa. Proseguì la sua battaglia politica in difesa della democrazia e fu espulso dall'albo dei giornalisti nel 1926. All'inizio degli anni trenta lasciò Roma e si trasferì a Gubbio (PG) dove rimase sino al 1942. Con la caduta del fascismo, gli fu affidata nuovamente la direzione del «Giornale d'Italia» che conservò sino all'8 settembre 1943. Arrestato dai fascisti nel 1943, restò in carcere sino al 27 gennaio 1944 quando fu liberato. Il 7 giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, fu eletto presidente della Federazione della stampa, ma dovette lasciare quella carica perché accusato di avere sostenuto il fascismo nel primo dopoguerra. Nell'ottobre 1944 fu tra i fondatori della Concentrazione nazionale democratico-liberale che poi confluì nel PLI. Fu sempre fedele alla monarchia.  Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna e a una piazza di San Giovanni in Persiceto. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bergamini-alberto-503884-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Azzaroni Gino (Biagio) 27 marzo 1928 - 19 aprile 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/azzaroni-gino-biagio-478037-persona Bussolari Emilio detto Tonino 24 maggio 1915 - 14 dicembre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bussolari-emilio-478100persona (http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bussolari-emilio-478100persona ) Marchesini Roveno detto Ezio 6 marzo 1923 - 19 settembre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/marchesini-roveno-478303-persona  Rosini Antonio detto Tonio 28 ottobre 1923 - 27 agosto 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/rosini-antonio-479438-persona  Baccolini Otello 3 novembre 1914 - 1 settembre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/baccolini-otello-479683-persona  Fontanelli Giorgio 6 giugno 1924 - 25 agosto 1944  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/fontanelli-giorgio-478199-persona  Mariani Franco 25 aprile 1926 - 27 agosto 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/mariani-franco-478949-persona  Scarabelli Libero detto Raf 3 luglio 1923 - 9 febbraio 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/scarabelli-libero-478459-persona  Bandiera Irma detto Mimma 8 aprile 1915 - 14 agosto 1944  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bandiera-irma-478043-persona  Giovannini Alceste detto Gino 28 luglio 1908 - 24 settembre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/giovannini-alceste-478246-persona  Nicoli Remo detto Enzo 6 agosto 1923 - 4 aprile 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/nicoli-remo-478370-persona  Vincenzi Sante detto Mario 6 agosto 1895 - 21 aprile 1945  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/vincenzi-sante-479585-persona Bentivogli Giuseppe detto Liberel - Nonno 3 Febbraio 1885 - 20 Aprile 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bentivogli-giuseppe-478603-persona Guidotti Bruno detto Vared 8 luglio 1918 - 12 marzo 1945 | http://memoriadibologna.comune.bologna.it/guidotti-bruno-478274-persona Nicotera Alfonso detto Massimo 2 agosto 1918 - 20 ottobre 1944 | http://memoriadibologna.comune.bologna.it/nicotera-alfonso-478372-persona Zannini Capurro 15 dicembre 1920 - 15 agosto 1944  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zannini-capurro-479610-persona Bondi Arduino detto Furio 7 febbraio 1927 - 9 febbraio 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bondi-arduino-478071-persona Lodi Werther 4 aprile 1926 - 18 luglio 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/lodi-werther-478892-persona Ognibene Aldo detto Battista 13 settembre 1912 - 5 gennaio 1945 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/ognibene-aldo-478375-persona Zoni Enzo detto Biondo 31 luglio 1915 - 17 luglio 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zoni-enzo-478541-persona Borghi Giovanni detto Gianni 23 luglio 1924 - 20 ottobre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/borghi-giovanni-478077-persona Lossanti Libero detto Capitano Lorenzini 25 dicembre 1919 - 14 giugno 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/lossanti-libero-478293-persona Paglia Ugo detto Moretto 3 agosto 1922 - 18 aprile 1946 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/paglia-ugo-480508-persona Zucchelli Ada detto Olga 25 febbraio 1917 - 16 settembre 1944 http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zucchelli-ada-478543-persona Bracci Luciano detto Toro 11 febbraio 1926 - 30 agosto 1944  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bracci-luciano-479193-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Rossano Marchioni, «Binda», nato nel 1926 a Gaggio Montano. Ferroviere.  Militò nella brigata GL Montagna e operò nella zona tra Gaggio Montano e Lizzano in Belvedere.  Il 28 settembre 1944 il suo battaglione si scontrò con un forte contingente tedesco a Ronchidòs (Gaggio Montano), che si stava attestando su Monte Belvedere, dove doveva essere formata la nuova linea del fronte. Rimasto ferito venne catturato unitamente a Jacques Lapeyrie «Napoleon». Furono seviziati e uccisi.  Lo stesso giorno i tedeschi massacrarono per rappresaglia 62 abitanti di Ronchidòs. Gli è stata conferita la medaglia d'oro alla memoria. E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/marchioni-rossano-478946-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "IN QUESTO PALAZZO SITUATO IN STRADA Maggiore, 26 ABITAVA IL MEDICO DOTTOR ALDO CIVIDALI DEPORTATO AD AUSCHWITZ CON LA MOGLIE E I FIGLI ADA LEVI SERGIO E ANGELO  SENZA RITORNO FEBBRAIO 1944 https://www.storiaememoriadibologna.it/cividali-aldo-2097-opera"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Piccoo centro della Boemia raso al suolo l'8 maggio 1942 per rappresaglia dagli occupanti tedeschi, i quali fucilarono gli uomini di età superiore ai 16 anni, internarono le donne nei campi di concentramento e affidarono i bambini a famiglie tedesche. Alla fine della guerra fu dichiarata città martire della Cecoslovacchia e monumento nazionale."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Antonio Aldini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pier Paolo Jahier, detto Piero, nato il 14 aprile 1884 a Genova. Laureato in giurisprudenza. Ispettore delle ferrovie. Membro della Chiesa Valdese. Ufficiale durante la prima guerra mondiale, divenne noto per la collaborazione al giornale di trincea “L'Astico” sul quale firmava col nome di Barba Piero. Amico di Cesare Battisti, parlando del martire trentino affermò che «solo nel socialismo sperava di vedere appagato il sogno dell'unità nazionale». Nel 1919 nel volume Con me e con gli alpini, descriveva in modo nudo e scabro la realtà del sacrificio e del dolore dei soldati nel corso dell'immane conflitto mondiale. Mussolini gli offrì personalmente il posto di redattore capo de “II Popolo d'Italia” per carpirne la grande fama acquisita col volume sulla guerra. Rifiutò senza esitazioni e venne perciò bastonato e arrestato mentre rendeva omaggio alla salma di Giacomo Matteotti. Funzionario delle ferrovie dello Stato ebbe vita dura a Firenze: fu costretto a trasferirsi per servizio a Bologna. Non fu licenziato, ma ugualmente colpito nella sua aspirazione più profonda che era quella di scrivere liberamente. Amareggiato, indigente, lottò per la sopravvivenza sua e della famiglia senza piegarsi al regime. Negli anni della guerra e specie dopo la caduta del fascismo incoraggiò giovani ferrovieri all'azione clandestina e ad intraprendere la lotta contro i nazifascisti. In particolare ebbe rapporti con i partigiani di San Pietro in Casale, dove era sfollato a causa dei bombardamenti e con Marcello Zanetti. Muore a Firenze nel 1966. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/jahier-pier-paolo-497194-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesca Edera De Giovanni nasce il 17 luglio 1923 a Monterenzio.  Negli ultimi giorni del gennaio 1943, mentre si trovava in un locale pubblico, a Savazza (Monterenzio), si avvicinò a un impiegato comunale e, indicando la camicia nera che portava sotto la giacca, disse: \"Queste camicie nere... fra qualche anno dovranno scomparire\".  Fece parte del primo gruppo di partigiani formatosi a Monterenzio, che in seguito confluirà nella 36a brigata Bianconcini Garibaldi e nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi. Alla fine del marzo 1944, insieme al suo compagno Egon Brass lasciò Savazza per prendere contatti con i dirigenti della lotta di liberazione. Appena giunta a Bologna, alle due Torri, fu catturata in seguito ad una spiata. Torturata in San Giovanni in Monte (Bologna), venne fucilata l'1 aprile 1944 dietro le mura della Certosa di Bologna insieme con Egon Brass, Attilio Diolaiti, Enrico Foscardi, Ferdinando Grilli e Ettore Zaniboni. Fu la prima donna ad essere fucilata a Bologna dai fascisti. Riconosciuta partigiana nella 1ma brigata Irma Bandiera Garibaldi e nella 62ª brigata Camicie rosse Garibaldi dal 9 settembre 1943 all' 1 aprile 1944. Il 2 aprile 1944 \"il Resto del Carlino\" diede notizia dell'avvenuta fucilazione in un articolo dal titolo \"Ferma ed energica azione contro le bande terroristiche\". La notizia fu riferita anche in un volantino del comitato federale del PCI nella prima decade di settembre e dal foglio clandestino \"La Voce delle donne\" nel marzo 1945. Il suo nome è stato dato a una strada e a una scuola d'infanzia di Bologna e a una strada di Monterenzio.   Da: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/de-giovanni-francesca-edera-478158-persona#sthash.kMqGCyv5.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Armando Quadri, nato nel 1897 a Bologna. Ragioniere. Iscritto al PRI e poi al PdA. Appena ventenne partecipò alla prima guerra mondiale e restò ferito due volte. Nel dopoguerra prese parte alle lotte democratiche contro il nascente fascismo. Con altri ex combattenti fu tra i fondatori della sezione bolognese di Italia libera e nel 1926 promosse la sezione bolognese della Giovane Italia. Il 12 ottobre 1926 subì il primo arresto, per la sua attività politica, e l'anno successivo si dimise dal Banco di Roma, non avendo voluto iscriversi al PNF. Nel 1930 aderì al movimento Giustizia e Libertà e per alcuni anni fece parte del gruppo dirigente bolognese. Alla fine del 1942 fu tra i fondatori della sezione bolognese del PdA pur continuando a militare nel PRI, dal quale uscì nel settembre 1943. Nella primavera 1943 venne arrestato, con numerosi altri esponenti dell'antifascismo bolognese. Riottenne la libertà dopo la caduta del regime fascista. Il 16 settembre 1943, con l'inizio della Resistenza, nella sede del laboratorio di sartoria della moglie Amorina Testoni in via Oberdan 6, si tenne la prima riunione del CLN regionale. Divenne il rappresentante del PdA nel CLN e per qualche tempo fece parte anche di quello d'Imola e mantenne questa carica sino al marzo 1944. Lasciata l'attivita politica, si dedicò a quella militare, divenendo uno dei dirigenti delle brigate Giustizia e Libertà di Città e Montagna. Fece parte del gruppo ristretto che organizzò il salvataggio della dotazione di radium dell'ospedale Sant'Orsola. Nell'agosto venne arrestato e subito dopo rilasciato. In quei giorni altri militanti del PdA erano stati arrestati e rilasciati, ma sottoposti ad attenta sorveglianza, perchè i fascisti, che erano riusciti a infiltrare due spie nella brigata, miravano a identificare tutto il gruppo dirigente. Il 3 settembre 1944 venne nuovamente arrestato con altri 22 partigiani. Durante la detenzione, nella caserma delle brigate nere in via Borgolocchi, fu seviziato, come i suoi compagni. Il 19 settembre comparve davanti al Tribunale militare straordinario di guerra e condannato a morte, con altri 7 compagni. La sentenza venne eseguita il 23 settembre 1944 al poligono di tiro di Bologna. Gli è stata concessa la medaglia d'argento alla memoria.                                          Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/quadri-armando-478414-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Scoppio di via Scandellara. Nella primavera del 1945 una casa disabitata di via Scandellara (Bologna) divenne la base dei distaccamenti di Medicina e Castenaso della 7a GAP Gianni Garibaldi. In previsione dell'insurrezione - che sarebbe avvenuta il 21 aprile - i due reparti ebbero l'ordine di avvicinarsi alla città con le armi e una grossa quantità d’esplosivo. Gli uomini sistemati nella casa erano una trentina. Nella tarda mattinata del 18 aprile si verificò un'esplosione, non si sa da cosa provocata. Restarono uccisi 13 partigiani: Enzo Balducci, Dante Brusa, Rossano Buscaroli, Walter Giorgi, Rino Maiani, Serio Marchi, Dino Romagnoli, Ezio Sabioni, Alfio Zerbini, Iliano Zucchini, Luciano Zonarelli, Giuseppe Zambrini e Giuseppe Zaniboni. I feriti: Luigi Broccoli, Libero Gombi, Giorgio Sternini, Gino Tarozzi. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/scoppio-di-via-scandellara-79-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Silvio Pellico nasce a Saluzzo (CN) nel 1789. Dopo aver studiato a Torino, nel 1809 si stabilì a Milano dove conobbe Monti e Foscolo e qui iniziò la sua carriera di scrittore. Nel 1815 fu rappresentata la sua tragedia Francesca da Rimini, di contenuto romantico e risorgimentale. Fu proprio a causa delle sue simpatie patriottiche che nel '20 venne arrestato con l'accusa di carboneria: condannato a morte, la sentenza fu commutata in 15 anni di carcere duro. Nel 1830 arrivò la grazia imperiale e, tornato in Italia, lo scrittore tornò a Torino, ma si ritirò completamente dalla politica attiva. L'esperienza carceraria divenne il soggetto della sua opera più famosa: Le mie prigioni, del 1832.  Morì a Torino nel 1854.                                          Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Caduti nella battaglia di porta Lame il 7 novembre 1944.? BAIESI ODDONE  Nato nel 1923 ad Anzola Emilia. Militò nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi ed operò ad Anzola Emilia.? Gli è stata conferita la Croce di guerra alla memoria.?E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/baesi-baiesi-oddone-478580-persona BOSI OLIANO Nato nel 1921 ad Anzola Emilia. Militò nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi ed operò ad Anzola Emilia.? http://memoriadibologna.comune.bologna.it/bosi-oliano-480281-persona CASALI NELLO Nato a Cesena(Forlì) nel 1927, nome di battaglia “Romagnino” faceva parte della VII ° Brigata Garibaldi. Fu protagonista a Bologna di azioni clamorose, come quella dell’attacco notturno alle carceri di San Giovanni in Monte che portò alla liberazione di molti detenuti. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/casali-nello-507918-persona CESARI ENZO nome di battaglia \"Tito\", nato nel 1926 a Budrio. Attivo a Bologna nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi.? E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.http://memoriadibologna.comune.bologna.it/cesari-enzo-478125-persona DALLA VALLE ERCOLE Nome di battaglia “Bridge”; nato nel 1927 a Medicina. Militò nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi. Cadde in combattimento il 7 novembre 1944, nel corso della battaglia di Porta Lame,http://memoriadibologna.comune.bologna.it/dalla-valle-ercole-478714-persona GUERNELLI GUIDO nome di battaglia \"Giulio\", nato nel 1906 a Bologna. Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/guernelli-guido-478271-persona MAGLI ETTORE Nato nel 1925 a Bologna. Militò nella Brigata Gianni Garibaldi con funzione di commissario politico e operò nella zona di Anzola Emilia. Il suo gruppo attaccò i nazifascisti alle spalle per consentire ai partigiani circondati nella base dell'ex Macello di mettersi in salvo. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/magli-ettore-479727-persona MORI RODOLFO nome di battaglia \"Rudi\", nato nel 1925 a Granaglione..?Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi con funzione di commissario politico.?Prese parte alla battaglia di Porta Lame del 7 novembre 1944. Colpito da un proiettile mentre attraversava piazza Umberto (oggi dei Martiri). .?Morì per una grave emorragia interna il 14 novembre 1944.? http://memoriadibologna.comune.bologna.it/mori-rodolfo-478342-persona RICCHI ALFONSO nome di battaglia \"Sergio\", nato nel 1925 a Bologna. Militò nella 36ª brigata Bianconcini Garibaldi e operò sull'Appennino tosco-emiliano. Fu aggregato alla 7a brigata GAP Gianni Garibaldi comandata da Bruno Gualandi acquartierata tra le rovine dell'ex macello comunale a Porta Lame. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/ricchi-alfonso-478423-persona TOSARELLI ALFONSO nome di battaglia «Zio Scalabrino», nato nel 1903 a Bentivoglio. Dopo l'inizio della guerra di liberazione entrò nella 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi. Il 7 novembre 1944 cadde colpito da una scarica di mitra. E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/tosarelli-alfonso-479533-persona ZUCCHI ANTONIO nome di battaglia «Bufalo», nato nel 1925 a San Lazzaro di Savena. Militò ella 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi. Il 7 novembre 1944 prese parte alla battaglia di porta Lame . Cadde nello scontro. E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/zucchiantonio479623persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapidi Porta Lame"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "MAESTRANZE E DIRIGENTI DI QUESTA FABBRICA VOLLERO ETERNATA NEL MARMO LA MEMORIA DEI COMPAGNI DI LAVORO. BEDESCHI GIOVANNI ARMAROLI UMBERTO GIOVANNI GERMANO MAZZA ROSSANO SPADONI OTELLO ROMAGNOLI RINALDO CHE NELLA DURISSIMA LOTTA CONTRO I NAZI- FASCISTI PER LA LIBERAZIONE DELLA PATRIA FECERO GENEROSO OLOCAUSTO DELLA LORO GIOVANE ESISTENZA. 1 SETTEMBRE 1946  I COMPAGNI DI LAVORO BERTOCCHI GIUSEPPE MALFANTI CESARE CADDERO VITTIME DI BOMBARDAMENTI AEREI NELL’ADEMPIMENTO DEL LORO DOVERE 1 SETTEMBRE 1946                                                                                                                                Lapide attualmente situata sul muro interno del giardino del Centro Sociale Santa Viola (ex Scuola Elementare De Vigri)"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Rino Pancaldi, «Argo, Giorgi», nato nel 1908 a Bologna. Panettiere. Membro della FGCI dal 1924, fu arrestato una prima volta il 21 gennaio 1927 con un folto gruppo di compagni a seguito di una vasta azione propagandistica svolta nel Bolognese per ricordare la fondazione del PCI.  Membro dell'organizzazione comunista bolognese attiva nel 1930 (centinaia furono gli arrestati), accusato di ricostituzione del PCI e propaganda sovversiva, con sentenza del 30 giugno 1931 fu rinviato al Tribunale speciale che, il 28 settembre 1931, lo condannò a 4 anni di reclusione. Scontò la pena nelle carceri di Bologna, Roma e Parma. Venne liberato alla fine del 1932 a seguito dell'amnistia del decennale fascista.  Il 17 dicembre 1935 la Commissione provinciale lo condannò ad altri 5 anni di confino a Ponza (LT). Nel 1937, ammalatasi la madre, ottenne una breve licenza nel corso della quale riuscì a sfuggire alla vigilanza rifugiandosi a Castel San Pietro Terme. Qui rimase 3 mesi in attesa di un passaporto falso col quale emigrò in Francia dove entrò a far parte del Centro estero del PCI.  Latitante, fu stralciato dalla sentenza istruttoria del 2 settembre 1938 che investì gran parte dell'organizzazione comunista bolognese.  Nel 1941, arrestato dai tedeschi in Francia, si proclamò comunista e rifiutò di precisare l'attività svolta. Tradotto in Italia venne deferito al Tribunale speciale, che, senza emissione di sentenza istruttoria, il 22 dicembre 1941 lo condannò a 16 anni di reclusione per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda  .Liberato nell'agosto 1943, scontò complessivamente 11 anni e 6 mesi fra carcere e confino.  Prese parte alla lotta di liberazione come membro di un CLN di quartiere a Bologna.  Militò nella 36ª brigata Bianconcini Garibaldi con funzione di commissario politico. Incaricato dal CLN di Bologna, partecipò all’operazione per salvare dalla razzia dei tedeschi il radio conservato nell’Istituto del Radio dell’Università di Bologna, diretto dal professor Giovanni Giuseppe Palmieri.                                                          Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/pancaldi-rino-498688-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Rino Pancaldi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "GIOVANNI PASCOLI nasce a SAN MAURO DI ROMAGNA nel 1855. E' stato un poeta, accademico e critico letterario italiano, figura fondamentale della letteratura italiana tra fine '800 e inizio '900. E' nato all'interno di una famiglia benestante. Il 10 Agosto 1867 il padre fu ucciso in un'imboscata e non venne mai scoperto l'assassino e i mandanti dell'omicidio. Grazie a una borsa di studio si iscrisse all'università di Bologna dove ebbe come docente il poeta Giosuè Carducci, in seguito conobbe Andrea Costa e si avvicinò al movimento anarco-socialista. Divenne docente in varie Università italiane ma nonostante i tanti riconoscimenti ebbe sempre una vita segnata dalla morte tragica del padre. Morì a Bologna nel 1912."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giovanni Pascoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pier Paolo Jahier, detto Piero, nato il 14 aprile 1884 a Genova. Laureato in giurisprudenza. Ispettore delle ferrovie. Membro della Chiesa Valdese. Ufficiale durante la prima guerra mondiale, divenne noto per la collaborazione al giornale di trincea “L'Astico” sul quale firmava col nome di Barba Piero. Amico di Cesare Battisti, parlando del martire trentino affermò che «solo nel socialismo sperava di vedere appagato il sogno dell'unità nazionale». Nel 1919 nel volume Con me e con gli alpini, descriveva in modo nudo e scabro la realtà del sacrificio e del dolore dei soldati nel corso dell'immane conflitto mondiale. Mussolini gli offrì personalmente il posto di redattore capo de “II Popolo d'Italia” per carpirne la grande fama acquisita col volume sulla guerra. Rifiutò senza esitazioni e venne perciò bastonato e arrestato mentre rendeva omaggio alla salma di Giacomo Matteotti. Funzionario delle ferrovie dello Stato ebbe vita dura a Firenze: fu costretto a trasferirsi per servizio a Bologna. Non fu licenziato, ma ugualmente colpito nella sua aspirazione più profonda che era quella di scrivere liberamente. Amareggiato, indigente, lottò per la sopravvivenza sua e della famiglia senza piegarsi al regime. Negli anni della guerra e specie dopo la caduta del fascismo incoraggiò giovani ferrovieri all'azione clandestina e ad intraprendere la lotta contro i nazifascisti. In particolare ebbe rapporti con i partigiani di San Pietro in Casale, dove era sfollato a causa dei bombardamenti e con Marcello Zanetti. Muore a Firenze nel 1966. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/jahier-pier-paolo-497194-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La Battaglia di Goito si combatté durante la Prima guerra di indipendenza italiana, ed ebbe luogo il 30 Maggio 1848. L’esercito austriaco aveva attaccato l’esercito piemontese, il quale aveva l’obbiettivo di occupare Goito e passare il Mincio. La battaglia ebbe fine con la vittoria dei piemontesi comandati da Eusebio Bava, che la sera furono i primi a sventolare la bandiera tricolore oltre il Mincio. Ad essa si unisce il fallimento del piano strategico di Radetzky, comandante dell’esercito austriaco, di aggiramento dell’esercito nemico schierato sul Mincio. La battaglia di Goito del 30 maggio ebbe importanti conseguenze: Carlo Alberto aveva interrotto l'assedio di Peschiera.. Infatti sul campo di Goito, mentre cominciava la ritirata austriaca, un corriere portò la notizia della resa di Peschiera, e i soldati gridarono: ‘Viva il re d'Italia’.  Testo a cura della classe 3B della Scuola Irnerio A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Goito"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Novara, decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 21 settembre 1945, per l'olocausto di vite e di eroismo offerto, durante la lotta di liberazione dalle popolazioni della Val d'Ossola."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Domodossola"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel cortile della sede universitaria in via S. Giacomo n° 3 si trova il monumento che ricorda il sacrificio di Mario Bastia il comandante della Brigata Giustizia e Libertà, bolognese di 29 anni, Ezio Giaccone, di Mantova, di 28 anni, Leo e Luciano Pizzigotti, di Castel San Pietro, rispettivamente di 27 e 24 anni, Stelio Ronzani, di Dozza, 30 anni, Antonio Scaravilli, di Cesarò (Messina), 27 anni, studente - l'unico delle vittime di quel giorno - della facoltà di giurisprudenza. Bastia nel pomeriggio del 20 ottobre 1944 era riuscito ad allontanarsi ma che poi era tornato a combattere coi suoi compagni circondati, per non lasciarli soli contro un centinaio di brigate nere. Il Prof. Giuseppe Barbieri, uno dei partigiani che ha preso parte alla battaglia salvandosi, racconta nel primo volume de La Resistenza a Bologna (L.Bergonzini) che nell'Università venivano nascoste armi e munizioni ed inoltre uno studente di ingegneria, Carlo Balduccelli, con l'aiuto dell'ing. Dino Zanobetti, aveva messo a punto un impianto radio ricetrasmittente installato sin dall'inverno di quell'anno nella soffitta dello stesso Istituto di Geografia, per i collegamenti con gli alleati."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide sita in Via Castelfidardo                                          AL CIVICO NUMERO OTTO IN QUESTA VIA NELL'ESALTANTE RICORDO DELLE BATTAGLIE PER L'INDIPENDENZA COMBATTUTE DA PRODE VISSE A LUNGO E SI SPENSE LEOPOLDO SERRA A S. MARTINO, A VILLAFRANCA, IN IRPINIA RIFULSE IL SUO VALORE IL XX SETTEMBRE MDCCCLXX PORTA PIA LO VIDE ALLA TESTA DEI SUOI BERSAGLIERI CHE PRIMI ENTRARONO IN ROMA ACCLAMATA CAPITALE A.P. I LIBERALI BOLOGNESI A PERENNE RICORDO QUESTA MEMORIA POSERO IL XX SETTEMBRE MCMLXX Anno di posa 1970. Via Castelfidardo3. Posto a cura del Comune di Bologna."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Leopoldo Serra"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1900 a Massa Carrara. Dal 1909, con i familiari, prese residenza a Vergato. Gli scioperi operai e le manifestazioni dei socialisti contro l'impresa colonialista in Libia lo determinarono a simpatizzare con i socialisti. Appena raggiunti i 14 anni, il 22 luglio 14, si iscrisse alla lega e alla federazione giovanile socialista. A 16 anni divenne segretario della FGSI di Vergato, e, tre anni dopo, segretario della lega muratori e del comitato direttivo della Camera del lavoro locale. Contribuì alla costruzione dell'organizzazione comunista nel bolognese; fu segretario della sezione di Vergato. Per la sua ferma opposizione fu perseguitato ed aggredito dai fascisti locali. Venne arrestato dopo l'attentato compiuto la sera del 17 maggio 1921 contro l'abitazione del segretario del fascio di combattimento di Vergato, assieme a numerosi altri anarchici militanti di sinistra. Condannato alla disoccupazione dai padroni e dai fascisti, emigrò in Francia nel 1923 e, con tanti altri muratori italiani esuli, lavorò alla riedificazione di Reims, distrutta dai bombardamenti tedeschi durante il conflitto mondiale 1914-18. Trasferitosi a Lione, divenne dirigente dei gruppi comunisti italiani della regione lionese. Partecipò al III congresso nazionale del PCI che si svolse a Lione nel gennaio 1926. Fece parte della delegazione del PCI che partecipò a Mosca al VI congresso dell'Internazionale comunista (luglio-settembre 1928). Si trattenne poi in URSS dove frequentò l'università leninista. Dal 1931 al 1933 fu responsabile del centro interno del partito e svolse attività clandestina nell'Italia centro-settentrionale, facendo la spola con il centro estero. Ebbe lo pseudonimo di Bruno. Il 10 settembre 1933 venne arrestato a Genova; dopo diversi mesi di carcere e di confino nell'isola di Ponza (LT). Tradotto a Bologna il 15 aprile 1941, fu condannato a 5 anni di confino e inviato nell'isola di Ventotene (LT). Dopo la caduta di Mussolini, venne liberato dal governo Badoglio il 20 agosto 1943. Tornò a Vergato, dove gli venne affidata la responsabilità di segretario della federazione comunista bolognese. Dopo l' 8 settembre 1943, per ragioni clandestine, fu inviato a Torino, dove fu segretario della federazione comunista di quella città e responsabile del triumvirato insurrezionale di partito per il Piemonte. Diresse gli scioperi operai dal 1943 al 1944.. Nel febbraio 1945 divenne direttore de «l'Unità», edita clandestinamente a Milano; tale funzione continuò anche quando «l'Unità», dopo la Liberazione, divenne quotidiano. Dalla fine di febbraio dello stesso anno, in sostituzione di Eugenio Curiel, diresse «La Nostra lotta», la rivista teorica clandestina del PCI. Nel 1944 fu nominato nella direzione del PCI per l'Italia occupata. Il 25 settembre 1945 fu nominato membro della Consulta nazionale.   http://www.storiaememoriadibologna.it/colombi-arturo-508057"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Arturo Colombi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Via Spada 3 dedicata a Amos Facchini, nome di battaglia \"Gioia, Ciccio\". Nasce nel 1927 a Castello d'Argile e nel 1943 si trasferisce a Bologna e lavorerà come operaio presso le Officine Minganti.  Milita nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e opera a Bologna.  I primi di luglio del 1944 è arrestato dai fascisti a seguito di una delazione mentre si trovava ad Anzola Emilia in casa di Lino Panzarini e rimase in carcere, subendo anche torture, fino all’8 agosto successivo, quando fu liberato dai partigiani nell’azione di assalto al carcere di S. Giovanni in Monte.  Nei primi giorni dell’ottobre ’44 si reca a Tavernelle di Calderara di Reno per portare alcuni partigiani a Bologna in occasione della prevista insurrezione della città. Appena partiti nasce uno scontro con i fascisti ed i tedeschi. Il gruppo si disgrega e Facchini si dirige verso Bologna assieme a Leopoldo Bonfiglioli. Arrivati sul fiume Reno, all’altezza del Pontelungo, sono avvistati dai tedeschi che intimano loro l’alt e si gettano in acqua per sfuggire alla cattura arrivando alla “Consumaia” dove saranno ospitati da Olga Zanasi. Partecipa ai combattimenti di Porta Lame e della Bolognina. Durante quest'ultimo, avvenuto il 15 novembre 1944, si suicida perché rimane privo di munizioni mentre viene inseguito dai nazifascisti in Via Lionello Spada.  Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/facchini-amos  <img src=\"https://lh3.googleusercontent.com/umsh/AFiHsUEsJs5x145OkCv-e-5z3bHIuV0lLIvlY7F8CcruswwGwG88EGSLhPHd7GTzasUCFISpSzzLrLkW3cVMFXn-M80avQGAruUsO07R_sZ_yHW3XVUJuKTU6hweeOodmOQ-J48Z6cPgAy8oy6NBKO2F8Wj2PPYlcFTQmZ5PtGFGnN6pK8P57FRsS8dCj8P69K7Jw3eLw-RKoVZ2a_h2_PYgpDj7OCHka4AVfdFPlLZHqOgWBCdO2SuAI84cn1nPhLI7JiY9JvUE\" height=\"200\" width=\"auto\" />"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel1801 a Milano. Economista, storico, uomo politico, repubblicano e federalista. Ispirò la sua attività per  promuovere l'evoluzione politica dell'Italia. Durante le Cinque giornate di Milano fu a capo del Consiglio di guerra. L'obiettivo del suo programma era la fondazione di tante repubbliche unite in una Federazione.   Nel 1948 si ritirò a Parigi, poi in Svizzera, a Castagnola, Ritornato a Milano nel 1859, fece risorgere il Politecnico.  Fu eletto nel 1860 deputato, ma, non entrò mai nella Camera per non prestare il giuramento monarchico. A Napoli fu consigliere di Garibaldi, sperando di affermare il principio federale.  Attraverso la sua ricerca scientifica, proponeva un vasto programma di riforme politiche, per assicurare al Lombardo-Veneto l'indipendenza dall'Austria.  Morì il 6 febbraio 1869 a Castagnola, presso Lugano.                                                                           Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.             Foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Pietro Pelotti, nato nel 1923 a Granarolo Emilia.  Prestò servizio militare dal 1942 al 1943. Militò nella 7ª brigata Modena della divisione Armando con funzione di vice comandante del 4° battaglione e operò sull'Appennino tosco-emiliano. Venne ucciso dalle SS tedesche il 27 settembre 1944, con altre 29 persone, nell'eccidio di Ca' Berna (Lizzano in Belvedere). Gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://www.storiaememoriadibologna.it/pelotti-pietro-478397-persona#sthash.NTQQeR9T.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Pietro Pelotti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Arco del Meloncello, via Porrettana  Giordano Bergonzoni http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/bergonzoni-giordano-478062-persona Mario Fabbri http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/fabbri-mario-478174-persona Antonio Gentile http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/gentili-antonio-478233-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Bergonzoni, Fabbri, Gentili"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza l'1 settembre 1944, per il contributo dato alla lotta di liberazione e per le quattro giornate del 1943."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Napoli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Kerasitsa in Grecia nel 1912. Partigiano durante la seconda guerra mondiale, ed in seguito molto attivo nei movimenti per la pace nel mondo e contro la guerra in VIetnam,  Venne assassinato a Salonicco nel 1963 da estremisti di destra, durante un comizio politico."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Grigoris Lambrakis"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cortile d'onore Palazzo d'Accursio"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città medaglia d'oro al Valor Militare per la Resistenza il 15 luglio 1968.E' stata anche insignita di medaglia d'oro per il suo valore durante il Risorgimento (19 ottobre 1866)."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Venezia"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Sario Bassanelli,  nato nel 1919 a Brescia. Studente universitario in giurisprudenza. Ufficiale dell'esercito. Militò nell'8a brigata Masia Giustizia e Libertà, con l'incarico di ufficiale di collegamento con la divisione Bologna. Fu arrestato il 3 settembre 1944 unitamente al comando della brigata. Processato dal tribunale militare straordinario di guerra il 19 settembre 1944, venne condannato a morte assieme ad altri sette compagni e fucilato il 23 settembre 1944 al poligono di tiro di Bologna. Gli è stata conferita la medaglia d'argento alla memoria. Al suo nome è stata intestata una strada di Bologna.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://www.storiaememoriadibologna.it/bassanelli-sario-478049-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Intende ricordare l'eccidio compiuto, per ordine di un ufficiale nazista, in una frazione di Roccaraso, comune dell'Abruzzo. 128 abitanti di Pietransieri, in prevalenza donne vecchi e bambini, pagarono con la vita la resistenza passiva che opposero alle truppe di occupazione. L'eccidio si svolse dall'ottobre al 21 novembre del 1943, giorno in cui si concluse con la morte di 60 persone radunate nel bosco di Limmari e uccise facendo esplodere una mina. Il 15 luglio 1967 è stata assegnata al comune di Roccaraso la medaglia d'oro al Valor Militare.        Da: \"Libertà: i luoghi, i volti, le parole\" Memorie dell'antifascismo e della resistenza nel quartiere Savena di Bologna. di M. Maggiorani e V. Sardone Ed. Aspasia 2004"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Vittime della Uno Bianca"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Michele Gortani nasce nel 1883 a Lugo, in Spagna, dove la famiglia risiedeva per motivi di lavoro. Nel 1904 si laureò a pieni voti in Scienze Naturali all’Università di Bologna dove diventerà titolare della cattedra di geologia. Nel 1913 venne eletto deputato nel collegio di Tolmezzo; partecipò come volontario alla Prima Guerra Mondiale, per assistere poi, dopo la ritirata di Caporetto, i numerosi profughi carnici sparsi per l'Italia. Durante il periodo fascista si dedicò prevalentemente all'attività didattica e scientifica e negli anni Trenta diede vita all'Associazione Pro Carnia. Durante la seconda guerra mondiale si prodigò ancora a favore della popolazione carnica e nel 1946 venne eletto Deputato dell'Assemblea Costituente.      Morì il 24 gennaio 1966.                 http://www.museocarnico.it/j/visita-virtuale/michele-gortani      Foto: Wikipedia"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giovanni Casoni, da Enrico e Clementa Rambaldi, è nato il 9 maggio 1900 a Molinella. Nel 1943 residente a Bologna. La sua occupazione era di odontotecnico.  Prestò servizio militare nel corso della prima guerra mondiale. Nell'estate 1931, per aver espresso opinioni contrarie al regime, fu aggredito da quattro individui che lo lasciarono privo di conoscenza sul ciglio della strada.  Il 10 dicembre 1937 fu arrestato a seguito di una perquisizione effettuata nella sua abitazione da alcuni agenti. Dalla questura fu trasferito nelle carceri di San Giovanni in Monte e da qui in quelle di Castelfranco Emilia (MO) dove rimase per alcuni mesi, dopodiché fu scarcerato per mancanza di prove a suo carico. L'anno successivo fu ancora incarcerato per alcuni giorni. Subito dopo l’8 settembre 1943 il suo laboratorio di odontotecnico divenne base partigiana e luogo di smistamento di armi. Nel luglio 1944 venne arrestato da Renato Tartarotti (capitano della squadra speciale di polizia) e rilasciato poco dopo. Riprese il lavoro clandestino fino alla sera del 14 novembre 1944 quando venne ucciso dai nazifascisti sotto le finestre del suo laboratorio, in via Begatto, all'angolo con via San Vitale. Riconosciuto partigiano con funzioni di ispettore di brigata nella 2a brigata Paolo Garibaldi dal 10 settembre 1943 al 14 novembre 1944.  La lapide è posta in via Begatto, angolo via San Vitale, ovvero dove si trovava il suo laboratorio di odontotecnico. Da: http://memoriadibologna.comune.bologna.it/casoni-giovanni-478641-persona http://www.topografiapartigiana.it/component/content/article/13-lapidi/87-giovanni-casoni"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Luigi Tanari"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide sita in Via della Barca sul palazzo della Coop Belcantone, dedicata al pensatore e politico Andrea Costa nato a Imola nel 1851. Inizialmente socialista anarchico, segretario di Bakunin, più volte condannato e costretto all'esilio, ha poi promosso l'abbandono della prospettiva insurrezionale da parte del movimento socialista. E' stato quindi il primo socialista eletto in parlamento, sindaco di Imola, fondatore del settimanale \"L'Avanti!\", vice-presidente della Camera.  Muore a Imola nel 1910. Dopo la camera ardente nel municipio di Imola, un imponente corteo funebre accompagna il feretro verso Bologna, dove si tengono le esequie solenni. L'epigrafe sull'urna che contiene le ceneri di Costa, poi tumulata nel cimitero di Imola, è dettata da Giovanni Pascoli, suo ex compagno all'Università di Bologna.                                                                                Da: http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1910/1144"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cesare Zuccardi Merli, nato nel 1898 a Massa Carrara.   Avvocato. Aderì al movimento socialista sin dalla giovinezza e, dopo l'avvento della dittatura, fu duramente perseguitato e bastonato. Nell'aprile 1939 firmò, con altri avvocati, il necrologio su \"il Resto del Carlino\", in occasione della morte di Eugenio Jacchia. Dopo l’8 settembre 1943 militò nella brigata Matteotti Città. Arrestato il 27 ottobre 1944 morì, per i maltrattamenti subiti, nel carcere di San Giovanni in Monte (Bologna) il 10 novembre 1944. I sanitari scrissero che era deceduto per emorragia polmonare e trauma accidentale. Il suo nome è stato dato a una sezione del PSI e a una strada di Bologna.                                              Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/zuccardi-merli-cesare-497667-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "De Rosa Fernando, nato nel 1908 a Milano. Socialista. È inizialmente attratto dalla retorica nazionalista, ma se ne distacca ben presto dopo la strage di Torino del 1922. Inizia a frequentare ambienti antifascisti e partecipa all'attività del gruppo di studenti della facoltà di Legge dell'Università di Torino cui appartenevano anche personalità come Ludovico Geymonat, Massimo Mila, Giancarlo Pajetta, Aldo Garosci. Ricercato, nel '28 deve emigrare clandestinamente in francia con la polizia sulle sue tracce. Nel 1929 a Bruxelles effettua un attentato dimostrativo contro Umberto di Savoia e viene condannato a cinque anni di carcere, poi ridotti della metà. Si trasferisce in Spagna alla fine del '32. Nel '34 subisce un arresto per attività politica. Allo scoppio dell'insurrezione franchista, diviene comandante del battaglione Octubre. Muore il 16 settembre 1936 a Cabeza Lijar (Guadarrama). http://parridigit.istitutoparri.eu/public/multimediale/1/Monografie/multimedia_source/La_/sp/La_spagna_nel_nostro_cuore_1_2.pdf pag.166-167 Foto: http://parridigit.istitutoparri.eu/fondi.aspx?key=dettaglio&fondo=7&from=ricerca&rec_id=1775&cp=0"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata al Valore Militare il 9 dicembre 1948 per il contributo portato dal popolo friulano, con 2.600 morti, 1.600 feriti e 7.000 deportati."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata in Piazza dell'Unità, 5 dedicata ai caduti della battaglia della Bolognina.   La sera del 7 novembre 1944, dopo la battaglia di Porta Lame, una trentina di partigiani, tra i quali non pochi feriti, riuscirono a raggiungere una vecchia base della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi in via Lionello Spada alla Bolognina (Bologna). Il pomeriggio dopo i feriti furono trasportati nell'infermeria partigiana di via Duca d'Aosta 77 (oggi via Andrea Costa), mentre numerosi altri decisero di raggiungere le basi partigiane nei comuni della provincia dalle quali erano partiti alcuni mesi prima. Restarono in una ventina che si sistemarono in uno stabile semidiroccato in piazza dell'Unità angolo via Tibaldi. Comandante del gruppo era Ardilio Fiorini \"Primo\". Nelle prime ore del 15 novembre 1944 dalla base uscirono Roberto Zucchini \"Ambro\" e Dante Guadarelli \"Rino\" che avrebbero dovuto incontrare i dirigenti della brigata per discutere il futuro del gruppo.  Poco dopo nella piazza arrivarono 18 mezzi corazzati, tra carri armati e autoblindo, con numerosi tedeschi e militi fascisti. Fiorini fece uscire Mario Ventura \"Sergio\" con l'incarico di accertare la consistenza dello schieramento nazifascista e di riferire. Fatti pochi passi Ventura fu catturato e il giorno dopo fucilato. Poiché non sapevano se la base era stata scoperta o se i nazifascisti stavano effettuando uno dei consueti rastrellamenti, i partigiani decisero di attendere. Se attaccati, sarebbero usciti dalla parte posteriore dello stabile e avrebbero tentato di raggiungere la zona del Mercato ortofrutticolo, in via Fioravanti, parzialmente distrutto dai bombardamenti. Alle 12,30 una pattuglia fascista penetrò nello stabile e cominciò a controllare gli appartamenti. Quando tentarono di penetrare in quello occupato dai partigiani, i fascisti avvertirono che la porta era sbarrata dall'interno. La forzarono, ma furono uccisi da Fiorini e Renato Romagnoli \"Italiano\". I due scesero le scale, seguiti da alcuni partigiani, mentre altri restarono e cominciarono a sparare dalle finestre. Romagnoli attraversò alcuni giardini, diretto all'Ortofrutticolo, e lungo il tragitto affrontò e abbatté due tedeschi. Poi cadde e la canna del mitra si riempì di terra. Nascose le armi e, approfittando del suo aspetto giovanile e dell'abbigliamento quasi infantile, si consegnò ai fascisti dicendo di essere un abitante dello stabile. Per questo si salvò. Edgardo Galetti \"Bufalo\", anziché dirigersi verso il mercato, attraversò la strada e fu falciato dai fascisti. Stessa sorte toccò a Daniele Chiarini \"Diavolo\". Amos Facchini \"Joe\" fu ferito mentre si allontanava dallo stabile. Dopo avere sparato l'ultimo colpo si suicidò. Nello scontro, durato poco più di un'ora, restarono uccisi Gino Comastri \"Rolando\" e Bruno Camellini \"Slavo\". I tedeschi spararono contro lo stabile con i cannoni dei carri armati. Restarono feriti, ma riuscirono a salvarsi, grazie all'aiuto dei compagni, Fiorini, Rossano Mazza, Franco Dal Rio \"Bob\", Arrigo Brini \"Volpe\", Riniero Turrini \"Maresciallo\" e \"Toscano\". Dal Rio e \"Toscano\" per non cadere prigionieri, avevano tentato il suicidio sparandosi alla testa. Anche Turrini, essendo rimasto ferito, si sparò per non essere catturato, ma non morì. Fiorini, Turrini, Mazza, Dal Rio e Brini furono portati dai compagni nell'infermeria partigiana di via Duca d'Aosta 77 (Oggi via Andrea Costa). Qui, il 9 dicembre 1944, furono catturati dai fascisti e fucilati alcuni giorni dopo. \"Toscano\" fu ricoverato in ospedale e si salvò. Complessivamente i partigiani ebbero 6 caduti nello scontro, ai quali vanno aggiunti i 5 feriti catturati e uccisi in dicembre. Restarono illesi Romagnoli, Secondo Negrini \"Barba\", Osvaldo Allaria \"Dado\", Salvatore Calogero \"Siciliano\" e Giovanni Galletti \"Gallo\". Nel corso dello scontro, un proiettile vagante colpì e uccise il passante Filippo Fazioli di 71 anni. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/battaglia-della-bolognina-16-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 19 maggio 1951 è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per il valoroso contributo con sacrificio di centinaia di partigiani e civili."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Milano il 2 novembre 1906, deceduto a Roma il 17 marzo 1976, regista cinematografico e teatrale. Di prestigiosa famiglia aristocratica (suo padre è il duca Giuseppe Visconti di Modrone, mecenate e uomo di cultura; la madre, Carla Erba, proviene dalla facoltosa famiglia di industriali farmaceutici), Luchino è studente indocile e distratto. Appena adolescente s'appassiona all'allevamento di cavalli e alle cose teatrali e musicali. Nel '36 è a Parigi, nel pieno dei giorni del Fronte Popolare. Conosce Jean Renoir e diventa il suo aiuto per il film La scampagnata. Tornato in Italia, tra il '43 e il '44 realizza il suo primo film: Ossessione. Si aggrega alle formazioni di patrioti operanti a Roma e, nel 1944, è arrestato dalla famigerata banda Koch (tre anni prima di morire ricorderà: \"Sin dalla Resistenza, io ho cominciato a legarmi con amici comunisti. Sin da allora sono stato comunista. Le mie idee al riguardo non sono mai cambiate\"). Fortunosamente scampato alla tortura, Luchino Visconti riprende le fila della sua azione creativa. E si incalzeranno via via le sue realizzazioni teatrali, musicali e, in ispecie, cinematografiche: da La terra trema a Rocco e i suoi fratelli, dal Gattopardo alla Caduta degli dei, da Morte a Venezia a Ludwig. Tra i riconoscimenti molteplici al cinema di Visconti da ricordare, soprattutto, il Leone d'argento a Venezia '57 per Le notti bianche, il Premio Fipresci nel '60 per Rocco e i suoi fratelli, il Leone d'oro a Venezia '65 per Vaghe stelle dell'Orsa. A Cannes 1963 Il Gattopardo vince la Palma d'oro e, sempre sulla Costa Azzurra, Morte a Venezia riscuote il Premio per il 25°. Quanto all'Oscar, Visconti fu preso soltanto in considerazione, distrattamente, nel 1970, per il film La caduta degli dei.                                                                              Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/376/luchino-visconti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Tommaso Salvini nato a Milano nel 1829 è stato un attore teatrale e patriota italiano. E' stato uno dei protagonisti del teatro italiano della seconda metà del XIX secolo.  Nel 1849 partecipò, al fianco di Giuseppe Garibald, ai combattimenti della Repubblica Romana. Muore a Firenze il 31 dicembre 1915."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Tommaso Salvini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giorgio la Pira nasce il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (Ragusa). Dal 1914 va a Messina dove si diploma in ragioneria, consegue la maturità classica e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. In seguito si trasferisce a Firenze e diviene Incaricato di Diritto Romano. Nel 1934 vince la Cattedra di Diritto Romano all’Università di Firenze. Fonda la Messa di San Procolo, per l’assistenza materiale e spirituale dei poveri. Nel 1939 fonda e dirige la rivista “Principi”, che però viene soppressa dal regime fascista. Nel 1943 inizia ad essere ricercato dalla polizia quindi si nasconde prima nei dintorni di Siena poi a Roma. Due anni dopo diventa Deputato all’Assemblea Costituente e nel 1949 Sottosegretario al Ministero del Lavoro. Dal 1951 al 1956 e dal 1960 al 1964 viene eletto Sindaco di Firenze e lotta contro la disoccupazione e i licenziamenti impegnandosi per l’edilizia popolare pubblica e incontri internazionali di Firenze. Nel 1957 viene rieletto Sindaco ma c'è una crisi della maggioranza centrista e La Pira si dimette solo per essere rieletto nel 1958 alla Camera dei Deputati. Nel 1965 contribuisce ad un Impegno per la pace in Vietnam e inizia un'intensa attività internazionale viene eletto Presidente della Federazione Mondiale delle Città Unite e si impegna per il dialogo in Europa, per il Medio Oriente e per la decolonizzazione. 1976 viene ancora eletto alla Camera dei Deputati e muore il 5 novembre dell'anno successivo a Firenze. FOTO : commons.wikimedia.org FONTE : http://www.giorgiolapira.org/?q=content/la-vita"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Giardino Vittime Innocenti di tutte le mafie 21 Marzo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Sante Vincenzi, «Mario»; nato nel 1895 a Parma. Nel 1943 residente a Reggio Emilia. Comunista, da lunghi anni, dopo essere stato arrestato, il 29 novembre 1926, dalla Commissione provinciale di Reggio, fu condannato per «attività antifascista», a 3 anni di confino. Ripresa l'attività antifascista, fu di nuovo arrestato con diversi altri comunisti. Una sentenza istruttoria del 14 settembre 1931, dichiarava a suo carico il non luogo a procedere, mentre un'altra del 18 settembre 1931 lo rinviava al Tribunale speciale, accusato di essere funzionario del PCI , e, di propaganda sovversiva. Di fronte al Tribunale sprezzantemente «afferma di non essere incorso nel reato di ricostituzione del partito in Italia, perché il PCI per i comunisti non è mai stato sciolto». Venne condannato il 25 gennaio 1932, a 12 anni di carcere. Dopo diversi anni, ottenuto un condono, il 27 gennaio 1937, dalla Commissione provinciale di Reggio Emilia, fu nuovamente condannato a 5 anni di confino, per «organizzazione comunista». Al termine di tale periodo fu internato e venne liberato solo nell'agosto 1943, dopo la caduta del fascismo. Subito dopo l'8 settembre 1943 operò per l'organizzazione e la crescita del movimento partigiano. Per ragioni di sicurezza fu incaricato di operare nel Bolognese. Divenne componente del CUMER, con funzione di ufficiale di collegamento con le brigatag della div Bologna. Tra il febbraio e gli inizi di marzo 1945, compì una missione nel Sud, presso gli organismi di governo e del CLN nazionale. Arrestato dai fascisti la sera del 20 aprile 1945, a Bologna, venne ucciso nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1945 insieme a Giuseppe Bentivogli. La sua morte e quella di Bentivogli fu annunciata nelle prime ore della liberazione, da un manifesto della federazione bolognese del PSI, datato 21 aprile 1945, e da un altro della CCdL della provincia di Bologna del 23 aprile 1945. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/vincenzi-sante-479585-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Per consultare l'elenco delle lapidi dedicate all'Antifascismo e alla Resistenza visitare il sito: http://www.comune.bologna.it/quartieresandonato/servizi/149:35910"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enio Gnudi è  nato a San Giorgio di Piano nel 1893. Rappresentante della classe operaia bolognese viene proclamato sindaco di Bologna il 21 novembre 1920. Si fa portavoce dei diritti dei lavoratori del braccio e del pensiero. Come per il suo predecessore Francesco Zanardi, primo sindaco socialista di Bologna, annuncia che uno dei primi provvedimenti sarà quello di garantire il prezzo equo per il pane  perché non sono i lavoratori che debbono pagare, “ma sono coloro che dalla guerra, dalle speculazioni hanno guadagnato milioni e milioni!”. La sua è una nomina brevissima che dura lo spazio di pochi minuti: quando prende la parola il consigliere di minoranza Giuseppe Albini la seduta viene interrotta da “clamori e da violente esplosioni che si odono nella piazza”. Non è passata neanche un’ora dall’inizio della riunione che una squadra di fascisti spara sulla folla riunita in piazza del Nettuno, ed invade la sala del consiglio da dove fuggono disordinatamente i consiglieri. Il 21 novembre 1920, giorno della strage di Palazzo d’Accursio, segna l’origine e la nascita del fascismo bolognese che provoca undici vittime  e una cinquantina di feriti. L’amministrazione comunale viene sciolta e insediato il commissario prefettizio. Gnudi partecipa allo storico congresso del Partito comunista italiano di Livorno il 21 gennaio 1921 e l’anno seguente entra a far parte del comitato centrale. Nel 1926 è costretto a fuggire in Francia dove, con il nome di Oreste, svolge attività politica all’interno della commissione  dei gruppi comunisti. Espulso dalla Francia, inizia una lunga peregrinazione che lo porta esule in molti paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Argentina, Canada e poi nuovamente in Francia, Spagna, Belgio, Svizzera dove prosegue la sua attività di organizzatore nell’Internazionale sindacale e antifascista. Nel 1945 viene eletto segretario generale del sindacato ferrovieri italiani e nello stesso anno ritorna a Bologna. Eletto consigliere nelle prime elezioni amministrative dopo il fascismo il 24 marzo 1946, muore improvvisamente.  http://memoriadibologna.comune.bologna.it/gnudi-enio-484039-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nasce a Padova nel 1831.  E' stato uno scrittore e patriota italiano. Nel 1848 aderisce al programma democratico di Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo.  A Pisa entra in contatto con gli esponenti del partito democratico e partecipa a Livorno al moto del 10 maggio 1849 contro gli Austriaci. Nel 1859 fu tra i Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi e l'anno seguente partecipò alla Spedizione dei Mille. Distintosi nella battaglie di Calatafimi e Palermo, viene promosso colonnello. Fu anche preciso cronista della spedizione garibaldina con varie pubblicazioni. Nievo, avendo ricevuto l'incarico di riportare dalla Sicilia documenti amministrativi, si imbarcò sulla nave a vapore Ercole diretta a Napoli. Ma nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861 morì durante la navigazione.   Tra il 1857 e il 1858  scrisse il suo grande romanzo Le confessioni d'un italiano che venne pubblicato postumo nel 1867.  Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18. Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Bologna nel 1901, deceduto a Bologna il 28 dicembre 1974, dirigente comunista, per vent'anni \"Sindaco della Liberazione e della ricostruzione\" bolognese. Nel 1918 aveva cominciato la sua militanza nella Gioventù socialista; tra il 1919 e il 1920 era stato segretario della Camera del Lavoro di Medicina; nel 1921 aveva aderito al Partito comunista; nel 1923 era stato nominato segretario della Federazione giovanile comunista italiana. Con l'occupazione tedesca entra subito a far parte della Resistenza francese, ma quando il generale Badoglio annuncia l'armistizio, Giuseppe Dozza rientra in Italia per organizzare la lotta partigiana in Emilia. Oltre che rappresentare il PCI nel CLN dell'Alta Italia fa, infatti, parte del Triumvirato insurrezionale per l'Emilia-Romagna ed è proprio il CLN di quella regione che lo designa sindaco di Bologna nei giorni stessi della Liberazione, e plebiscitariamente riconfermata, per 20 anni, nelle successive elezioni. Dozza è stato anche deputato del PCI all'Assemblea Costituente, membro del Comitato centrale del suo partito, ma è al capoluogo emiliano soprattutto che ha dedicato il suo impegno di politico e di amministratore. Per la sua straordinaria capacità di sentire e di vivere egli stesso i problemi come li sentivano e li vivevano le masse popolari divenne al di fuori di ogni retorica il simbolo di una città. Non a caso a Bologna e nella regione portano il nome di Giuseppe Dozza anche scuole elementari e medie, un palazzetto dello sport, circoli culturali, associazioni sportive, cooperative edificatrici. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/123/giuseppe-dozza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Claudio Treves nacque a Torino nel 1869. Giovane studente partecipò alle esperienze politiche del radicalismo torinese e, nel 1888, aderì prima al Fascio radicale universitario, poi all'Unione operaia indipendente più direttamente influenzata dalla Lega socialista fondata a Milano da Turati. Nel 1892 si laureò in giurisprudenza e fece il suo ingresso nella milizia socialista. Membro del comitato direttivo della federazione regionale piemontese del Psi, nel 1894, in seguito all'applicazione delle leggi eccezionali, fu condannato a due mesi di confino. Per alcuni anni viaggiò all'estero, inviando vivaci corrispondenze all'\"Avanti!\". Nel 1899, trasferitosi a Milano, iniziò a dirigere il quotidiano \"Il Tempo\", che divenne l'organo della democrazia e del socialismo riformista italiano. Stretto collaboratore di Turati, nel 1906 fu eletto deputato a Milano. Dopo il congresso di Milano del 1910 venne nominato direttore dell'”Avanti!\", carica che lasciò nel 1912 prima a Bacci e poi a Mussolini. In seguito alla scissione tra massimalisti e riformisti, nel 1922 con Turati e Matteotti diede vita al Psu e fu nominato direttore dell'organo del nuovo partito, \"La Giustizia\", soppresso nel 1925. Nel novembre 1926 scelse la via dell'esilio, emigrando in Svizzera e poi in Francia, dove dall'aprile 1927 fu direttore de \"La Libertà\", organo della concentrazione antifascista. Morì a Parigi l'11 giugno 1933 e nel 1948 le sue ceneri furono traslate a Milano. Testo dal sito http://www.pertini.it/turati/a_treves.html Foto http://archivio.camera.it/resources/ad07/low/imageT/treves_c.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Enrico Fermi nasce a Roma nel 1901. Sin da bambino mostrò grande interesse e propensione per la matematica e la fisica e si laureò presso la scuola normale di Pisa. Durante gli studi universitari si dedicò ad una intensa attività di ricerca sui caratteri distintivi del suono e della diffrazione dei raggi X da parte dei cristalli, conclusosi nello stesso periodo dell'assegnazione del premio Nobel per la fisica ad Einstein mise lo studio della struttura atomica al centro dei suoi interessi. La brillante elaborazione lo mise ai vertici degli interessi di Corbino, uomo politico di fama, il quale gli diede l'opportunità di creare un gruppo di ricerca presso lo studio di via Panisperna a Roma e di portare la fisica italiana ai più alti livelli.  L'enorme valore delle sue scoperte gli diedero l'assegnazione del Nobel per la fisica nel 1938. Da allora fino al 1942 la precaria condizione mondiale constrinse Fermi alla permanenza negli Stati Uniti, ove non erano in vigore le leggi razziali adottate invece in Germania e in Italia. Qui lavorò all'attivazione del primo reattore nucleare, che permetteva di produrre uno sviluppo controllatosi energia a partire da un processo di fissione, e alla costruzione della bomba atomica. Abbandonati gli studi in tal campo si dedicò, fino al momento della sua morte, sopraggiunta nel 1954, allo studio della struttura subatomica. Per omaggiare il suo enorme contributo alla fisica mondiale, quando si scoprirono particelle subatomiche ancora ignote, venne dato loro in nome di Fermioni. http://www-news.uchicago.edu/fermi/Group20/FermiSito/Biografia.htm http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/1938/fermi.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Francesco Sabatucci, nome di battaglia \"Cirillo\", nato nel 1921 a Bologna. Di famiglia antifascista. Studente a Roma alla Facoltà di Magistero nel marzo 1941 fu chiamato alle armi. Frequentò la scuola allievi ufficiali di cavalleria a Pinerolo e venne promosso sottotenente di complemento nel Battaglione San Marco del Reggimento corazzato Lancieri di Vittorio Emanuele II. Mobilitato in Dalmazia a Ragusa gli venne affidato il comando di una formazione di carri armati. Il 12 settembre 1943 il suo corpo d'armata si scontrò con i tedeschi ma fu costretto alla resa. Sabatucci fu fatto prigioniero assieme ai suoi commilitoni con destinazione un campo di internamento in Germania. Durante il viaggio riuscì però a fuggire dalla tradotta e si aggregò alle formazioni partigiane jugoslave. Rientrato in Italia alla fine del 1943, aderì ai gruppi partigiani e partecipò ad azioni condotte nel Reggiano e nel Bolognese. Trasferito nel maggio 1944 nel Veneto, entrò a far parte della brigata Mazzini della divisione Nannetti. La brigata della quale divenne comandante assumendo il nome \"Cirillo\" . Numerose le azioni di sabotaggio alla rete viaria e ferroviaria, gli attacchi a reparti fascisti e tedeschi e la liberazione ed il controllo di alcuni comuni della zona. Il 15 luglio successivo scese nella zona del comune di Nervesa della Battaglia nei pressi del quale si trovava il ponte ferroviario della Priula, importante punto di transito dei rifornimenti all'esercito tedesco in Italia. Gli Alleati anglo-americani avevano più volte tentato di bombardare il ponte senza mai aver successo. Sabatucci con soli 7 uomini riuscì a disarmare tutti i militari cecoslovacchi di guardia al ponte ed a minarlo in tre punti con un forte quantitativo di dinamite facendolo saltare. Sempre nell'estate '44 riuscì a far sganciare più di ottocento partigiani dall'accerchiamento tedesco sul Cansiglio.Nel novembre dello stesso anno gli venne chiesto di spostarsi nella zona di Padova, col ruolo comandante della Brigata Garibaldi \"Padova\" cambiando il nome di battaglia in \"Franco\". Il 19 dicembre tradito da un suo intendente fu attirato in una imboscata nei pressi di Prato della Valle dove lo aspettavano tre fascisti della banda Carità. Tentò la fuga ma fu raggiunto in via Configliachi e colpito da una scarica di arma da fuoco. Il giorno dopo la fucilazione sul \"Gazzettino\" di Venezia, tra due liste a lutto, apparve il seguente annuncio funebre, che denunciava il \"vile\" assassinio del patriota: \"Il 19 dicembre cadeva colpito vilmente alla schiena da piombo nemico / FRANCO SABATUCCI / eroe purissimo. / I compagni, fieri nel dolore, giurano di vendicarlo. Padova 20 dicembre 1944\". Il giornale venne sequestrato lo stesso pomeriggio della pubblicazione dai fascisti locali. Dopo la sua morte la Brigata “Padova” assunse il suo nome. A Belluno, in una lapide collocata nel parco di Piazza Piloni, è ricordato assieme ad altri 16 partigiani bolognesi ed a 2 ravennati caduti nel Veneto. E' stato sepolto assieme ai suoi compagni caduti della Brigata “Mazzini”presso il cimitero di Pieve di Soligo dove una tomba monumentale ricorda il loro sacrificio. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/sabatucci-francesco-478446-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide Posta in via Francesco Barbieri n. 111, ricorda i caduti sotto i bombardamenti.  QUI IL 1° SETTEMBRE 1944 LA BARBARIE DELLA GUERRA SI ABBATTE' DAL CIELO SULLA POPOLAZIONE INERME MIETENDO 25 VITTIME"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via D'Azeglio, 58  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/jacchia-mario-478277-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Trieste nel 1912, di agiata famiglia ebrea. Di ingegno vivacissimo, si era iscritto al Politecnico di Milano. Completò gli studi a Padova, laureandosi (110/110 e lode), a soli 21 anni, con una tesi sulle disintegrazioni nucleari. Nel 1936, la prima presa di contatto di Curiel con il Centro estero del Partito comunista, a Parigi. Nel 1938 Curiel, a seguito delle leggi razziali, è sollevato dall'insegnamento e si trasferisce a Milano. Qui prende contatti con il Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti, ma il 23 giugno del 1939 viene arrestato da agenti dell'Ovra. Qualche mese nel carcere di San Vittore, il processo e la condanna a cinque anni di confino a Ventotene. Nell'isola, dove arrivano operai, antifascisti, garibaldini di Spagna si formano i quadri che organizzeranno la Resistenza. Il 21 agosto del 1943 Curiel lascia Ventotene e ritorna a Milano. Qui dirige l'Unità clandestina e la rivista comunista La nostra lotta, tiene i contatti con gli intellettuali antifascisti, promuove tra i giovani resistenti la costituzione di un'organizzazione unitaria: il “Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà”. Il mattino del 24 febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, viene sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore; non tentano nemmeno di fermarlo: gli sparano una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane - si rialza, si rifugia a fatica in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna spargerà dei garofani. Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2421/eugenio-curiel   foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Eugenio_Curiel.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Ilio Barontini, «Dario, Fanti»; nato nel 1890 a Cecina (LI). A 13 anni iniziò la propria milizia nel movimento anarchico. Nel 1905, a Livorno, trovò lavoro al cantiere navale. Dopo pochissimo tempo si iscrisse al PSI. Durante la prima guerra mondiale fu richiamato ed inviato al fronte. Dopo la fine della guerra tornò a Livorno. Fu assunto nelle ferrovie dello stato. Divenne dirigente del Sindacato ferrovieri italiani. Organizzatore di gruppi dell'Ordine nuovo, fu, all'atto della scissione del PSI, uno dei fondatori del PCI. Per la sua attività antifascista fu arrestato e carcerato più volte. Nel 1923 fu epurato dalle ferrovie. Nel luglio 1928, con sentenza 27 luglio 1928, fu rinviato e processato dal Tribunale speciale (assieme a numerosi altri antifascisti toscani ed emiliani) ed assolto per insufficienza di prove. Nel 1931, per sfuggire ad un mandato di cattura, lasciò l'Italia su un'esile imbarcazione, insieme ad alcuni compagni, raggiungendo la Corsica. Giunto a Parigi lavorò per un anno al Centro estero del PCI assicurando la rete di collegamenti con l'Italia. Nel 1932 passò nell'Unione Sovietica ove svolse diverse attività. Nel 1936, dopo l'attacco franchista alla repubblica spagnola lasciò l'URSS, raggiunse la 12a brigata internazionale in Spagna.Divenne commissario politico nel battaglione Garibaldi. Luigi Longo, commissario politico delle brigate internazionali ha scritto di lui: «La battaglia e la vittoria di Guadalajara sono strettamente legate all'azione di comando di Ilio Barontini. Sul finire del 1938 gli fu affidata una missione in Etiopia al fianco dei «partigiani» che combattevano da anni sulle montagne .Rientrato in Francia, a Marsiglia, venne arrestato e carcerato per 2 mesi. Liberato partecipò alla lotta nelle fila della Resistenza. Divenne organizzatore e istruttore dei gruppi di Francs tireurs partisans e componente del comando militare centrale. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 rientrò in Italia. Fece parte del Comando generale delle brigate d'assalto Garibaldi e compì varie missioni in Emilia, in Piemonte, in Liguria, nel Veneto, in Lombardia per organizzare formazioni gappiste ed istruirle nella fabbricazione di armi e nel loro uso. Divenne, col nome di «Dario», membro del Triumvirato insurrezionale del PCI in Emilia e, alla sua formazione, nel giugno 1944, comandante del CUMER, responsabilità che resse fino alla Liberazione, portando con capacità e vigoria il movimento partigiano bolognese ed emiliano a numerose e vittoriose battaglie. Per i suoi meriti fu decorato con la Stella di Bronzo dal generale Alexander e il sindaco di Bologna, Giuseppe Dozza, gli conferì il titolo di cittadino onorario della città di Bologna. L'Unione Sovietica gli conferì il prestigioso Ordine della Stella Rossa. Morì in un incidente automobilistico a Scandicci nel 1951 all'età di 60 anni. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/barontini-ilio-507498-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "BOLOGNA, NELLA CONTINUITA' DELLA TRADIZIONE GARIBALDINA PER LA LIBERTA' DEI POPOLI RICORDA L'EPOPEA DELLA DIVISIONE ITALIANA PARTIGIANA GARIBALDI - UNITA' DELL'ESERCITO ITALIANO -MONTENEGRO - YU - 1943 - 44 - 45 FEDERAZIONE REG. A.N.V.R.G. - G. GARIBALDI - 9.9.1981 Piazza del Nettuno 1. Anno di posa 1981. Posta a cura della Federazione Regionale A.N.V.R.G. - Giuseppe Garibaldi."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "viale del Risorgimento, 2  Dopo l’8 settembre 1943 la facoltà fu dapprima occupata dai nazisti, i quali vi stabilirono gli uffici del comando militare territoriale e di quello cittadino e poi, a partire dal febbraio 1944, dai fascisti.  Tra la fine del 1944 e i primi mesi del 1945 gli uomini dell’Upi rinchiusero qui oltre 70 partigiani, tra cui figure importanti della Resistenza bolognese, sottoponendoli a violenti interrogatori e torture."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata con la medaglia d'oro al Valor Militare il 15 marzo 1948, a ricordo dell'eroismo dimostrato dai suoi abitanti e per i sacrifici durante la lotta di liberazione."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Milano"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aldo Cervi, allontanatosi dal cattolicesimo dopo aver conosciuto, nel carcere di Reggio Emilia, il comunista Ferrari, si fa promotore, fra i suoi sei fratelli, della resistenza al fascismo. Conosciuta la prima attrice di un teatrino viaggiante, Lucia Sarzi, che era in realtà un membro del movimento antifascista clandestino, Aldo si lega politicamente alle sue idee. Da questo incontro tutti i Cervi traggono impulso a partecipare ancor più attivamente alla lotta. Mentre i genitori ospitano in casa loro ex prigionieri alleati, braccati dai tedeschi, Aldo va in montagna, con un gruppo di altri partigiani. Tornato momentaneamente a casa, è catturato, con i suoi fratelli, dai fascisti. Alla fine del dicembre ’43, nel poligono di Reggio Emilia, ha luogo l’esecuzione dei sette fratelli.  Da: https://storiedimenticate.wordpress.com/2015/11/25/i-sette-fratelli-cervi-1967/ Foto: www.istitutocervi.it"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Fratelli Cervi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonio Fontanesi (1818-1882) fu un pittore di Torino. Studiò pittura a Reggio Emilia con Prospero Minghetti ma svolse gran parte delle sue attività a Torino.  Nel 1848 partecipò alla campagna contro l ‘Austria. Costretto a rifugiarsi a Lugano e poi Ginevra.  In questo periodo incontrò alcuni pittori svizzeri, tra cui Auguste Ravier, Alexandre Calame e Charles-François Daubigny, che lo indussero a dedicarsi alla pittura di paesaggio e ad aprirsi alle novità artistiche europee: a questo proposito furono importanti i viaggi a Parigi. Da tali viaggi Fontanesi confermò il suo interesse per la pittura di paesaggio.                                                   Testo a cura della classe 3D della Scuola Guercino A.S. 2017/18."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Antonio Fontanesi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il bolognese Giuseppe Gabussi (1791-1862) nel 1849 è eletto Presidente della Commissione che deve sorvegliare e dirigere le assemblee elettorali per la Costituente. Avvocato e libraio, ha diretto il periodico \"Il Precursore\" e ha partecipato ai moti del 1831. Condannato ed esiliato nel 1833 per diffusione di opere vietate,  rientra in patria dopo l'amnistia concessa da Pio IX nel 1846. A Roma è stato collaboratore del periodico \"La Bilancia\" e tra i maggiori fautori della Costituente, non avendo condiviso la generale euforia per l'inizio \"liberale\" del pontificato di Pio IX. Dopo la caduta della Repubblica Romana riparerà a Genova dove morirà in povertà. Lascerà l'importante opera \"Memorie per servire alla storia della rivoluzione negli Stati romani\".         da: http://www.bibliotecasalaborsa.it                    /cronologia/bologna/1849/4645"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Gabussi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel 1889 a Bologna. Operaio chimico. Iscritto al PSI. Dirigente sindacale della lega dei lavoratori chimici di Bologna. La sera del 22/6/1922 percorreva a piedi via del Pratello, unitamente ad altri militanti socialisti quando, all'angolo con via Paradiso, fu aggredito da alcuni fascisti che spararono una decina di colpi di rivoltella. Colpito in pieno, mori` all'istante. Nella sparatoria rimasero feriti, sia pure non gravemente, il socialista Alessandro Lenzi e la signora Raffaella Galdo che transitava casualmente.                                                           Da: Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese a cura di Luigi Arbizzani e Nazario Sauro Onofri, Bologna 1998"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Demetrio Martinelli"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La targa si trova presso la scuola primaria Bombicci. Robert Weisz fu deportato e morì ad Auschwitz insieme a suo padre Arpad Weisz."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Targa dedicata a Robert Weisz"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mauro Mitilini, Andrea Moneta, Otello Stefanini il 4 gennaio 1991 rimasero vittime della banda della Uno bianca\". L'uccisione avvenne nel quartiere bolognese del Pilastro. Vennero tutti insigniti della Medaglia d'Oro al Valor Civile."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Parco Mauro Mitilini, Andrea Moneta, Otello Stefanini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Armando Ghedini, nato nel 1923 a Bologna. Prestò servizio militare in aeronautica dal 9 marzo all'8 settembre 1943.  Militò nel battaglione Pasquali della 4a brigata Venturoli Garibaldi. Catturato alle Roveri (Bologna), venne fucilato a Bologna l'11 luglio 1944 per \"renitenza alla leva\". Notizia della sua fucilazione venne data da \"il Resto del Carlino\" il 16 luglio 1944 in una nota dal titolo \"Energica azione contro i terroristi. Altri nove fuorilegge fucilati per ordine del Comando germanico\"  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/ghedini-armando-478234-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rotonda Armando Ghedini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giuseppe Giusti, nato a Monsummano Terme nel1809.  Fu un grande poeta italiano del periodo risorgimentale. Figlio di un proprietario terriero, cresce in un rapporto conflittuale con il padre, che non ne approva lo stile di vita. Mentre è ancora all’università (Giurisprudenza),  partecipa ad una manifestazione politica, con conseguente sospensione per un anno.  Prende anche parte a un circolo borghese detto “delle Stazze”, e continua ad occuparsi di lingua toscana (da cui la \"Raccolta dei proverbi toscani\", edita postuma), frequentando varie persone di estrazione popolare. Dopo la laurea (1834) si trasferisce a Firenze per dieci anni (dal 1834 al 1844). Qui si inserisce velocemente, trovando vari protettori e mecenati; nel 1844-’45 vengono pubblicate le sue prime poesie. Il 1843 è  un anno di svolta, in quanto muore uno zio a cui era molto legato, ed iniziano diversi problemi fisici  e psicologici. Decide così di lasciare la Toscana, venendo ospitato dall’amico Alessandro Manzoni, che lo introduce anche nel dibattito risorgimentale milanese che influisce sulla produzione sempre più politica dei suoi versi (spesso censurati). La sua vita procede così fra impegni politici, letterari (entra nell’Accademia della Crusca) e poetici, finché la malattia che lo logorò per gran parte della vita, ne causò la morte a soli 41 anni, a Firenze, il 31 marzo 1850.   da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giuseppe Giusti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide presso la Casa del popolo \"Renato Lorenzoni\" di Via della Birra, 21/A                              \"CADDERO PER LA LIBERTA'     RENATO LORENZONI    LUCIANO DARDANI   RENATO FAVA   RINO TOSI                    I COMPAGNI DI LOTTA E DI FEDE NEL DECENNALE DELLA RESISTENZA\"."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Giovanni Livraghi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide presso lo stabilimento SASIB in Via di Corticella 87 a ricordo di 7 operai della fabbrica caduti durante la guerra di Liberazione.                                                              \"LASCIARONO LIETI LE SONANTI OFFICINE I COMPAGNI LA CASA LA FAMIGLIA IMBRACCIARONO LE ARMI E CADDERO COMBATTENDO PER RIDARE AL POPOLO LA LIBERTÀ ALL'ITALIA LA DIGNITÀ DI NAZIONE\" BRINI ARRIGO CHIARINI ORIENTE CESARI PAOLO GIORGI WALTER POLISCHI ERMETE                                                     PIZZI MARIO RECCHIONI BRUNO  I COMPAGNI DI LAVORO E LA DIREZIONE SASIB UNITI NEL RIMPIANTO E NELL'ORGOGLIO LI VOGLIONO QUI RICORDATI A PERENNE E SEVERO MONITO PER CHI INTENDA ANTEPORRE L'ARBITRIO ALLA GIUSTIZIA LA VIOLENZA ALLA LIBERTÀ LA FAZIONE ALLA PATRIA COME INCITAMENTO ED AUSPICIO A MEGLIO OPRARE IN CONCORDIA DI INTENTI PER IL BENESSERE DEL POPOLO E LA PROSPERITÀ DELLA NAZIONE"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide S.A.S.I.B."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Vancini Oreste, nato nel 1879 a Cento (FE). Fu educatore esemplare, oltre che acuto e profondo studioso di storia bolognese. Aderi` giovanissimo al PSI e nel 1907 fu eletto consigliere comunale a Granarolo Emilia. Nel 1914 fu eletto al consiglio comunale di Bologna. Fece parte della giunta presieduta dal sindaco Francesco Zanardi. Nel 1915 fondo` e diresse la rivista del comune “Vita cittadina”. Nello stesso periodo di tempo fu presidente dell'universita` popolare. Durante la lotta di liberazione milito` nella 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi. L'8 agosto 1944 i partigiani fecero saltare con la dinamite la caserma delle brigate nere di Argelato. Pochi giorni dopo fu catturato dai fascisti e portato, con altre 8 persone, sulle macerie della caserma. Vennero fucilati per rappresaglia. Il suo nome e` stato dato a una brigata di Matteotti Citta` e a una strada di Bologna. E' ricordato in una lapide ad Argelato. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/vancini-oreste-497613-persona   foto http://www.storiaememoriadibologna.it/imageserver/gallery_big/files/vecchio_archivio/seconda-guerra/l/Lapide Argelato.jpg"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Oreste Vancini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il monumento è dedicato alle persone, in maggioranza partigiani, trucidate  nei pressi della stazione di San Ruffillo. All'inizio del 1945, ancora in piena occupazione tedesca di Bologna, la piccola stazione di San Ruffillo era abbandonata, danneggiata dai numerosi bombardamenti alleati che avevano prodotto nel terreno circostante ampi crateri. Furono quelle buche a divenire fosse comuni per i corpi degli oltre novanta 90 detenuti politici che, fra il febbraio e il marzo 1945, vennero segretamente fucilati dalle SS tedesche. Si trattava di partigiani prelevati dal carcere giudiziario di San Giovanni in Monte, dove si trovavano perché arrestati o rastrellati a causa del loro impegno antifascista, della loro resistenza armata all'occupante nazista e al suo alleato di Salò. Provenivano sia dalle fila dalle brigate cittadine, sia dalle formazioni operanti in varie località della provincia, fra cui Castelfranco Emilia, Malalbergo, Anzola, Sala Bolognese, Imola. I carnefici avevano lasciato intendere ai detenuti ed ai loro parenti che sarebbero stati deportati o condotti a lavorare al fronte. Lo stesso inganno era stato usato con altri cinquantotto 58 partigiani uccisi in modo analogo sui colli di Sabbiuno di Paderno nel dicembre 1944, quando era iniziata da parte del comando SS bolognese la pratica di silenziosa eliminazione degli oppositori catturati. Un primo gruppo di oltre cinquanta 50 detenuti fu prelevato e ucciso il 10 febbraio 1945. Fu, quella del 10 febbraio 1945, una delle maggiori stragi di detenuti politici fra quelle avvenute durante l'intero periodo di occupazione tedesca in Italia. Le uccisioni a San Ruffillo seguirono la logica del puro sistematico sterminio segreto dei partigiani catturati e identificati. L'esecuzione del 10 febbraio fu solo la prima fra quelle che ebbero come teatro la piccola stazione di periferia, come documenta la preziosa fonte dei registri del carcere bolognese. Altre esecuzioni avvennero il 20 febbraio, poi l'1, il 2, il 16 e il 21 marzo, per un totale di novantaquattro 94 vittime. L'eccidio di San Ruffillo venne scoperto nei primi giorni del maggio 1945, quando casualmente furono rinvenuti alcuni corpi affioranti dal terreno smosso da altre esplosioni. Solo pochi giorni prima, il 21 aprile, Bologna era stata finalmente liberata, e i suoi cittadini avevano potuto incamminarsi, grazie anche al sacrificio di quegli uomini, sulla strada della libertà e della democrazia. Alla memoria delle vittime dell'eccidio è stato dedicato il monumento che si trova oggi in piazza Caduti di San Ruffillo, a breve distanza dalla stazione. La lapide intende ricordare tutti i fucilati tra febbraio e aprile del 1945: sui suoi lati compaiono 83 nomi e l’epigrafe , su cui si legge: “da queste fosse, rosse di sangue, risuona la voce dei partigiani trucidati dai nazifascisti ad ammonire i vivi che non c'è civile grandezza senza libertà ed amore”. Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/eccidio-di-san-ruffillo-12-evento"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 23 maggio 1915 il Governo Italiano comunicò che dal giorno successivo l'Italia si sarebbe considerata in guerra con l'Austria-Ungheria.  Il 24 maggio per ordine del Comando Supremo Italiano (C.S.I.) s'iniziarono le ostilità su tutto il fronte.  Il piano d'attacco iniziale prevedeva un’offensiva sulla fronte Giulia (azione principale), una difensiva strategica sul Trentino (azione secondaria ), un’offensiva in Cadore e Carnia per occupare il nodo di Toblach (Dobbiaco) ed assicurare uno sbocco in Carinzia.  L’avanzata italiana iniziò il 24 maggio: dal Cadore al mare con scopo offensivo, e in Trentino per rettificare le condizioni difensive del vecchio confine politico; vennero così occupati la parte meridionale del saliente Trentino, le conche di Fiera di Primiero e di Cortina d'Ampezzo, i passi di confine in Carnia, la conca di Plezzo e tutta la sponda destra dell'Isonzo. tra Maggio e Giugno lo sbalzo spazzò via le occupazioni avanzate austro-ungariche e mise a nudo la linea nemica preparata a difesa. Alla fine del primo sbalzo sul fronte della 2a e 3a armata, le truppe italiane avevano conquistato il Monte Nero, la quota 383 di Plava, rettificato il fronte a Monfalcone, avevano avanzato sensibilmente nel settore di Caporetto, raggiunto il tratto medio del fiume Isonzo, intaccate le prime linee delle difese sul ciglio Carsico. Ma la barriera che l'avversario aveva eretto nel complesso resistette; le alture su cui erano annidati gli austriaci rappresentarono una spina nel fianco per ogni piano di avanzata. Il Comando Supremo Italiano ordinò allora una serie di operazioni sulla fronte Giulia che presero il nome di \"battaglie dell'Isonzo”. Fonti: http://www.storiaememoriadibologna.it/isonzo-il-primo-sbalzo-offensivo-99-evento#sthash.TAC9HsQT.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via dell'Isonzo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Cippo e lapide tra via Zanardi e via del Traghetto in ricordo della medaglia d’oro al valor civile Primo Zecchi, vittima dei banditi della “Uno Bianca”"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Cippo e Lapide a Primo Zecchi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Marino Dalmonte,\"Petit\", nato nel 1923 a Imola;  Prestò servizio militare a Padova in aeronautica dal 10 maggio 1943 all'8 settembre 1943. Militò nel distaccamento imolese della 7a GAP Gianni Garibaldi. Assegnato temporaneamente al battaglione Montano della brigata SAP Imola, prese parte in località Toranello (Imola) ai combattimenti contro i tedeschi che avevano razziato il bestiame. Il 5 ottobre 1944 insieme all'inseparabile compagno d'armi Rino Ruscello, attaccò sulla via Codrignano (Imola) una carretta di salmeria tedesca. Nello scontro un tedesco morì e l'altro, rimasto ferito, riuscì a fuggire. Temendo una vasta azione di rappresaglia, il comando del battaglione decise di spostare tutti gli uomini in una zona il più lontano possibile dal luogo dello scontro. Dalmonte e Ruscello si offrirono spontaneamente di restare a Cà Genasia per segnalare gli spostamenti delle truppe tedesche. Il 6 ottobre 1944 all'alba, i tedeschi, guidati da spie, circondarono la casa. Scovati i due partigiani nella cascina e, non riuscendo a catturarli, per la loro disperata difesa, la incendiarono. Quando i partigiani, avvertiti da una staffetta, giunsero sul posto li trovarono «uno vicino all'altro stringendo ancora tra le braccia i resti bruciacchiati delle armi con le quali si erano difesi fino alla fine». Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna.   E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/dalmonte-marino-478707-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Marino Dalmonte"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici subiti della sua popolazione, tra cui i bombardamenti e l'eccidio delle fosse Ardeatine e per la sua attività nella Resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Roma"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Luciano Manara, patriota italiano, nasce  a Antegnate (Bergamo) nel 1825. Amico di Carlo Cattaneo,  partecipò alle Cinque Giornate di Milano  e alla Prima Guerra d'Indipendenza del 1848 al servizio del Governo provvisorio di Milano con un gruppo di volontari. Il 20 luglio, nella battaglia di Sclemo, nei pressi di Stenico, Manara fu pesantemente battuto da 2.000 austriaci e dovette ripiegare nel Castello di Stenico. Con la riorganizzazione del Corpo Volontario del Tirolo affidato al comando del generale Giacomo Durando, nell'estate prese parte alle operazioni di controllo del confine trentino operando in Valle Sabbia e sul Monte Stino. Al ritorno degli Austriaci si rifugiò in Piemonte dove fu messo a capo di un corpo di bersaglieri con cui combatté sul Po e a La Cava , in provincia di Pavia . Dopo la sconfitta dell'esercito sabaudo nella battaglia di Novara, lasciò il Piemonte per partecipare alla difesa della Repubblica Romana. Il 16 maggio con la sua brigata uscì da Roma e con le truppe della repubblica occupò prima Anagni e poi Frosinone. Inoltre, fu nominato capo di Stato Maggiore da Garibaldi. Morì durante lo scontro di Villa Spada a Roma il 30 Giugno 1849.          da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg foto: wikipedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Luciano Manara"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Porta Saragozza  Nel Parco di Villa Cassarini un triangolo in marmo rosa simboleggia la persecuzione degli oltre 10.000 omosessuali rinchiusi dopo il 1933 nei campi di concentramento del Terzo Reich."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide omosessuali"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "La Resistenza italiana, comunemente chiamata Resistenza , anche detta “Resistenza partigiana” o “ Secondo Risorgimento\", fu l'insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l'armistizio del settembre 1943 si opposero al nazifascismo nell'ambito della guerra di liberazione Italiana. Bologna fu una delle città italiane più colpite dalla guerra, sia per la sua centralità nel sistema delle comunicazioni, sia per la sua posizione di retrovia della Linea Gotica. Fra il settembre 1943 e l'aprile 1945, con l’insediamento del comando militare tedesco e della Repubblica Sociale Italiana (RSI), la città conobbe un duro regime di occupazione, il freddo e la fame per la popolazione civile, i bombardamenti alleati, rappresaglie naziste come quella di Monte Sole, ma anche la coraggiosa azione dei gruppi partigiani e la resistenza degli antifascisti. Alto fu il tributo di sangue versato dai bolognesi: il numero dei morti civili caduti sotto i bombardamenti è stato di 2481, i partigiani caduti sono stati 2064. La mattina del 21 aprile 1945 Bologna fu libera. Gruppi di donne cominciarono a deporre fiori ed affiggere foto dei loro cari in Piazza Nettuno, sul muro dove erano stati fucilati molti partigiani. Nacque così, in maniera del tutto spontanea, il Sacrario dei partigiani. http://memoriadibologna.comune.bologna.it/resistenza"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza della Resistenza"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "In Via Alidosi al n. 35 si trovava un' importante base antifascista e partigiana, in cui abitava la famiglia Brini, originaria di Medicina."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via G. N. Pasquali Alidosi, 35"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Il 27 gennaio 2016 è stato inaugurato Il Memoriale della Shoah, costruito nella nuova piazza realizzata tra via Carracci e il ponte Matteotti, luogo d’ingresso alla stazione dell’Alta Velocità.  da: http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/monumenti/il-memoriale-della-shoah#sthash.l1zPismg.dpuf"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Piazza Memoriale della Shoah"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato nel1807, venne consacrato sacerdote nel 1829 ed un anno dopo si iscrisse alla “Giovine Italia”, unendo così all'attività pastorale e quella di ribelle politico. \"Don Zvàn\" prese parte ai moti del 1843- ’45, tanto da venire anche arrestato, ed aiutò numerosi cospiratori ospitandoli in casa sua (trasformata dal 1932 in museo risorgimentale). Si racconta che abbia anche aiutato Giuseppe Garibaldi ed il suo luogotenente capitan “Leggero” ovvero Giovan Battista Culiolo, in fuga verso il Granducato di Toscana.  Oltre a queste imprese, svolse anche intensamente la sua attività sacerdotale, amato dai suoi fedeli che gli riconoscevano grande umiltà, amore per il prossimo e coraggio.  Morì il 26 novembre 1885 ma l’organizzazione dei funerali richiese molto tempo, poiché si volle diffondere la notizia in tutta la Romagna e la Toscana, tanto che la funzione, in forma civile (poiché la Chiesa aveva negato la funzione religiosa), si svolsero solo il 3 dicembre, con la partecipazione di moltissime persone.                    da diverse fonti elaborate dalla classe 4AT dell'Istituto Rosa Luxemburg"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Alessandro Guidotti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in provincia dell'Aquila, nel 1866. Scrittore, filosofo, storico e politico, proviene da una famiglia agiata e molto conservatrice.   Entra nel mondo della politica nel 1910 quando viene nominato senatore e in seguito tra il 1920 e il 1921, ricopre la carica di Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto governo presieduto da Giovanni Giolitti. Il 1 maggio 1925 pubblica il \"Manifesto degli intellettuali antifascisti\", che si contrappone al \"Manifesto degli intellettuali fascisti\" di Giovanni Gentile, aderiscono diverse figure di spicco nel campo della letteratura e della matematica tra cui Eugenio Montale, Aldo Palazzeschi,e molti altri. Dopo aver criticato il contenuto dei Patti Lateranensi, stipulati tra Stato e Chiesa nel 1929,  lascia la politica nel 1930 in disaccordo con la politica liberticida di Mussolini. Caduto il fascismo, tornò per breve tempo alla vita politica attiva, come ministro nel Governo Badoglio nel1944. Dopo aver votato a favore della monarchia in occasione del referendum del 2 giugno 1946, viene eletto tra i membri dell'Assemblea Costituente. Nel 1946 fonda a Napoli  l'Istituto Italiano per gli Studi Storici. Nel 1949 è colpito da un ictus cerebrale e muore il 20 novembre 1952, all'età di ottantasei anni.  Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.       Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Rotonda Benedetto Croce"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città in provincia di Ravenna, per contributo dato alla lotta di liberazione, dei suoi 186 partigiani combattenti, 276 caduti per cause belliche, 300 cittadini feriti e per ben 122 bombardamenti"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Antonino Scaravilli, nato nel 1917 a Cesarò (ME). Studente alla facoltà di Giurisprudenza all'università di Bologna. Prestò servizio militare durante la guerra con il grado di tenente. Richiamato alle armi dalla RSI, disertò ed entrò a far parte dell'8ª brigata Masia Giustizia e Libertà. Nell'autunno 1944 la sua squadra fu sistemata nello scantinato dell'istituto di Geografia dell'università di Bologna, in previsione dell'insurrezione per la liberazione della città. Il 20 ottobre 1944 la base fu accerchiata da ingenti forze fasciste. Nello scontro, durato alcune ore, cadde unitamente ad altri cinque compagni.                                                                  Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/scaravilli-antonio-478458-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Canzo (Como) nel 1857. Di famiglia altoborghese e conservatrice, laureatosi in legge e accostatosi agli ambienti della democrazia radicale, nel 1884 a Napoli conobbe Anna Kuliscioff, allora moglie di Andrea Costa, con cui legò sentimentalmente e intellettualmente. Spinto da lei allo studio del marxismo e al socialismo, nell'estate del 1889 costituì la Lega socialista milanese con l'intento di porre fine all'isolamento della classe operaia e di dar vita a un nuovo partito. Nel 1892 fu - insieme a Costa - tra i promotori del congresso di Genova che portò alla nascita del Partito dei Lavoratori Italiani (dal 1895 Partito Socialista Italiano). Sarebbe stato la mente e poi il simbolo del socialismo italiano dall'inizio del secolo ai primi anni di Mussolini. Eletto deputato nel 1896, nel 1898 fu condannato a dodici anni di reclusione in occasione dei \"moti del pane\" di Milano, repressi nel sangue da Bava Beccaris. Antimilitarista convinto si oppose alla campagna alla guerra italo-turca (1911) e all'entrata nella prima guerra mondiale nel 1915, svolgendo un'intensa campagna contro l'intervento in guerra. Aderì, tuttavia, alla mobilitazione patriottica successiva alla rotta di Caporetto. Massimo esponente dei riformisti nella lotta contro i massimalisti all'interno del partito, percepì con ritardo l'avvento del fascismo ma fu uno dei pochi disposti ad agire (\"ogni quarto d'ora perduto è un tradimento\"). Dopo la scissione di Livorno, da cui nacque il PCI (1921), messo in minoranza, fu espulso dal PSI e diede vita al Partito socialista unitario (1922). Dopo il delitto Matteotti (1924) prese parte alla secessione dell'Aventino. In seguito alle leggi speciali del 1926 dovette fuggire in Francia, attraverso la Corsica, grazie all'aiuto di Parri, Pertini e Carlo Rosselli. Qui si adoperò per la nascita della concentrazione antifascista (1927), per la riunificazione del partito insieme a Nenni (1930-31) e per una strenua attività di denuncia della dittatura mussoliniana. Morì a Parigi nel 1932. http://www.storiaxxisecolo.it/antifascismo/biografie antifascisti29.html https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8b/FilippoTurati.gif"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Mario Giurini, nome di battaglia \"Marinaio, nato nel 1925 a Pola. Studente. Prestò servizio militare in marina dal 1942 al 1943. Militò nell'8a brigata Masia Giustizia e Libertà. Nell'estate 1944 partecipò all'operazione di salvataggio della dotazione di radium dell'ospedale Sant'Orsola. Fu arrestato il 4 settembre 1944 unitamente a numerosi dirigenti della brigata e del PdA (vedi Massenzio Masia). Processato dal tribunale militare straordinario di guerra il 19 settembre 1944, venne condannato a morte e fucilato il 23 settembre 1944 al poligono di tiro a Bologna. Gli è stata conferita la medaglia di bronzo alla memoria.  E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. https://www.storiaememoriadibologna.it/giurini-mario-478248-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Carlo Jussi,  nato nel 1924 a Milano. Studente universitario.  Militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi.  Catturato a seguito di un'azione partigiana compiuta nei pressi di via Solferino (Bologna) venne fucilato dai nazifascisti in Piazza Nettuno a Bologna il 5 luglio 1944.  Notizia della sua fucilazione venne data da \"il Resto del Carlino\" del 16 luglio 1944 in una nota dal titolo \"Energica azione contro i terroristi. Altri nove fuorilegge fucilati per ordine del Comando germanico\". Col suo nome seguivano quelli dei bolognesi Armando Ghedini, Giuseppe Stanzani, Azzo Tomasi (indicato come \"Azzo Tommaso\") e Silvio Torri; quelli dei modenesi Francesco Giorgi e Pietro Maletti; quello del reggiano Ivo Pruni e quello di Versic Svonko (residente a Marradi - FI).  Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valore militare.     Da: http://www.storiaememoriadibologna.it/jussi-carlo-478278-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Paride Pasquali, nato nel 1925 a Bologna. Studente universitario.  Fece parte del gruppo dirigente della FGSI di Bologna, e militò nella brigata Matteotti Città.  Si arruolò nella polizia ausiliaria fascista con l'obiettivo di identificare i nomi degli agenti speciali e delle spie fasciste che operavano a Bologna. Assolse il suo dovere sino a quando fu scoperto e arrestato. Torturato dai fascisti, non tradì i compagni di lotta. Venne fucilato il 21 luglio 1944 in piazza Nettuno, dove i fascisti avevano scritto «Posto di ristoro dei partigiani».  Gli e stata conferita la medaglia d'argento alla memoria al Valor militare.  L'università di Bologna gli ha assegnato la laurea honoris causa in Fisica.  Sulla facciata dello stabile di via Massarenti 205, dove abitava, e stata murata una lapide con questa epigrafe: «In questa casa si temprò all'esempio della fede socialista la giovinezza meditativa ed eroica di Paride Pasquali per farsi degna in faccia ai carnefici ed ai dimentichi dello strenuo combattimento e dell'immolazione feconda nella lotta per la liberazione della Patria e per la giustizia sociale». da:http://memoriadibologna.comune.bologna.it"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nel 1892 nella piazza omonima venne posto un pilastrino con un busto dedicato al grande statista, protagonista della realizzazione dell'unità d'Italia."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Casa Carducci Museo e Biblioteca"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Montella (Avellino) il 31maggio 1909, morto a Dachau il 10 febbraio 1945, avvocato, funzionario di Pubblica sicurezza, Medaglia d'Oro al merito civile alla memoria. Si laurea  con una tesi in Diritto penale, Nel 1936 è a Genova, come vice Commissario aggiunto di P.S.  Nel 1938 divenne Commissario e poi Questore reggente di Fiume., con la responsabilità dell'Ufficio stranieri. Grazie a questo ruolo, con le leggi razziali in vigore, svolse con gran rischio personale attività a favore di ebrei italiani e stranieri. È stato calcolato che, distruggendo archivi e procurando documenti falsi, abbia, nel giro di sei anni, salvato dalla deportazione  almeno cinquemila persone. Palatucci continuò la sua generosa attività anche durante l'occupazione nazista di Fiume. Ad un certo momento il C.L.N. fiumano, nel quale Palatucci era entrato con il nome di dott. Danieli, fu informato che i nazifascisti avevano cominciato a sospettare della sua attività; gli fu consigliato di mettersi in salvo ma lui rifiutò. Arrestato il 13 settembre del 1944, dalla polizia di sicurezza germanica,  fu condannato a morte per \"cospirazione e intelligenza con il nemico\". La pena fu poi commutata nella deportazione nel campo di Dachau con il numero di matricola 117826. Vi sarebbe morto, in seguito agli stenti e alle sevizie patite, due mesi prima della liberazione del campo. Per lungo tempo in Italia, fuori della ristretta cerchia degli specialisti e dei compaesani, il nome di Giovanni Palatucci è stato quello di uno sconosciuto, anche se già dal 1952 in Israele gli avevano attribuito il titolo di \"Giusto tra le nazioni\".  Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1580/giovanni-palatucci"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Torquato Secci nasce a Terni il 26 luglio 1917 e muore sempre a Terni il 26 aprile 1996. Dopo essersi diplomato come industriale, prese servizio militare nella Marina e nel 1943 partecipa alla Guerra di Liberazione nel Gruppo Folgore del reggimento San Marco. L’educazione ricevuta dalla famiglia e l’esperienza appresa in guerra, lo portano a combattere per un vita giusta senza privilegi. Si batte per salvaguardare il patrimonio artistico ambientale, infatti le grandi passioni della sua vita sono la Cascate delle Marmore e il ritorno alla navigabilità del Fiume Nera in Umbria. Si sposa con Linda Piccolini e dalla loro unione nasce il figlio Sergio, che perde la vita nella strage alla stazione di Bologna. Da quel giorno, per reagire al dolore, Torquato Secci fonda l' associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, diventandone il presidente per difendere i diritti delle vittime. Questo impegno lo porta a lottare con ostinazione alla ricerca della verità sulla strage. Purtroppo Torquato Secci se ne è andato senza sapere fino in fondo il perché è stata messa quella bomba ma, grazie a lui e alla sua tenacia sulla ricerca di giustizia, oggi la ricorrenza di quel giorno non passa inosservata nelle nostre vite. Informazioni raccolte nel sito www.stragi.it"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Goffredo Mameli nacque a Genova il 5 settembre 1827. Poeta-scrittore-patriota-soldato: Mazzini lo prediligeva fra tutti i suoi seguaci perché la sua personalità racchiudeva la perfetta sintesi di pensiero e azione. I suoi versi non erano pura esercitazione letteraria: per l’Italia “siam pronti alla morte”, scriveva nel suo inno più famoso, quasi presagendo la sua fine gloriosa. Discendeva da famiglia aristocratica: la madre, la marchesa Zoagli Lomellini, amica d’infanzia di Mazzini, ne comprese la sensibilità e le aspirazioni. Il padre, d’origine sarda, era invece un fedele di Casa Savoia ed aveva fatto carriera nella marina militare. A Goffredo facevano riferimento i tanti giovani legati a Mazzini e ai suoi ideali di unità e di repubblica. Scrisse opuscoli politici, fondò un giornale, fu l’anima di tutte le manifestazioni che sin dal 1846 miravano ad ottenere da Carlo Alberto riforme costituzionali. Organizzò la manifestazione patriottica del 10 dicembre durante la quale sventolò, come simbolo di unità, la bandiera tricolore della Giovine Italia. Corse in aiuto dei milanesi insorti contro gli Austriaci, partecipò alla prima guerra di Indipendenza; dopo la sconfitta accorse tra i primi a Roma, dove, fuggito il Papa, il 9 febbraio 1849 era stata dichiarata la Repubblica.Morì a soli 21 anni, combattendo a difesa della Repubblica Romana, il 6 luglio 1849.  Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole.         http://www.museidigenova.it/it/content/inno-di-mameli-o-la-benedizione-delle-bandiere-1847-0  http://www.museidigenova.it/it/content/goffredo-mameli-biografia  Foto: https://www.flickr.com/photos/museorisorgimentotorino/8551524604"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Città decorata con la medaglia d'oro al Valore Militare della Resistenza il 29 marzo 1947, per l'eroismo dei suoi abitanti."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Certosa, ingresso nord  All'ingresso nord della Certosa sono collocate tre lapidi  La prima riporta i nomi di  Egon Brass http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/brass-egon-478086-persona Francesca Edera De Giovanni http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/de-giovanni-francesca-edera-478158-persona Attilio Diolaiti http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/diolaiti-attilio-478162-persona Enrico Foscardi http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/foscardi-enrico-478204-persona Ettore Zaniboni http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/zaniboni-ettore-478533-persona Ferdinando Grilli http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/grilli-ferdinando-478256-persona  La seconda lapide ricorda Giovanni Martini http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/martini-giovanni-478310-persona  La terza lapide richiama alla memoria lo sterminio degli zingari."^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Giacomo Pallotti,  sottotenente comandante del 6° reggimento Bersaglieri, nato a Bologna (BO) nel 1897, disperso sul campo sul Monte Badenecche (Altipiano d’Asiago) il 4/12/1917. Medaglia d'Oro al Valor Militare, Medaglia d'Argento al Valor Militare, Croce al Merito di Guerra.  Laureato ad honorem il 9/1/1919 in Giurisprudenza (Facoltà di Giurisprudenza). http://www.storiaememoriadibologna.it/pallotti-giacomo-482911-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "via Busacchi angolo via Martini  http://www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/busacchi-pietro-478619-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Jodiche Naldi,  nome di battaglia, \"Bafi\"; nato nel 1922 a Budrio. Operaio meccanico. Militò nella 5ª brigata Bonvicini Matteotti con funzione di vice commissario e poi di vice comandante di battaglione. Cadde in uno scontro con i tedeschi il 16 aprile 1945 in località Valle Santa (Molinella), mentre la formazione era diretta a Bologna per participare all'imminente insurrezione popolare. Gli è stata conferita la medaglia di argento al valor militare.   E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno. Fonti prese dal sito: http://www.storiaememoriadibologna.it/naldi-jodiche-479002-persona"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Jodiche Naldi"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Alessandro Pertini nacque a Stella (Savona) nel 1896. Laureato in giurisprudenza e in scienze sociali, partecipò alla prima guerra mondiale; intraprese la professione forense e, dopo la prima condanna a otto mesi di carcere per la sua attività politica, nel 1926 fu condannato a cinque anni di confino. Sottrattosi alla cattura, si rifugiò a Milano e successivamente in Francia, dove chiese e ottenne asilo politico, lavorando a Parigi. Anche in Francia subì due processi per la sua attività politica. Tornato in Italia nel 1929 fu arrestato e nuovamente processato dal tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a 11 anni di reclusione. Scontati i primi sette, fu assegnato per otto anni al confino e rifiutò di impetrare la grazia anche quando la domanda venne firmata da sua madre. Tornato libero nell'agosto 1943, entrò a far parte del primo esecutivo del Partito socialista. Catturato dalla SS fu condannato a morte, ma la sentenza non fu eseguita.  Nel 1944 evase dal carcere assieme a Giuseppe Saragat, raggiunse Milano per assumere la carica di segretario del Partito Socialista nei territori occupati dal Tedeschi e poi dirigere la lotta partigiana; per questo è stato insignito della Medaglia d'Oro. Conclusa la lotta armata, si dedicò alla vita politica e al giornalismo, venendo eletto Segretario del Partito Socialista Italiano di unità proletaria nel 1945, deputato all'Assemblea Costituente, deputato al Parlamento dal 1953 al 1976, senatore della Repubblica nel 1948, direttore del quotidiano socialista d\"Avanti\", Presidente della Camera dei Deputati nel 1968 e nel 1972. Fu eletto Presidente della Repubblica l'8 luglio 1978 e rassegnò le dimissioni nel 1985 diventando Senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica. Muore nel 1990. http://presidenti.quirinale.it/Pertini/per-biografia.htm Foto: https://www.flickr.com/photos"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Sandro Pertini"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Aldo Moro nasce nel 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Bari. Nel 1946 viene eletto all'Assemblea Costituente. Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto deputato al Parlamento e viene nominato sottosegretario agli Esteri. Nel 1953 viene rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati. Nel 1955 diviene ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni e continua la sua carriera politica con incarichi ministeriali nei vari governi che si succedono. Nel 1976 viene eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc. Il 16 marzo 1978 un gruppo delle Brigate Rosse rapisce lo statista in via Fani a Roma, uccidendo i cinque uomini di scorta. Il 9 maggio, dopo più di cinquanta giorni di prigionia ed interminabili trattative per un possibile rilascio, Aldo Moro viene trovato morto all'interno del bagagliaio di un'auto in via Caetani nel centro di Roma."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Viale Aldo Moro"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Nato a Fubine Monferrato (AL) nel 1900, morto a Roma nel 1980, dirigente e parlamentare comunista. Studente al Politecnico di Torino, frequenta la Scuola militare di Parma, ufficiale dell'esercito. Segretario del Gruppo studentesco socialista di Torino, nel 1921 aderisce al Partito comunista d'Italia; membro della Segreteria nazionale della Federazione giovanile comunista (Fgci), direttore del periodico Avanguardia. Arrestato nel '23 e nel '24, espatria clandestinamente in Francia, dirigente dell'organizzazione comunista. Componente del Comitato esecutivo della Internazionale comunista nel '33. Nel 1936 accorre in Spagna, al comando delle Brigate internazionali antifasciste che si oppongono alle milizie fasciste del gen. Franco; ferito in combattimento ad Alarcon. Arrestato in Francia nel '41 è consegnato al regime italiano e confinato a Ventotene. Nell'agosto '43 caduto il fascismo, lascia l'isola trasferendosi a Milano. Ispiratore e organizzatore delle formazioni partigiane Garibaldi, responsabile della Direzione del PCI per l'Alta Italia, costruttore e vice comandante del CVL, tra i massimi dirigenti della Resistenza. Decorato della \"Bronze star\" americana, ininterrottamente deputato al Parlamento, segretario generale del PCI, dal 1964, alla morte di Palmiro Togliatti e infine presidente negli anni della segreteria di Enrico Berlinguer. Fondatore e direttore del settimanale Vie Nuove, autore di numerosi saggi e studi fondamentali sul movimento di liberazione italiano. Da: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1108/luigi-longo   Foto: wikimedia commons"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Luigi Longo"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Patriota milanese. Nato nel 1814 a Milano. Nel 1850 si avvicinò ad alcuni gruppi di repubblicani contro il dominio dell’Austria sul territorio lombardo -Veneto.     Per la sua appartenenza a gruppi rivoluzionari  venne fucilato a Milano il 2 agosto 1851.                                                                 Elaborazione da vari siti da parte della classe 3 G della Scuola Secondaria di Casteldebole."^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Via Amatore Sciesa"^^xsd:string ;
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    ns1:descrizione "Lapide situata nella Piazza dell'Unità nel 65° anniversario della Battaglia della Bolognina e a ricordo anche della \"svolta della Bolognina\" del 12 Novembre 1989 in cui dopo la caduta del muro di Berlino il segretario del Partito Comunista italiano Achille Occhetto, in occasione di una commemorazione partigiana, annuncia che il partito cambierà nome e simbolo e avvierà la fase costituente di una nuova compagine riformista, legata all'Internazionale socialista. Si va verso la fine del PCI.    http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1989/690"^^xsd:string ;
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    ns1:nome "Lapide Bolognina"^^xsd:string ;
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